Contro le donne

Internazionale
08 03 2013

Il nuovo numero di Internazionale ha una serie di articoli dedicati alle donne
Li trovate qui






Non solo mimose

  • Venerdì, 08 Marzo 2013 11:56 ,
  • Pubblicato in Flash news
Vita
08 03 21013
 
Iniziative e proposte per celebrare la Festa della Donna senza dimenticare, per esempio, i diritti delle bambine nei Pvs. Occhi puntati a tutti i diritti: dalla salute, all'istruzione, alle pari opportunità

C’è un giorno dell’anno in cui tutti, o quasi, si ricordano delle donne. Il pericolo è che l’unico segno siano le mimose vendute ai semafori da ambulanti abusivi, o un proliferare di convegni e manifestazioni che spente le luci e riposti i microfoni non riecheggiano più per un anno intero.

Eppure l’8 marzo per non essere ridotto a una delle tante ricorrenze laiche che infarciscono ormai i calendari può essere declinato in un altro modo. Può essere il punto di partenza di una serie di iniziative, campagne, raccolte fondi, riflessioni che non si fermano a una giornata, ma guardano lontano.

Da alcuni anni Associazione italiana sclerosi multipla propone di celebrare l’8 marzo con la Gardenia dell’Aism, un modo per sostenere la ricerca su una malattia che colpisce soprattutto le donne. Oggi sono 43mila le donne colpite da Sm, su 65mila persone malate in Italia. I fondi raccolti con le gardenie, che i volontari di Aism porteranno in 3mila piazze italiane (venerdì 8 sabato 9 e domenica 10 marzo) contribuiranno agli studi sulle cause della malattia e alla ricerca di una cura risolutiva, come pure per migliorare la qualità della vita delle persone colpite. L’associazione ha anche un gruppo “Donne oltre”: donne che sostengono l’Aism nella lotta alla sclerosi multipla. Fino al 10 marzo attivo anche l'sms solidale 45509

L’ong Intervita vuole ricordare tutte le donne, le bambine e le adolescenti che vedono i propri diritti calpestati, in particolare nel sud del mondo dove per l’altra metà del cielo è difficile, se non impossibile accedere alla formazione scolastica, partecipare alla vita sociale. Intervita del resto sta realizzando in Benin un progetto di sensibilizzazione per contrastare le molestie sessuali di cui sono vittime le studentesse rivolto a studenti e insegnanti. Sono in programma una serie di conferenze dal titolo “Molestie sessuali in ambito scolastico: manifestazioni, conseguenze, prevenzione e repressione”. Attraverso di esse si rompe il silenzio su un tema assai delicato. Per contribuire alla realizzazione del progetto si può visitare il sito www.intervita.it

Guarda all’Africa anche Coopi con il progetto “D come sviluppo” che supporta e rinforza i diritti di proprietà, relativi alla casa e alla terra, e di istruzione delle donne in Sierra Leone. Beneficiarie dirette dell’azione, nei distretti di Kono, Kailahun, Koinadugu e Western Area, sono 2.500 donne semi-analfabete vittime o a rischio di violazioni di diritti di proprietà; 6.800 uomini e donne designati dalle comunità; 125 leader delle comunità. Il progetto è realizzato in consorzio con Oxfam GB Sierra Leone, Sierra Leone Youth Empowerment Organisation e Forum for African Women Educationalists (Fawe) e prevede la creazione di gruppi a livello comunitario e reti di donne a livello nazionale. Per conoscere il progetto oltre che visitare il sito di Coopi  si può visitare, dall’8 all’11 marzo, a Bologna al Cosmoprof, la mostra fotografica di Elgon sui progetti per le donne in Sierra Leone, con foto di Mattia Zoppellaro, dal titolo “Noi, regine d’Africa”.

Nella giornata della festa della donna prende il via anche la campagna di Green Cross Italia “Ibisco, un fiore per l’Africa” che vede accanto alla ong l’azienda L’Erbolario che ha l’obiettivo di migliorare il futuro delle donne del Senegal offrendo loro maggiori opportunità lavorative, un progetto che durerà tre anni. Diverse le organizzazioni, del resto che lanciano i loro progetti a favore delle donne e delle bambine nel sud del mondo: per favorire il loro diritto allo studio e alla salute, Aidos invita comprare libri nella giornata dell’8 marzo alle librerie Feltrinelli per la scolarizzazione delle bambine indiane, partner nel progetto per le mamme in Burkina Faso è Coop Adriatica, mentre le clienti di Promod potranno scegliere il progetto da sostenere. Terre des Hommes rilancia in occasione dell’8 marzo la campagna Indifesa dedicata al tema della violenza sulle donne le bambine in crescita anche in Italia e che nel sud del mondo favorisce l’istruzione delle bambine.  

Moltissimi, del resto i progetti che le onlus presentano in occasione della festa delle donne sottolineando l’importanza dell’impegno volto alla difesa dei diritti delle bambini e delle donne nei Paesi in via di Sviluppo. C’è anche chi come Fondazione Pangea, che ha come claim “la vita riparte da una Donna” accanto al pluriennale impegno in progetto di sviluppo femminile (microcredito e formazione) in Afghanistan e India dal 2008 ha deciso di supportare i centri antiviolenza in Italia. Due le iniziative che prendono il via l’8 marzo di quest’anno. Una con Rinascente dove sarà possibile acquistare delle shopping bag e delle t-shirt il cui incasso sarà devoluto completamente allo sportello antiviolenza online attivo dal 2009. L’altra con Weet che proprio in occasione della festa della donna inaugura il temporary shop Veet Beauty Boutique di via Torino a Milano, anche qui saranno raccolti fondi per potenziare lo sportello antiviolenza «una media di trecento donne al mese accede a questo forum online», ricorda Marina Tomacelli di Pangea. Sostegno anche online attraverso l’iniziativa di caused related marketing come i casting “il tuo viso per un sorriso” e “Io ci sono”, oltre a foto da postare su Facebook sulle pagine Weet e Pangea.

Amnesty International concentra il suo intervento su un tema specifica lanciando un appello a favore delle donne egiziane vittime di violenza e discriminazione. L’invito è a firmare l’appello  per chiedere al presidente Morsi di: sostenere i diritti delle donne e adottare le misure per combattere la violenza sessuale e di genere; attuare strategie di monitoraggio per combattere la violenza nei confronti delle donne, compresa la violenza sessuale e i maltrattamenti; adeguare le leggi egiziane agli standard internazionali e ritirare le riserve alla Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

“Donne in ogni fase della vita” sono queste le parole guida di Auser che dedica l’8 marzo a tutte le donne mature e anziane. L’associazione ricorda infatti come in Italia la speranza di vita delle donne supera ormai gli 84 anni, per questo nella newsletter associativa Auser lancia un invito:  «Facciamo in modo che in occasione di questo 8 marzo i riflettori della politica si spostino sulle condizioni di vita e di salute, sui bisogni di questa parte sempre più consistente della popolazione italiana».

Sarà un 8 marzo particolare anche per le protagoniste di un progetto di teatro-terapia realizzato nella II Casa di reclusione di Bollate – Milano. Al teatro In-Stabile dello stesso carcere di Bollate, la compagnia femminile “Voci tra le righe” mette in scena lo spettacolo “Teatro in pentola” (replica il 20 marzo alle ore 20), uno spettacolo nato dal desiderio delle stesse detenute di realizzare uno “spettacolo musicale” per la proprietà della musica, del canto e della danza di mettere in contatto lingue e culture diverse. L’iniziativa è stata resa possibile dalla direzione del carcere, cooperativa Estia, Teatro Carcano, LaContemporanea e Fondazione Cariplo. (www.arteintasca.com)

Storie di dono, sabato 9 marzo al GH Principe di Piemonte a Viareggio, per l’ottava edizione del Forum Donne di Avis Toscana. Un appuntamento di riflessione sul dono e sulle politiche di genere che annualmente viene  proposto e arricchito con dibattiti, mostre e performance teatrali. Quest’anno il programma prevede lo spettacolo: “Mangiare, bere, dormire. Storie di badanti e di badati” con Daniela Morozzi, Leonardo Brizzi e Maria Grazia Campus e, a  seguire, l’incontro su “Dono e Cura” con la sociologa Rossana Caselli e tante ospiti.
 Il Forum Donne di Avis Toscana, nato nel 2005, è stato occasione e pretesto, sia all’interno sia all’esterno dell’Associazione, per far crescere negli anni, l’attenzione verso la donazione e la partecipazione delle donne nei vari ambiti sociali. Un impegno culturale che per quanto concerne la donazione di sangue, nel tempo, ha premiato. Infatti, se nel 2012 è cresciuto dell’11% il numero  delle persone che ha donato con Avis per la prima volta, tra questi ben il 44,3 % è donna, una percentuale che sale e raggiunge la parità tra i giovani donatori della fascia di età 18 –24 anni.

Antonietta Nembri

Lila: 8 marzo - donne e hiv

  • Venerdì, 08 Marzo 2013 11:12 ,
  • Pubblicato in Flash news
Lila
08 03 2013

"L'8 marzo è stato quest'anno anticipato dalla notizia della nascita di una bambina già con l'Hiv che ora pare controllare il virus senza necessità di farmaci (cura funzionale). Una buona notizia per la ricerca, ma la verità è che i bambini e le bambine hanno il diritto di nascere sani, oggi si può e si deve fare in modo che sia così, sempre.

Solo pochi mesi prima, leggendo l'ultimo rapporto dell'Istituto superiore di Sanità sullo stato dell'epidemia da Hiv, avevamo appreso che in due anni, il 2010 e il 2011, in Italia sono nati registrati ben 30 casi di hiv pediatrico. Un numero allarmante che mostra la necessità di ricominciare a ragionare seriamente sulla relazione fra donne e Hiv.

Nel 2011 la donna più giovane che ha ricevuto una diagnosi di Hiv aveva 16 anni. La più anziana ne aveva 76. Delle nuove diagnosi di Hiv che hanno riguardato donne (circa un terzo del totale, ovvero di 4mila l'anno) oltre il 14 per cento aveva meno di 25 anni, e oltre il 22 per cento ne aveva più di 45. Che siano giovani o meno, le donne acquisiscono l'infezione dal proprio partner in oltre il 70 per cento dei casi, mentre il 76 per cento dei maschi lo acquisisce in rapporti occasionali. Del totale delle donne che hanno una diagnosi di Hiv, il 3 per cento la riceve in gravidanza. Se la diagnosi è anche di Aids, si sale al 10 per cento.

Tutti questi numeri parlano di scarsa consapevolezza e informazione, di vulnerabilità, e pretendono interventi mirati.

Lo scorso anno la Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids ha promosso il Progetto Donna, con testimonial Elena Di Cioccio e una enorme partecipazione da parte del mondo dello spettacolo, non solo ma soprattutto nella sua parte femminile. Persone che hanno dimostrato sensibilità ma anche l'esigenza che di certe cose si parli, sempre, a tutte. Perciò la Lila ha proseguito e implementato la campagna, a cominciare dalla produzione di materiali informativi, cartacei e web, per le donne, che saranno in distribuzione da questo 8 marzo, e dal potenziamento della promozione al femminile delle Helpline (dove delle circa 7.500 telefonate arrivate tra gennaio e settembre 2012, solo il 15,43 per cento erano di donne).

Come ogni 8 marzo, e non solo, la Lila ricorda l'importanza fondamentale, nella prevenzione dell'Hiv, delle altre malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze, l'uso dei preservativi. Sia maschili che femminili. Il Femidom, che continua a essere un oggetto sconosciuto per le donne in Italia, verrà come sempre distribuito nelle iniziative delle sedi territoriali della Lila (consultabili all'indirizzo http://www.lila.it/it/iniziative.html). Lila Trento ne invierà uno, per conoscenza, a tutte le consigliere regionali, provinciali e dei maggiori Comuni, per ricordare che le politiche di prevenzione non sono esclusiva del governo centrale e che molto possono fare anche le amministrazioni locali."

Upim, 8 marzo amaro per le commesse

  • Venerdì, 08 Marzo 2013 10:12 ,
  • Pubblicato in Flash news
Messaggero Veneto
08 03 2013

Udine, in lacrime per la chiusura del negozio. E al Punto di ascolto antimobbing quasi la metà delle segnalazioni viene dalle donne
 
UDINE. Hanno servito fino all’ultimo cliente cercando di fermare le lacrime. Non ci sono riuscite. Ha un gusto amaro questo 8 marzo per le commesse della Upim che celebreranno la festa della donna con la certezza di aver perso il proprio lavoro.

Sono mogli, madri single, ragazze che progettano di sposarsi, alcune hanno un decennio di esperienza alle spalle, altre ne hanno addirittura più di venti, ma la sorte è comune: un anno di mobilità per quelle che hanno fino a 40 anni, due per quelle che arrivano ai 50. Una settimana per impacchettare la merce al secondo piano, e poi a casa.

A perdere il lavoro saranno in 15, fra loro due magazzinieri. Per il resto sono donne e solo un paio di loro dovrebbe fare in tempo ad andare in pensione. Da qualche giorno l’insegna Upim si è accesa al posto dell’ex Bernardi, tra via Stringher e via Savorgnana, che è stato chiuso, ma il personale che vi lavorava è stato mantenuto. Quindi per i dipendenti Upim, tranne il direttore, non c’era alcuna possibilità di essere assorbiti.

«Ho spedito curriculum e richieste a partire dal mese di novembre, ma ancora non ho avuto risposte» si lascia sfuggire una delle commesse mentre piega articoli per la casa sotto gli sguardi mesti delle colleghe. Poi arriva una responsabile, le riporta tutte all’ordine e ricorda loro «che non c’è tempo per le stupidaggini», forse dimenticando che la perdita del lavoro non è che si possa proprio liquidare così. Evidentemente, di questi tempi non c’è più posto per la comprensione o la “sorellanza” al palazzo Upim, ex sede del cinema Eden realizzato dall’architetto Provino Valle nel 1922 dove, una dopo l’altra, le luci si spengono, e con loro le speranze.

Stessa sorte per le commesse del negozio “Capello point” al Città Fiera. Le tre dipendenti hanno finito le operazioni di trasloco un paio di giorni fa e ora sono a casa. «L’azienda ce lo ha detto solo pochi giorni prima di chiudere, ancora dobbiamo capire che cosa fare», spiegano.

Per i dieci dipendenti del Coin l’attività si è conclusa con la fine del mese scorso, nove di loro erano donne.

«Il settore commerciale vede la prevalenza del personale femminile e spesso sono le prime ad andare a casa, perché gli impegni familiari le rendono meno flessibili – commenta il segretario della Fisascat Cisl, Paolo Duriavig –. Nella vertenza Upim abbiamo cercato una soluzione per ricollocare subito il personale, ma di questi tempi non è facile trovare un posto per 15 persone».

E, se da un lato, le donne sono le prime a perdere il posto di lavoro in situazioni di crisi, dall’altro vantano anche il triste primato di essere i bersagli più ricorrenti in caso di mobbing, almeno stando ai dati raccolti in 5 anni di attività dal Punto di ascolto antimobbing aperto dalla Provincia di Udine: ben 432 delle 703 richieste di aiuto giunte allo sportello provenivano da donne che denunciavano situazioni di disagio lavorativo.

Stando ai dati diffusi dal Punto di ascolto (che, ha assicurato l’assessore Elena Lizzi, proseguirà la propria attività nel corso dell’anno con la prospettiva di un ampliamento e un potenziamento) si tratta di problematiche che si manifestano attraverso umiliazioni e critiche ingiustificate, svuotamento delle mansioni, ripetuti trasferimenti di sede e di reparto, eccesso di controllo sul lavoro, ma anche attribuzione di compiti squalificanti, marginalizzazione dall’attività lavorativa o esclusione dalle attività di formazione.

Ce n’è abbastanza per concludere che ci vuol più di una mimosa per rendere omaggio alla popolazione femminile.

Alessandra Ceschia

Egitto, terrorismo sessuale contro le donne in politica

  • Venerdì, 08 Marzo 2013 09:59 ,
  • Pubblicato in Flash news
Linkiesta
08 03 2013

Palpeggiamenti e stupri nelle piazze della protesta. “Le autorità tollerano le violenze”

“Terrorismo sessuale”. Così viene chiamato ormai apertamente un fenomeno che sta diventando il nuovo allarme sociale proveniente dalle strade egiziane. Da mesi infatti il numero di molestie sessuali denunciate nel paese sta subendo un’impennata vertiginosa. Soprattutto in piazza Tahrir e negli altri luoghi di protesta pubblica gli episodi sono diventati ormai abituali e perpetrati secondo uno schema preciso. Squadre di 10-15 persone individuano una ragazza, la isolano, e la molestano in modi che vanno dai palpeggiamenti e lo strappo dei vestiti, a veri e propri stupri di gruppo.

Il fenomeno della violenza sulle donne non è nuovo nelle strade egiziane, soprattutto dopo la rivoluzione del 25 febbraio 2011. Da allora i disordini politici e la confusione all’interno degli organi di sicurezza hanno portato alla proliferazione dei crimini, compresi quelli di natura sessuale. Quello a cui si assiste ora in piazza Tahrir e negli altri luoghi di protesta sembra però andare oltre a un semplice problema di sicurezza pubblica.

Sono stati già molte decine i casi di stupro finora denunciati, ma si teme sia solo la punta di un iceberg. La società patriarcale egiziana tende ancora a considerare lo stupro prima di tutto come un disonore per la donna che lo subisce, e questa pressione psicologica impedisce a molte ragazze di denunciare la violenza subita.

Le reazioni da parte dei gruppi di attivisti non si sono fatte attendere. Alcuni di essi si sono repentinamente organizzati in “gruppi di scorta”, come le associazioni Tahrir bodyguard e Operation anti sexual harassment, che hanno creato veri e propri protocolli di sicurezza per le donne che desiderano partecipare alle proteste, protette dai dimostranti maschi con schemi quasi militari. Questi gruppi forniscono anche supporto psicologico alle vittime delle violenze, e stanno ora tentando di formare un fronte di protesta compatto che richiami le autorità e le forze politiche alle proprie responsabilità.

A febbraio l’associazione femminista Nadhra ha pubblicato un report dettagliato sul fenomeno. Le molestie sessuali sistematiche all’interno dei luoghi di protesta, e l’atteggiamento tollerante verso questi crimini da parte delle autorità, vengono descritti come un vero e proprio tentativo di allontanare le donne dagli spazi pubblici e dalla politica. Quelli usati sono strumenti di tipo terroristico, che utilizzano la paura della violenza e della condanna sociale come armi di intimidazione.

«Cosa facevano a Tahrir? Com’erano vestite? A che ora sono andate?»: il report denuncia anche le domande che la maggior parte dei politici islamisti rivolge alle donne vittime delle violenze. Alcuni membri della Shura, l’assemblea consultiva nominata dal presidente Mursi e composta soprattutto da religiosi conservatori, hanno rilasciato dichiarazioni che mirano a screditare l’intero movimento di protesta; c’è chi ha chiesto la separazione di uomini e donne nelle manifestazioni, e addirittura chi ha affermato che le proteste sono ormai diventate dei pretesti per l’esercizio della prostituzione.

Anche il fronte politico laico all’opposizione non si è distinto per la difesa dei diritti delle donne nei luoghi delle dimostrazioni. La questione è finora stata fatta passare in sordina, nel timore di scontrarsi con il forte conservatorismo sociale presente anche nel fronte più laico dello schieramento.

Le associazioni femministe si sono però organizzate, e hanno lanciato le prime grandi proteste su internet e sulle piazze. Dando il via a quello che sembra essere una nuova rivoluzione nella rivoluzione egiziana: la conquista della legittimazione e del rispetto per la presenza femminile negli spazi pubblici e nella politica.

Eugenio Dacrema, ISPI research assistant

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/egitto-terrorismo-sessuale#ixzz2MwObonkB

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