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MOTHERS. La fatica di essere figli di qualunque madre

  • Martedì, 01 Marzo 2016 12:10 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Giovedì 10 marzo, ore 18
Esc Atelier Autogestito
Via dei Volsci, 159 - Roma

Un incontro per parlare delle fatiche affrontate dalle madri e dai loro figli durante il grande lavoro della crescita.

* Incontro con Geni Valle, Psicoanalista didatta dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi con una lunga esperienza di formazione per gli adulti sulle tematiche che interessano la genitorialità e le famiglie
* Introduce Chiara Bastianoni, Laboratorio Infosex
Evento facebook

8 marzo, non mimose ma opere di bene

Ci sono due fatti storici che nell`immaginario collettivo sono legati alle celebrazioni per la Festa della donna: il rogo della fabbrica Cotton a New York dove nel 1908 persero la vita 62 operaie e quando in Russia, nel 1917, le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla "rivoluzione russa di febbraio" che ispirò la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste dell'8 marzo.
Caterina Minnucci, Il Fatto Quotidiano ...

Amnesty International
06 03 2015

Giù le mani dai nostri corpi: un nuovo manifesto di Amnesty International chiede agli stati di porre fine ai loro tentativi di controllare le vite delle donne

In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, Amnesty International lancia un nuovo manifesto per chiedere ai governi di ogni parte del mondo di porre fine ai loro tentativi di controllare e criminalizzare le scelte e la sessualità delle donne e delle ragazze.

Il manifesto della campagna "My Body My Rights" chiede agli stati di rimuovere le barriere all'accesso ai servizi, alle informazioni e alla formazione relativamente alla salute sessuale e riproduttiva e di porre fine alle leggi e alle pratiche che penalizzano tale accesso.

Il manifesto descrive i diritti che tutte le donne e le ragazze dovrebbero avere sul loro corpo. Nonostante un importante accordo sottoscritto due decenni fa a Pechino in materia di uguaglianza di genere, le donne e le ragazze continuano a venire private dei loro diritti sessuali e riproduttivi.

"Sebbene negli ultimi 20 anni decine di stati abbiano messo fuorilegge i matrimoni forzati e le mutilazioni dei genitali femminili, queste pratiche restano diffuse" - ha dichiarato Jessie Macneil-Brown, responsabile della campagna "My Body My Rights" di Amnesty International.

"Le gravi violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle ragazze costituiscono un grande problema contemporaneo. In alcuni paesi, l'aborto è vietato del tutto e le donne sono imprigionate per il mero sospetto di aver abortito volontariamente o aver avuto un aborto spontaneo".

Il manifesto di Amnesty International chiede agli stati di:

- abolire le leggi che criminalizzano l'esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi;

- rilasciare tutte le donne e le ragazze imprigionate per aver voluto abortire o aver avuto un aborto spontaneo, così come coloro che le hanno aiutate;

- garantire l'accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva;

- garantire l'accesso a programmi educativi relativi alla sessualità esenti da pregiudizio e basati su prove oggettive, all'interno e all'esterno della scuola;

- prevenire e reprimere tutte le forme di violenza di genere, specialmente contro le donne e le ragazze;

- assicurare che tutte le persone abbiano la parola sulle leggi e sulle politiche che riguardano il loro corpo e la loro vita;

- assicurare che tutte le persone abbiano accesso a rimedi giudiziari efficaci e affrontabili dal punto di vista economico quando i loro diritti sessuali e riproduttivi siano stati violati.

Sottoscrivi il manifesto

"Gli stati e altri soggetti devono porre fine ai loro tentativi di controllare le decisioni delle donne e delle ragazze. Quello di prendere decisioni informate sulla salute sessuale e riproduttiva è un diritto umano che dev'essere garantito anziché minacciato e criminalizzato" - ha sottolineato Jessie Macneil-Brown.

"Questo manifesto chiede a ogni persona di esprimere solidarietà pretendendo che questi diritti siano protetti" - ha concluso Jessie Macneil-Brown.

Leggi il manifesto

Per maggiori informazioni e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348 6974361, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Redattore Sociale
06 03 2015

8 marzo. Dal nord al sud della penisola sono una trentina le strutture, gli sportelli e i servizi, ma quasi un terzo si concentra tra Roma e Milano. La mappa in uno studio pubblicato da Ediesse. “Oggi guardare agli uomini che compiono violenza è un modo per chiudere il cerchio”

Sono 29 i centri dedicati agli uomini rei di maltrattamenti contro le donne presenti sul territorio italiano. A delineare la mappa delle strutture, sportelli e servizi che dal Nord al Sud della penisola si occupano in vario modo dei cosiddetti uomini maltrattanti un volume pubblicato alla fine dello scorso anno da Ediesse intitolato “Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento”. Realizzato da Alessandra Bozzoli, Maria Merelli e Maria Grazia Ruggerini lo studio aggiorna una precedente ricerca effettuata nel 2012 attraverso una rilevazione condotta tra marzo e maggio 2014. Il numero maggiore di centri si trova nel centro nord del paese, di cui 5 nella sola Milano, 4 a Roma e altri 5 sparsi tra le varie province della regione Emilia Romagna. Ma la presenza dei centri si registra anche in Sardegna dove se ne contano tre e in Campania con due realtà censite, di cui una a Napoli e l’altra a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta.

Diversi per data di nascita, modalità di sviluppo e caratteristiche all’interno delle diverse realtà locali, i centri hanno vissuto una stagione particolarmente fortunata negli ultimi due anni, lasso di tempo in cui ne sono nati ben 12, ovvero un terzo del totale di quelli esistenti. Il primo a nascere è stato il Cipm-Presidio criminologico territoriale di Milano seguito, seguito 5 anni dopo dal Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze sorto nella sede della Asl. Ma solo a partire dal 2010 si assiste a un vero e proprio exploit, che vede la diffusione di queste strutture su tutto il territorio nazionale.

Quanto alla genesi, alcuni centri nascono dall’iniziativa di operatrici di lunga esperienza all’interno del centri anti violenza, che considerano centrale affrontare il nodo degli autori di reato nella lotta contro la violenza di genere. Ma non mancano i centri nati dalle associazioni di uomini, Maschile Plurale in particolar modo, che avvertono la necessità di aprire nuovi percorsi di identità maschile. In altri poi viene affrontato il tema delle relazioni familiari, soprattutto attraverso l’ascolto di uomini in difficoltà a partire dai conflitti tra le mura domestiche. Infine le esperienze all’interno degli istituti di pena che hanno aperto un filone di intervento sui sex offenders e sugli uomini maltrattanti.

Quanto ai destinatari, aumenta con il passare del tempo il numero degli uomini che si rivolgono ai centri per chiedere aiuto. Un andamento positivo non solo per i centri più consolidati come quelli Firenze (208 interventi in 5 anni e un aumento dai 9 nel 2009 ai 78 del 2013) e Torino (160 interventi in tutto), ma anche di quelli più recenti come il servizio di Modena, dove sono stati avviati 83 interventi in 3 anni. “La questione è semplice, anche se complessa – afferma Maria Grazia Ruggerini –. Oggi guardare agli uomini che agiscono violenza sulle donne è un modo per chiudere il cerchio. E ciò non significa cambiare lo sguardo, ma allargarlo e completarlo. Ammettendo che quello della violenza di genere non è un problema delle donne, ma degli uomini.

Bisogna mettere in evidenza la situazione di crisi degli uomini e della cultura patriarcale in genere. È fondamentale avere delle strutture che prendono in considerazione non solo le patologie, ma anche i valori culturali spesso introiettati dalle stesse donne. Ma – conclude – è necessario anche portare avanti delle azioni di sensibilizzazione e prevenzione tra le giovani generazioni. Bisogna lavorare sulle culture maschili per vedere quali sono i meccanismi che determinano comportamenti di possesso, di arroganza e di negazione della volontà delle donne”.

Cagne Sciolte
04 03 2015

JIN, JÎYAN, AZADÎ

LA LOTTA DELLE DONNE KURDE È LA LOTTA DI OGNUNA DI NOI

L‘8 marzo 2015, 104 anni dopo la proclamazione della Giornata Internazionale delle Donne, le donne di tutto il mondo combattono ancora contro il sistema di dominio patriarcale.
Gli attacchi contro le donne diventano sempre più profondi e si sviluppano in modo sistematico o strumentalizzato per alimentare/aumentare norme repressive e securitarie in ogni ambito dell’esistenza fino al femminicidio, che spesso non viene riconosciuto come tale.

La violenza sulle donne, l’eteronormatività, il sessismo, il razzismo, lo sfruttamento, le restrizioni sulla libertà di scelta e di autodeterminazione, l’isolamento sono i dispositivi attraverso cui lo stato capitalista e patriarcale esercita il proprio controllo sulle nostre vite e contro cui ci vogliamo ribellare.
Le donne hanno oggi più che mai l’urgenza di costruire insieme la propria autodifesa.
È proprio questo che attualmente sta succedendo nel Rojava. Nei tre cantoni curdi dell’amministrazione autonoma nel nord della Siria, le Unità di Difesa delle Donne YPJ combattono per la liberazione delle donne e dell’intera società. Le YPJ conducono una lotta contro l’oppressione e il femminicidio a tutti i livelli.

La lotta delle donne curde non è solo una lotta militare contro IS, ma una posizione politica contro il capitalismo, in questo momento neoliberista e neocoloniale e contro la struttura patriarcale. Non limitano la loro lotta contro la violenza e l’oppressione sulle donne a una sola giornata, ma con la loro lotta trasformano ogni giorno nell’8 marzo.
Migliaia di donne -⁠ donne kurde da Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia, Russia e Europa ma anche donne internazionaliste del Medio Oriente e dai paesi Europei -⁠ partecipano attivamente a questo movimento come militanti. Hanno deciso di lottare contro una vita determinata dal sistema patriarcale e capitalistico insieme a tante altre donne anche differenti da loro.

Il movimento delle donne curde è infatti consapevole che la libertà deve comprendere tutti gli aspetti della vita perché oppresso e marginalizzato in molte forme diverse: etnia, classe, genere. La liberazione delle donne è diventata perciò inscindibile momento della resistenza curda contro tutte le oppressioni e non sorprende che siano tante le donne a partecipare alle unità armate e alla gestione delle amministrazioni locali in tutta la regione, siano loro di provenienza araba, turca, armena e assira.

La forza contagiosa della lotta delle donne e del generale processo di rivoluzione sociale in Rojava viene oscurato e criminalizzato dall’imperialismo occidentale a guida statunitense che continua a classificare il PKK come organizzazione terroristica, al pari dell’IS, svelando così la sua vera natura cioè la pretesa egemonica del capitale.
Insieme alle donne kurde combattiamo contro la guerra imperialista che arma sempre gli oppressori e impone con la sua ideologia il marchio itinerante di terrorista a chiunque si sottragga al disegno del sistema di sfruttamento globale impostoci.

Organizziamo la nostra resistenza di genere e di classe ovunque nel mondo. Liberiamoci insieme dal sistema di dominio patriarcale e capitalistico.

Viva la solidarietà internazionale delle donne!
DOMENICA 8 MARZO CORTEO
PARTENZA ORE 10 DALLE CAGNE SCIOLTE VIA OSTIENSE 137B
ARRIVO AL CENTRO SOCIO CULTURALE ARARAT CON PRANZO SOCIALE A SOSTEGNO DELLA RICOSTRUZIONE DI KOBANE
A SEGUIRE PROIEZIONI E ASSEMBLEA PUBBLICA

_Assemblea femminista e lesbica del 22 febbraio ad Ararat_

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