8 marzo - Festa della donna

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La Festa della donna ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922, dove si svolge ancora.

Zeroviolenza è nata nel 2009 come progetto di denuncia e di prevenzione della violenza sulle donne e di ogni forma di violenza utilizzando come strumento quotidiano un lavoro di informazione civile che intende mettere al centro il valore dell'identità di ogni persona, la relazione tra uomini e donne, il rispetto di ogni differenza e il rispetto dell'alterità dei bambini e delle bambine da parte degli adulti e dell'ambiente in cui crescono.

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Quella per esempio che rende chiara nei comportamenti di molte donne la sconfitta del femminismo. Non mi riferisco a un femminismo "alto" quello delle élite, dei libri, dei giornali, delle iniziative culturali. Quello è ancora "vivo" anche se non lo definirei "vegeto". Mi riferisco a quel sentimento comune che, dagli anni Sessanta in poi, in forme varie e spurie, a volte discutibili, ha fatto parte della coscienza comune delle donne di questo paese e che si potrebbe definire il "femminismo della libertà". ...

#Roma: 8 marzo con chi è privata della libertà…!

  • Mercoledì, 05 Marzo 2014 10:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminismo a Sud
05 03 2014

Da Coordinamenta:

8 MARZO 2014
con chi è privata della libertà…

sabato alle ore 11.00 sotto Rebibbia Femminile,
al pratone in fondo a via Bartolo Longo

Siamo rinchiuse in una gabbia a cielo aperto, fatta di parole corrotte e segnali stravolti, fatta di quotidiane espropriazioni di pezzi della nostra vita e della nostra immaginazione, una gabbia che hanno costruito per noi e che hanno chiamato “normalità”.

La nostra “normalità” è così l’esecuzione automatica, inconscia, di gesti quotidiani che sono programmati da qualcun altro. Le nostre giornate sono piegate alle esigenze di un sistema produttivo che succhia costantemente le nostre risorse e non dà indietro nulla, ad eccezione delle macerie.

Siamo costrette/i in doveri e divieti sempre più capillari che aspirano a regolare ogni nostro comportamento, dal più privato al più pubblico. Vorrebbero farci correre sulla ruota come i criceti, con l’illusione di arrivare da qualche parte e, se non ci adeguiamo a questo circo di sfruttamento ci pensa l’apparato repressivo a metterci in regola.

Questo presente fatto di galere con le sue quotidiane violenze, assordanti anche quando sono silenziose, viene spacciato come il migliore, oppure come il meno peggio, in ogni caso come unico esistente, costruendo in questo modo l’ultima delle gabbie: la rassegnazione.

In questa operazione programmata svolgono un ruolo importante la socialdemocrazia e il riformismo, comprese le componenti femminili, che nelle reti della comunicazione quotidiana fanno la guerra alla memoria e all’identità del movimento femminista, manipolandone la storia, strumentalizzando l’oppressione di genere, di razza, i diritti umani….falsificando la lettura della società e tentando di farne dimenticare la struttura e la divisione in classi. Creano, così, una società che fa dell’antirazzismo-razzista, dell’antisessismo-sessista e della strumentalizzazione dei diritti umani il grimaldello per addomesticare le coscienze.

Vorrebbero addomesticare anche le nostre lotte, e se il tentativo fallisce arrestarle attraverso il braccio della legge. Vorrebbero poi farci fare processioni per chiedere qualche grazia che una volta elargita sarebbe comunque un atto di potere e come tale, con lo stesso atto, potrebbe essere tolta.

Contro questo misero presente lottiamo fino all’ultimo respiro, opponiamo pratiche di conflitto su tutti i terreni dello scontro: riappropriandoci di ciò che ci spetta, ma anche di una visione del mondo diversa e incompatibile con quella attuale, ci riappropriamo anche delle parole e dell’immaginario.

La misura della nostra forza è, come la Val di Susa ci insegna, la capacità di pensare e praticare un modo diverso di vivere, percorrere strade di liberazione che passano anche dai legami solidali che intrecciamo.

La nostra legittimità nasce dal basso, mentre la loro legalità è violenza!

Per questo siamo state nel nostro percorso verso l’8 marzo

- il 15 febbraio a Ponte Galeria per “Spezzare la normalità dei Cie” perchè nessuna/o dica non sapevo, non pensavo, non credevo….perchè la detenzione per condizione e non per reato apre scenari impensabili di controllo sociale…quello che tocca ora alle migranti e ai migranti irregolari, può capitare a chiunqu* non sia gradit* al sistema…..

-tra il 17 e il 23 febbraio Femministe No Tav perchè una Valle deve poter decidere del proprio destino, perchè l’autodeterminazione della Val di Susa è la nostra autodeterminazione, perchè è proprio questo che è inaccettabile per questo sistema capitalista e patriarcale, nessuna/o deve poter decidere della propria vita….

-il 23 febbraio davanti a Rebibbia Femminile a salutare Chiara e tutte le detenute là dentro perchè la legalità di questo Stato è violenza e si esplica contro tutt* quell* che osano anche solo pensare di poter decidere del proprio destino……

-il 1 marzo al Fronte del Porto a confrontarci sulla necessità di ribadire la natura strutturale dell’oppressione di genere e sulla necessità del separatismo……

E’ per tutto questo che il nostro 8 marzo vuole

spezzare la “normalità”, cercare…scoprire….trovare….creare….crepe….fessure….squarci….nell’esistente che ci permettano di aprire scenari e immaginari oltre la ragionevolezza, oltre la possibilità…..

E’ per questo che gridiamo a gran voce che

la vostra legalità è violenza!

e sabato alle ore 11.00 saremo a Rebibbia Femminile, al pratone in fondo a via Bartolo Longo per un 8 marzo con chi è privata della libertà.

Coordinamenta femminista e lesbica-Roma coordinamenta.noblogs.org/Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Cagne sciolte
04 03 2014

4 marzo: occupata la sede dell’Ordine dei medici dalla rete cittadina #iodecido, contro l’obiezione di coscienza, per la libertà di scelta di tutte e tutti, per l’autodeterminazione dei corpi.

COMUNICATO:

Dopo aver manifestato il primo febbraio a fianco delle donne spagnole contro l’attacco alla legge sull’aborto del ministro Gallardon, abbiamo deciso di ripartire ancora dall’Italia e da noi. Nel Bel Paese la situazione è altrettanto drammatica: il diritto alla salute e la libertà di scelta sono ogni giorno messi in discussione dentro gli ospedali pubblici e i consultori. Questo avviene a causa dei tagli sempre più indiscriminati alla sanità e per lo svuotamento della legge194, esautorata di ogni valore per l’altissimo numero di medici obiettori (nel Lazio sono circa il 90%). Non è un mistero che l’obiezione di coscienza sia il passepartout verso lo scatto di carriera e quei pochi medici che,invece, praticano ancora l’aborto rimangono spesso isolati dalle stesse istituzioni mediche. Nelle sale parto le donne sono sottoposte ad abusi e violenze ostetriche, fisiche e psicologiche, ad interventi medici non necessari e non acconsentiti, spesso in contrasto con le evidenze scientifiche e quindi dannosi per la loro salute. Altrettanto tragica è la situazione quando si decide di intraprendere un percorso di transizione, che diventa un calvario fatto di ostacoli e umiliazioni. altra violenza agita sui bambini intersex a cui viene brutalmente assegnato un sesso con il ricorso ad operazioni chirurgiche irreversibili: si tratta dell’ennesimo attacco all’autodeterminazione.

Siamo perfettamente consapevoli della cultura cattolica che sostiene tutte queste pratiche e della tendenza al controllo dei corpi delle politiche europee e nazionali.

Oggi siamo qui per denunciare tutto questo, ma siamo qui anche per chiedere a voi medici, operanti nel servizio pubblico, di prendere una posizione chiara in merito a questi punti:

• accesso libero e gratuito all’aborto. per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere.

• possibilita di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital

* reperibilità h 24 in ogni territori del Levonorgestrel

* prescrizione in pronto soccorso del Levonorgestrel senza ticket e senza l’autorizzazione dei genitori per la dimissione delle minorenni

• autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);

*rispetto delle evidenze scientifiche sul parto con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque orevio consenso libero e informato della donna ( taglio cesareo, episiotomia, manovra di kristeller, induzione farmacologica, rottura artificiale delle membrane, etc..)

• nessun* bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché “atipici”;

* depatologizzazione della condizione trans

• riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso;

Dalla parte dei diritti o dei profitti?

rete cittadina #iodecido verso l’#8marzo

Darti ali per volare, bambina

  • Martedì, 04 Marzo 2014 09:42 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
04 03 2014

Ieri ho fatto due chiacchiere con Laura Eduati per Huffington Post, a proposito di 8 marzo: trovate qui l’intervista. Come già detto, non mi fa molto piacere discutere delle ministre dell’attuale governo: non prima che abbiano fatto qualcosa, almeno, non a prescindere. Come già detto, trovo indicativa l’assenza del ministero delle Pari Opportunità e, al momento, anche delle deleghe per il medesimo. Come, infine, già detto, mi piacerebbe che il venturo otto marzo fosse non tanto occasione per convegni e rituali celebrativi, ma lo spunto, fattivo, per guardare avanti, e soprattutto guardare al futuro delle bambine e dei bambini, affinché crescano liberi. Anche dalle gabbie dei modelli che sono loro proposti.
Come auspicio, ecco il regalo di compleanno che la fotografa Jaime Moore ha fatto alla figlia per i suoi cinque anni. L’ha ritratta non in abiti da principessina, ma nella stessa posa di donne che spesso la storia dimentica, di quelle che Silvia Ballestra, nel suo ultimo e bel romanzo, chiama “Amiche mie”: l’attivista per i diritti civili Susan Anthony, Coco Chanel, Amelia Earhart, Helen Keller, l’etologa Jane Goodall. Auguri, a tutte le bambine, e a tutti i bambini.

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