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Corriere della Sera
25 03 2013

Il predicatore, arrestato nel 2007, ha stuprato quattro ragazzine e ne avrebbe mangiato la pelle e bevuto il sangue

Tari in uno scatto pubblicato dall'emittente AbcTari in uno scatto pubblicato dall'emittente Abc

Da giovedì è in corso una vasta caccia all'uomo in tutta la Papuasia-Nuova Guinea: 49 detenuti sono evasi dalla prigione di Madang, nell'Est del Paese. Tra questi c'è il capo di una setta, Steven Tari, soprannominato (per scelta propria) «Gesù nero», condannato per pedofilia e sospettato di cannibalismo.

IL CANNIBALISMO - Tari, pastore luterano mancato, è stato arrestato nel 2007 e condannato nel 2010 a dieci anni di carcere per aver stuprato alcune ragazzine adepte della sua setta di ispirazione cristiana. Le accuse di averle uccise e di aver bevuto il loro sangue e mangiato la loro carne in una interpretazione troppo letterale del Vangelo sono, invece, venute a cadere per mancanza di prove. All'interno della chiesa di Tari, le ragazze venivano usate come concubine («ragazze fiore») per gli adepti, che erano migliaia. Le accuse di stupro provate hanno riguardato giovani vittime dagli 8 ai 14 anni. Le altre non hanno potuto essere provate anche perché i fatti si sono svolti nella zona del villaggio di Matapi, a 7 ore di marcia nella giungla dalla strada più vicina.

«ARMATI E PERICOLOSI» - Il portavoce dell'amministrazione carceraria, Richard Mandui, in un'intervista all'emittente australiana Abc ha spiegato che l'evasione è avvenuta durante il cambio della guardia e che «queste persone sono molto, molto pericolose e potrebbero essere armate».
23 marzo 2013

En réaction au viol d'une jeune fille de 3ans par le gardien d'un jardin d'enfants à la Marsa, la ministre de la femme et de la famille Sihem Badi a appelé à ne pas tomber dans le piège des préjugés. "Laissons la justice travailler sur le dossier" a-t-elle ajouté.

Roma, arrestata la donna che gettò il neonato nel water

  • Martedì, 19 Marzo 2013 08:29 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
18 03 2013

Successe alla vigilia di capodanno nel McDonald's di via Luigi Sturzo all'Eur. Grancea Andreia è stata rintracciata dalla polizia romena in un piccolo villaggio della Romania

di SARA VICARELLI

In manette Grancea Andreia, la 20enne romena che alla vigilia di capodanno, dopo aver partorito, gettò il figlio appena nato all'interno di un water del McDonald's di piazza Luigi Sturzo, a Roma.

La ragazza aveva partorito nel bagno e ha gettato il piccolo nel water per poi fuggire. A dare l'allarme erano state due ragazze che, entrate nella toilette del fast food, avevano visto un braccino uscire dal gabinetto.

La giovane romena - ripresa anche dalle telecamere interne del fast food - è stata individuata grazie alle indagini svolte dalla squadra mobile di Roma che non hanno mai smesso di cercarla. Una volta identificata, gli investigatori hanno comunicato il suo indirizzo alla polizia romena. Nei confronti della ragazza, accusata di tentato infanticidio, era stato emesso un mandato di cattura europeo.

Le ricerche condotte dalla squadra mobile hanno avuto esito positivo quando è stato comunicato alla polizia romena il luogo in cui Andreia si era rifugiata: un piccolo villaggio in Romania. Nei prossimi giorni la 20enne verrà estradata in Italia.

Il piccolo Emanuele - questo il nome che è stato dato al bambino - era stato ricoverato in ospedale in buone condizioni. Numerose, ad oggi, le richieste di adozione pervenute.

Nato da un incesto, ucciso con la carta igienica

Corriere della Sera
18 03 2013

Per l'accusa il piccolo fu ucciso dalla madre e dal nonno-padre. La conferma del medico: «Morì soffocato»

Aveva quasi 7 metri di carta igienica in gola, il neonato trovato morto nel 1996 sotto un cavalcavia del Basso Sulcis. Una storia atroce, un «cold case» riaperto solo lo scorso anno dopo una denuncia tardiva inoltrata ai carabinieri. La circostanza riguardante la terribile morte del piccolo è stata confermata dal medico legale sentito come testimone nell'udienza - celebrata a porte chiuse davanti alla corte d'assise di Cagliari - alla madre del bimbo assassinato, nato da una relazione incestuosa tra la donna e suo padre. L'uomo, anch'egli accusato di omicidio, è già stato condannato nei giorni scorsi a 20 anni di reclusione con rito abbreviato.

L'INDAGINE UN ANNO FA - La vicenda ebbe inizio quando un automobilista notò il corpo senza vita del piccolo abbandonato per strada. Partirono le indagini, ma i genitori del neonato rimasero senza nome per anni fin quando, guidati dalla denuncia tardiva di un parente, i carabinieri, lo scorso anno, sono riusciti a identificarli. Il padre-nonno, pensionato di 71 anni difeso dall'avvocato Gianluca Aste, al momento dell'arresto aveva negato ogni addebito, nonostante le conferme arrivate dal test del Dna. La donna ha invece raccontato di aver partorito sola nel bagno di un ospedale e di aver consegnato il neonato vivo al padre senza conoscere le intenzioni dell'uomo. L'udienza è stata rinviata a mercoledì 18.
Uccidere, senza stare troppo a pensare all'obiettivo. Uccidere la donna. O uccidere il bambino per punire lei: la vendetta più atroce, da tragedia greca. A fatica, a mezze parole, a sguardi concessi o negati, la verità sulla morte di Sebastian. ...

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