Quei "treni dei gol" fanno tremare Catania

Etichettato sotto
Calcio scommesseMarco Omizzolo e Roberto Lessio, Il Manifesto
24 giugno 2015

Par­la­vano al tele­fono di orari dei treni ma in realtà era un codice cifrato per com­prare le par­tite nel cam­pio­nato di serie B. È quanto hanno sma­sche­rato la Digos e la Pro­cura di Cata­nia attra­verso l’inchiesta "i treni dei gol".

Con l’accusa di truffa e frode spor­tiva sono state arre­state ieri mat­tina sette per­sone: ai domi­ci­liari sono finiti il Pre­si­dente della squa­dra etnea Anto­nino Pul­vi­renti (che si dice estra­neo alla vicenda), l’Amministratore Dele­gato Pablo Cosen­tino e l’ex Diret­tore Spor­tivo Daniele Delli Carri. Oltre ai ver­tici della società la Pro­cura cata­nese con­te­sta gli stessi reati anche a due pro­cu­ra­tori spor­tivi: Pie­tro Di Luzio (tes­se­rato del Genoa) e Fer­nando Arbotti che di volta in volta si met­te­vano d’accordo con i gestori di scom­messe on-line Gio­vanni Impel­li­zeri e Fabri­zio Di Luzio.

Secondo gli inqui­renti i reati sono stati com­messi per sal­vare la squa­dra dalla retro­ces­sione ma anche per rea­liz­zare ingenti vin­cite con appo­site scom­messe con le quali sono stati rea­liz­zati i gua­da­gni per pagare i cor­rotti. Per que­sto sono scat­tate per­qui­si­zioni a Cata­nia, Roma, Chieti e Cam­po­basso sia nelle abi­ta­zioni degli arre­stati che nella sede della società etnea. Inda­gate ci sono anche altre 12 per­sone: nove di que­ste sono gio­ca­tori, men­tre gli altri tre sono diri­genti del Mes­sina Cal­cio per una par­tita con­tro l’Ischia.

Cin­que le par­tite incri­mi­nate, quat­tro vit­to­rie e un pareg­gio, che hanno con­sen­tito il «mira­colo» al Cata­nia. Tra i gio­ca­tori a rice­vere l’avviso di garan­zia ci sono: Ales­san­dro Ber­nar­dini del Livorno, Ric­cardo Fia­mozzi del Varese, Luca Paglia­rulo e Anto­nio Dai del Tra­pani e Mat­teo Bru­sca­gin del Latina.

In quest’ultimo caso la par­tita incri­mi­nata è Latina – Cata­nia del 19 aprile scorso finita 2 a 1 per i sici­liani. In un appo­sito comu­ni­cato stampa, la diri­genza della squa­dra pon­tina ha tenuto a pre­ci­sare ieri che quelle rife­rite al pro­prio gio­ca­tore sono ipo­tesi accu­sa­to­rie che lo vedreb­bero coin­volto «in vicende di malaf­fare cal­ci­stico allo stato non ancora ben deli­neate.» La società di cui è Pre­si­dente e pro­prie­ta­rio di fatto l’On. Pasquale Maietta, teso­riere alla Camera del gruppo par­la­men­tare del par­tito Fra­telli d’Italia-AN, esprime poi «la più totale soli­da­rietà e vici­nanza nei con­fronti del pro­prio tes­se­rato, essendo asso­lu­ta­mente certa della sua estra­neità a qual­siasi con­dotta ille­cita o antiregolamentare.»

Il soda­li­zio spor­tivo pre­cisa ulte­rior­mente che ripone «mas­sima fidu­cia e con­si­de­ra­zione nell’operato degli organi inqui­renti sta­tali e fede­rali». La mas­sima fidu­cia in que­stione riguarda tra gli altri l’attuale Pre­si­dente della Lega di serie B Andrea Abodi, uomo a suo tempo vicino a Fran­ce­sco Sto­race che circa dieci anni fa lo aveva nomi­nato ai ver­tici di ARCEA SpA, la società che avrebbe dovuto gestire il gigan­te­sco affare da quasi tre miliardi di euro legato alla rea­liz­za­zione del Cor­ri­doio Tir­re­nico Meri­dio­nale tra Roma e For­mia.

ARCEA, messa in liqui­da­zione lo scorso anno dalla Giunta Zin­ga­retti, aveva come azio­ni­sta di mag­gio­ranza la Regione Lazio e tra i suoi soci c’erano il gruppo Auto­strade SpA dei Benet­ton, la So.Co.Stra.Mo. di Era­smo Cin­que (altro uomo vicino alla destra), il C.C.C. della Lega delle Coo­pe­ra­tive e il Monte dei Paschi di Siena. Nel feb­braio scorso Abodi era stato messo di mezzo da Clau­dio Lotito, Pre­si­dente della Lazio, che in una tele­fo­nata regi­strata dal diret­tore spor­tivo pro­prio dell’Ischia Pino Iodice aveva detto: «Andrea, dob­biamo cam­biare… Se me porti su il Carpi… Una può salì… Se mi porti squa­dre che non val­gono un c… Noi fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Per­ché io quando vado a ven­dere i diritti tele­vi­sivi — che abbiamo por­tato a 1,2 miliardi gra­zie alla mia bra­vura, sono riu­scito a met­tere d’accordo Sky e Media­set, in dieci anni mai nes­suno — fra tre anni se c’abbiamo Latina, Fro­si­none, chi c… li com­pra i diritti? Non sanno manco che esi­ste, Fro­si­none. Il Carpi… E que­sti non se lo pon­gono il problema!»

Per la cro­naca il Carpi e il Fro­si­none sono state appena pro­mosse in serie A, men­tre il Latina, lo scorso anno a sua volta vicino a sfio­rare la salita nella mas­sima serie dopo il primo cam­pio­nato della sua sto­ria nella serie cadetta (perse nei play off con il Cesena) come il Cata­nia quest’anno si è sal­vato pro­prio al match.

Le for­tune della squa­dra pon­tina e del suo Pre­si­dente sono sem­pre andate di pari passo. Le abi­lità mana­ge­riali, ma anche le con­si­stenti dispo­ni­bi­lità eco­no­mi­che messe sul tavolo dal sog­getto, pur avendo la società appena 30mila euro di capi­tale sociale, negli ultimi otto anni hanno per­messo alla squa­dra di vin­cere cin­que cam­pio­nati. Pro­prio all’inizio dell’ultimo però spuntò fuori che il Comune di Latina, dove Maietta era stato Asses­sore al Bilan­cio prima di diven­tare depu­tato, ripe­tu­ta­mente aveva pagato il conto della società di cal­cio per lavori ese­guiti senza gara, senza sele­zione delle ditte e senza pro­getto, ma solo sulla base di una sorta di lista della spesa com­pi­lata pro­prio dall’Unione Cal­cio Latina: i soldi veni­vano accre­di­tati diret­ta­mente sul conto dell’allora Pre­si­dente Paola Cavic­chi (oggi co-Presidente insieme al deputato-tesoriere).

Sono state ben 11, secondo la stampa locale, le rela­tive deter­mine diri­gen­ziali del Comune. La squa­dra era appena salita in serie B, la fibril­la­zione dei tifosi era alle stelle e chi si pre­oc­cu­pava di con­trol­lare quelle spese? Biso­gnava fare in fretta per rispet­tare le pre­scri­zioni della Fede­ra­zione e dalla Lega di serie B. Abodi oggi dichiara che gli arre­sti di Cata­nia per lui sono stati peg­gio di una col­tel­lata, ma che comun­que il cam­pio­nato non sarà invalidato.

Visto che Abodi stesso non ha mai que­re­lato il Pre­si­dente della Lazio per le sue dichia­ra­zioni, resta da capire per­ché que­sti gli dicesse che biso­gnava cam­biare le cose per­ché «una può salì» in quanto era riu­scito a met­tere d’accordo Sky e Mediaset.

Ultima modifica il Mercoledì, 24 Giugno 2015 10:20
Altro in questa categoria: Difetto collaterale »
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook