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Barbarie medievali per la caccia ai volatili

Huffington Post
18 07 2014

Una petizione sta cercando di eliminare la peggiore pratica che l'attività venatoria italiana conosca, quella delle esche vive per richiamare gli uccelli.

La ricetta dei cacciatori è semplice: catturano uccelli vivi, li mutilano e li rinchiudono in gabbie. Qui lo scenario è da prigione medievale. Non bastano buio e prigionia, vivranno legati e a volte accecati per non distinguere il giorno dalla notte. Lo scopo? Portarli poi sulle rotte dei migratori quando apre la caccia e usarli come richiami vivi. Ne rende bene l'idea Pecoraro Scanio.

Il Mediterraneo è un luogo di transito fondamentale per i migratori e, per la sua orografia, il nostro paese è un ponte naturale tra i continenti. Usare questi espedienti è come sparare sulla croce rossa. Si è impegnato anche lo scrittore Jonathan Franzen, appassionato birdwatcher e noto per il suo netto schieramento contro l'attività venatoria.

Ora la petizione approderà ai nostri legislatori. La lobby degli appassionati dei fucili verso il cielo è molto forte e molto trasversale. Non condivido l'idea della caccia ad armi impari, ma conosco alcuni cacciatori che stanno attentissimi a preservare ambiente e fauna per continuare ad esercitare la loro passione. Ce la faremo a far passare il messaggio che c'è un limite? La sofferenza gratuita, no, per favore, quella mai.

Stefano Paolo Giussani

Articolo Tre
12 06 2014

Un video girato di nascosto nella più grande stalla di mucche da latte in Canada, riaccende la questione degli abusi inflitti agli animali negli allevamenti.

Mucche prese a calci, a sprangate in testa e impiccate. Sono queste le immagini di pratiche brutali a cui venivano regolarmente sottoposte le mucche allevate e munte nella fattoria Chilliwack Cattle Sales. Pratiche documentate attraverso un video, girato di nascosto da un dipendente della più grande stalla di mucche da latte del canada.

Nel filmato, che Mercy for Animals Canada, la ONG che lo ha diffuso ha intitolato “Il lato oscuro del latte”, si vedono alcuni lavoratori prendere a calci e picchiare con sbarre di ferro animali totalmente frastornati e spaventati.

Un paio di sequenze mostrano un animale sollevato di peso per il collo con una catena collegata ad un trattore.

Altri spezzoni rivelano violenze totalmente gratuite come lo strappo del pelo dalla coda. Il tutto in mezzo a insulti e urla di scherno da parte degli impiegati della stalla.

Mercy for Animals Canada ha sottolineato come l’autore del filmato, prima di fare il video e passarlo all’esterno, avesse ripetutamente segnalato al management quanto accadeva nelle stalle, senza però che venissero mai presi dei provvedimenti.

Il video è stato trasmesso dalla televisione pubblica e la questione è ora diventata un vero e proprio caso nazionale in Canada. Otto lavoratori, chiaramente riconoscibili nel video, sono stati licenziati e a carico loro potrebbe essere aperto un procedimento penale.

Lo sconcerto dell'opinione pubblica canadese è ai massimi livelli e molti sull'onda emotiva suscitata dal video, hanno promesso di allontanarsi dal consumo di latticini e carni prodotti su scala industriale.


Il Fatto Quotidiano
07 02 2014

Raccapricciante. Secondo l’Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) sono settecento i cani uccisi nel 2013 in Italia da minorenni, e quando si parla di “uccisi”, si intende volontariamente e con metodi brutali: bruciati vivi, uccisi a bastonate o impiccati.

Questo è il numero che emerge dei casi conosciuti, tratti dai mass media, giornali e servizi radio-televisivi, ma potrebbero anche essere di più. Anche se settecento paiono già sufficienti, soprattutto se si pensa che il cane è l’amico dell’uomo. Chissà cosa capita ai gatti

Il fenomeno risulta maggiormente diffuso nelle regioni del sud, al primo posto la Sicilia, con Palermo e Catania; seguono Puglia, Campania e Sardegna, mentre al centro nord (dove i casi sembrano comunque più rari) ai primi posti spiccano Lazio, Abruzzo e Veneto.

Sicuramente, uno dei motivi per cui vengono perpetrate tali barbarie sta nell’esibizionismo. Nello spettacolo che si offre ad un pubblico più o meno vasto, che può essere la cerchia degli amici ma anche e soprattutto i social network.

Desiderio di apparire, in una società in cui l’apparire conta ben più dell’essere, ed in cui comunque essere figli di buona donna non è un disvalore; educazione inesistente; vuoti da colmare: ci si può sbizzarrire, anzi, psicologi e sociologi hanno pane per i loro denti.

Ma, del resto, quale esempio gli viene dal mondo degli adulti? Forse basta guardare una puntata di Blob per capire.

Fabio Balocco

Il Fatto Quotidiano
14 02 2014

Per quanto il tuo Suv possa andare veloce ci vuole poco meno di un giorno per percorrere i 1800 chilometri che separano Sochi da Mosca. Igor Ayrapetyan da qualche tempo li percorre in auto con a bordo una decina di cani per volta. Il quarantenne ha allestito un rifugio per randagi nel giardino di casa sua, nei pressi della capitale russa, e ha messo su una squadra di volontari coordinati tramite Facebook.

Igor si è improvvisato benefattore e si è messo in testa di salvare quanti più animali possibili dal massacro diventato orribile prassi quando un grande evento internazionale raggiunge quelle latitudini. Due anni fa, durante gli Europei di calcio, si calcola che a Kiev 30mila quattrozampe siano stati uccisi per strada dai “dog hunter”.

Per le amministrazioni locali, così come per quella centrale, i randagi “rovinano l’immagine del paese agli occhi del mondo”. Motivo sufficiente per teorizzare la strage: “Abbiamo un obbligo verso la comunità internazionale” ­ ha detto Sergei Krivonosov, un deputato della regione di Krasnodar, dove si trova Sochi. Da queste parti c’è un evidente problema con gli animali e il metodo più veloce per risolverlo è ammazzarli”. Del compito si è occupata e continua a occuparsi un’apposita società, la Basya Services, che si gioca la carta più banale e efficace: “I cani sono tanti e sono pericolosi per i nostri bambini” la giustificazione espressa dal responsabile Alexei Sorokin. Poi, però, in un’altra intervista Sorokin ha tradito il suo vero pensiero definendo i randagi “spazzatura biologica“.

Da ottobre, sostengono gli animalisti, i cani sono uccisi in modo sistematico a Sochi e dintorni. Almeno 300 al mese e la mattanza, lontano dalle telecamere, ancora va avanti. La sterilizzazione non è nemmeno presa in considerazione. Gli animali sono eliminati a bastonate o, più di frequente, avvelenati. Gli attivisti raccontano di gruppi di cani che vagano storditi per strada e di esemplari trovati morti a bordo strada accanto a bocconi di cibo tossico oppure con freccette infilate nel costato. Molti di loro fino a poco tempo fa vivevano nelle case dove sono stati eretti i cantieri per i Giochi. Le loro famiglie, espropriate dei terreni e trasferite nei centri cittadini, hanno abbandonato per strada gli animali per l’impossibilità di trovargli una nuova sistemazione.

Appelli contro il massacro sono stati lanciati da alcuni mesi da associazioni russe e organismi internazionali. Tra questi la Humane Society che ha pubblicato sul suo sito una dettagliata lista delle istruzioni per chi, da ogni parte del mondo, voglia adottare un cane in pericolo nella zona del Mar Nero. Queste organizzazioni però finora non hanno ricevuto nessun tipo di ascolto. Tanto meno da Vladimir Putin che pur negli ultimi tempi appare particolarmente interessato a evitare casi diplomatici e che ha sempre affidato alle foto con la sua labrador Koni la sacralizzazione del lato buono che ogni padre della patria deve avere. A livello mediatico la campagna per salvare i cani è stata offuscata dalla causa Lgbt che sta facendo la parte del padrone.

Si va avanti allora soprattutto sulla buona volontà e grazie all’entusiasmo dei singoli o di gruppi di amici. Lo provano le decine di piccoli rifugi per randagi sorti nell’ultimo periodo attorno a Sochi. Uno dei più grandi, nelle immediate vicinanze della sede delle gare, è stato realizzato a Baranovka. Lo ha fatto costruire Oleg Deripaska, uno che non ha proprio il curriculum del filantropo. Secondo Forbes Deripaska è il nono uomo più ricco del mondo. Grazie ai proventi dell’alluminio e all’amicizia con il presidente Putin è diventato uno degli oligarchi più potenti del paese. Deripaska è un amante dei cani ed è il principale finanziatore dell’associazione animalista Volnoe Deloe. In quella collezione di controversie politiche e morali che sono le Olimpiadi di Sochi uno come lui e Igor, che guida tutta la notte con dieci randagi nel bagagliaio, combattono la stessa battaglia.

Dario Falcini

Il Brasile dice no ai test sugli animali per uso cosmetico

  • Venerdì, 24 Gennaio 2014 13:01 ,
  • Pubblicato in Flash news

Articolo Tre
24 01 2014

Testare cosmetici, profumi e detergenti sugli animali non è più possibile in Brasile. Il governatore dello stato brasiliano di San Paolo, Geraldo Alckmin, ha vietato la sperimentazione sugli animali per testare i prodotti di bellezza.

La legge però non comprende il divieto di test di farmaci sugli animali, che sono così garantiti per la ricerca dei medicinali.

Alckmin ha dichiarato: "Questa legge è il frutto di studi sulle legislazioni internazionali e di incontri con enti per la difesa degli animali, scienziati, ricercatori, veterinari, medici e biologi. Il fattore determinante è la protezione degli animali, i più indifesi, ed evitare loro qualsiasi crudeltà".

Il Brasile è uno dei maggiori esportatori di cosmetici al mondo e secondo gli antivivisezionisti brasiliani la nuova legge è una conseguenza del divieto imposto nel 2013 dall'Unione europea all'importazione di prodotti di bellezza testati su animali.


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