IL SOLE 24 ORE

il sole 24 ore
12 5 2010


Carlo Marroni ?LISBONA. Dal nostro inviato?  Poche parole, che rimettono molto in discussione e aprono nuovi scenari per la Chiesa. Era da poco decollato l'aereo che lo ha portato in Portogallo per il suo quindicesimo viaggio all'estero da Papa, quando Joseph Ratzinger ha decretato che la persecuzione di cui è (o sarebbe) oggetto la Chiesa negli ultimi tempo arriva dal suo interno, che il terzo segreto di Fatima va letto in modo diverso da come fino ad oggi era conosciuto dal mondo cristiano, che lo scandalo della pedofilia va affrontato in modo del tutto nuovo. ?Insomma, si deve ricominciare da capo, dai cardini della fede, dalle basi, tralasciando ogni deriva sociale, politica o culturale. Sembra un manifesto programmatico quello che in un paio di minuti enuncia Benedetto XVI, in piedi nel corridoio dell'Airbus attorniato dalla ristretta cerchia della Curia, un manifesto di nuovo conio. Una piattaforma teologica che in realtà nasconde molto, soprattutto in un momento di grave crisi della Chiesa-istituzione e di evidente sofferenza della stessa figura del Pontefice, tanto da rendere necessarie manifestazioni di sostegno (come quella di domenica prossima).?Le attuali «sofferenze» della Chiesa, in conseguenza degli abusi su minori commessi da sacerdoti – ha detto il Papa - fanno parte di quelle annunciate nel terzo segreto di Fatima. «Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori ma dai peccati che ci sono dentro la Chiesa stessa»: un fatto «realmente terrificante», riferito esplicitamente allo scandalo della pedofilia, che deve essere affrontato senza tentennamenti o operazioni di insabbiamento.?«Il perdono non sostituisce la giustizia» ha detto Benedetto XVI. Poche parole che anzitutto mettono una parole definitiva alle tesi – ripetute come un mantra da buona parte dei vertici vaticani fino a ieri – che sul Papa si è concentrato un attacco mediatico orchestrato da oscure lobby. La risposta è netta: il male viene da dentro, l'aveva già detto un anno fa («dentro la Chiesa ci si morde e ci si divora»), senza dimenticare la denuncia della «sporcizia» del venerdì santo del 2005.?Eppoi la questione del terzo segreto di Fatima (molti sostengono che ve ne sia un quarto) rivelato nel 2000: l'interpretazione "ufficiale", resa nota esattamente dieci anni fa nella città portoghese dal cardinale Angelo Sodano, è che il segreto era unicamente riferibile all'attentato a Giovanni Paolo II («il Vescovo vestito di bianco» che cade come morto, dice il testo rivelato da suor Lucia) mentre già allora Ratzinger, da prefetto della Dottrina della Fede, delineò che si parlava di tutte le sofferenze della Chiesa, che oggi si cristallizzano soprattutto sullo scandalo planetario della pedofilia.?Una nuova interpretazione, che mette in qualche modo in discussione uno dei cardini del pontificato di Wojtyla, e che domani – nella visita a Fatima - potrebbe portare novità ulteriori. «Oltre alla missione di sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all'attentato a Giovani Paolo II - ha detto il Papa - nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa». Ed è vero, ha aggiunto, che «oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». ?Benedetto XVI ha ricordato che «il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo - ha concluso - lo vediamo in modo particolare». Un messaggio complesso e articolato che abbraccia una serie di punti critici del pontificato, che alla contingenza dei fatti che la investono è alle prese con un oggettivo problema di governance delle crisi. Il cuore del viaggio è Fatima, e tutto il resto sfuma sullo sfondo, dal secolarismo che avanza nelle società (e in Portogallo, nonostante la forte presenza cattolica, vengono varate leggi invise alla chiesa, dall'aborto alle nozze gay), fino alla crisi, che proprio qui picchia duro e si annuncia con misure drastiche. Benedetto XVI rinnova il suo messaggio: l'etica non dev'essere ritenuta una componente «estranea» all'economia, ma una sua parte integrante. «Assistiamo a un falso dualismo tra un positivismo economico che pensa di poter realizzarsi senza la componente etica ma di regolarsi da solo con le pure forze dell'economia e della razionalità positivista, rispetto alla quale l'etica sarebbe una cosa estranea». ?LE RIVELAZIONI MARIANE ?I piccoli veggenti?Fu in occasione della beatificazione dei due piccoli veggenti, Francesco Marto (1908-1919) e la sorella Giacinta (1910-1920), celebrata da Giovanni Paolo II a Fatima il 13 maggio del 2000 (nella foto un pellegrino al santuario), che Papa Wojtyla fece annunciare dal cardinale Angelo Sodano il contenuto del «terzo segreto» di Fatima, cioè della terza parte di un breve testo relativo alle apparizioni mariane del 1917 scritto dalla veggente suor Lucia dos Santos (1907-2005)
La seconda guerra mondiale?Le prime due parti riguardano la visione dell'inferno, l'annuncio dello scoppio della seconda guerra mondiale e la devozione al «cuore immacolato» di Maria, connessa alla conversione della Russia (la rivoluzione d'ottobre sarebbe arriva di lì a poco) ed erano state rese note già nel 1941?L'attentato al Papa?La terza parte, scritta nel 1944 sulla base di «rivelazioni» fatte dalla Madonna nelle sue apparizioni consiste nella visione dell'uccisione di un Papa (un «vescovo vestito di bianco» ucciso «da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce») e in un forte monito di «penitenza» rivolto al mondo. Per volere di Giovanni Paolo II è stata resa nota il 13 maggio 2000. Wojtyla, molto devoto alla Madonna di Fatima, ha più volte attribuito alla sua protezione la salvezza dall'attentato subìto il 13 maggio 1981 - anniversario della prima apparizione a Fatima – tanto che la pallottola che lo colpì dal 1982 è incastonata nella corona della statua mariana. C'è stata poi l'interpretazione politica del messaggio fatta da ambienti cattolici, condivisa dal Vaticano: le apparizioni e le relative visioni riguardano soprattutto «la lotta del comunismo ateo contro la Chiesa» e le sofferenze delle vittime cadute durante le persecuzioni anti-cristiane del Novecento?L'ultimo segreto?Dopo le rivelazioni del 2000 alcuni studiosi hanno ipotizzato che la Santa Sede non abbia reso noto tutto ciò che la veggente aveva scritto (il "quarto segreto") ma abbia preferito occultare per motivi di opportunità la parte relativa all'apostasia nei vertici della Chiesa. Un'ipotesi che è stata più volte smentita dal cardinale Tarcisio Bertone


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TRE MORTI NELL'ASSALTO ALLA BANCA

il sole 24 ore
6 5 2010


Vittorio Da Rold?ATENE. Dal nostro inviato?La Grecia brucia e piange i suoi morti innocenti di questo tsunami finanziario che in troppi hanno lasciato irresponsabilmente correre verso un epilogo tragico. Tre sono le vittime che si contano nella capitale ellenica, due donne di cui una incinta di quattro mesi e un uomo, tre vite spazzate via dalla follia assassina in una filiale di banca incendiata da una bomba molotov lanciata da due giovanissimi esaltati (un ragazzo e una ragazza) con il volto coperto durante gli scontri con la polizia nel corso delle proteste contro le misure di austerità varate dal governo Papandreou.?Un «brutale atto omicida», dice il primo ministro greco di fronte al parlamento, poi auspica l'unità ribadendo l'invito a un vertice di tutti i leader politici affinché «tutti si assumano le proprie responsabilita». Gravi le parole del presidente Karolos Papoulias: «Il nostro paese ha raggiunto l'orlo dell'abisso: è responsabilità di tutti noi impedire che si faccia un passo nel vuoto».?Atene, capitale dell'anello debole di Eurolandia, è un campo di battaglia, prostrata dopo una giornata di guerriglia urbana in seguito allo sciopero generale che ha paralizzato la Lehman Brother dell'Egeo: il cielo è una nuvolaglia grigia fino al Pireo che copre il Partenone alimentata dai gas lacrimogeni della polizia da una parte e dai fuochi dei cassonetti incendiati dai dimostranti dall'altra. Il panorama è desolante: infissi delle fermate dei bus divelti, bancomat incendiati, vetrine distrutte, l'aria è irrespirabile, bisogna girare con la mascherina al volto e gli occhi lacrimano. Brucia un edificio della provincia e uno delle imposte poco distante, odiati ma impotenti simboli del potere statale. Atene piange i suoi morti, le prime vittime di questa crisi che sta spazzando via l'idea che l'euro avrebbe protetto il paese dalle turbolenze finanziarie, difeso i risparmi di una vita, la certezza del proprio futuro, per sé e i propri figli.?«È la fine del sogno europeo», dice amaro Spiros Papaspirous, presidente del sindacato Adedy, quello dei dipendenti pubblici che si oppongono alle misure di austerità. «Noi - prosegue - siamo solo un test di un gioco più grande. Comunque andiamo avanti». Che la tensione fosse alta ad Atene lo si era capito di prima mattina, mentre in un clima da guerriglia urbana si formava a Omonia l'immenso corteo dei sindacati dei dipendenti pubblici e privati. Tra i manifestanti, in coda, si erano già inseriti gruppi di estremisti che a un certo punto hanno iniziaro a lanciare bombe molotov contro negozi e banche e poi verso mezzogiorno, in una giornata quasi estiva, hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza attorno al Parlamento lanciando pietre e bottiglie. Un tentativo di assalto al "Palazzo d'Inverno", al Parlamento greco che oggi deve cominciare a votare le misure anti-crisi puntando solo sui voti dei 160 deputati socialisti su 300 complessivi. ?Prima il servizio d'ordine del corteo, gestito dal partito comunista, il Kke, ha impedito l'assalto e poi la polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni e granate stordenti. La gente a quel punto ha iniziato a gridare slogan: «Ladri, ladri, restituite il bottino», «Bruciamo il parlamento», «Pasok (il partito socialista al potere), e Neo Demokrazia (il partito conservatore oggi all'opposizione) siete due facce della stessa plutocrazia».?Poi è scattato l'ennesimo attacco degli incappucciati, i membri dei gruppuscoli anarchici che regnano ad Exarchia - il quartiere studentesco di Atene a ridosso del Politecnico - all'Hotel Gran Bretagne, sede della missione della Ue-Fmi, dove i manifestanti hanno tentato di dare fuoco al portone. Ma l'Hotel ha serrande metalliche e vetri antiproiettile resistenti alle fiamme. I manifestanti a quel punto si sono dovuti accontentare di scrivere slogan («Fmi vai via») sui muri della facciata dell'hotel.?Nel frattempo un palazzo del centro, attaccato dai dimostranti è stato evacuato dopo che è scoppiato un incendio al piano terra dove era installato un bancomat. Poi è arrivato lo scontro, apparentemente minore, che poi si è trasformato in un rogo umano, quando due ragazzi con il volto coperto si sono allontanati dal corteo principale e hanno dato alle fiamme la filiale della banca Marfin Egnatia, trasformandola in una trappola dove tre persone sono rimaste uccise per asfissia.?A sera la tensione resta alta con scontri ancora a Exarchia mentre il paese è completamente paralizzato. Le decine di migliaia di manifestanti che ieri hanno sfilato ad Atene e a Salonicco non vogliono demordere dalla lotta sociale innescata e chiedono una commissione d'inchiesta parlamentare che faccia luce sulla gestione dei conti pubblici negli ultimi dieci anni.?La rabbia è palpabile ma il paese è a una svolta: o approva la manovra o va in default. Oggi il Parlamento inizia la discussione del disegno di legge di austerità e Papandreou continua a cercare di rompere l'isolamento politico cercando di convincere i conservatori di Nea Demokratia, anche alla luce dell'attacco assassino di ieri, ad appoggiare il governo isolando non il premier ma i gruppuscoli di sinistra. Anche il presidente della commissione Ue, Josè Barroso, avrebbe fatto pressioni sul partito perché appoggi il piano del governo. Una scommessa ardua, in quanto il leader conservatore Antonis Samaras non vuole intese con i socialisti perché rischia di dover cedere sulla creazione di una Commissione d'inchiesta sulle responsabilità politiche della crisi, che colpirebbe l'ex premier Costas Karamanlis già leader di Nea Demokratia.

 

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LE DONNE E L'ETA' PENSIONABILE

il sole 24 ore
28 4 2010

di Massimo Mucchetti
Caro direttore,?sul Sole 24 Ore di ieri, Guido Tabellini e Giorgio Barba Navaretti trovano sorprendente «che vi sia chi, come Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, continua a ritenere ragionevole un sistema che prevede un'età pensionabile per le donne a 60 anni quando la loro speranza di vita oggi è di quasi 85 anni». Che dire? Sorprende che due economisti di tal nome facciano polemica in tal modo. Nell'editoriale del 20 aprile, chiedevo di accelerare il varo del decreto d'attuazione della recente legge che aggancia l'età della pensione alle aspettative di vita. Non commentavo in alcun modo quanto previsto per le donne. Avessi voluto farlo, avrei detto che le donne dovrebbero gradualmente andare in pensione come gli uomini, a patto che i correlati risparmi siano impiegati, per esempio, in spesa pubblica per l'assistenza ad anziani e bambini alla quale oggi si dedica la maggior parte delle neopensionate di nuclei familiari a basso reddito.??Il punto non mi pare la ragionevolezza del sistema pensionistico, questione opinabile di cui non ho trattato, ma la sua sostenibilità. Che è stata pressoché raggiunta dal punto di vista della finanza pubblica (si leggano i bilanci Inps e il Rapporto sullo stato sociale del Criss dell'Università La Sapienza), ma non dal punto di vista sociale (si veda la modestia delle pensioni future secondo le proiezioni del citato rapporto). ??D'altra parte, prima della crisi, il saldo attivo tra contributi ed erogazioni pensionistiche, al netto delle prestazioni assistenziali coperte dalla fiscalità generale, concorreva per lo 0,87% del Pil alla copertura della spesa pubblica. Se sbaglio i conti, Tabellini e Barba Navaretti hanno le competenze per dimostrarlo. Diversamente, stanno solo proponendo un altro giro di vite per reperire risorse: sulle pensioni anziché su altre partite. È un'idea legittima al pari di altre: per esempio, dell'idea di invertire la tendenza degli ultimi vent'anni nella distribuzione del reddito per ricostituire le basi di uno sviluppo più equilibrato. Poiché queste sono scelte politiche e nessuno ha il Verbo, faremmo meglio tutti a indicare per ciascuna di esse i beneficiari, i cirenei e i poveri cristi.
28 APRILE 2010

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LA DONNA CON IL NIQAB METTE NEI GUAI IL MARITO

il sole 24 ore
27 4 2010


Attilio Geroni?                                                                                                                                          PARIGI.?Alla ricerca della popolarità perduta, l'Eliseo ha trasformato un fatto di cronaca in caso nazionale, un simbolo della lotta all'integralismo islamico. Dopo che lo scorso fine settimana una donna era stata multata perché guidava la vettura indossando il niqab, nel mirino del ministro degli Interni Brice Hortefeux è finito il marito, sul quale incombe la minaccia del ritiro della nazionalità francese. Con una lettera inviata al collega dell'Immigrazione e dell'Identità Nazionale, Eric Besson, Hortefeux ha chiesto di verificare legalmente tale possibilità poiché l'uomo, Liès Hebbadj, 35 anni, di origine algerina e naturalizzato francese nel 1996 in seguito a un matrimonio, secondo informazioni evidentemente in possesso dei servizi segreti sarebbe responsabile di alcuni reati: poligamia, frode all'assistenza sociale, appartenenza a un movimento radicale.?La polemica si è gonfiata a dismisura nelle ultime 24 ore e le perplessità si concentrano soprattutto sul modo in cui la maggioranza - reduce da una pesante sconfitta alle regionali e con la popolarità di Nicolas Sarkozy inchiodata ai minimi - sta nuovamente cercando di cavalcare il tema dell'identità nazionale. La sequenza degli annunci più recenti dell'esecutivo non lascia molto spazio all'ambiguità, del resto. L'offensiva sul burqa è partita a metà della settimana scorsa con l'annuncio del governo di un progetto di legge a breve per un divieto integrale e nonostante i dubbi di costituzionalità sollevati dal consiglio di stato in un parere reso alcune settimane prima: «Siamo pronti a prendere dei rischi giuridici», aveva avvertito il premier François Fillon promettendo un'approvazione del testo in Parlamento entro l'estate. Il resto l'ha fatto la cronaca e Liès Hebbadj è diventato in poche ore la cartina di tornasole di un dibattito che nei mesi scorsi aveva stentato ad appassionare i francesi poiché privo di appigli concreti. Adesso ci sono, anche se le fondamenta giuridiche per stabilire un rapporto diretto tra i reati evocati (e non contestati poiché al momento nei confronti di Hebbadj non vi sono denunce e/o procedimenti giudiziari in corso) e il ritiro della nazionalità non paiono solidissime. Gli si attribuiscono quattro mogli e dodici figli, ma il diretto interessato ieri in conferenza stampa ha parlato di amanti. E anche se così non fosse, la poligamia non rientra tra i reati che portano automaticamente alla perdita della nazionalità nel paese di residenza, anche se il ministro Besson sta cercando di "adattare" la normativa all'esigenza del momento. L'opposizione socialista ha criticato l'atteggiamento dei ministri, responsabili di voler creare un caso, e quindi consenso, attorno alle legge per il divieto del velo nei luoghi pubblici. Ironia della sorte, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno poiché una netta maggioranza dei francesi, il 70% secondo un sondaggio di LH2 per NouvelObs.com, è già favorevole alla sua completa messa al bando.  ?Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/27/Mondo/8_A.shtml?uuid=d4409df6-51bf-11df-92be-7a8b1f1c5244&DocRulesView=Libero

IN PUGLIA SETTE DONNE AL TIMONE

il sole 24 ore
27 4 2010


Vincenzo Del Giudice?BARI?Trattative e incontri sono andati avanti fino a ieri sera tardi, ma Nichi Vendola non ha cambiato la sua idea sulle persone che oggi entreranno ufficialmente a far parte del nuovo governo della Puglia. Che, caso unico nel panorama politico italiano, almeno a livello regionale, è il governo delle pari opportunità, già definito fifty-fifty, perché su quattordici assessorati ben sette saranno guidati dalle donne. Vice presidente sarà Marida Dentamaro.?Il governatore che si appresta a guidare la Puglia per la seconda volta porterà nella sua squadra Alba Sasso e Maria Campese. La prima, targata Sinistra e libertà, dovrebbe guidare l'assessorato per il Diritto allo studio e la formazione professionale; la seconda, Rifondazione comunista, il Turismo. Marida Dentamaro, già parlamentare dell'Udeur in seguito iscritta al Pd, sarà vicepresidente della giunta, e questa sembra essere l'unica concessione di Vendola a D'Alema. Le altre due new entry sono l'ex magistrato Lorenzo Nicastro, Idv, che andrà all'Ambiente, benché a lungo si sia parlato di Sanità, l'anello debole dell'amministrazione regionale della Puglia travolto da scandali con conseguenti inchieste della magistratura. L'altro è Nicola Fratoianni, consigliere politico di Vendola che avrà la delega all'attuazione del programma.?Riconfermati gli altri nove: Angela Barbanente (Urbanistica), Tommaso Fiore (Salute), Silvia Godelli (Cultura), Guglielmo Minervini (Trasporti), Loredana Capone (Sviluppo economico), Dario Stefàno (Agricoltura), Fabiano Amati (Opere pubbliche), Elena Gentile (Servizi sociali), e Michele Pelillo (Bilancio). Restano fuori squadra il socialista Onofrio Introna, cui sarà data la presidenza dell'assemblea, il riformista Mario Loizzo e il comunista Michele Losappio, destinati ad essere i capigruppo di Pd e Sel, l'economista Gianfranco Viesti e Magda Terrevoli (Verdi). In particolare, a Viesti è stata offerta la presidenza dell'Ente Acquedotto Pugliese, che però è stata rifiutata. L'altra esclusione eccellente riguarda il segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, che un posto se lo aspettava. Ma le elezioni le ha vinte Vendola ed è giusto che sia lui a decidere.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/27/Italia/16_C.shtml?uuid=18691922-51c0-11df-92be-7a8b1f1c5244&DocRulesView=Libero

ilsole24ore
22 4 2010


Mons. James Moriarty, vescovo irlandese di Kildare e Leighlin, accusato in un recente rapporto governativo per aver insabbiato denunce relative ad alcuni sacerdoti pedofili, ha oldrassegnato le sue dimissioni a Benedetto XVI, che le ha accolte. Si tratta del terzo vescovo irlandese a dimettersi a causa dello scandalo denunciato da due rapporti governativi (Ryan e Murphy) che ha spinto il Papa a inviare, di recente, una lettera ai cattolici irlandesi. «Avrei dovuto contrastare la cultura prevalente. Chiedo scusa ancora una volta a tutte le vittime di abusi e alle loro famiglie» anche se «so che le parole non bastano», ha commentato Moriarty. Nelle scorse settimane si era già dimesso monsignor John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, già sospeso dalla diocesi di Cloyne, e il vescovo di Limerick Donal Murray, mentre hanno oldrassegnato le dimissioni - ancora non accettate dal Papa - Raymond Field e Eamonn Walsh (vescovi ausiliari di Dublino). Tra i sei vescovi accusati dal rapporto del governo di Dublino monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, fa ancora resistenza all'ipotesi dimissioni, mentre monsignor Dermot O'Mahony è già in pensione per raggiunti limiti di età. Nel frattempo anche il primate d'Irlanda, il cardinale Sean Brady, è stato accusato di aver coperto un caso di abusi nei decenni passati.??Per affrontare lo scandalo della pedofilia in Irlanda Benedetto XVI ha dapprima convocato un vertice con i vescovi irlandesi in Vaticano, poi ha inviato una lettera ai cattolici irlandesi nella quale ha criticato tanto i preti pedofili quanto i vescovi che li avevano coperti, ed ha ora annunciato una visita apostolica in Irlanda. «Non si può negare - scriveva il Papa ai vescovi d'Irlanda nella lettera dello scorso 19 marzo - che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte gravemente, nell'applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilità ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per porre rimedio agli errori del passato e per assicurare che non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le norme del diritto canonico nell'affrontare i casi di abuso dei ragazzi - scriveva ancora Benedetto XVI -continuate a cooperare con le autorità civili nell'ambito di loro competenza». ??Nel frattempo anche il vescovo di Augusta, in Germania, Walter Mixa, ha presentato le sue dimissioni al Papa. Nelle settimane scorse il vescovo 68enne, considerato un conservatore, è stato al centro di pesanti polemiche per aver "maltrattato", in passato, dei bambini orfani. Nella lettera inviata al pontefice, lo stesso vescovo spiega che «le continue discussioni pubbliche sul suo conto pesano gravemente sui sacerdoti e sui fedeli». Mixa è stato accusato di aver picchiato brutalmente dei bambini in un orfanotrofio, diverse decine di anni fa, quando era parroco. Il vescovo ha ammesso, dopo un iniziale diniego, di averne schiaffeggiati alcuni e ha chiesto perdono alle vittime per il dolore loro arrecato. Il prelato è anche oggetto di un'indagine per appropriazione indebita di fondi destinati a un istituto per l'accoglienza di bambini. (M. Do.)


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/04/pedofilia-dimissioni-vescovo-irlanda.shtml?uuid=9840602c-4e02-11df-8f1c-dfecb2bd9507&DocRulesView=Libero

UNIONI GAY LONTANE DAL MATRIMONIO

ilsole24ore.com
16 04 2010


Giovanni Negri

MILANO

Le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio, ma a due persone dello stesso sesso che convivono stabilmente «spetta il diritto di vivere liberamente una condizione di coppia ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri».
Individuare le forme di garanzia e riconoscimento per questo tipo di unioni è, però, compito esclusivo del Parlamento «nel l'esercizio della sua piena discrezionalità». La Corte costituzionale, con la sentenza n. 138 scritta da Alessandro Criscuolo, la cui motivazione è stata depositata ieri, ribadisce che la diversità tra i sessi è alla base del matrimonio, ma richiama il Parlamento alla sua responsabilità per arrivare a forme di garanzia e tutela anche per le coppie gay. A sollecitare un intervento della Consulta erano state la Corte d'appello di Trento e il tribunale di Venezia ai quali si erano rivolte coppie omosessuali cui l'ufficiale giudiziario aveva rifiutato di procedere alle pubblicazioni di matrimonio. Alla sentenza Franco Grillini, leader storico del movimento omosessuale ha reagito con «delusione e dissenso».
La Corte costituzionale ha affrontato la questione dell'estensione alle unioni omosessuali della disciplina del matrimonio civile, sotto una pluralità di punti di vista, precisando innanzitutto che è vero che l'articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ma nello stesso tempo, va escluso che questo riconoscimento possa essere realizzato solo attraverso l'equiparazione delle unioni gay al matrimonio. In questo senso milita anche un confronto con le legislazioni di altri Paesi che hanno riconosciuto le unioni omosessuali.
Quanto ai profili di conflitto con gli articoli 3 e 29 della Costituzione (principio di eguaglianza e riconoscimento dei diritti della famiglia) la Consulta osserva che i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere "cristallizzati" con riferimento al l'epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perché sono dotati della duttilità propria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non solo delle trasformazioni dell'ordinamento, ma anche dell'evoluzione della società e dei costumi. Questa interpretazione, però, non può spingersi fino al punto di incidere sul nucleo della norma, «modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati in alcun modo quando fu emanata».
La questione delle unioni omosessuali non venne esaminata nei lavori dell'assemblea costituente. Tanto da fare ritenere ora alla Corte che i costituenti tennero presente alla fine la sola nozione di matrimonio definita da un Codice civile che era entrato in vigore solo pochi anni prima, nel 1942. La non omogeneità al matrimonio dei rapporti gay non dà così luogo a una forma di discriminazione.
Anche sotto il profilo del possibile attrito con la Convenzione dei diritti dell'uomo e con altre disposizioni di carattere internazionale, dalla Carta di Nizza al trattato di Lisbona alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che assicurano il diritto al matrimonio e il divieto di discriminazione, la Consulta non trova nulla da obiettare. Per la Corte costituzionale, infatti, da tutti questi riferimenti normativi emerge che, se da una parte è affermato il diritto a sposarsi, nello stesso tempo sono rinviate alle diverse legislazioni nazionali le modalità di applicazione, senza che sia mai possibile riscontrare un'imposizione della concessione dello status matrimoniale a persone dello stesso sesso.


- Corte costituzionale, sentenza n. 134 del 2009

La giusta e doverosa tutela, garantita ai figli naturali, nulla toglie al rilievo costituzionale attribuito alla famiglia legittima ed alla (potenziale) finalità procreativa del matrimonio che vale a differenziarlo dall'unione omosessuale. In questo quadro, con riferimento all'articolo 3 Costituzione, la censurata normativa del Codice civile che, per quanto sopra detto, contempla esclusivamente il matrimonio tra uomo e donna, non può considerarsi illegittima sul piano costituzionale. Ciò sia perché essa trova fondamento nel citato articolo 29 Costituzione, sia perché la normativa medesima non dà luogo ad una irragionevole discriminazione, in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio.

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il sole 24 ore
14 4 2010

di Elysa Fazzino
Rabbia dei gay", "Indignazione", "Vaticano attaccato": è tempesta sul web per le affermazioni del cardinale Tarcisio Bertone sui legami tra pedofilia e omosessualità. E' solo l'ultima polemica scaturita dalla crisi scoppiata nella Chiesa cattolica per gli scandali sugli abusi sessuali dei preti.??Il cardinal Bertone è considerato secondo solo a Papa Benedetto", nota la Bbc, che sul suo sito parla di "rabbia dei gruppi gay" e cita dà la reazione del gruppo inglese Stonewall: "E' stupefacente che i gay debbano ancora avere a che fare con questo mito offensivo". Il numero due del Vaticano, durante la sua visita in Cile, ha detto che l'omosessualità, e non il celibato dei preti, sta dietro gli scandali degli abusi sessuali sui bambini.??La controversia è in evidenza sulla homepage di molti siti della stampa estera. Il Guardian, che nel titolo parla di "Vaticano attaccato", ricorda che cinque anni fa il Vaticano implicitamente collegò omosessualità e pedofilia quando, dopo gli scandali negli Usa, vietò gli studi da prete agli uomini che "mostrano profonde tendenze omosessuali". Tuttavia – continua - il collegamento è contestato nella versione preliminare di un rapporto commissionato dai vescovi cattolici americani, che uscirà in dicembre: il rapporto dice che i dati finora studiati non confermano un legame tra l'identità omosessuale e una maggiore probabilità di abusi sessuali. ?I commenti del cardinal Bertone in Cile – si legge ancora sul Guardian - "potrebbero essere stati provocati in parte dai rinnovati appelli in America Latina e altrove affinché la Chiesa abbandoni la regola del celibato".??"Il Papa dovrebbe andare sotto processo", sostiene in un commento sul Guardian Richard Dawkins. Gli abusi sessuali di bambini non sono peculiari della Chiesa cattolica, scrive l'opinionista, ma "sono le successive coperture, più ancora del reato originario, a screditare di più un'istituzione. E qui il Papa è davvero nei guai". A suo parere, dovrebbe essere una corte civile a decidere se Ratzinger è colpevole o innocente. ?Sotto il titolo "Il Vaticano dà la colpa della crisi pedofila agli omosessuali", il Times dà spazio alla reazione "furibonda" dei portavoce dei gay in Cile (dove Bertone ha fatto le sue dichiarazioni) e altrove.?"Solo il Papa può tirare fuori la Chiesa dal problema degli abusi", afferma sempre sul Times un commento di Ruth Gledhill. L'autrice osserva tra l'altro che Bertone, braccio destro del papa, ha parlato contro gli omosessuali in Cile, dove il più noto prete colpevole di abusi ha fatto sesso con ragazzine. "Se Bertone ha detto al Papa quello che ha detto ai media in Cile, non c'è da stupirsi se le cose peggiorano. Solo il Papa in persona può risolvere il problema e deve intervenire presto". Un altro commentatore, Ivor Roberts, si interroga se la Santa Sede sia al di sopra della legge.??Attenzione alta anche sui siti francesi, che subito rilanciano la presa di posizione del governo di Parigi, che ha condannato il legame tra omosessualità e pedofilia affermato dal cardinal Bertone. "Per il Quai d'Orsay, le dichiarazioni del Vaticano sono un ‘amalgama inaccettabile'", titola Le Monde sulla prima pagina del suo sito. I responsabili del Vaticano, dice all'Afp il vaticanista Bruno Bartoloni, "sono un po' nel panico e oltrepassano la misura".?"Omosessualità e pedofilia, Parigi denuncia l''amalgama inaccettabile' del n. 2 del Vaticano", è l'apertura del primo pomeriggio del sito del Nouvel Observateur. Nel sommario, le dichiarazioni del portavoce del ministero degli esteri: "La Francia ricorda il suo risoluto impegno nella lotta contro le discriminazioni e i pregiudizi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere".?Il Nouvel Obs pubblica inoltre un'intervista a Bernard Lecomte, giornalista, autore di "Perché il Papa ha cattiva stampa". "La comunicazione del Vaticano è arcaica", afferma. A suo parere, Bertone "non è un campione di comunicazione" e le sue affermazioni derivano più dalla "goffaggine" che da una "strategia perversa". La Chiesa non si è adattata ai media "mondializzati", capaci di propagare uno scandalo in mezza giornata e l'idea di un "complotto dei media" è "assurda". ?"L'indignazione in Italia" è al centro di un lancio Afp ripreso dal sito di Les Echos. Le dichiarazioni di Bertone hanno provocato reazioni "scandalizzate" di associazioni italiane di difesa dei diritti dei gay e di partiti politici, sia "a sinistra che a destra". ??La stampa spagnola punta sulle misure nei confronti dei Legionari di Cristo, citando il Corriere della Sera. "Il Papa disposto a intervenire sui Legionari di Cristo", titola El Mundo. "Il Papa incaricherà un commissario di rinnovare i Legionari di Cristo", è il richiamo sulla homepage del sito di El Pais. I vescovi ispettori – spiega - si esprimono a favore dell'intervento dopo gli scandali sessuali di Maciel. La congregazione fondata nel 1941 dal curato messicano Macial Maciel, "pederasta in serie e poligamo confesso", sarà con ogni probabilità affidata a un commissario pontificio esterno alla Legione, scrive Miguel Mora.
El Pais ospita un commento di Paolo Flores d'Arcais su Vaticano e pedofilia. Wojtyla e Ratzinger, scrive il filosofo italiano, imposero che i reati di pedofilia fossero trattati come peccati o come semplici "delitti" di diritto canonico. "Se la Chiesa vuole ‘mondarsi', il Papa deve derogare alle leggi del segreto". Un altro commento, non firmato, sul quotidiano spagnolo afferma che l'attuale gerarchia cattolica sembra avere perso ogni contatto con la realtà. "Ancora una volta se la prende con gli omosessuali, portando a confondere un'opzione sessuale con quello che è semplicemente un delitto, sia che venga perpetrato da un omosessuale che da un eterosessuale".

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/04/visti-lontano-vaticano-bertone-bufera_2.shtml

SCHIFANI: "LA SOCIETA' VUOLE PIU' DONNE AI VERTICI"

il sole 24 ore
13 4 2010


«In Italia le donne studiano di più e sono attive nel mercato del lavoro, ma faticano a raggiungere la vetta: sono un quarto degli uomini in posizione di vertice, e spesso hanno livelli retributivi diversi». Parte dai dati del?Censis l'intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, intervenendo a palazzo Giustiniani al convegno "Dentro le istituzioni: percorsi di opportunità" promosso dalla commissione per le pari opportunità del Senato, per esaminare quella che è la situazione in politica delle donne.??Schifani ha sottolineato come al Senato la presenza femminile sia del 18,01% a fronte di una?presenza maschile dell'81,99 per cento. Alla Camera l'andamento è leggermente migliore se si considera che siedono al parlamento il 22,7% delle donne e il 78,73% degli uomini. A fronte di questi numeri, però, ha detto Schifani, e nonostante «il recente rapporto della commissione europea» che «evidenzia la crescita ai vertici della politica delle donne, l'Italia occupa ad oggi uno degli ultimi posti, mentre Svezia, Finlandia e Slovenia registrano una partecipazione politica al femminile pari al 50 per cento».??Emma Bonino, vicepresidente del Senato, ha ricordato come «esistono ancora, non dei soffitti?di cristallo, ma delle pareti nell'accesso alle carriere dirigenziali», infatti le donne con funzioni direttive negli uffici del Senato sono il 28,7%, anche se la presenza femminile negli uffici di Palazzo Madama ha raggiunto il 46 per cento.??Per superare lo squilibrio esistente tra uomini e donne nelle istituzioni elettive, Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha lanciato una proposta: punire le liste che non eleggono le donne. E ha proposto una soluzione da applicare in modo laico: «assegnare i risarcimenti elettorali solo ai partiti che eleggono davvero le donne, e non che le candidano e basta. In poche parole - ha concluso Finocchiaro - premiare i partiti che portano donne nelle?istituzioni e penalizzare quelli che non lo fanno. E vediamo se così cambiano le cose».
?«Perché ci siano più donne ai vertici nella politica, nelle istituzioni, nelle aziende - ha sottolineato Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e deputato Pdl - non basta la buona volontà né le affermazioni di principio. Servono leggi ad hoc che impongano quote di genere nelle posizioni apicali». (N.Co.)

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/04/pari-opportunita-schifani-finocchiaro-bonino-golfo.shtml?uuid=e6648db6-4711-11df-88f5-7a0cada5ab3e&DocRulesView=Libero

ilsole24ore.com
01 04 2010

di Sara Bianchi 
 
«Il vero problema non sono le quote rosa ma la contedibilità», perché «l'idea che si sta delineando della donna che fa politica non aiuta ad ottenere il voto». Debora Serracchiani, europarlamentare eletta nelle liste del Pd, rivelazione della sinistra italiana, non ha dubbi: «Il punto non è mettere candidate nelle liste, anche se lo dovremmo fare di più, ma garantire a queste donne la possibilità di elezione, e non è cosa facile».
Alle regionali, come riportato dal Sole 24 Ore, le consigliere elette sono state solo il 13,9 per cento.
È un problema che ci trasciniamo da un po', ma strumenti come le quote rosa che non condivido e che sono una sorta di "aiutino da casa", consentono presenze femminili nelle candidature senza garantire l'elezione. È un problema di contendibilità dei posti che riguarda non solo il genere ma anche altri fattori, come la forza di un candidato uscente rispetto a una new entry. C'è anche una questione culturale: vedo una certa fatica a votare le donne da parte di altre donne (più o meno la metà dell'elettorato). E l'idea che si sta delineando della donna che fa politica non aiuta ad ottenere il voto.
Cioè?
O prevale l'aspetto fisico o una sorta di uguaglianza dei sessi, per cui la donna deve sembrare quasi un uomo. C'è una frase che ti viene detta quando vogliono farti un complimento, lo hanno detto anche a me e lo ripeto nonostante sia un po' volgare: "Questa donna ha le palle". Credo che questo sia il modo peggiore per cercare di far fare politica seriamente alle donne. Perché quando arrivano a un punto importante del loro percorso gli viene chiesto di "trasformarsi in uomini", invece è proprio nella diversità che si realizza la fortuna delle donne in politica.
Quale esempio le viene in mente?
Penso a Nilde Iotti, una grande donna che ha fatto politica in modo molto sensato e proficuo per tutte le donne.
E oggi?
Sono diverse le donne che fanno politica in modo apprezzabile, ma il problema resta cercare di non etichettarle, non creare ulteriori recinti nei quali mettere le donne: questo è pericolosissimo e non garantisce la contendibilità. All'estero le cose vanno diversamente perché c'è un modello culturale differente, con strumenti precisi. Ma anche il Parlamento europeo non brilla per presenza femminile, che ruota attorno al 35%. Però abbiamo esperienze, come quelle dei paesi del Nord Europa, dove il coinvolgimento delle donne arriva anche nei luoghi di potere e non solo in politica, esistono provvedimenti con una previsione di quorum necessario minimo di donne anche nei consigli di amministrazione di grandi società.
In Europa in Spagna nel governo Zapatero ci sono nove ministre.
È la prova che, data la contendibilità, le donne riescono in politica quanto gli uomini. È certamente un esempio pionieristico nel suo genere, seguito dalla Francia di Sarkozy con numeri limitati. Ma adesso serve la qualità delle candidature, che deve riguardare uomini e donne, non è un problema limitato al recinto femminile.
In queste regionali, in fatto di voto alle donne c'è stata un'unica eccezione in positivo, quella del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha realizzato il primato delle preferenze: 55.740 voti
Credo che sia stata premiata la donna, ma anche il ministro perché Mara Carfagna - senza entrare nel merito dell'attività che svolge al suo dicastero - ha saputo comunicare bene ciò che ha fatto e questa è stata la sua fortuna. Poi credo, ma questo fa parte del costume sociale, che essere carine aiuti, è inutile nasconderlo.
Nella sua esperienza politica quali difficoltà ha incontrato per il fatto di essere donna?
Ci sono due aspetti dello stesso problema diametralmente opposti: da una parte essere donna e giovane è un colpo di fortuna, perché ti garantisce una presenza certa in lista, ma quando si tratta di fare un passo in più, cioè poter essere eletta, il fatto di essere donna sicuramente crea delle disparità.
Lei come ha risposto a questo?
La mia esperienza personale è curiosa, perché nella mia vita ho sempre vissuto in ambienti maschili: sul lavoro, nello sport che facevo in precedenza (il tennis), a scuola. La mia risposta arriva dai fatti, credo che questo sia il modo migliore. Del resto la determinazione è tipica delle donne, anche perché ci viene richiesto di dimostrare sempre un quid in più. La nostra determinazione è una grande fortuna, significa non perdere di vista la palla, l'obiettivo.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/04/Debora-Serracchiani-donne.shtml?uuid=d08a17cc-3dac-11df-947d-3b71cdd2ef16&DocRulesView=Libero&fromSearch

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