IL SOLE 24 ORE

ilsole24ore.com
07 02 2010


Si rafforza il diritto delle lavoratrici a percepire, a parità di condizioni, la stessa retribuzione dei colleghi maschi. In caso di condanna per comportamenti discriminatori, l'inottemperanza del datore di lavoro al decreto del giudice è punita con l'ammenda fino a 50mila euro o con l'arresto fino a sei mesi. Sono alcune novità introdotte dal decreto legislativo 5 del 25 gennaio 2010, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 29 del 5 febbraio. Il provvedimento dà attuazione alla direttiva 2006/54/Ce sul principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, modificando in più parti il Codice delle pari opportunità (Dlgs 198/06).
Il nuovo testo rafforza il principio che la parità di trattamento e di opportunità fra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compresi quelli dell'occupazione, del lavoro e della retribuzione, accompagnandolo con sanzioni più severe. In caso di condanna per comportamenti discriminatori, l'inottemperanza al decreto del giudice del lavoro non sarà più punita, dunque, in base all'articolo 650 del Codice penale, per «inosservanza del provvedimento dell'autorità», bensì con l'ammenda fino a 50mila euro o con l'arresto fino a sei mesi.
Al Codice delle pari opportunità è aggiunto l'articolo 41-bis che assicura la tutela giurisdizionale alla «vittimizzazione», ossia ai comportamenti messi in atto contro una persona che si è attivata per ottenere il rispetto del principio di parità di trattamento fra uomini e donne.
Aumentano anche le sanzioni amministrative per la violazione ai divieti di discriminazione in materia di formazione, accesso al lavoro, trattamento retributivo.
Il nuovo articolo 28 del Dlgs 198/06 vieta qualsiasi discriminazione diretta o indiretta, su qualunque aspetto o condizione delle retribuzioni per quanto riguarda uno stesso lavoro o un lavoro a cui è attribuito un valore uguale.
Al fine dell'applicazione del principio di parità in materia di occupazione e impiego è considerata discriminazione diretta tutto ciò che comporta, per ragioni riconducibili al sesso, un trattamento meno favorevole rispetto a quello di un'altra persona in situazione analoga. Si ha discriminazione indiretta, invece, quando una persona è messa in condizioni di svantaggio rispetto ad altra di sesso diverso, da norme, prassi, criteri, atti o comportamenti, apparentemente neutri.
Con l'aggiunta all'articolo 25 del Dlgs 198/06 del comma 2-bis, è definito discriminazione, ai fini della tutela in esame, ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell'esercizio dei relativi diritti.
In linea con il diritto comunitario, che vieta formalità o adempimenti che costituiscano discriminazione di genere, è abrogato il comma 2 dell'articolo 30 del Dlgs 198/06 che, nel disciplinare il divieto di discriminazioni dell'accesso alle prestazioni professionali, poneva alle lavoratrici che intendessero proseguire l'attività lavorativa oltre l'età per il pensionamento di vecchiaia (60 anni), l'obbligo di comunicarlo al datore di lavoro almeno tre mesi prima della maturazione del diritto (onere già dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale, si veda «Il Sole 24 Ore» del 30 ottobre 2009).
Con l'entrata in vigore del Dlgs 5/2010, il 20 febbraio prossimo, le lavoratrici in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia hanno semplicemente il diritto di proseguire il rapporto di lavoro fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini (65 anni).
Significativo anche il passaggio dal proposito di eliminare ogni distinzione di genere che potesse limitare o compromettere l'esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali che connotava l'articolo 1 del Dlgs 198/06, all'affermazione di principio del nuovo testo: la formulazione di qualsivoglia legge, regolamento, atto amministrativo, politica o attività deve tenere presente l'obiettivo della parità di trattamento e di opportunità fra donne e uomini.
Oltre che costituirsi in giudizio contro l'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo, le consigliere o i consiglieri di parità provinciali e regionali possono ricorrere innanzi al tribunale in funzione di giudice del lavoro o, per i rapporti sottoposti alla sua giurisdizione, al tribunale amministrativo regionale territorialmente competenti, su delega della persona che ha interesse, o possono intervenire nei giudizi da questa promossi.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/02/lavoro-codice-par-condicio.shtml?uuid=41103dac-13ee-11df-a7b6-0f2874d20b69&DocRulesView=Libero

il sole 24 ore
4 feb


di Nicoletta Cottone

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. ??La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, d'intesa con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. «L`impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha sottolineato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha spiegato - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l`esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell`ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione)». ??Per il ministro «non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».??«Nel merito - ha aggiunto poi Scajola - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell`energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo».??Scajola ha poi ricordato che al prossimo Consiglio dei ministri del 10 febbraio ci sarà l`approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l`altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari.
4 FEBBRAIO 2010

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/02/nucleare-impugnate-leggi-regionali-puglia-campania-basilicata.shtml?uuid=98e1f724-1172-11df-b2d8-92dd20be9017&DocRulesView=Libero

LE DONNE AMERICANE HANNO PRESO LA RINCORSA

il sole 24 ore
20 GENNAIO 2010

Una donna americana su cinque guadagna più del proprio partner. Una percentuale che quarant'anni fa era ben più ridotta. La differenza salariale non era una questione di livello culturale: nel 1970 il 20% delle donne aveva un'istruzione superiore al proprio partner eppure solo il 4% guadagnava di più, nel 2007 la percentuale delle donne "più colte" è salita al 28% mentre le donne che hanno uno stipendio più alto dei mariti sono arrivate al 22 per cento. Tutto merito dell'incremento dei salari femminili negli ultimi quarant'anni: +44% contro un dato maschile del 6 per cento. Eppure il gap salariale resta: negli States una donna in media guadagna il 71% del salario annuo di un uomo (era il 52% nel 1970). E in Italia? Uno studio dell'università Bocconi ha segnalato una differenza salariale fra uomini e donne del 22,8 per cento. Un gap che, secondo alcune stime, arriva a un totale di circa 360mila euro nell'arco della vita lavorativa.?(Mo.D.)?


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/20-gennaio-2010/donne-americane-rincorsa.shtml

IMMIGRATI: LA MAPPA DELLE AREE A RISCHIO

ilsole24ore.com
10 01 2010


 
Sono oltre 4 milioni e mezzo gli immigrati regolari nel nostro paese, con un calo (secondo gli ultimi dati Ismu e della Caritas) degli irregolari, passati dai 651 mila del 2008 a 422 mila del 2009. Ma la vita degli extracomunitari e la convivenza con i cittadini è diversa da regione a regione.

Sicilia. In Sicilia, al momento, è operativo un solo Cie, il Serraino-Vulpitta di Trapani. Vuoto quello di Lampedusa, mentre non è tornato in funzione il centro di Caltanissetta, danneggiato da un incendio e mai riaperto. Diversa la situazione dei Cara (centri per i richiedenti asilo) che sono a Salina Grande, nel Trapanese e a Caltanissetta. Nel Ragusano, invece, a Pozzallo opera un centro di prima accoglienza. Sono circa 2.000 i migranti, molti dei quali irregolari, che lavorano da stagionali in Sicilia. Prevalentemente due le zone in cui si dividono; Cassibile (Siracusa) e Alcamo (Trapani). Le condizioni di grave disagio in cui vivono sono state denunciate, più volte, da Medici Senza Frontiere e hanno spinto, l'anno scorso, la Croce Rossa ad allestire, ad Avola, nel Siracusano, una tendopoli che ha ospitato centinaia di extracomunitari. I migranti arrivano in migliaia a Cassibile in febbraio – molti vengono da Rosarno - per la raccolta delle patate. Mentre a settembre il lavoro si concentra nei vigneti di Alcamo. Una concentrazione meno numerosa di extracomunitari - la maggior parte dei quali regolari, però, - lavora nelle serre di Comiso e Vittoria (Ragusa) per la raccolta dei primaticci.

Puglia. Nel Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Bari si sono verificati i più gravi disordini. Disordini, secondo gli investigatori, che hanno sempre avuto lo scopo di distogliere l'attenzione delle forze dell'ordine per favorire la fuga dalla struttura di clandestini, in procinto di essere espulsi e rimpatriati. Secondo organizzazioni di volontariato, sono invece le pessime condizioni della detenzione a istigare le rivolte. A Bari esiste anche un Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) che ospita immigrati che hanno chiesto lo status di rifugiati. Qui sono stati condotti gli immigrati da Rosarno.

Campania. Quindicimila immigrati, di circa 50 etnie, vivono a Castel Volturno (Caserta): uno dei luoghi in cui stanno arrivando alcuni degli immigrati di Rosarno. È una delle zone più esplosive, in Campania, per la presenza di clandestini. Sono bersaglio della camorra, e vengono coinvolti nelle attività criminali, con il dilagare del narcotraffico e della prostituzione. Il 19 settembre del 2008, dopo una strage di camorra in cui i Casalesi uccisero 6 ghanesi, gli immigrati si ribellarono per le strade della cittadina, distruggendo auto e vetrine dei negozi. C'è poi San Nicola Varco, nella piana del Sele: nel luglio scorso fu sgomberato l'ex mercato ortofrutticolo, occupato da 700 nordafricani per lo più senza permesso di soggiorno; ci vivevano in situazioni disumane.

Lazio. A Roma, nel quartiere periferico di Tor Sapienza, un intero edificio di 10 piani è da cinque anni occupato da 500 immigrati africani (prevalentemente eritrei ed etiopi). Situazione questa che viene definita dagli stessi stranieri che la occupano e dagli abitanti del quartiere «esplosiva». Si sono registrate numerose proteste di cittadini, commercianti e comitati di quartiere ma mai atti di intolleranza violenta.

Marche. Non si segnalano situazioni di criticità legate alla presenza di immigrati. A parte qualche protesta degli abitanti dei quartieri a maggior densità di residenti extracomunitari, come i quartieri Piano e Archi ad Ancona, per furti, risse e episodi di microcriminalità.

Toscana. Prato è invasa da tempo dall'immigrazione cinese, le emergenze sono rappresentate dalle baby gang di orientali, che rapinano e taglieggiano i connazionali (a luglio è stato ucciso un ragazzo di 16 anni) e dai reati finanziari. Per questo dall' agosto scorso è presente l'esercito. A Prato vivono 70 mila straneri su 180 mila abitanti. A Firenze, un migliaio di persone vive in edifici occupati, tutti in regola con le norme di soggiorno. Sono comunitari ed extracomunitari (molti i magrebini). A Pisa, censiti 795 nomadi. Attuate politiche ad hoc che mirano al rimpatrio assistito (1000 euro a famiglia). Firmato un protocollo d'intesa tra Regione e Comune per la chiusura di tre campi e l'apertura di un villaggio di 17 appartamenti.

Piemonte. A Torino due le situazioni critiche: il Cie di corso Brunelleschi, teatro in passato di diversi disordini al suo interno, in procinto di raddoppiare i posti letto, da 90 a 180, e la ex caserma di Via Asti dove dall'autunno sono stati trasferiti 300 profughi somali, prima residenti in una fatiscente ex clinica. Nei mesi scorsi ci sono stati alcuni tentativi di sommosse nel Cie con l'intervento della polizia.

Veneto. La presenza di immigrati è notevolmente cresciuta, ma non sono stati registrati fenomeni di tensione sociale, se non in passato legati a casi specifici, ora risolti. Nel vicentino, nel settore della concia senegalesi e indiani sono di fatto il 100% della manodopera; nel veronese, per la raccolta della frutta, è comune il fenomeno del pendolarismo stagionale dall'est Europa. Nel triveneto si è registrato, quanto a popolazione immigrata, un saldo di +500mila unità; la presenza extracomunitaria viene considerata una risorsa insostituibile.

Trentino-Alto Adige. La presenza di immigrati non crea problemi: in prevalenza, persone provenienti dall'Europa Centro-Orientale e da Marocco, Tunisia e Algeria. L'incidenza numerica sulla popolazione residente risulta in ciascuna delle due Province autonome superiore alla media nazionale, che è intorno al 6,4%. La popolazione straniera residente in Trentino, è di 42.524 persone, su un totale di 519.800 abitanti.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/immigrati-mappa-aree-rischio_2.shtml

LA STRETTA SULLE PENSIONI AGISCE A TUTTO CAMPO

ilsole24ore.com
08 01 2010


di Sergio D'Onofrio
 
 Il 2010 non inizia nel migliore dei modi per 18 milioni di pensionati. Primo: con la scala mobile arriva solo un mini aumento dello 0,7%, reso ancora più magro da un conguaglio negativo sulle spettanze del 2009. Secondo: la previdenza non mostra un volto amico nemmeno a chi sta per lasciare il lavoro: se la pensione sarà calcolata, in tutto o in parte, con il sistema contributivo (meno di 18 anni di versamenti nel '95) l'assegno nella maggior parte dei casi risentirà di coefficienti più bassi in vigore da gennaio.
Quanto invece all'età della pensione, si sposterà in avanti solo dal 2015 con piccoli ritocchi (il primo sarà di tre mesi) legati all'aumento della vita media. Le donne del pubblico impiego, tuttavia, già da quest'anno, a causa di una sentenza della Corte europea, dovranno lavorare un anno in più rispetto alle colleghe del settore privato.

Scala mobile
La discesa dell'inflazione ai minimi storici ha impresso una frenata alla scale mobile dei pensionati: nel 2010 devono accontentarsi di un modesto ritocco all'insù (appena lo 0,7%). È l'aumento più basso da quando nel 92 l'adeguamento annuale - la "perequazione automatica" - non è più agganciato alla crescita delle retribuzioni ma solo all'indice Istat sui prezzi al consumo. Attualmente solo una quota delle indennità a favore dei sordomuti, degli invalidi totali e dei ciechi civili viene rivalutata con un indice (+3,69%) collegato alla dinamica salariale degli operai dell'industria.
Il meccanismo della perequazione automatica è stato revisionato più volte. Nel 2008 è stata introdotta una correzione che dà una copertura migliore rispetto al passato: beneficiano della rivalutazione Istat al 100% i trattamenti fino a cinque volte quello minimo Inps (2.288,80 euro al mese nel 2010). Sulla parte che eccede tale parametro l'aggiornamento al costo della vita si ferma al 75 per cento. Dopo il blocco del 2008, però, non ci sono più quote di pensione escluse del tutto dalla rivalutazione annuale.
Ma il cedolino di gennaio lascia l'amaro in bocca ai pensionati anche per via del conguaglio negativo dello 0,1%: nel 2009 l'aumento (+3,3%) è risultato superiore a quello spettante (+3,2%). Le somme percepite in più nel 2009 vengono recuperate dall'Inps sulle prime due rate del 2010. Per gli importi entro i sei euro i pensionati trovano indicata la trattenuta solo sulla rata di gennaio. Mentre sulle pensioni Inpdap, in pagamento dal 16 di gennaio, il conguaglio viene effettuato solo sulla prima rata del 2010.

Nuovi coefficienti
Le pensioni con decorrenza da gennaio in poi saranno più basse se calcolate con il sistema misto e contributivo. L'importo mensile risentirà dell'entrata in funzione dei nuovi coefficienti che trasformano in pensione quanto è stato versato dal '96 in poi. L'impatto non sarà uguale per tutti: bisogna distinguere la platea dei lavoratori interessati in due categorie. Per i dipendenti che rientrano nel sistema misto (meno di 18 anni di contributi fino al '95), l'applicazione dei nuovi coefficienti, tarati sull'aumento delle vita media registrato negli ultimi anni, non sempre comporta una riduzione dell'assegno. Rispetto al retributivo scontano una lieve perdita (1% circa ) per stipendi pensionabili fino a 40mila euro. E addirittura ci guadagnano qualcosa se hanno percepito o retribuzioni annuali dai 60mila euro in su.
Il calcolo misto penalizza invece i lavoratori autonomi, che possono contare su un accantonamento annuale (20% del reddito imponibile) inferiore a quello dei dipendenti (33% della retribuzione ).
La riduzione dovuta all'introduzione dei nuovi coefficienti si ripercuote, fino a un massimo dell'8,41%, su quelli che dal 2010 in poi avranno pensione interamente contributiva. Tra questi, i pensionati che arrotondano l'assegno con collaborazioni per le quali versano i contributi alla gestione separata dell'Inps. Con la pensione supplementare dell'Inps realizzeranno un importo più basso rispetto a chi ha ottenuto la liquidazione del secondo assegno entro il 2009.

Pubblico impiego
Novità anche per le donne del pubblico impiego: da gennaio per il trattamento di vecchiaia sono richiesti almeno 61 anni di età, che saliranno con scatti di un anno ogni due fino al 2018 per raggiungere il limite di 65 anni previsto per gli uomini. Le nuove regole, introdotte per rispettare una sentenza della Corte di giustizia europea di due anni fa, si applicano anche alle dipendenti del comparto sanità, comprese le infermiere che per regolamento dovrebbero andare in pensione a 60 anni.

Anzianità solo con le quote
Quest'anno è più difficile anche lasciare il lavoro con la pensione di anzianità maturata con meno di 40 anni di contributi. Nel periodo luglio 2009 - dicembre 2010 i dipendenti devono raggiungere quota "95", che si ottiene combinando 60 anni di età e 35 di contributi o 59 anni di età e 36 di versamenti (legge 247/07) . I requisiti sono più severi per i lavoratori autonomi ai quali si applica la quota "96": dovranno avere almeno 61 anni di età e 36 di contribuzione o in alternativa 60 anni di età e 36 di versamenti. La finestra si apre dal II semestre successivo a quello in cui si matura il requisito. Prima uscita utile: 1° luglio 2010.
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2010/01/stretta-pensioni-agisce-a-tutto-campo.shtml?uuid=0a5aa3a4-fc26-11de-a982-fad58e4d6543&DocRulesView=Libero

AAA CERCASI AMAZZONI EGIZIANE

il sole 24 ore
22 12 09

di Martino Pillitteri

Praticano lo judo, se la cavano con il karate, hanno superato test attitudinali sulla valutazione e la gestione dei conflitti ed hanno vinto lo scetticismo e il protezionismo dei loro padri conservatori: sono le ladyguards (guardie del corpo)egiziane, un mix tra le eroine laiche del telefilm americano degli anni ottanta " Charlie's Angels " e le amazzoni musulmane private del colonnello Gheddafi.
Il loro lavoro non è quello di proteggere Suzanne Mubarak, moglie del rais egiziano Hosni Mubarak, durante i suoi viaggi all'estero. E non sono neppure una trovata di marketing del governo per promuovere all'estero un immagine della società egiziana non maschilista. Sono guardie del corpo con il velo arruolate per garantire la protezione e il confort a business women, cantanti, attrici, avvocatesse e principesse dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi in vacanza sul Nilo che spesso non sono a loro agio nell'essere scortate da Caio, Mustafa e Mohammed nei negozi di Victoria Secret e di essere perquisite all'entrata di ristoranti e di alberghi di lusso da energumeni maschi e maschilisti arabi.

Le ladyguard sono assunte dal gruppo Falcon Group, una sussidiaria del gruppo bancario egiziano CIB. Falcon Group fornisce servizi di sicurezza che variano dalla sicurezza delle persone, alla consegna di oggetti di valore per conto terzi all'organizzazione di sistemi di sicurezza nelle aziende. Dispone di un parco guardie di 3800 addetti, di cui 300 sono guardie del corpo donne. Oltre al servizio classico della protezione delle loro clienti, le ladyguards lavorano alle postazioni dei metal detector negli aereoporti, nei grandi alberghi, nei ministeri e nei tribunali.

Spesso, nel mondo arabo, avere una guardia del corpo è più uno status symbol che una necessità. Ma in una società dominata da una mentalità maschilista, circondarsi di uomini per essere protetta da altri uomini è anche una grande scocciatura e spesso è anche imbarazzante. Alcune donne allora preferiscono essere scortate o perquisite da altre donne. Le Vip arabe si sentono più a loro agio con professioniste dello stesso genere, passano più facilmente inosservate, stabiliscono dei rapporti interpersonali basati su gusti ed esperienze di vita spesso condivisi.

Falcon group, che ha lanciato il servizio V.I.P. in rosa tre anni fa, pubblica regolarmente annunci di lavoro per la ricerca di ladyguard sui giornali egiziani. I requisiti del job description sono: un'età tra i 20 e 35 anni; un diploma di scuola media superiore e skill in arti marziali. "Abbiamo lanciato un servizio di guardia del corpo rosa solo per donne perché ci sono sempre più donne in carriera che diventano protagoniste in vari settori" ha detto il direttore generale di Falcon Group Cherif Khaled all' Associated Press. "Quando le donne egiziane hanno la possibilità di emergere, esse non esitano a sfruttarle. Ma quando raggiungono certi risultati i loro successi si scontrano con le tradizioni conservatrici di un paese dove regna una mentalità maschilista". In Italia diremmo che è il sistema che non permette al talento di primeggiare. In Egitto, il deterrente all'ascesa professionale è il sesso, inteso come genere.

Per non scontrarsi troppo con le tradizioni, non c'è sempre bisogno di una guardia del corpo. Basta guardarsi un po' intorno. Il primo vagone delle metropolitane del Cairo è sempre destinato alle signore. Il business delle piscine, delle spiagge e delle palestre per sole donne è sempre più popolare e remunerativo. Sono frequentate anche da quelle signorine che hanno una vita tranquilla, che non sono famose, ma che ovunque vadano sono perseguitate da pizzicotti sul sedere da parte dei tassisti, dei passanti, dei commercianti. Ci sono poi locali per il tempo libero dove il cappuccino e narghilè se li gustano solamente donne in compagnia di amiche o di colleghe e gli uomini non possono neppure lavorarci come camerieri. Il 20 ottobre, al Cairo, è stato aperto un locale per sole donne dove è addirittura proibito parlare di calcio e sui muri ci sono i poster dei simboli femminili dell'Egitto come la cantante Om Kolthoum e l'attrice Leila Morad. Sui pullman, generalmente, la prima fila di posti a sedere è per le signore. A Beirut ci sono perfino taxi per sole donne. Si chiamano "banet taxi". Si distinguono per il colore rosa e per l'essere guidati da donne. Ma i taxi rosa ci sono anche in Tailandia, in India e persino nella città di Puebla in Messico.

Se da una parte c'è una nicchia di donne egiziane che di uomini non ne vogliono sapere, dall'altra c'è qualcuna che di uomini ne vuole avere più di uno magari quattro. E' il caso Nadine al-Bedair, una giornalista saudita. In un articolo "I miei quattro mariti e io"pubblicato l'11 di dicembre dal quotidiano egiziano Masry al-Youm. Nadine ha provocatoriamente reclamato il diritto di poter essere sposata con quattro mariti. Se la poligamia esiste per gli uomini, perché non ci deve essere anche per donne? La poligamia per le donne, secondo la tesi della giornalista, è un modo per proteggersi dall'infedeltà dei mariti. Scrive Nadine: "Un uomo tende a dire di essere annoiato, che la moglie è diventata più una sorella che un partner. Che non lo eccita più. Ed è qui che incomincia il processo del tradimento. Poi le tradizioni e le figure religiose forniscono agli uomini il rimedio di sconfiggere la noia con altre donne. Ma una donna non tradisce perché si annoia. Che cosa succede quando una donna è annoiata oppure considera il marito come un fratello?"Oltre ad essere una provocazione, potrebbe essere un'idea per un nuovo business: "Escort maschi per donne polimiganizzate".
22 dicembre 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Mondo/2009/Narghile-cappuccino/Societa/aaa-cercasi-amazzoni-egiziane.shtml
ilsole24ore.com
17 12 2009

i
di Claudio Tucci
 

Cresce il numero di rifugiati che trova accoglienza nei centri gestiti dagli enti locali. Nel 2008, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) ha accolto 8.412 persone, il 34% in più rispetto all'anno precedente. Si tratta soprattutto di persone di sesso maschile (quasi i 2/3), mentre i minori sono 1.091, il 13% del totale. A essere rappresentati sono, principalmente, i Paesi del continente africano, Eritrea, Somalia, Nigeria, Etiopia e Costa d'Avorio, ma non sono mancati, anche, iracheni e afghani. È questo, in sintesi, il bilancio dell'annuale rapporto del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati 2008/2009, presentato, a Roma, dall'Anci, assieme prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno.

I risultati positivi sono stati ottenuti grazie a una rete di 4.388 posti di accoglienza, distribuiti in 114 progetti diffusi su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di 101 enti locali e oltre 100 realtà del terzo settore. «La gestione dell'immigrazione - ha dichiarato il presidente nazionale dell'Anci, Sergio Chiamparino - passa necessariamente per la valorizzazione del ruolo delle realtà locali, dei comuni, che si sono già distinti con una serie di pratiche grazie alle quali oggi possiamo affrontare il problema dell'immigrazione in modo non emergenziale».

Chiamparino ha sottolineto, poi, l'importanza di una stabilizzazione finanziaria dello Sprar e di politiche di cooperazione internazionale nel settore dell'asilo. Sotto questo punto di vista, ha aggiunto, un passo importante sarà «la prossima costituzione dell'Agenzia europea dell'asilo, fortemente voluta dall'Italia, con la speranza che l'Anci possa esserne parte attiva, assieme alle reti delle municipalità degli altri Paesi europei».

Dal rapporto è emerso, poi, come, nel 2008, per far fronte al sensibile aumento degli arrivi via mare, ai 2.541 posti inizialmente finanziati dal fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (Fnpsa), ne sono stati aggiunti ulteriori 1.847. Questi ultimi attivati con risorse straordinarie del ministero dell'Interno, sia come ampliamento di progetti già finanziati, che di progetti ammessi ex novo alla rete. Il buon funzionamento del sistema è stato garantito, anche, dall'apporto di altri soggetti attuatori che, con la quota di co-finanziamento, partecipano con risorse proprie al 34,65% del costo complessivo (pari a oltre 31,3 milioni di euro) dell'intera rete di accoglienza gestita dagli enti locali. Nel 2009, invece, i progetti territoriali finanziati dal Fnpsa sono cresciuti del 20%, passando da 114 a 138, di cui 31 a favore di categorie vulnerabili. Allo stesso modo, sono aumentati sia i posti complessivi pari a 3mila (+18% rispetto al 2008), sia la rete territoriale, che coinvolge 123 enti locali distribuiti in 69 province e 19 regioni italiane.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/12/rapporto-rifugiati-anci-chiamparino-morcone.shtml?uuid=aeb11968-eb39-11de-b63e-4a67e8f0bce3

il sole 24 ore.it
17 12 09


Contrariamente a quanto avvenuto in Germania e Stati Uniti, dove il tasso di disoccupazione è calato, in Italia la situazione del mercato del lavoro peggiora. A ottobre infatti il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,2%. È il dato peggiore da aprile 2004. Lo rileva l'Istat che ha rivisto al rialzo il dato diffuso nelle scorse settimane (8%). I disoccupati nel mese erano quindi 2.039.000. L'occupazione è diminuita nel terzo trimestre di 508.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2008 (-2,2%), mentre ha perso 120.000 unità rispetto al secondo trimestre del 2009. l'Istat precisa che è il calo peggiore dal '92, anno di inizio delle serie storiche, e che 386.000 posti sono stati persi nell'industria. ??I posti di lavoro persi per la crisi tra il 2008 e il 2009 , secondo il Centro studi di Confindustria, ammontano a 470mila, di cui 128mila nel 2008 e 342mila quest'anno. Nei Nuovi Scenari Economici di viale dell'Astronomia, oltre alle previsioni sul Pil si stima che ci siano altri 195mila posti a rischio tra il 2010 e il 2011, nel caso in cui «il 70% del calo delle unità di lavoro in Cig si traducesse in lavoratori riassorbiti». Gli economisti del Centro studi Confindustria stimano il tasso di disoccupazione all'8,7% nel 2010 e al 9% nel 2011. Il 2009 si chiuderà con un tasso di disoccupazione al 7,6%.??A livello territoriale, si accentua il restringimento della base occupazionale nel Nord (-2,3 per cento, pari a -274.000 unità in confronto al terzo trimestre 2008), prosegue il calo nel Mezzogiorno (-3,0 per cento, pari a -196.000 unità), mentre nel Centro la riduzione del numero degli occupati è più contenuta (-0,8 per cento, pari a -38.000 unità). Il risultato trova ragione sia nella relativa maggiore crescita tendenziale degli occupati stranieri in questa ripartizione, sia nel sostegno fornito dal settore terziario, in particolare dai servizi alle famiglie e da taluni comparti a elevata intensità di lavoro (alberghi e ristoranti, servizi di pulizia, di viglilanza e attività professionali autonome). ??La notevole riduzione tendenziale dell'occupazione nell'industria in senso stretto (-6,1 per cento, pari a -307.000 unità) riguarda sia i dipendenti sia gli autonomi, soprattutto nelle regioni settentrionali. Le costruzioni accentuano la tendenza discendente emersa lo scorso trimestre, con un calo degli occupati del 4 per cento (pari a -79.000 unità), diffuso nell'insieme del territorio nazionale. Il terziario segnala una nuova riduzione tendenziale dell'occupazione (-0,6 per cento, pari a -97.000 unità), a sintesi del continuo calo degli autonomi e della sostanziale stabilità dei dipendenti. ??Infine, l'Istat segnala che il calo riguarda in particolare i dipendenti a termine (-220.000 unità) ma anche i collaboratori coordinati e continuativi e occasionali (-42.000 unità), gli autonomi (-136.000 unità), soprattutto quelli con un'attività artigianale o commerciale; dall'altro, una riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato (-110.000 unità), concentrata nelle imprese di più ridotta dimensione. In base alla tipologia di orario, il calo dell'occupazione riflette l'accentuata riduzione degli occupati a tempo pieno (-449.000 unità) e, in misura più ridotta, la flessione di quelli a tempo parziale (-59.000 unità).
17 DICEMBRE 2009


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/12/ottobre-disoccupazione-istat-italia.shtml?uuid=b7d3d106-eaef-11de-b63e-4a67e8f0bce3&DocRulesView=Libero

il sole 24 ore
15 12 09


«Il mondo dello sport, ma anche altri mondi che amo citare come quello della ricerca e del volontariato, testimoniano la ricchezza e i valori della società italiana che si mostra ancora una volta più forte e coesa dell'immagine che ne dà la politica, così segnata da esasperato conflitto». Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso alla premiazione degli atleti italiani che hanno vinto il campionato del mondo 2009 nelle discipline olimpiche.??Di Pietro parla alla Camera. Il Pdl esce. È iniziato con qualche attimo di ritardo l'intervento di Antonio Di Pietro alla Camera nel dibattito seguito all'informativa del ministro dell'Interno sull'aggressione subita dal premier a Milano. Questo perché una buona parte dei deputati del Pdl ha deciso di abbandonare l'aula. Il leader Idv ha aspettato un po' prima di prendere la parola: «Voglio rispettare chi ha deciso di non ascoltare, non vorrei rovinargli le orecchie con le mie parole», ha detto. ??«Non l'Italia dei Valori ma il comportamento di governo e maggioranza istigano l'odio». ?E' la risposta di Antonio Di Pietro a Fabrizio Cicchitto nel corso del dibattito in Aula alla Camera sull'aggressione subita dal premier domenica scorsa a Milano. «Noi non facciamo opposizione in odio a Berlusconi - ha detto l'ex pm - ma per amore del paese. Noi da 15 anni a questa parte diciamo che i provvedimenti presi dal governo umiliano le coscienze, mortificano le istituzioni, che il modello di questo governo che toglie ai poveri per dare ai furbi e che favorisce i criminali fomenta l'odio. E' questa disparità di trattamento che crea disperazione, questo arma la mano. L'istigazione è provocata dai comportamenti della maggioranza e del governo che piega il Parlamento per fare leggi a uso e consumo proprio». ?«Se davvero volete rispettare il dettato del presidente della Repubblica - ha detto Di Pietro - allora cominciate nei prossimi giorni a non portare in aula provvedimenti che servono a far sfuggire dalla giustizia chi invece dovrebbe rispondere alla giustizia, leggi come il processo breve o il lodo Alfano bis. Non si può accettare di violare la legge e la Costituzione in nome di una maggioranza ricevuta dal voto». ??«Noi - ha avvertito Di Pietro - non ci lasceremo mortificare dalla vostra arroganza, non accetteremo in nome di una pacificazione sociale che voi possiate continuare a fare leggi come vi pare e piace, a dividere il paese tra persone che volete favorire e altri che volete mandare all'inferno. Faremo l'opposizione in modo chiaro e determinato e non si spacci per violenza quello che è la nostra opposizione che è eserciio democratico delle nostre funzioni. Respingiamo il tentativo squallido di criminalizzazione che fate per far passare in cavalleria tutto quello che fate nell'interesse della lobby piduista che si è impossessata della democrazia nel nostro paese».
15 DICEMBRE 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/12/berlusconi-napolitano-dipietro.shtml?uuid=15339466-e966-11de-83ca-dded05d39bb8&DocRulesView=Libero

il sole 24 ore
30 11 09

di Elysa Fazzino

Diecimila donne dicono «basta» alla violenza e al "velinismo": così El Pais titola il servizio sulla manifestazione contro la violenza sulle donne che si è svolta sabato a Roma. Ma il corrispondente Miguel Mora esordisce con una domanda: «Mentre Veronica Lario e Patrizia D'Addario denunciavano il sistema politico-sessuale brevettato da Silvio Berlusconi, perché le italiane non protestavano? ». Questa domanda, afferma, se la fanno in molti, «dentro e fuori dal paese», alla vista «dell'impudico machismo esibito dal Primo ministro "del paese di Casanova" ».

La risposta cominciò in ottobre, continua il quotidiano spagnolo, quando Berlusconi insultò Rosy Bindi in tv, dicendole «Lei è sempre più bella che intelligente». La risposta della Bindi («Presidente, non sono una donna a sua disposizione») ottenne migliaia di adesioni.
Sabato, 10mila donne, secondo gli organizzatori, hanno manifestato «contro la violenza machista e lo sfruttamento del corpo femminile a fini politici ed economici». Hanno chiesto una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi, libertà di scelta sessuale, meno omofobia e meno razzismo.

Il giorno prima, aggiunge El Pais, davanti a Palazzo Grazioli un centinaio di studenti e lavoratori precari avevano protestato contro la legge sulla prostituzione messa a punto dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, «ex velina pubblicamente corteggiata da Berlusconi». «Questa casa è più chiusa di qualsiasi altra», ironizzavano i manifestanti, prima di essere dispersi dalla polizia, riferendosi alle feste celebrate nell'abitazione di Berlusconi nel centro di Roma. La norma proibisce la prostituzione in luoghi pubblici e multa sia le prostitute che i clienti. La legge Carfagna, secondo i manifestanti, «favorisce la clandestinità, lo sfruttamento e le mafie».
Le organizzazioni femministe e lesbiche hanno ribadito sabato che le cifre ufficiali della violenza machista in Italia rivelano «una situazione drammatica in Italia». Quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito aggressioni o maltrattamenti almeno una volta nella vita. Otto su dieci sono aggredite in casa da mariti, fidanzati, padri o parenti. Un milione ha subito uno stupro o un tentativo di stupro. Solo il 2% denuncia gli attacchi. Nei dodici mesi prima dell'inchiesta Istat, mezzo milione di donne hanno subito violenza. A Roma, i casi di violenza sessuale nel 2008 sono aumentati del 52% rispetto al 2007. La prostituzione e pornografia infantile del 70%.

«Tutto ciò succede nel silenzio e nell'impunità», sottolinea El Pais, che ricorda l'appello di giovedì scorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ha chiesto azioni urgenti e «rigore senza indulgenza» per frenare la violenza, la prepotenza e l'intimidazione» e ha esortato a combattere «l'immagine volgare della donna, che trasmette la televisione e la pubblicità».
L'articolo di Mora cita Sabina Ambrogi, sceneggiatrice e specialista della rappresentazione delle donne sui media: il caso italiano «è particolarmente demoralizzante perché non ci sono alternative culturali al modello patriarcale che da 30 anni viene costruito dalla televisione privata».

Tra le foto pubblicate sul sito di El Pais, una mostra le donne in piazza con cartelli di protesta e in primo piano la scritta: «Porto i jeans = donna da stuprare».
Una foto della manifestazione è anche sul sito del quotidiano britannico Independent: una donna porta sulla borsa un cartello che recita: «No alle case chiuse: chiudete Palazzo Grazioli». L'Independent parla di marcia «anti-Berlusconi».
30 novembre 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/visti-lontano-violenza-donne-paese-casanova.shtml?uuid=52a7d35c-dda4-11de-8ec4-cb03dcd2d25d&DocRulesView=Libero

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