IL SOLE 24 ORE

Lodo Alfano, attesa la sentenza

il sole 24 ore
7 10 09


di Barbara Fiammeri

I 15 giudici della Consulta che devono esprimersi sulla legittimità costituzionale della legge sull'immunità delle alte cariche dello stato sono di nuovo in camera di consiglio. Attesa per la sentenza
Suggerisce Francesco Cossiga, che qualora la Consulta dovesse decidere di «rovesciare il tavolo» sancendo l'illegittimità costituzionale del Lodo Alfano, Silvio Berlusconi dovrebbe ripetere quanto fece Amintore Fanfani nel 1987: presentarsi alle Camere, farsi votare contro dalla sua maggioranza e «sfidare» il Capo dello Stato a tentare di formare un nuovo governo «da bocciare», costringendolo così a sciogliere le Camere.

Quella storia il presidente emerito la conosce bene, visto che a quei tempi era lui l'inquilino del Colle. Ed è possibile che più di qualcuno nel Pdl vi presti attenzione, anche se ieri chi usciva da Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, sprizzava ottimismo. «L'umore di Berlusconi? eccellente come al solito» garantiva Niccolò Ghedini, avvocato del premier nonché parlamentare e protagonista dell'arringa mattutina alla Consulta. «È alle stelle, come i sondaggi», gli faceva eco il vicecapogruppo vicario Italo Bocchino. La sintesi è affidata a Sandro Bondi: «Il premier è sereno perché ha fiducia nella stragrande maggioranza dei magistrati».

Ma resta il punto fermo, ripetuto ieri dal presidente del Senato Renato Schifani, che «gli italiani vogliono scegliere il loro governo». E quindi, al di là di quale sarà la pronuncia della Corte, la seconda carica dello Stato, come anche il suo omologo alla Camera Gianfranco Fini, non ritiene possano esserci «sbocchi a governi diversi da quella che è stata la volontà elettorale».

È il leit motiv che tutto il centro-destra va ripetendo in queste ore. L'eventuale bocciatura del Lodo per illegittimità costituzionale – ad esempio perché non sarebbe stata sufficiente la mera legge ordinaria trattandosi di una fattispecie assimilabile all'immunità – è comunque l'ipotesi ritenuta più improbabile nella maggioranza. E in ogni caso, qualora si avverasse, non obbligherebbe certamente Berlusconi alle dimissioni. Formalmente la decadenza dello scudo riaprirebbe i procedimenti contro il premier sospesi dal lodo Alfano, ma non potrebbe imporre a Berlusconi di rimettere il proprio mandato. Anche perché, dicevano ieri alcuni degli esponenti di maggior spicco del Pdl, non coinvolgerebbe soltanto il premier: «Sarebbe una sconfessione anche del presidente della Repubblica». E un fedelissimo del Cavaliere, qual è Giorgio Stracquadanio, ha ulteriormente esplicitato: «È stato proprio il Capo dello Stato che ha posto la premessa tra il diritto di difesa e il dovere di governare».

Il ricorso alle urne al momento appare dunque come una extrema ratio, sbandierata più per enfatizzare il presunto «disegno eversivo» dei cosiddetti poteri forti, che per realismo politico. Così come la discesa in piazza a sostegno del premier annunciata forse un po' troppo precipitosamente lunedì. «La manifestazione? Se la faremo sarà a dicembre e per quella data si capiranno nel frattempo molte cose...», osservavano ieri ai piani alti di Palazzo Madama.

Diverso sarebbe se la Corte, pur non cancellando totalmente lo scudo a difesa delle alte cariche, intervenisse con una pronuncia in cui ne dichiari l'illegittimità parziale, attraverso una sentenza additiva, oppure con un verdetto di rigetto accompagnato da un'interpretazione della norma. In questo caso infatti lo scudo resterebbe sì in vigore, ma dovrebbe essere applicato secondo i criteri decisi dalla Corte. In entrambe le ipotesi è presumibile che si torni davanti al Parlamento, per intervenire con una nuova legge finalizzata a sancire formalmente le motivazioni della Consulta. È un percorso che non viene ritenuto pericoloso nella maggioranza.

I processi a carico del premier rimarrebbero comunque sospesi e dunque non inciderebbero sulla funzione di governo del presidente del Consiglio. Certo – faceva notare qualcuno in Transatlantico – molto dipende da quello che ci sarà scritto nella motivazione. Ma non per eventuali ricadute «tecniche» bensì per quelle politiche. Riaprire il dibattito sarebbe comunque fastidioso, per usare un eufemismo, visto che l'attenzione sarebbe nuovamente concentrata sulle vicende giudiziarie del premier. Ecco perché tutti nella maggioranza sperano che alla fine la scelta della Corte sia per la inammissibilità o infondatezza dei ricorsi contro il lodo: in questo caso lo scudo sopravviverebbe e i processi Mills e Mediaset rimarrebbero sospesi.
MERCOLEDÍ 07 OTTOBRE 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/lodo_alfano-conseguenze-sentenza-consulta.shtml?uuid=c39c22ee-b30a-11de-bd42-b647cd45635a&DocRulesView=Libero
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28 09 09

Le «quote rosa» mettono a rischio 1.600 giunte locali

di Andrea Maria Candidi e Gianni Trovati



«Perché proprio io?». La domanda deve aver rimbombato nella mente di Giovanni Florido, presidente Pd della provincia di Taranto, quando l'ordinanza del Tar che gli ha bocciato la giunta dandogli trenta giorni per trovare posto a qualche donna l'ha fatto finire sulle pagine di tutti i giornali come campione del maschilismo in politica.
L'interrogativo è legittimo, visto che le Taranto d'Italia, cioè le giunte declinate tutte al maschile che rischiano la bocciatura all'esame della parità, sono tantine: 1.580, in pratica una su cinque.

A segnare la sorte di Taranto è stata un'imprudente norma dello Statuto provinciale, che in un afflato di civiltà subito tradito dalla prassi impone la presenza di donne nella giunta. Ma in realtà questo è un dettaglio, e i tanti politici locali alla guida di plotoni di soli maschi non possono tranquillizzarsi troppo dall'assenza di una norma simile nello statuto del proprio ente. A imporlo, infatti, è addirittura la carta fondamentale degli enti locali, cioè il Testo unico del 2000, che (all'articolo 6, comma 3) chiede a tutti gli statuti locali di «stabilire norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna», e «promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali» dell'ente. Se lo statuto tace, insomma, è fuorilegge.
Con il piglio del giurista si può obiettare che la cosa non riguarda le regioni, che sono enti legislativi, hanno un grado di autonomia più marcato e soprattutto non sono toccate dal Testo unico degli enti locali. Ma più si sale nei livelli di governo, più è grande il rischio-figuraccia anche perché le giustificazioni classiche per gli esecutivi only for men diventano inutilizzabili. I sindaci dei tanti piccoli comuni senza una punta di rosa in giunta si possono difendere con la scarsità cronica di aspiranti amministratori, ma un argomento del genere deve apparire abbastanza ostico al governatore lombardo Roberto Formigoni. Il «presidente a vita» (definizione di Silvio Berlusconi) guida la regione più popolosa d'Italia, ma nella sua giunta extralarge (17 membri, eguagliata solo dal Lazio) alle signore non ha trovato nemmeno uno strapuntino. La stessa cosa accade a Vito De Filippo (Pd) in Basilicata, ma lì almeno i posti di comando sono solo sette.

Gli esecutivi di soli uomini, insomma, non conoscono confini di geografia, colore politico e livelli di governo. Ci è cascato un democristiano doc come Fausto Pepe, sindaco di Benevento (13 a zero per gli uomini nella sua giunta), leghisti veraci come Gian Paolo Gobbo (sindaco di Treviso) o Daniele Molgora (presidente della provincia di Brescia, oltre che sottosegretario all'Economia), esponenti della sinistra "alternativa" come Fabrizio Cesetti, presidente targato Sinistra e Libertà della provincia di Fermo, e personaggi simbolo della politica locale come Fabio Melilli, che oltre alla provincia di Rieti guida l'unione delle province italiane. A Catania o Viterbo, poi, trovare una donna che voglia far politica deve essere un'impresa impossibile, visto che non ci sono riusciti né i sindaci né i presidenti di provincia.
Se la giunta per soli uomini è la più eclatante, le manifestazioni del maschilismo in politica sono comunque molte. Un'altra situazione classica è quella dell'unica donna in giunta (accade in 27 province e in 33 comuni capoluogo), in genere accompagnata dalle più scontate deleghe in rosa. Alla provincia di Avellino, per esempio, l'unico assessore donna è alle Pari opportunità, e il suo mestiere non deve essere semplice; spesso invece le uniche presenze femminili si dedicano all'istruzione, alle politiche sociali o alla cultura. Le deleghe "pesanti" come il bilancio o lo sviluppo economico, insomma, sono roba da uomini.


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/quote-rosa-rischio-1600-giunte.shtml?uuid=9dc97f40-ac06-11de-8787-08bef260efb1&DocRulesView=Libero

 
IL SOLE 24 0RE
25 09 09

 
di Maureen Dowd


Le donne diventano più infelici, dico al mio amico Carl. «Come fai a dirlo?», replica lui impassibile. «È sempre stato un piagnucolio incessante». Perché siamo più tristi?, insisto io. «Perché voi siete sensibili» risponde lui con un ghigno beffardo. «Voi avete emozioni».
Ah, quello. Nei primi anni 70, lacerato il bozzolo domestico, lasciata alle spalle la vita confinata delle loro madri, le giovani donne si sentivano euforiche e intrepide. Ma più traguardi conquistavano, più sembravano soffrire. La rivoluzione femminista ha finito per beneficiare più gli uomini che le donne? Secondo il General Social Survey, l'indagine statistica che registra gli umori della popolazione americana fin dal 1972, e secondo altri cinque studi di alto livello in altre parti del mondo, le donne stanno diventando più scontente e gli uomini stanno diventando più felici.

Prima degli anni 70 c'era un gap di genere in America, ed erano invece le donne a stare meglio. Ora è il sesso forte a essere più felice. Come sottolinea Arianna Huffington in un messaggio sul suo blog intitolato «La triste e scioccante verità su quello che provano le donne»: «Non importa qual è il loro stato civile, quanti soldi guadagnano, se hanno o non hanno figli, qual è la loro origine etnica o in quale paese vivono. Le donne sono depresse, in tutto il mondo». (L'unica eccezione sono le donne nere americane, che sono leggermente più felici rispetto al 1972, ma comunque non felici quanto gli uomini neri.)

Markus Buckingham, ex ricercatore della Gallup che ha pubblicato un nuovo libro intitolato Find Your Strongest Life: What the Happiest and Most Successful Women Do Differently, (Fai la tua vita più forte: cos'hanno di diverso le donne più felici e più di successo) dice che uomini e donne seguono una tendenza inversa nel grafico della vita. «Le donne cominciano la loro vita più contente degli uomini, ma poi, invecchiando, diventano gradualmente più infelici», scrive Buckingham nel suo nuovo blog sul The Huffington Post, sottolineando che questa visione più cupa ha a che fare con il matrimonio, il denaro e i beni materiali. «Gli uomini, al contrario, invecchiando diventano più felici».

Buckingham e altri esperti contestano la teoria che attribuisce questo differenziale di felicità al fatto che le donne a casa devono sopportare un maggior carico di lavoro, il "secondo turno": è vero che la preparazione dei pasti, la pulizia della casa e l'allevamento dei figli ricadono ancora in misura prevalente sulla donna, ma la tendenza è in direzione di una maggiore parità, e questo dovrebbe rendere le donne meno stressate.
Quando le donne entrano negli ambiti dominati dagli uomini, sono più esigenti con se stesse (quindi si stressano di più). Se una volta la propria autostima era data dall'aspetto, dai figli, dai mariti, dal giardino e dalle cene con invitati, ora è data dall'aspetto, dai figli, dai mariti, dal giardino, dalle cene con invitati e dagli studi universitari, dal lavoro, dalle scadenze in ufficio e dalla capacità di gestire un rapporto di coppia in cui tutti e due lavorano e cercano di portare avanti una carriera.

«Le scelte sono stressanti di per sé», dice Buckingham in un'intervista. «E le donne diventano matte». Più di tutti sono i figli a farle impazzire. «Fra tutti i dati sulla felicità, la cosa che nella vita ti toglierà più felicità è avere figli», dice Betsey Stevenson, assistente universitaria alla Wharton e coautrice di un saggio intitolato The Paradox of Declining Female Happiness (Il paradosso del declino della felicità femminile). «Vale se sei ricca o se sei povera, se hai figli presto o se hai figli tardi. Eppure non conosco quasi nessuno che dica che vorrebbe non aver avuto figli, o che dica di pensare che sono stati i figli a distruggere la sua felicità».
Più cose importanti si affollano nella nostra vita, meno attenzione le donne riescono a riservare a ciascuna cosa. E aggiungiamo il fatto che le donne sono ormonalmente più complicate e biologicamente più vulnerabili degli uomini. Le donne sono molto più dure con se stesse.
Le donne tendono a legarsi di più agli altri, si autoflagellano di più quando perdono il legame, prendono le cose più sul personale al lavoro e si riempiono di antidepressivi molto più degli uomini. «La vita delle donne diventa sempre più vuota», dice Buckingham. «Fanno più cose e provano meno emozioni».

Un altro problema drammatico: l'America è sempre più ossessionata dalla giovinezza e dall'aspetto, con una vastissima offerta di costose procedure cosmetiche che consentono a una donna di diventare la propria Frankenstein Barbie. Gli uomini possono invecchiare rimanendo attraenti, mentre le donne sono tenute a replicare (anche chirurgicamente) i loro vent'anni fino ai sessanta.
Buckingham dice che l'aumento della prosperità ha reso gli uomini più felici. E li ha anche sollevati dal peso di reggere solo con le proprie forze le finanze familiari, non hanno più la pressione di donne che dipendono totalmente da loro. E se la cavano anche meglio nei rapporti sentimentali, quando invecchiano. Ci sono più vedove che vedovi e per un uomo è più facile trovare una compagna più giovane. La Stevenson guarda all'aspetto positivo di questa tendenza cupa, suggerendo che il punto non è la felicità. Siamo più felici di avere questa nuova abbondanza di scelte, anche se queste scelte finiscono per renderci infelici. Un paradosso davvero.

(Traduzione di Fabio Galimberti)
25 settembre 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/25-settembre-2009/donne-carriera.shtml

A Taranto il Tar azzera la giunta senza donne



Il sole 24 0re
25 09 09
 
di Laura Squillaci


Il presidente della Giunta provinciale di Taranto Gianni Florido (centrosinistra) ed Emanuele Fisicaro circondati dagli assessori il giorno della loro presentazione (ANSA)
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"Dai nostri archivi"
Nessuna donna alla Provincia di Taranto e il Tar sentenzia: «Nomine da rifare». Siete d'accordo?
Cesaro in vantaggio di 24 punti. Stop all'era del centro-sinistra
Bufera sul comune di Napoli, arrestati esponenti della giunta
Veltroni: «Il Governo ritiri le norme su precari e assegni sociali»
Le elette? Ferme al 17% Pd primo, raddoppio Lega

Nessuna donna tra le file dell'esecutivo? Per il Tar è da rifare. È successo a Taranto dove la giunta provinciale di centro-sinistra, guidata da Gianni Florido (Pd), è stata dichiarata illegittima dal giudice amministrativo per non aver rispettato le quote rosa - dieci assessori su dieci sono uomini - come invece prevede lo statuto dell'ente.
A chiedere l'annullamento delle nomine degli assessori, perché tutti maschi, era stato l'avvocato Nicola Russo, coordinatore del Comitato cittadino "Taranto futura" (già famoso per essere il promotore di un referendum per la chiusura dell'Ilva di Taranto).

Un ricorso quello di Russo nel quale si lamentava il mancato rispetto di specifiche norme contenute nello Statuto e della normativa sulle pari opportunità. E a cui i giudici della sezione di Lecce del Tar Puglia hanno risposto ordinando al presidente dell'esecutivo: «Di procedere alla modificazione della giunta in modo tale - si legge nel dispositivo - da assicurare la presenza di entrambi i sessi». Ora Florido ha 30 giorni per il rimpasto e per adeguarsi all'articolo 48 dello statuto della provincia, secondo cui «il presidente nomina i componenti della giunta, tra cui il vicepresidente, con le modalità previste per legge e nel rispetto del principio delle pari opportunità, così da assicurare la presenza di entrambi i sessi».
Una sentenza quella del Tar che non sembra però preoccupare il presidente della provincia: «Non sono un maschilista - ha detto - mi adeguerò a una norma che peraltro condivido e che ho fatto cambiare io nello Statuto. Farò in modo di rappresentare il genere femminile nella giunta».

Intanto la decisione del giudice amministrativo pugliese è stata accolta positivamente sia dalla maggioranza che dall'opposizione. La prima a intervenire è il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. Che etichetta la vicenda più come una questione di sensibilità che di quote rosa: «Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire un'adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come in questo caso, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto». Accoglie come «una buona notizia» la sentenza del Tar anche la sua omologa tra le file del Pd, Vittoria Franco. Che però non perde l'occasione per bacchettare la giunta pugliese: «Quanto successo è tanto più grave perché a guidare la provincia è un'amministrazione di centro-sinistra. Il Pd ha nel suo dna il principio della pari rappresentanza, dunque non possono essere proprio i nostri amministratori a contravvenire a tale principio».

Preoccupata per la vicenda di Taranto è la capogruppo al Senato, Anna Finocchiaro, secondo cui questa vicenda dimostra quanto «lo strumento delle quote, che io mi sono sempre augurata potesse essere transitorio, continua ad avere una stringente utilità». Per il segretario del Pd, Dario Franceschini, si tratta di «una sentenza giusta, un monito per la politica anche se non dovrebbe esserci bisogno delle sentenze».
25 settembre 2009


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/taranto-tar-giunta-donne.shtml?uuid=08d245a6-a9aa-11de-8a79-51afc910ccd2&DocRulesView=Libero
Il sole 24 0re
23 SETTEMBRE 2009



Gianni Letta indagato per abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata. La notizia è pubblicata su Il Fatto Quotidiano, il nuovo giornale presente da oggi nelle edicole, diretto da Antonio Padellaro. L'articolo è di due ex firme di punta de L'Espresso (Marco Lillo e Peter Gomez). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, secondo quanto si legge nell'articolo, avrebbe favorito la holding di cooperative legata a Comunione e Liberazione "La Cascina" nell'appalto per un centro di assistenza per richiedenti asilo a Policoro, in provincia di Matera. ??L'indagine è partita dalla procura di Potenza (i primi accertamenti sono stati decisi dal pm Henry John Woodcock). Dopo un conflitto di attribuzione con Roma però, il fascicolo è stato trasferito alla piccola procura di Lagonegro, in provincia di Potenza. Secondo il quotidiano la notizia sarebbe da tempo circolata nelle redazioni dei giornali (almeno da 10 mesi). Nessuno però avrebbe voluto pubblicarla perché Letta è l'uomo con cui gli editori stanno trattando per ottenere gli aiuti per la stampa in crisi.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/gianni-letta.indagato-centri-accoglienza-rifugiati.shtml?uuid=f18e9474-a80c-11de-bb97-68f215fbb471&DocRulesView=Libero

Il sole 24ore
16 09 09


È avvenuto in provincia di Pordenone. L'uomo non approvava la relazione, forse per motivi religiosi o per la differenza di età. Sul delitto indagano i carabinieri


?Una ragazza marocchina amava un italiano, e per questo è stata uccisa dal padre. Ricorda molto da vicino il caso della giovane pakistana Hina, l'omicidio avvenuto ieri sera poco dopo le 19 a Montereale Valcellina (Pordenone), dove una ragazza di origini marocchine di 18 anni - Sanaa Dafani - è stata trovata uccisa a coltellate in un boschetto della zona. ??Secondo le prime ricostruzioni - sono in corso le indagini dei carabinieri di Sacile - la giovane si trovava in macchina assieme al fidanzato, Massimo Di Biasio di 31 anni, e con lui si stava recando al ristorante «Spia» di Montereale Valcellina, di cui l'uomo è socio, quando il padre della ragazza, El Ketawi Dafani di 45 anni, li ha bloccati aggredendoli a colpi di coltello. Entrambi feriti sarebbero scesi dalla vettura dandosi alla fuga. L'uomo però avrebbe rincorso la figlia e una volta raggiunta l'avrebbe finita affondandole più volte il coltello nella gola. Tutto perchè - almeno così sembra - il padre di Sanaa non approvava la relazione: troppa la differenza di età, secondo lui, tra la figlia di 18 anni e il ragazzo di 31 anni. Ma si fa strada anche un'altra ipotesi, quella dei motivi religiosi. Lei di origini marocchine, che si era messa con un italiano di fede opposta. I carabinieri non escludono nemmeno questo movente e indagano a 360 gradi: sinora hanno già sentito parecchie persone, amici di lui e di lei, per chiarire i punti salienti del fatto di sangue. Duro il commento di Enzo Bortolotti, sindaco leghista di Azzano Decimo, il paese dove viveva Sanaa: «Sono sdegnato: è un secondo caso Hina che dimostra l'impossibilità di un'integrazione con la cultura musulmana». «Se verrà confermata questa ipotesi - ha detto Bortolotti, che in passato ha preso varie iniziative contro l'immigrazione di extracomunitari e ha emesso un'ordinanza contro l'uso del burqa - significherebbe che tra di noi ci sono migliaia di potenziali fondamentalisti».
16 SETTEMBRE 2009
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/pordenone-ragazza-musulmana-uccisa.shtml?uuid=4f99887e-a288-11de-9f1c-d4e5f7fd1808&DocRulesView=Libero

Il sole24ore.it
15 09 09

 
?Arrivano fondi per finanziare voucher per asili nido e baby sitter per le famiglie a basso reddito. Lo ha annunciato il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, intervenendo in Campidoglio al convegno «Donne e lavoro: i successi delle pari opportunita», durante il quale è stato presentato un rapporto curato dai sistemi formativi di Confindustria. «Stanzieremo 40 milioni di euro - ha detto il ministro - per finanziare politiche di conciliazione tra tempo di vita e di lavoro delle donne». Per la responsabile delle Pari opportunità «occorre una rivoluzione culturale che parta dalle istituzioni stesse, perché la promozione delle pari opportunità non è solo una questione di giustizia sociale, ma è un volano per lo sviluppo socio-economico del nostro Paese, che passa necessariamente attraverso il coinvolgimento delle donne». ??I fondi saranno, dunque, destinati a finanziare, come ha spiegato il ministro, «voucher per asili nido e babysitter per le famiglie a basso reddito; corsi professionali per le donne; albi di badanti e babysitter che, dato il loro ruolo particolarmente delicato, devono essere provviste di adeguata professionalità; la figura della tagesmutter», cioè le mamme di giorno, babysitter condominiali, che daranno vita all'idea degli asili nido condominiali, che tanto successo hanno avuto nell'Europa del Nord. ??Sul fronte del lavoro, parte del piano di cui si occupa il ministro del Welfare Sacconi, è prevista l'incentivazione del part time e delle norme sulla flessibilità. Un piano, ha assicurato il ministro Carfagna, che verrà messo in atto »in tempi molto brevi» e «in attesa di un piano più ampio che coinvolgerà anche il ministero dello Sviluppo Economico e che punti a modulare gli orari di lavoro e a potenziare i servizi di assistenza all'infanzia». Il ministro ha anche ricordato che «il decreto di attuazione della direttiva 54 sulle pari opportunità ne allarga l'applicabilità, soprattutto in tema di differenziali retributivi, parità di accesso e carriera, aumento delle multe a carico dei datori di lavoro che mettano in atto pratiche discriminatorie». (N.Co.)
15 SETTEMBRE 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/carfagna-voucher-asili-nido-babysitter.shtml
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08 09 09


La Resistenza ha ridato dignità all'Italia e le ha restituito i valori fondamentali della libertá e dell'indipendenza. Nel 66° anniversario dell'8 settembre 1943, data che ha segnato l'inizio della Resistenza contro l'occupazione nazista a Roma, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al termine della cerimonia a Porta San Paolo, ha rimarcato che tra gli 87mila caduti nella Liberazione «tanti partigiani e tanti militari hanno combattuto e hanno perso la vita per ridare dignitá, indipendenza e libertá all'Italia.Questi sono valori fondamentali». ??Il capo dello Stato ha poi ricordato che siamo alla vigilia dell'inizio dell'attivitá celebrativa del 150° anniversario dell'Unitá d'Italia. Il presidente della Repubblica ha anche voluto sottolineare «la continuità con le battaglie del risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato unitario e democratico».??La celebrazione a Porta San Paolo, ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, segna «un momento per una crescita comune e per una memoria comune, che fa bene alla nostra Italia». Il capo dello Stato, con la sua presenza, ha osservato il ministro, «ha testimoniato l'unitá di tutta la nazione nel ricordare questa data e nel celebrarla come momento fondante della nostra unitá e del nostro stare insieme». Per La Russa, «è proprio questa l'occasione in si può sicuramente e tranquillamente affidare, non solo alla memoria ma anche al futuro, il ricordo del sacrificio di coloro che qui si immolarono per contribuire alla crescita libera della Patria». (N.Co.)



http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/napolitano-resistenza-8-settembre.shtml?uuid=10627604-9c64-11de-8fdb-24365e828f7f&DocRulesView=Libero
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31 LUGLIO 2009

di Elysa Fazzino

Il via libera alla pillola abortiva in Italia fa notizia anche in Francia e in Spagna. Le Monde ha un richiamo sulla homepage del suo sito, «Luce verde in Italia per la pillola abortiva». Il quotidiano economico francese Les Echos e lo spagnolo El Mundo mettono nel titolo che è stata autorizzata nonostante le pressioni del Vaticano. I servizi pubblicati sono in gran parte dell'agenzia di stampa francese Afp. C'è particolare attenzione Oltralpe poiché è il laboratorio francese Exelgyn che aveva chiesto nel 2007 di mettere sul mercato italiano il farmaco, autorizzato in Francia dal 1988.

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – sottolineano i servizi – ha approvato la Ru486 «nonostante le forti pressioni della Chiesa e le reticenze del governo Berlusconi». «Oltre alla Chiesa cattolica, che difende i "diritti" del'embrione "dal suo concepimento", anche la destra conservatrice e parecchi membri del governo di Silvio Berlusconi erano reticenti alla commercializzazione della RU486». Le Monde fa un neretto «Veleno mortale», registrando le parole di monsignor Elio Sgreccia, che ha riaffermato «la scomunica per il medico, le donne e tutti coloro che spingono all'utilizzo» della RU486. Tutti registrano la frase di Luca Volonté (Udc): «E' il trionfo della cultura della morte».

La legge italiana del 1978 che autorizza l'aborto – si legge sui media francesi – ha anche permesso ai medici di usare il diritto di «obiezione di coscienza» per rifiutare di praticare l'atto, una possibilità applicata dal 70% dei ginecologi italiani, secondo le cifre ufficiali. Nel 2008, in Italia sono stati praticati 121.406 aborti, in calo del 4,1% rispetto al 2007.

Secondo i dati del governo italiano – si legge su Les Echos - 29 donne sarebbero morte nel mondo dopo avere preso la RU486. Per Exelgyn è un'accusa «ridicola»: citando quanto detto a La Repubblica, l'Afp riferisce che si tratta di casi in cui il farmaco non è stato preso secondo le indicazioni. Nel 2005, le sperimentazioni della pillola in tre ospedali italiani avevano suscitato «vive proteste» negli ambienti religiosi e conservatori.

In Spagna – precisa El Mundo – il farmaco si commercializza dal febbraio 2000. Sul sito del quotidiano spagnolo sono pubblicati diversi commenti dei lettori, pro e contro la pillola. Un anonimo scrive: «Suppongo che i dittatori, genocidi e terroristi non rappresentino una cultura della morte e, pertanto, non meritino la scomunica…».

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/visti-da-lontano-pillola-abortiva.shtml?uuid=ae1c6942-7dc7-11de-8f39-498e54438b53&DocRulesView=Libero
 
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31 Luglio 2009

di Carlo Marroni
 

Emma Bonino, vice presidente del Senato, storica leader radicale, è stata protagonista di molte battaglie sui diritti delle donne.

È arrivato il via libera: in presenza di aborti in calo è un farmaco necessario?
Arriva con venti anni di ritardo rispetto alla Francia, Svezia e Regno Unito, con dieci rispetto agli Usa. E questo grazie alle continue interferenze politiche, e non, che si sono viste in Italia. A questo punto la decisione dell'Aifa è al limite un atto dovuto visto che l'Emea, l'Agenzia europea del farmaco, ha approvato già nel 2007 la nuova scheda tecnica della Ru486.

Il Governo, molto attento alle istanze della Chiesa, ha assicurato di non toccare la legge 194...
Infatti non c'è nulla da toccare, perché la legge già prevede che gli enti ospedalieri devono essere "aperti" a nuove eventuali tecniche meno intrusive.

La sperimentazione ha fatto dal 1988 29 vittime accertate: non è un rischio troppo alto?
La questione delle morti e della "presunta connessione" con la Ru486 sembra valere solo in Italia. In nessun altro paese questo ha rappresentato un ostacolo alla registrazione del farmaco. In più tutto è noto e comunicato alla agenzia europea.

La decisione riaccende lo scontro tra cattolici militanti e laici: la storia italiana sui diritti non finirà mai?
L'Italia è davvero un paese bizzarro dove la politica entra in settori che non dovrebbero riguardarla. Finché il dibattito rimarrà ideologizzato sarà difficile uscirne fuori. E infatti questo farmaco è stato vietato in Italia proprio per veti della politica di stampo più clericale.

Oppure dietro a tutto c'è il rischio che alla fine prevalgano gli interessi economici di chi produce?
Quello che è certo è l'industria farmaceutica pensa al suo profitto. Ma questo vale sempre, non soltanto per la Ru486. E mi permetto di dire che la Ru486 non è poi un prodotto così economicamente allettante.

L'introduzione della Ru486 potrebbe ridurre gli squilibri geografici per l'interruzione di gravidanza, ma potrebbe anche rendere tutto più pericoloso e senza controlli?
La strada maestra per ridurre ulteriormente il ricorso all'aborto è quella di promuovere la contraccezione e i metodi per la procreazione responsabile, realizzando specifiche campagne informative e pubblicitarie sui sistemi contraccettivi.

Dopo questa, quali altre battaglie vede sullo sfondo?
Nell'immediato certamente il testamento biologico, quando l'incredibile testo "etico" varato dal senato dovrà affrontare il passaggio alla camera dei deputati nella speranza che questo periodo di "pausa" abbia portato un pò di buonsenso in molti, e un rinnovata attenzione alla libertà di scelta dei nostri concittadini.
31 Luglio 2009

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/pillola-interferenze-clero-radicali.shtml?uuid=e1358fb4-7d9c-11de-8f39-498e54438b53&DocRulesView=Libero

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