1980-2017, Valerio vive! Un'idea non muore

  • Lunedì, 20 Febbraio 2017 08:42 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Valerio ViveMercoledì 22 febbraio 2017
Ore 16.00, via Monte Bianco - ‘Un fiore per Valerio’

Ore 17.00 - Corteo
Fascismo EuropaLuca Fazio, Il Manifesto
30.01.2016

Non si può dire che i ragazzi e le ragazze del Coordinamento dei collettivi studenteschi (Ccs) questa volta non si siano preparati per bene. Non hanno scommesso sui numeri - erano solo poche centinaia in corteo - ma comunque hanno voluto scendere in piazza anche ieri mattina

Dinamo Press
15 04 2015

Un dialogo con Karim, attivista della Marche di ritorno dal fronte di Kobane. Dopo mesi di resistenza assieme alle formazioni kurde Karim è tornato in Italia e racconta la rivoluzione del Rojava, la guerra, la resistenza contro l'IS

"Gli stolti chiamavano pace il semplice allontanarsi del fronte”.

(Non c’è nessun dopoguerra – Wu Ming, Yo Yo Mundi)

Una giornata di primavera. Un cielo limpido. Un respiro trattenuto tra Istanbul e Bologna. Un aeroporto. Il volto di Karim che appare tra la folla. Gli abbracci.

Sono passati tre mesi. In Rojava. A Kobane. Volontario nelle file delle Forze di Difesa del Popolo (YPG). A combattere Isis.

Tre mesi a difesa di un progetto politico laico, femminista, comunitarista ed ecologista chiamato “confederalismo democratico” o “democrazia senza stato”. La vita in ballo. Ancora una volta, socialismo o barbarie.

Tre mesi in guerra.

Guerra, qualcosa di estraneo a noi occidentali nati e vissuti da decenni in questa pace.

Guerra, una parola che abbiamo imparato a pronunciare con pudore.

Guerra, quello spazio che lambisce i confini d’Europa a sud, come a est. A sole poche ore di volo dalla “nostra” pace.

Karim ha attraversato questi spazi, quello d’occidente e d’oriente, quello della pace e della guerra. Così lontani, così vicini, così intersecati. Ed è tornato. Vivo.

Ora è il tempo del racconto. Condividere un’esperienza straordinaria, nel senso etimologico del termine, fuori dall’ordinario. Un racconto pubblico, che vuole divenire comune, perché ogni scelta partigiana è una scelta politica.

Ancora una volta, vogliamo che le prime parole siano le sue.


*tratto da www.arvultura.it

Dinamo Press
13 04 205

Sette militanti del Centro Sociale Dordoni di Cremona sono stati arrestati: per due di loro è scattato il carcere, gli altri si trovano agli arresti domiciliari. Per tutti l'accusa è di rissa aggravata e riguarda i fatti del 18 gennaio 2015, quando alcune decine di neofascisti di CasaPound assaltarono il centro sociale armati di spranghe e bastoni.

In quell'occasione, uno storico compagno del centro sociale, Emilio V. di 49 anni, rimase a terra, in coma. Solo dopo lunghe giornate tra la vita e la morte, Emilio è riuscito a svegliarsi. Anche lui è tra i destinatari delle misure cautelari.

Secondo quanto scrive il CSA Dordoni, nell'ordinanza viene detto esplicitamente che gli arresti sono funzionali a impedire agli attivisti la partecipazione alla manifestazione cittadina del 25 aprile e a quella di Milano contro Expo del 1 maggio.

Nell'ambito dello stesso procedimento sono stati arrestati anche 9 neofascisti appartenenti a Casa Pound. Due di loro sono stati trasferiti in carcere con l'accusa di tentato omicidio, gli altri sono ai domiciliari per rissa aggravata.

È chiaro il tentativo politico e giudiziario di mettere sullo stesso piano chi quel giorno ha assaltato un centro sociale armato di tutto punto, con chi invece ha difeso quel luogo e le persone che si trovavano all'interno. Anche a rischio della propria vita. Emblematico che venga colpito dall'accusa di rissa aggravata anche a chi quel giorno è finito in coma per difendere se stesso e le persone che aveva intorno.

Questi arresti si sommano a quelli di pochi giorni fa, quando la magistratura di Cremona aveva ordinato le manette anche per due manifestanti del corteo antifascista del 24 gennaio, quando in migliaia da Cremona e da tutta Italia, siamo scesi in strada per esprimere solidarietà a Emilio e pretendere la chiusura delle sedi delle organizzazioni neofasciste da cui partono i raid squadristi.

Va rigettato qualsiasi tentativo di mettere sullo stesso piano i fascisti e gli attivisti dei movimenti sociali, rivendicando il diritto a togliere l'agibilità politica alle organizzazione dell'estrema destra razzista e a tutelare la libertà di movimento ed espressione dei movimenti.

 

 

I frutti tossici del nazionalismo

  • Sabato, 11 Aprile 2015 08:02 ,
  • Pubblicato in Il Commento
Palestina liberaMoni Ovadia, Il Manifesto
11 aprile 2015

Un paio di anni fa, percorrendo il corteo del 25 aprile, mi imbattei nel gruppo che rappresentava i combattenti della "brigata ebraica" [...] Qualcuno dei componenti di quel drappello mi riconobbe e mi salutò cordialmente, ma uno di loro mi rivolse un invito sgradevole, mi disse: "Vieni qui con la tua gente". Io con un gesto gli feci capire che andavo più avanti a cercare le bandiere dell'Anpi che il 25 aprile è "la mia gente" perché io sono iscritto all'Anpi con il titolo di antifascista. ...

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