Decine, centinaia, migliaia di bambini. Frotte chiassose che paiono riempire della loro voglia di gioco e di allegria ogni spazio angusto tra le baracche e i banchetti di assi mezze marcite dov è esposta per la vendita la merce della fame: brandelli di carne di capra neri di mosche, pezzi di pesce seccato sui quali, a tratti, fanno rapide scorrerie grossi lucertoloni neri e gialli. Colori e voci. ...
L'Honduras non figura, al momento, nell'elenco dei paesi in guerra. Come pure El Salvador e il Guatemale. Nel cosidetto "Triangolo Norte" (Triangolo Nord) dell'America centrale l'epoca dei conflitti civili si è conclusa negli anni Novanta. ...

Perché infierire sui più indifesi

  • Mercoledì, 12 Giugno 2013 07:22 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

La Repubblica
12 06 2013

"Maiale, animale, letamaio, asino, ti spacco la testa..." Il video diffuso alcuni giorni fa dal Corriere Veneto, in cui si vedono le sevizie subite da Michele, è raccapricciante. Michele ha 15 anni, presenta una forma grave di autismo, e avrebbe dovuto essere aiutato e accudito. Per oltre sei mesi invece, non appena metteva i piedi a scuola, cominciava ad essere insultato e maltrattato sia dall'insegnante di sostegno, sia dall'assistente sociale.

Le immagini che in molti hanno potuto vedere in questi ultimi giorni in televisione mostrano Michele terrorizzato, mentre l'insegnante, dopo averlo minacciato, prende un fazzoletto imbevuto di detergente per mobili e glielo passa sul volto. Poco prima dell'arrivo dell'assistente sociale che lo colpisce più volte con un righello, costringendolo prima a restare in piedi, poi ad inginocchiarsi. Arrestate dai carabinieri - che allarmati dalla famiglia avevano nascosto delle telecamere in classe e filmato per alcuni giorni queste scene di barbarie - le due donne non sembrano rendersi conto della gravità della situazione.

"Ero stressata, ma adesso mi curerò", scrive una delle due in una lettera. Come se la fatica e lo stress, che certo non mancano nella vita frenetica di oggi, potessero giustificare condotte di questo tipo. Come se la difficoltà oggettiva di prendersi cura di un ragazzo autistico potesse spiegare questa violenza quotidiana, continua e ripetuta nei confronti di chi non ha altra colpa che quella di soffrire.

L'autismo, come molte altre patologie psichiatriche, mentali o neurologiche, spaventa e disturba. Costringe ognuno di noi a fare i conti, non solo con il mistero della sofferenza, ma anche con l'alterità radicale. Benché i meccanismi esattamente coinvolti da questa patologia non siano ancora stati ben definiti, infatti, l'autismo colpisce profondamente il modo in cui una persona comunica e interagisce con l'ambiente. Chi ne soffre è come prigioniero di una "fortezza vuota" come scrive Bettelheim: si ride o si piange senza che ci siano motivi evidenti per farlo; gli occhi non fissano l'interlocutore mentre parla; si ripetono alcune parole in modo ossessivo; si gioca sempre con gli stessi oggetti. Ma il problema sollevato da questo video realizzato dai carabinieri vicentini non riguarda né la definizione della malattia - su cui tra l'altro ci sono dissensi radicali all'interno della comunità scientifica - né il modo migliore di prendersi cura di chi ha problemi di autismo. Il problema è quello più generale del rispetto che si deve a tutti gli esseri umani, indipendentemente dalle loro caratteristiche e specificità, e a maggior ragione quando ci si trova di fronte a chi, più degli altri, avrebbe bisogno di attenzione e di rispetto. Mentre quello che rivela il video è l'esatto contrario: un accanimento nei confronti di chi, da solo, non può proteggersi. Sono queste d'altronde le violenze più grandi e più insopportabili: approfittare della debolezza altrui e infierire, invece di fare ancora più attenzione visto che, data la fragilità supplementare, alcune persone sono del tutto in balia delle nostre azioni.

Twitter: @MichelaMarzano

Nel rapporto presentato ieri dalla Metropolitan Police e dalla National Society for the Prevention of Cruelty to Children (Nsppc), l'ex presentatore Jimmy Savile è descritto come un "maniaco sessuale prolifico e predatore che ha abusato di adulti e bambini su una scala senza precedenti". ...

Bimbo rom muore a cinque mesi

Il Corriere della Sera
09 01 2013

È accaduto nel campo di via Candoni. Trasportato al Bambin Gesù, il piccolo è deceduto poco dopo forse per problemi cardiaci

ROMA - Un bambino di cinque mesi, che viveva nel campo nomadi di via Candoni, alla Magliana, è morto dopo il ricovero in ospedale. Il piccolo, trasportato d'urgenza, dopo l'intervento della polizia, è deceduto al Bambin Gesù. La tragedia dovuta, forse a problemi cardiaci.

GENITORI IN LACRIME - Gli agenti al loro arrivo hanno subito notato un bimbo in gravi condizioni tenuto in braccio e intorno persone che piangevano. Poi l'intervento del 118 e l'inutile corsa in ospedale. Il piccolo avrebbe compiuto sei mesi fra pochi giorni.

«CONDIZIONI DA TERZO MONDO» - Il campo dove il bimbo ha vissuto la sua brevissima vita è al centro di polemiche da mesi. «La situazione è catastrofica - ha sottolineato all'epoca il presidente del XV municipio, Gianni Paris - Attualmente i nomadi residenti nel campo sono 1200 (contro i previsti 500, ndr) e la situazione igienico-sanitaria è ai limiti del terzo mondo. Non esistono canali di smaltimento delle acque reflue, non ci sono container sufficienti, non c'è sorveglianza, i bambini non vanno a scuola e le persone si ammalano».

 

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