Francesca Paci, La Stampa

29 gennaio 2019

Era l'inizio del 2002 e le macerie delle Torri Gemelle si mescolavano già da tre mesi a quelle dei primi raid su Kabul, Qandahar e Jalalabad, quando l'opinione pubblica occidentale cominciò ad accalorarsi per la sorte delle donne afghane, fino a quel punto difese solo dalle pasionarie di RAWA (Associazione rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan) in patria e all'estero da pochi valorosi

Quando i corpi di chi viene uccisa fanno "letteratura"

  • Giovedì, 08 Febbraio 2018 11:00 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Alessandra Pigliaru, Il Manifesto
8 febbraio 2018

Quando il corpo di una ragazza di 19 anni diventa campo di guerra e di complicità maschili, è importante sottolinearne la miseria della rappresentazione che se ne vorrebbe fare. Così è capitato spesso ai corpi delle donne offese, maltrattate, molestate e infine nel peggiore dei casi uccise.

I bambini non siano vittime "secondarie"

Bambini violenzaPao­lo Di Ste­fa­no, Corriere della Sera
27 novembre 2017

Come tutte le guerre, anche quelle familiari producono i lo­ro effetti "collaterali", tra virgolette perché quando si parla di vittime è difficile utilizzare certi aggettivi. Le "vittime secondarie" dei femminicidi sono spesso i figli, che a volte vengono travolti dalla follia omicida del genitore, ma che anche quando sopravvivono alla strage rimangono vittime:

Gli abusi sulle badanti nel silenzio della casa

  • Lunedì, 27 Novembre 2017 08:44 ,
  • Pubblicato in LEFT
Giorgio De Chirico, Sole sul cavallettoDonatella Coccoli, Left
25 novembre 2017

Kateryna rimane in silenzio, poi sorride, scuote i capelli neri e comincia a parlare. Il suo italiano è ancora un po' stentato ma si capisce benissimo cosa sta raccontando. "Era un continuo provarci con me. Era anziano, ma era forte, mi metteva le mani addosso e non mi dava pace".

Non Una Di Meno: la marea diventa tempesta

  • Domenica, 26 Novembre 2017 09:15 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
NonUnaDiMeno 25 novembreDinamoPress
25 novembre 2017

"Siamo 150mila". A un anno dall’inizio del movimento femminista Non Una Di Meno, Roma invasa da una nuova mobilitazione contro la violenza di genere. Tre generazioni di donne in piazza, con un piano scritto dal basso per trasformare radicalmente una società maschilista e patriarcale.

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