IL SOLE 24 ORE

ilsole24ore.com
30 11 2009


di Elysa Fazzino
 

Diecimila donne dicono «basta» alla violenza e al "velinismo": così El Pais titola il servizio sulla manifestazione contro la violenza sulle donne che si è svolta sabato a Roma. Ma il corrispondente Miguel Mora esordisce con una domanda: «Mentre Veronica Lario e Patrizia D'Addario denunciavano il sistema politico-sessuale brevettato da Silvio Berlusconi, perché le italiane non protestavano? ». Questa domanda, afferma, se la fanno in molti, «dentro e fuori dal paese», alla vista «dell'impudico machismo esibito dal Primo ministro "del paese di Casanova" ».

La risposta cominciò in ottobre, continua il quotidiano spagnolo, quando Berlusconi insultò Rosy Bindi in tv, dicendole «Lei è sempre più bella che intelligente». La risposta della Bindi («Presidente, non sono una donna a sua disposizione») ottenne migliaia di adesioni.
Sabato, 10mila donne, secondo gli organizzatori, hanno manifestato «contro la violenza machista e lo sfruttamento del corpo femminile a fini politici ed economici». Hanno chiesto una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi, libertà di scelta sessuale, meno omofobia e meno razzismo.

Il giorno prima, aggiunge El Pais, davanti a Palazzo Grazioli un centinaio di studenti e lavoratori precari avevano protestato contro la legge sulla prostituzione messa a punto dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, «ex velina pubblicamente corteggiata da Berlusconi». «Questa casa è più chiusa di qualsiasi altra», ironizzavano i manifestanti, prima di essere dispersi dalla polizia, riferendosi alle feste celebrate nell'abitazione di Berlusconi nel centro di Roma. La norma proibisce la prostituzione in luoghi pubblici e multa sia le prostitute che i clienti. La legge Carfagna, secondo i manifestanti, «favorisce la clandestinità, lo sfruttamento e le mafie».
Le organizzazioni femministe e lesbiche hanno ribadito sabato che le cifre ufficiali della violenza machista in Italia rivelano «una situazione drammatica in Italia». Quasi sette milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito aggressioni o maltrattamenti almeno una volta nella vita. Otto su dieci sono aggredite in casa da mariti, fidanzati, padri o parenti. Un milione ha subito uno stupro o un tentativo di stupro. Solo il 2% denuncia gli attacchi. Nei dodici mesi prima dell'inchiesta Istat, mezzo milione di donne hanno subito violenza. A Roma, i casi di violenza sessuale nel 2008 sono aumentati del 52% rispetto al 2007. La prostituzione e pornografia infantile del 70%.

«Tutto ciò succede nel silenzio e nell'impunità», sottolinea El Pais, che ricorda l'appello di giovedì scorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ha chiesto azioni urgenti e «rigore senza indulgenza» per frenare la violenza, la prepotenza e l'intimidazione» e ha esortato a combattere «l'immagine volgare della donna, che trasmette la televisione e la pubblicità».
L'articolo di Mora cita Sabina Ambrogi, sceneggiatrice e specialista della rappresentazione delle donne sui media: il caso italiano «è particolarmente demoralizzante perché non ci sono alternative culturali al modello patriarcale che da 30 anni viene costruito dalla televisione privata».

Tra le foto pubblicate sul sito di El Pais, una mostra le donne in piazza con cartelli di protesta e in primo piano la scritta: «Porto i jeans = donna da stuprare».
Una foto della manifestazione è anche sul sito del quotidiano britannico Independent: una donna porta sulla borsa un cartello che recita: «No alle case chiuse: chiudete Palazzo Grazioli». L'Independent parla di marcia «anti-Berlusconi».
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/visti-lontano-violenza-donne-paese-casanova.shtml?uuid=52a7d35c-dda4-11de-8ec4-cb03dcd2d25d&DocRulesView=Libero

MAMME TUTTE GRINTA E RICERCA

ilsole24ore.com
23 11 2009




Le tre mamme della nanoscienza si muovono con agilità nei lunghi corridoi dell'Imem di Parma,l'istituto dei materiali per l'elettronica e il magnetismo che fa capo al Consiglio nazionale delle ricerche. «È una falange armata» scherza Salvatore Iannotta, direttore dell'istituto dove lavorano una sessantina di persone tra ricercatori, tecnici, studenti, dottorandi e post-doc, con una quota rosa intorno al 35 per cento.
In effetti tra Franca Albertini, Lucia Nasi e Paola Frigeri - un figlio di sette anni la prima, due gemelli di 12 la seconda, tre femmine tra i 4 e i 6 anni la terza-c'è molta complicità e affiatamento, basta uno sguardo e si capiscono senza dover parlare. Soprattutto ora, tra una conferenza e l'altra per l'iniziativa «Scienza: la parola alle donne» in corso presso il loro istituto fino ai primi di dicembre. Tutte e tre 43enni, si conoscono dai tempi dell'università, facoltà di fisica all'ateneo di Parma. Si sono fatte avanti in un mondo di uomini. «I nostri docenti erano tutti maschiricorda Franca- come la maggior parte dei compagni ». L'assunzione è arrivata nel 2001, dopo 10 anni di precariato, tra borse di studio e contratti a termine. «Avevo già la valigia in mano per fuggire all'estero o tentare la strada dell'insegnamento » racconta Lucia. «E invece ci è andata bene a tutte e tre- aggiunge Franca- :è uscitoun bando dell'Imem e siamo riuscite a superare l'esame di ammissione ».
Del gruppetto quella che è arrivata alla leadership è proprio lei: oggi è capo di un team di 12 persone impegnato nel progetto europeo E3 car, in cui l'Imem figura come unico ente di ricerca italiano. Anche se la sua qualifica rimane da ricercatore "ordinario", «perché non ci sono concorsi e mi trovo a dirigere persone che guadagnano più di me». L'obiettivo del suo gruppo è realizzare un prototipo di auto elettrica con innovativi sistemi di controllo elettronico, per cui Franca sta mettendo a punto unsensore capace di controllare e distribuire energia in modo intelligente. Lei è la regina del corridoio dei materiali magnetici, una decina di laboratori in tutto. Qui ci spiega il funzionamento dello sputtering, il suo gioiello più prezioso: un grosso cubo grigio che bombarda di atomi i materiali per ricavarne di nuovi, più evoluti ed efficienti. Tutto su scala nanometrica, dell'ordine di alcuni milionesimi di millimetro. Le sue colleghe-amiche non stanno di certo a guardare: Lucia controlla i materiali prodotti grazie a un enorme microscopio che ne passa al setaccio le strutture atomiche. E se qualcosa non funziona bisogna ricominciare il processo. Paola invece è la signora "incontrastata" della camera bianca, dove studia la preparazione di materiali purissimi, utili ad esempio per migliorare le prestazioni dei laser.
Donne vincenti che vogliono dissolverel'immagine di una comunità scientifica identificata ancora come roccaforte maschile. «I giovani, soprattutto le ragazze, sono vittime dello stereotipo dello scienziato maschio isolato, sempre immerso nello studio e lontano dalla vita di tutti i giorni - lamenta Franca - . Non siamo moderni Einstein, nei laboratori si condividono passioni, fatica ed entusiasmo. Nel nostro giochiamo con gli atomi per scoprire nuove proprietà e progettare materiali "utili": dalle memorie degli hard disk ai laser, fino alle celle fotovoltaiche». Anche se ci sono molti aspetti che andrebbero migliorati. «In cima alla lista dei desideri - spiega Franca - c'è l'aumento dei finanziamenti, con grande riguardo anche per la ricerca di base». Poi «andrebbero messi a punto piani coerenti a lungo termine per reclutare i giovani, altrimenti si rischia di perderli per sempre». E infine, migliorare le pari oppurtunità in un settore che vede ai vertici quasi sempre uomini, anche se la base si tinge sempre più di rosa. «Al Cnr- dice Franca- solo un dirigente su cinque è donna».Percentuale che scende al 19% all'Istituto nazionale di astrofisica e all'11% all'Istituto di fisica nucleare.

Una donna ad alto rischio
Sfondare il soffitto di cristallo non è impresa semplice. Ma non impossibile. Lo dimostra Barbara Borzi, 39 anni, primo ricercatore all'Eucentre di Pavia,uno dei maggiori poli europei nello studio dei rischi sismici: questa giovane dai grandi occhi scuri e dallo sguardo deciso coordina un gruppo di circa 15 persone, quasi tutte donne. È l'unico direttore di sezione " con i tacchi alti" sui nove dell'istituto.Ogni lunedì mattina dalla sua casa di Brescia parte prestissimo per dirigersi verso Pavia, dove l'aspetta una settimana fitta di appuntamentie di trasferte. «Quei cento chilometri mi pesano molto - la sua voce ha una nota di tristezza - : a Brescia lascio la mia famiglia, con i miei due bambini di 6 e 2 anni».
È una donna in carriera, Barbara, ma non in affanno. «Mi arrabbio quando sento parlare di prevaricazione, di difficoltà a gestire lavoro e vita privata. Al contrario direi che il conto con gli uomini si chiude in pareggio.L'abilità è sicuramente indipendente dal sesso, ma siamo diversi, sappiamo fare le cose in modo differente: con tanta dedizione, passione e organizzazione si può benissimo conciliare carriera e vita privata».
Barbara è uno dei pochi cervelli rientrati in Italia, dopo aver trascorso quasi un anno a Londra, per conseguire il "post-doc" in analisi di strutture in cemento armato soggette ad azione sismica, e poi per due anni e mezzo ha occupato la posizione di
senior engineer in una multinazionale
con sedi in Inghilterra. Nel 2002 si è trasferita in Germania, all'interno di una società leader nello studio dei rischi nelle centrali nucleari. «Sono tornata perché ho avuto un'offerta interessante dall'Eucentre - racconta - . Nel frattempo è nata mia figlia: stare in Italia mi permette la vicinanza ai miei affetti e di occuparmi di un lavoro che mi appassiona tantissimo».
E allora eccola nel suo ufficio di Pavia. Sulla scrivania, poche foto e tanto disordine. La giornata è appena cominciata e inizia la spola del primo ricercatore Borzi tra ufficio e open space dove lavora il suo team.
Il gruppo è molto affiatato. In questo periodo tutto è concentrato su un progetto in scadenza per la Regione Calabria: la messa a punto di una procedura informatica per i controlli su edifici e ponti in zone sismiche.L'attività è frenetica davanti ai monitor dei pc, ma «raramente si vedono musi lunghi» assicura Barbara. Che aggiunge «il mio lavoro è fatto anche di levatacce all'alba per prendere i primi voli del mattino e rientri alla sera tardi: in questo periodo parto spesso per la Calabria per spiegare l'utilizzo della nostra procedura a gruppi di professionisti che la dovranno applicare». Tornare all'estero in futuro? «No, grazie». I suoi occhi non tradiscono dubbi. «Ho raggiunto il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata e non è nei miei piani dover riorganizzare tutto da capo».

In Sardegna a caccia di geni
Stessa risposta anche dalla sarda Silvia Naitza 40 anni e una laurea in scienze biologiche con il massimo dei voti-che studia i geni con l'obiettivo di scoprire i "responsabili" della predisposizione a certe malattie, come l'asma,il diabete e il tumore al seno. «Dopo 17 anni lontana dalla mia terra - racconta - sono tornata a Cagliari, dove riesco a fare ricerca ad alto livello senza trascurare la mia famiglia ». La sua scoperta più importante lo scorso anno, quando a capo di un team di una trentina di persone, ha individuato il gene chiave per gli ormoni della tiroide. È assunta a tempo indeterminato come ricercatore al Cnr di Cagliari da inizio 2009: la sua storia post-laurea comincia all'Imperial college di Londra, dove è rimasta cinque anni.
«Ricordo un episodio che mi ha motivata ad andare avanti: ero molto presa da uno studio sui parassiti della malaria, che mi impegnava fino a tarda sera, compresi sabati e domeniche. Dopo due anni ho scoperto una particolare proteina che è stata determinante per la messa a punto del vaccino». E che le è valsa una citazione su «Lancet»,l'autorevole rivista medica.Un talento emerso anche in Francia, durante il post-doc a Strasburgo: «Qui ho contribuito alla scoperta di un gene molto importante nello studio delle difese immunitarie». Risultati prestigiosi che l'hanno ripagata dei sacrifici e dato la carica per andare avanti. Oggi al Cnr conserva la sua dimensione internazionale, collaborando con istituzioni europee e americane, tutte impegnate nel progetto Progenia. I risultati permetteranno di aggiungere ulteriori tasselli sui meccanismi alla base dell'invecchiamento delle persone. «Da quando dirigo il gruppo di ricerca- dice Silvia - ho meno tempo per il laboratorio: la mia giornata è fitta di riunioni e di decisioni da prendere, di persone che entrano ed escono dal mio ufficio, quasi tutte donne, una squadra rosa molto motivata». Anche se la ricerca scientifica in Italia prevede molti anni di precariato, «le ragazze - conclude Silvia - sono più grintose dei maschi e accettano anche i risultati negativi senza scoraggiarsi». Parola di una che ce l'ha fatta. E che a gennaio diventerà mamma. «Sarà bellissimo iniziare anche questa avventura ».
 

di Francesca Barbieri

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/23-novembre-2009/mamme-tutte-grinta-ricerca_2.shtml

QUALCHE GIORNO FA ERA STATA RAPINATA E PICCHIATA

ilsole24ore.com
20 11 2009

 

Brenda la trans brasiliana coinvolta nel caso Marrazzo trovata carbonizzata nel suo appartamento in via Due Ponti, qualche giorno fa, la sera dell'8 novembre, era stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi sulla Cassia. I carabinieri, chiamati al 112, l'avevano trovata ubriaca e con delle escoriazioni.
Quando i militari si erano avvicinati aveva cercato di farsi del male da sola sbattendo la testa su un'auto in sosta; portata in ospedale cercato di aggredire i sanitari e si è ferita con delle forbici. Le erano state date cinque giorni di prognosi.

I carabinieri del nucleo radiomobile di Roma sono intervenuti la sera dell'8 novembre, alle 22:30, in via Carlo Pirzio Biroli 52 dopo la segnalazione di una aggressione ai danni di un trans.
Qui i militari hanno trovato un cittadino brasiliano transessuale di 32 anni, meglio conosciuto come Brenda, - hanno poi riferito i militari dopo l'intervento - in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta all`assunzione di alcool e con alcune escoriazioni, per le quali i militari hanno richiesto l`intervento dei sanitari del 118.
In quel frangente - hanno spiegato i militari - Brenda ha tentato di autolesionarsi battendo la testa su un`auto in sosta.
Trasportata al pronto soccorso dell`ospedale Villa San Pietro, aveva dato nuovamente in escandescenze, minacciando il personale sanitario con un paio di forbici da medicazione e procurandosi delle lesioni alle braccia. Più volte ricondotto alla calma, è stato visitato e dimesso con prognosi di 5 giorni per "traumi escoriati multipli, stato di agitazione e alito vinoso".

"Dalle testimonianze raccolte - si legge in una nota dei carabinieri del 9 novembre - si è potuto stabilire che il cittadino brasiliano sarebbe stato avvicinato da alcuni ragazzi, probabilmente dell`est Europa, i quali approfittando del suo stato fisico gli avrebbero portato via la borsa, restituendogliela subito dopo, priva del cellulare".
 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/brenda-rapita-picchiata.shtml?uuid=015967ae-d5b6-11de-9e90-c4c9d04cccfb&DocRulesView=Libero

TELEFONO AZZURRO

il sole 24 ore
17 11 09

di Claudio Tucci


Un bambino su 4 è vittima di episodi di bullismo. A scuola o in rete, è sempre più frequente ricevere provocazioni e offese immotivate, o, nei casi più gravi, percosse, furti e minacce. Una piaga che non si frena con il crescere dell'età: tra gli adolescenti è ritenuto un fenomeno "molto diffuso" tra il 33,9% dei ragazzi. Le vittime di bullismo mostrano, poi, preoccupanti conseguenze psicologiche: dalla perdita della stima di sé (22%), alla depressione (17,8%), alla voglia di abbandonare gli studi (21,3 per cento). E, ancora: il 16,8% dei ragazzi fuma tra le 10 e 15 sigarette al giorno.

L'alcolismo imperversa, invece, tra il 50,1% di giovani e il consumo di droga, tra il 44,3 per cento. Non esita a parlare di "futuro negato" per questa generazione di ragazzi, il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, presentando, al Senato, il 10° rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, realizzato, assieme, a Telefono Azzurro. Preoccupa, soprattutto, come, di fronte agli abusi e alle prevaricazioni, sempre più ragazzi non chiedano aiuto a insegnanti e genitori, ma tendano a farsi "giustizia da sé" o in branco: il 7% degli adolescenti dichiara, candidamente, di uscire di casa portando un coltello per difendersi e, addirittura, il 37% consoce almeno un ragazzo che ha questa abitudine. Un ragazzo su 5, poi, ha ammesso di aver fumato cannabis o marijuana. Il 46,2% lo fa in modo occasionale.

Ricordando il ventennale della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia, che ricorrerà il prossimo 20 novembre, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo ha sottolineato come, ancora, oggi, esistono troppe violazioni dei diritti dei bambini e degli adolescenti: dal diritto a non essere maltrattati per via del colore delle pelle (53%), alla richiesta di maggiore protezione dai maltrattamenti (49%), a vedere rispettate le proprie opinioni (47 per cento).

Lo studio mostra, anche, alcuni rischi "collaterali" che possono correre i più piccoli da un uso esagerato delle nuove tecnologie e dalle piccole, grandi mode del momento. Si inizia a usare internet tra 6 e gli 8 anni: si cercano giochi o materiale per fare i compiti e capita molto spesso, invece, di imbattersi in messaggi o foto porno, scene di violenza o richieste di appuntamenti da parte di "orchi cattivi". Un bambino su 10, una volta a settimana, rinuncia ai più salutari pranzi e merende a casa, per andare al fast-food. Un bambino su 2, orami, possiede un cellulare, anche, se utilizzato, soprattutto, (88,2%) per rassicurare mamma e papà. Si conoscono, poi, benino le lingue (47% l'inglese, 10%, lo spagnolo, 9,1% il francese), ma l'esperienza all'estero rimane pressoché un miraggio. Per gli adolescenti, infine, i miti di oggi sono molto variegati: un discreto 8,4% vorrebbe assomigliare a Barack Obama. Ma solo il 3,2%, al premio nobel Rita Levi Montalcini. Alla studiosa, i ragazzi preferiscono l'asso delle 2 ruote Valentino Rossi (5,3%) e la showgirl argentina Belen Rodriguez (4,9 per cento).


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/11/telefono-azzurro.shtml?uuid=d7b69668-d36e-11de-a4bd-1cde71b4a532&DocRulesView=Libero

ilsole24ore.com
16 11 2009


 
Più di 1 miliardo di abitanti soffre di denutrizione e ogni sei secondi un bambino in qualche parte del mondo muore di fame. Anche papa Benedetto XVI partecipa alla giornata di apertura del summit

ROMA - «Determinati ad affrancare dal bisogno tutti i popoli della Terra» perché «la povertà è la causa principale della fame e della malnutrizione»: questo l'impegno solenne assunto nella conferenza delle Nazioni Unite sull'alimentazione e l'agricoltura di Hot Springs (Virginia, Usa). Ma era il giugno 1943. A distanza di parecchi decenni il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha convocato dal 16 al 18 novembre a Roma un nuovo vertice mondiale sulla sicurezza alimentare: il numero delle persone che soffrono la fame ha infatti raggiunto il picco storico di 1,02 miliardi, un sesto della popolazione totale del Pianeta.

Secondo le ultime stime gli affamati sono cresciuti quest'anno del 9%, il livello più alto dal 1970. La maggior parte delle persone malnutrite risiedono nella regione Asia-Pacifico (642 milioni), seguite dall'Africa subsahariana (265 milioni), dall'America latina (53 milioni), Vicino Oriente e Nord Africa (42 milioni) e nei paesi sviluppati (15 milioni). La Fao ha attivato il sito www.1billionhungry.org. dove chiunque potrà registrare il proprio dissenso rispetto all'attuale situazione e dare una spinta ad agire per i capi di Stato e di governo». L'obiettivo del direttore generale della Fao è quello di raggiungere un miliardo di adesioni, che corrisponde appunto al numero di affamati nel mondo. Il sito contiene anche un filmato in cui lo stesso Diouf conta a voce alta sei secondi dopo i quali annucia: «Un bambino da qualche parte del mondo è morto di fame».

Presenti e assenti al summit di Roma
Papa Benedetto XVI nella giornata di lunedì 16 novembre farà il suo primo intervento a un vertice della Fao e, al termine, saluterà, uno per uno, i capi di Stato presenti all'inaugurazione, mentre non è previsto un saluto ravvicinato con il presidente del Consiglio italiano. Tuttav ia l'appello di Diouf a intervenire al summit non è stato raccolto dagli altri leader del G-8, mentre il summit di Roma sarà la vetrina per alcune presenze politicamente un po' "ingombranti" come il libico Muammar Gheddafi, il venezuelano Hugo Chavez e il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe.

Diouf chiede ai governi investimenti pari a 44 miliardi di dollari l'anno per sconfiggere la fame nel mondo, aumentando la produzione agricola e rilanciando il settore rurale nei paesi poveri. Questa somma corrisponde a quel 17% del totale degli Aiuti pubblici allo sviluppo (Oda) che negli anni 80 consentì all'India e ai Paesi dell'America Latina di risollevarsi dalla crisi alimentare con la "rivoluzione verde" «A tutt'oggi invece - precisal direttore generale della Fao - sono destinati all'agricoltura solo il 5% delle risorse, percentuale che era del 3,6% prima del G-8 dell' Aquila», quando sono stati annunciati aiuti per 20 miliardi di dollari nei prossimi tre anni agli agricoltori dei paesi poveri, soprattutto dell'Africa. Sugli impegni assunti all'Aquila è comunque critica Oxfam International: «I Paesi industrializzati pensano di aver fatto abbastanza, ma neo è così: meno di un quarto di quei 20 miliardi di dollari, infatti, sono denaro fresco, per la maggior parte di tratta invece di fondi già previsti ma non ancora utilizzati».

Monito di Oxfam e Msf: summit a rischio senza impegni concreti
Emerge dalla realtà delle cifre una tendenza negativa ormai decennale , dopo i passi avanti «notevoli» degli anni 80 e degli inizi degli anni 90, in larga misura grazie all'incremento degli investimenti in agricoltura. Tra il 1995-97 e il 2004-06, con il calo sostanziale degli aiuti pubblici allo sviluppo (Oda) destinati all'agricoltura, il numero dei sottonutriti è aumentato quasi dovunque. Unica eccezione, America Latina e Caraibi, dove però ora la crisi economica ha cancellato i progressi fatti. La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari». Sedici paesi sono stati identificati dalla Fao come particolarmente vulnerabili a causa di crisi nazionali o regionali: si tratta di Somalia, Afghanistan, Etiopia, Iraq, Eritrea, Sudan, Haiti, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Liberia, Angola, Mongolia, Corea del Nord, Uganda, Tagikistan e Georgia.

Anche un'indagine di Medici senza frontiere (Msf) evidenzia che i fondi stanziati dai paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati per sette anni. Questi fondi equivalgono solamente al 3% di quanto sarebbe necessario per evitare che ogni anno tra i 3,5 e i 5 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiano per cause legate alla malnutrizione. Il rapporto di Msf mostra anmche l'entità degli sprechi nel sistema degli aiuti alimentari, mentre i buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente riallocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni Nella bozza della dichiarazione per il summit di Roma - questo il monito di Oxfam e di Msf - «non c'è nulla di nuovo» e se i leader mondiali «non dimostreranno la volontà di puntare a un accordo ambizioso il vertice è a rischio fallimento».

Per le popolazioni povere il cui bilancio familiare viene speso sino all'80% per il cibo la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita. In prospettiva, oltre a una crescente scarsità delle risorse disponibili, secondo la Fao, «l'agricoltura a livello mondiale dovrà fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, in particolare con l'aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità». A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante. Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30% in Africa e del 21% in Asia.

Prezzi alimentari ancora superiori ai livelli pre-crisi
Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi delle derrate «continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009». Così mentre in Europa gli agricoltori poche settimane fa sono sfilati con i loro trattori a Bruxelles rovesciando fiumi di latte, chiedendo aiuti pubblico dopo un calo del 2o% dei loro introiti, i paesi poveri si lamentano che i prezzi delle derrate alimentari sono del 15-20 % superiori i livelli pre-crisi.

Nonostante il forte calo dei prezzi alla produzione agricola che sono al minimo da venti anni, per le principali materie prime come latte e cereali, rimangono alti - denuncia la Coldiretti - i prezzi al consumo che rendono ancora più difficile la sopravvivenza del miliardo di affamati. Lo dimostra il fatto che l'andamento dei prezzi al consumo in 58 paesi in via di sviluppo ha evidenziato che nell'80% dei casi i prezzi sono più alti dello scorso anno. L'emergenza alimentare - sostiene la Coldiretti - non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori perché questi non consentono all'agricoltura di sopravvivere e, con la chiusura delle imprese, destrutturano il sistema che non è più in grado di riprendersi anche in condizioni positive. .Alle agricolture di tutto il mondo - conclude Coldiretti - devono essere garantiti credito e investimenti adeguati».

In positivo c'è comunque che l'aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla Fao, a partire dagli anni'90 hanno registrato un calo significativo delle persone sottonutrite. Diouf ha citato in particolare quattro paesi: Armenia, Brasile, Nigeria e Vietnam. La Fao rioorda che che uno dei modi migliori e più fruttuosi dal punto di vista economico per uscire dalla povertà rurale e dalla fame, è investire a favore dei piccoli contadini. Circa l'85 % delle conduzioni agricole del mondo hanno dimensioni inferiori ai due ettari ed i piccoli contadini e le loro famiglie rappresentano due miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale. L'Indonesia, il Messico e la Sierra Leone sono esempi di paesi che hanno sviluppato approcci innovativi che rafforzano a sostegno del mondo rurale .

dall'inviato Piero Fornara
 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/Fao-vertice-fame-mondo_2.shtml

RINVIO A GIUDIZIO PER L'EX FIDANZATO

ilsole24ore.com
09 11 2009

 


Diciannove anni dopo l'efferato delitto di via Poma, sarà processato per omicidio volontario Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, l'impiegata romana uccisa nella sede dell'Associazione italiana ostelli della gioventù con 29 colpi di tagliacarte il 7 agosto del 1990. Busco, che oggi è sposato, ha due figlie e lavora come meccanico all'aeroporto di Fiumicino, dovrà comparire il 3 febbraio davanti alla terza Corte d'Assise di Roma.

A deciderne il rinvio a giudizio è stato il gup Maddalena Cipriani, che ha così accolto le richieste della procura di Roma. A 'incastrare' l'ex fidanzato di Simonetta, secondo il pm Ilaria Calò, il segno di un morso riscontrato sul seno sinistro della Cesaroni, che, per i periti della procura, è compatibile con l'arcata dentaria dell'imputato. In sostanza, attraverso rilievi fotografici e studi approfonditi, i consulenti dell'accusa hanno espresso la convinzione che quella compatibilità che a loro giudizio esiste tra il segno del morso e l'arcata dentale superiore di Busco è sufficiente ad accusarlo, dopo che già sul reggiseno che la Cesaroni indossava al momento del fatto erano state trovate tracce di saliva corrispondente al suo dna.

Di tutt'altro avviso, ovviamente, gli esperti della difesa. «Nel corso del processo faremo emergere le contraddizioni di cui è piena questa vicenda - ha detto il difensore di Busco, l'avvocato Paolo Loria, commentando la decisione del gup - Il rinvio a giudizio di oggi è dovuto a quella traccia di saliva trovata sul corpetto della Cesaroni. In aula dimostreremo che non ci sono prove a carico di Busco ma, ripeto, solo quella traccia che potrebbe essere il frutto di una contanimazione tra reperti. Il pm - ha aggiunto - ha sostenuto una sua tesi ma ha presentato soltanto mezze prove. Pensavamo non ci fossero elementi per arrivare a giudizio. Le argomentazioni del pubblico ministero non sono convincenti».
 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/poma-fidanzato-delitto.shtml?uuid=ab092260-cd2f-11de-855c-28baee80fb19&DocRulesView=Libero
Il sole 24 ore
19 10 09
In Cina le donne hanno sempre avuto un ruolo rilevante sia in ambito politico che sociale.
Già in epoca imperiale le donne, pur non avendo di fatto la possibilità di governare, avevano una forte influenza all'interno della corte. Concubine e imperatrici hanno avuto spesso il potere di far cadere una dinastia. L'Imperatrice Wu , per esempio, nel 690 d.C., fu l'unica imperatrice cinese a fondare una dinastia, quella Zhou, e a mantenere il potere per quindici anni. In tempi più recenti, invece, la temibile Imperatrice vedova Cixi regnò de facto per quarant'anni e può essere considerata l'ultima vera imperatrice cinese.
L'era repubblicana, il maoismo e successivamente la Rivoluzione Culturale misero uomini e donne sullo stesso piano sociale. Sin dai primordi del Partito Comunista Cinese, l'impegno politico da parte delle donne fu partecipe e interessato. Basti ricordare la lady di ferro Wu Yi , che è stata Ministro per il Commercio Estero e per la Cooperazione Economica, Ministro della Salute (durante il duro periodo della SARS), nonché uno dei quattro vice Premier fino al 2008. Nel 2007 la rivista americana Forbes l'ha considerata la seconda donna più potente del  mondo dopo Angela Merkel, superando per la prima volta il chihuahua rabbioso Condoleeza Rice.
Attualmente le donne impegnate nelle alte sfere governative sono 21: sette di loro sono leader del Partito Comunista Cinese, e le altre sono ministri o vice ministri. Tra queste Wu Aiying , Ministro della Giustizia, il Ministro della Supervisione Ma Wen (prima donna a ricoprire tale incarico), e Li Bin , responsabile della Commissione Nazionale della Pianificazione Familiare.
Anche nel settore economico, le donne cinesi hanno saputo imporsi con intelligenza, creando dei veri e propri imperi finanziari. L'esempio più eclatante è quello di Zhang Xin , a capo di una delle imprese di costruzioni più importanti del Paese, colei che ha permesso ad architetti come Ai Weiwei , Riken Yamamoto e Patrik Schumacher di creare la nuova faccia di Pechino.
Donne alle quali non viene chiesto di essere belle, giovani e sempre disponibili. Donne che con la loro intelligenza, con la loro competenza, hanno intrapreso carriere senz'altro impegnative, arrivando a ricoprire incarichi importanti grazie alle loro capacità. E nient'altro.

http://www.ilsole24ore.com/includes2007/frameSole.html?http://cindia.blogosfere.it/2009/10/il-potere-della-donna-in-cina-spietate-imperatrici-politiche-raffinate-e-imprenitrici-avanguardiste.html#more

OMOFOBIA E IMMIGRAZIONE: L'ONU CRITICA L'ITALIA

 
Il sole 24 ore
14 ottobre 2009

Le Nazioni Unite aprono a Bruxelles un nuovo ufficio dell'Alto commissario ai Diritti umani e il responsabile dell'istituzione Onu, Navi Pillay, critica l'Italia per la bocciatura alla Camera della legge anti omofobia, definita «un passo indietro». Secondo Pillay «è necessaria una piena protezione» per gli omosessuali: «In alcuni paesi l'omosessualità è addirittura criminalizzata, ma non possiamo ignorare che in altri le minoranze omosessuali sono soggette non solo a violenze, ma anche a discriminazioni in vari aspetti della loro vita», ha osservato l'Alto commissario Onu. Pillay ha detto, inoltre, che sta seguendo con attenzione la situazione della libertà d'informazione in Italia: «Stiamo sorvegliando ("watching" il termine inglese, ndr) la situazione in Italia, come in ogni altro paese in cui la libertà d'informazione è minacciata», ha detto l'Alto commissario Onu. Contestata anche l'aggravante di reato prevista dal "pacchetto sicurezza" italiano per gli immigrati clandestini che commettano un crimine: l'Alto commissariato ai Diritti umani non ha escluso l'invio di una richiesta all'Italia di modificare la legge. Pillay ha osservato infatti che l'aggravante di reato per i clandestini «è una discriminazione», delle persone non di nazionalità italiana o dell'Unione europea. «Per gli immigrati irregolari - ha sottolineato l'Alto commissario Onu - non ci può essere una sospensione dei diritti umani. Per punire lo stesso reato, dovrebbero esserci le stesse regole per chiunque». Pillay ha annunciato infine che parlerà della questione durante i contatti con la presidenza di turno svedese dell'Ue.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/onu-diritti-umani-italia.shtml?uuid=7161ba8c-b8e3-11de-aca8-54b9b3d67ee0&DocRulesView=Libero

Si chiama donna il mondo globale

www.ilsole24ore.com
11 10 2009

Si chiama donna il mondo globale
di Moises Naim
 


I tempi non erano mai stati così favorevoli per le donne. Nel mondo di oggi, rispetto al passato, ci sono molte più donne con potere, denaro e lavoro retribuito. Queste tendenze hanno avuto un'accelerazione negli ultimi due decenni. Il numero di donne che occupano seggi in parlamento, ad esempio, è attualmente del 50% superiore rispetto a dieci anni fa. I capi di stato donna sono in aumento, così come il numero di quelle che occupano alte cariche di governo, o posti di responsabilità nelle università e nelle aziende.
Nel periodo tra il 2003 e il 2008, la percentuale di donne con incarichi presso i consigli di amministrazione delle grandi aziende private europee è cresciuta del 30 per cento. Negli Stati Uniti non solo è salito il numero delle manager, ma anche il numero di aziende gestite da donne. In molti paesi, il numero di studentesse universitarie supera di gran lunga quello dei colleghi maschi.

In ogni caso, il progresso più significativo delle donne non si è verificato tra l'élite politica, imprenditoriale o universitaria. La trasformazione radicale è stata determinata dai milioni di donne che sono entrate a far parte della forza lavoro nel corso degli ultimi decenni. Secondo l'Economist, l'aumento delle donne con un lavoro retribuito ha contribuito alla crescita dell'economia mondiale più ancora dell'incredibile sviluppo della Cina o dell'introduzione delle nuove tecnologie. Dal 1970, due di ogni tre posti di lavoro creati nel mondo sono stati occupati da donne.
In quasi tutti i paesi la partecipazione dell'uomo nella forza lavoro è diminuita, mentre è aumentata quella delle donne. Le donne hanno sempre lavorato, e anche tanto, ma in questo momento una quantità senza precedenti riceve una retribuzione per farlo.

Sebbene le statistiche rivelino una tendenza degna di nota, allo stesso tempo mettono in luce una realtà inamissibile: il progresso ha preso il sopravvento, ma le ingiustizie e la discriminazione verso le donne continuano a essere la norma. Le percentuali che rappresentano i passi in avanti sono molto elevate perché si confrontano con numeri iniziali veramente molto bassi. L'aspetto positivo è che il numero di donne che occupano alte cariche cresce velocemente.
Da un'analisi approfondita si registra il dato sconfortante che nel 2008 solo il 16% dei ministri dei governi del mondo erano donne, mentre è incoraggiante sapere che adesso ci sono molte più donne dirigenti d'azienda. A sua volta, non è lusinghiero sapere che nel Regno Unito solo il 50% delle donne manager con incarichi direttivi presso aziende hanno figli, mentre il 96% dei loro colleghi maschi sono padri di famiglia. Oggigiorno le donne più povere hanno più opportunità di lavoro retribuito. Anche se in numerosi paesi le figlie femmine delle famiglie più povere continuano a mangiare ancora per ultime.

Le donne stanno vivendo un periodo d'oro, più che mai, anche se ci sono tanti aspetti ancora negativi. Molti di più rispetto agli uomini. È tuttora enorme la sperequazione tra salari, opportunità, autorevolezza, accesso all'istruzione, alla salute e, nei paesi più poveri, al cibo, esistente tra uomini e donne. Infatti, in alcuni paesi essere donna è molto pericoloso.
Le donne sono gli esseri umani coinvolti nel maggior numero di traffici al mondo, e per tante di loro, diventare madri o sposarsi rappresenta affrontare dei rischi mortali. Morire di parto nei paesi ricchi è una circostanza poco frequente, mentre lo è nei paesi poveri. La possibilità di morire durante il parto è 200 volte più alta in Africa, Asia o America Latina rispetto all'Europa o agli Stati Uniti. E le donne che non muoiono di parto rischiano di essere infettate dal virus dell'Aids dai propri mariti. Un'indagine dalle Nazione Unite ha riscontrato che in India il 90% delle donne con Aids ha contratto il virus dai rapporti con i propri partner. Lo stesso accade in Africa.

Nonostante la tragedia rappresentata da queste differenze tra uomini e donne e le sue potenti cause - politiche, economiche e culturali -, la situazione sta cambiando. Troppo lentamente, ma si sta evolvendo. Le forze a favore di questa trasformazione sono tanto varie quanto sorprendenti. Di recente, due ricercatori, David Richards e Ronald Gelleny, hanno eseguito un'approfondita analisi statistica sull'impatto che la globalizzazione ha avuto sulle donne in 130 paesi, nel periodo 1982-2003. La loro conclusione? «Nella maggior parte dei casi, la globalizzazione economica si associa a un miglioramento della situazione delle donne».

 
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/11-ottobre/mondo-globale-chiama-donna.shtml?uuid=9dddc8a2-b664-11de-994f-23fb6656bcc7&DocRulesView=Libero

il sole 24ore
8 OTTOBRE 2009
 
Cresce la "generazione Balotelli". Nel 2008, come certifica l'Istat, sono 72.472 i figli di immigrati stranieri nati nel nostro Paese. Così come il giovane attaccante dell'Inter, nato nel 1990 a Palermo da genitori ghanesi e poi adottato da una famiglia bresciana. Il totale dei figli di immigrati nati nel nostro paese sale così a quota 519 mila. Se si pensa che nel 2001, in occasione del Censimento, erano circa 160 mila, è evidente la crescita. Complessivamente, rileva l'Istat, i minorenni stranieri sono circa 862 mila. La maggior parte quindi è nata in Italia.

Per venire incontro alle esigenze di questa fetta crescente di popolazione, il mese scorso, il deputato del Pdl Fabio Granata assieme al cattolico del Pd Andrea Sarubbi, ha presentato un disegno di legge per facilitare la concessione della cittadinanza. Il ddl (sottoscritto da 50 esponenti di tutti i gruppi, ad eccezione della Lega) punta a sostituire il criterio dello lo Ius sanguinis (imperniato invece sull'elemento della discendenza o della filiazione) con lo Ius soli (che da la cittadinanza a chi è nato nel nostro Paese, anche se da genitori stranieri). Tra gli aspetti più rilevanti della proposta c'è poi il dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza da 10 a 5 anni.

Tornando ai numeri, l'Istat ha oggi certificato un aumento del 13,4% rispetto all'anno scorso dei cittadini non italiani residenti nel nostro paese. Il totale è infatti salito a quota quattro milioni (il 6,5% del totale dei residenti). L'incremento, è inferiore a quello dell'anno scorso (+16,8%) ma, rileva l'Istituto di Statistica, è comunque un dato molto elevato. Nel 2008 il contributo maggiore viene dagli immigrati dai paesi Ue di nuova adesione (in particolare la Romania) cresciuti complessivamente di 190.403 unità (+24,5%). Gli immigrati dai paesi dell'Est europeo non facenti parte dell'Unione, sono aumentati di 100.797 unità (+12%). Consistente il contributo dal Marocco (+37.684 unità, +10,3%) e da paesi asiatici quali Cina, India e Bangladesh.

Come giá accaduto per il 2007, anche alla fine del 2008 l'insediamento dei residenti stranieri mostra un'ulteriore lieve redistribuzione di popolazione a favore delle regioni meridionali. Ciò è frutto della presenza rumena che in queste regioni continua a crescere più intensamente che altrove, sebbene a ritmi inferiori rispetto all'anno precedente. Tuttavia non muta sostanzialmente il quadro generale del fenomeno: oltre il 60% degli immigrati risiede nelle regioni del Nord, il 25,1% in quelle del Centro e il restante 12,8% in quelle del Mezzogiorno. (An. Fr.)

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/istat-stranieri-residenti-italia-generazione-balotelli-diritto_di_cittadinanza.shtml?uuid=fbc230b0-b41c-11de-9941-6ce20b192eff&DocRulesView=Libero

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