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Chi blocca la rinascita di Pompei

Pompei, fine febbraio, ore 16.30. Gli scavi sprofondano nel silenzio. Sarà la pioggia. Sarà che gli operai se ne sono già andati, tutti. Sarà che di turisti ne restano pochi, sparpagliati verso le uscite. Solo un custode armeggia con un mazzo di chiavi. Mancano trecento giorni alla temuta scadenza dei fondi europei; trecento giorni per spendere gli oltre cento milioni di euro del "Grande progetto" in restauri, rinforzi, ricerche. 
Paolo Fantauzzi/Francesca Sironi, l'Espresso ...

Pompei, due crolli nuovi negli Scavi

  • Venerdì, 27 Giugno 2014 08:27 ,
  • Pubblicato in Flash news

la Repubblica
27 06 2014

Nuovo crollo, anche se di limitata entità, agli Scavi di Pompei. Si tratta di "due cedimenti strutturali" in una bottega che si trova nella Regio VII, insula 3, civ. 37 del sito archeologico. A darne conto è la Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. "Qualsiasi incidente del genere a Pompei non può essere minimizzato, seppur di portata limitata", dichiara il soprintendente Massimo Osanna. "Tuttavia è bene ricordare che si tratta di un' area estremamente estesa (ben 66 ettari, di cui 44 alla luce), in cui tali episodi sono da considerarsi fisiologici, e che attraverso il Grande Progetto Pompei si sta cercando di monitorare ed intervenire su ogni zona del sito archeologico".

"L'amministrazione - attacca però Antonio Pepe, della Rsu degli Scavi - ha ritenuto opportuno informare i carabinieri che si sono recati sul posto per il sopralluogo; speriamo che con la stessa sollecitudine abbia provveduto anche a comandare qualche restauratore per l'accertamento del danno per poi procedere con immediatezza alla risistemazione. Questo segnale conferma - insiste Pepe - l'esigenza della manutenzione ordinaria, che in passato aveva assicurato la conservazione dell'area archeologica fino a quando non è stata più effettuata per mancanza di personale addetto". Una lacuna che "ha creato e sta creando danni al patrimonio archeologico e rischi per l'incolumità di turisti e personale che vi presta servizio".

Se l'amministrazione "vuole dare risposte concrete al futuro dell'area archeologica di Pompei, anziché perdere tempo a criticare sindacalisti e lavoratori che rivendicano i propri diritti, avrebbe dovuto favorire, già da tempo, interventi di restauro e preoccuparsi per nuove assunzioni di operai", accusa il sindacalista.

Corriere della Sera
18 04 2014

Un americano a Pompei. Un archeologo del Texas, Darius Arya.

Lo abbiamo portato a spasso per le rovine più belle del mondo che lui conosce piuttosto bene - sono quindici anni che Darius vive a Roma - e che ha visitato pure insieme con molti suoi colleghi, Steven Ellis fra questi, l'archeologo di Cincinnati che lo scorso gennaio ci ha lasciati tutti un pò a bocca aperta con la sua scoperta surreale: a Pompei si mangiavano giraffe e fenicotteri. ...

Il Mattino
03 03 2014

Pompei. Non c’è pace per la città eterna. Neanche il tempo di riprendersi dallo choc del doppio crollo, avvenuto nella notte tra sabato e domenica rispettivamente al Tempio di Venere e alla Necropoli di Porta Nocera, che già si è verificato un nuovo cedimento strutturale.

All’alba il custode di turno in via Nola, ha registrato un crollo nella Regio V, Insula 2, al civico 19.

A venir giù è stato un muro di circa 2.5 metri di altezza per 4 metri di lunghezza. Gli addetti alla vigilanza, a proposito, affermano che "la precarietà della struttura era stata segnalata una settimana fa ai tecnici della soprintendenza". Un crollo che, evidentemente, poteva essere evitato.

Anche di questo si parlerà nel summit romano di domani, convocato d'urgenza dal ministro Dario Franceschini.

Susy Malafronte

Huffington Post
08 11 2013

Che succede a Pompei? La notizia dell'ultimo crollo giunge assieme ai rumors sul conflitto in corso tra Massimo Bray e il premier Enrico Letta (che ha smentito). Bray, che avrebbe minacciato le dimissioni, insiste perché nel ruolo di direttore generale (appena istituito dal decreto Valore Cultura) sia chiamata una persona competente in archeologia. Letta invece candida un ex diplomatico in servizio presso la maggiore banca italiana, Giuseppe Scognamiglio.

Già distaccato presso le Nazioni Unite e console italiano a Izmir, in Turchia, Scognamiglio diviene consulente del ministero dell'industria e del commercio estero durante i governi D'Alema e Amato e in seguito capo di gabinetto di Renato Ruggiero alla Farnesina. Vicino a Filippo Patroni Griffi secondo le indiscrezioni, Scognamiglio è attualmente vicepresidente di Unicredit e editore di East, una rivista di geopolitica con cui Unicredit, che la finanzia, si propone (inesplicabilmente?) di fare concorrenza a Limes e Micromega.

Un ex diplomatico è la persona giusta per sottrarre Pompei all'attuale decadenza? Da più parti si levano voci perplesse, tra cui quelle autorevoli di Settis e Stella. Il decreto Valore Cultura prevede che al "direttore generale di progetto" spetti di "definire e approvare i progetti degli interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione".

Come interpretare il compito di "valorizzazione"? In termini di cura materiale e accudimento scientifico del sito? Oppure di sbrigativa commercializzazione?

Episodi recenti di "manager-salva-tutto" destano allarme. Nel novembre 2008 l'allora Direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale Mario Resca, ex manager di McDonald's Italia imposto al vertice del MiBAC da Silvio Berlusconi, formulò una proposta che gli guadagnò i sarcasmi della stampa anglosassone. A suo avviso Pompei avrebbe dovuto costituire il set per spettacolari operazioni di lancio di prodotti delle multinazionali dell'elettronica. L'ultimo plenipotenziario di Pompei, Marcello Fiori, è finito sotto inchiesta per truffa e frode connessi ai lavori di restauro.

Possiamo impedire che fatuità, incompetenza o peggio producano danni irreversibili a un'area archeologica tra le più importanti del pianeta? Perché escludere, come pare escluda Letta, che a occuparsi di Pompei siano archeologi, storici dell'arte, tecnici competenti? I nomi che circolano sono due, entrambi qualificati: Gino Famiglietti, attuale direttore generale dei Beni culturali e paesaggistici del Molise e autore del codice dei Beni culturali; e Fabrizio Magani, direttore generale dell'Abruzzo oggi impegnato nella ricostruzione dell'Aquila.

Il pregiudizio anticulturale dell'attuale classe politica italiana poggia su basi di temerarietà e arroganza; ed è trasversale. Se l'ex responsabile MiBAC Sandro Bondi ha accondisceso supino ai tagli di Giulio Tremonti, o l'ex ministro del lavoro Renato Brunetta è insorto contro i "parassiti del culturame", D'Alema (nelle vesti di Piccolo Padre) ironizzò a suo tempo contro gli intellettuali "che si rifiutavano di attaccare volantini". L'attuale premier intenderà procedere sulla strada dell'esclusione delle professionalità specifiche negli ambiti della tutela?

Possiamo pensare che l'ex diplomatico possieda salde relazioni internazionali; o che almeno questo sia l'augurio di chi sostiene la sua nomina. Nel caso di Pompei, tuttavia, sono i progetti di ricerca e la solerte attività di manutenzione ordinaria le migliore carte diplomatiche che l'Italia può giocare. Designazioni (che paiono) amicali e sono prive di fondatezza scientifica certo non contribuiranno a migliorare l'immagine internazionale del paese.

Michele Dantini

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