Svolta in Iran, le donne allo stadio

  • Giovedì, 11 Giugno 2015 14:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Frontiere News
11 06 2015

É trascorso un anno da quel giugno 2014 in cui le tifose iraniane non vennero fatte entrare allo stadio Azadi di Tehran mentre si giocava la partita di pallavolo Iran-Brasile. Un anno dall’arresto di Ghoncheh Ghavami, la ragazza anglo-iraniana arrestata perché manifestava per entrare allo stadio. Oggi peró in Iran le donne hanno vinto poiché é stato approvato un decreto che permetterà alle iraniane di partecipare – seppur in aree riservate – alle partite di pallavolo. La notizia é stata resa nota dalle autorità qualche giorno fa. Le tifose della Repubblica Islamica potranno assistere agli incontri internazionali di pallavolo valevoli per la World League in programma dal 19 giugno a Teheran proprio nello stadio Azadi che ha la capienza di circa 12 mila posti. Non si é fatta attendere la risposta da parte degli ultra conservatori del gruppo Ansar-e Hezbollah che hanno annunciato ‘una protesta sanguinosa’ se le donne entreranno allo stadio. Il portavoce del Governo, Mohammad Bagher Nobakht ha invece rassicurato che non verranno permesse manifestazioni non autorizzate e, come da decreto appena siglato, alle donne sarà garantita la loro presenza nello stadio.

La Vice Presidente Shahindokt Molaverdi
Il merito di questa vittoria é da attribuire alla politica della nuova amministrazione del Presidente Hassan Rohani e in particolare alla figura della Vice Presidente Shahindokht Molaverdi delegata alle politiche della donna e della famiglia. Ho personalmente intervistato la Vice Presidente che qualche mese fa mi aveva illustrato il disegno di legge che il Governo stava preparando per offrire più sicurezza alle donne e garantire pari opportunità. In questo progetto vi era anche la volontá di trovare una strada per riuscire a convincere le autoritá a far entrare le donne allo stadio. L’abbiamo nuovamente contattata in questi giorni per avere conferma della notizia e ci ha garantito che per adesso un certo numero di tifose saranno ammesse alle prossime competizioni di pallavolo.

Per gli altri sport bisognerá attendere
Il nuovo accordo é stato raggiunto nel Consiglio di sicurezza nazionale su un pacchetto di misure proposte da lei stessa e dal ministero per la Gioventù. In base a tale programma, le donne possono ora assistere a partite di pallavolo, basket, tennis e altri sport, ma non ancora, a incontri di calcio, pugilato e nuoto. Per questi altri sport bisognerá attendere, per ora é stato fatto un seppur piccolo primo passo verso quelle aperture tanto ambite da Rohani.

La Vice Presidente lo scorso anno durante i campionati e a seguito delle numerose manifestazioni davanti allo stadio, aveva giá espresso il suo dissenso al divieto affermando che le istituzioni di polizia e di sicurezza avrebbero dovuto comprendere i benefici della presenza delle donne allo stadio e l’ondata di felicità che avrebbe raggiunto le famiglie e la società nell’assistere a competizioni sportive. Secondo la Sharia, spiega la Molaverdi, non vi é alcuna restrizione nella presenza delle donne nei luoghi dove si pratica sport.

Il caso Ghoncheh Ghavami
Il caso delle donne allo stadio in Iran ha richiamato in questo ultimo anno grande attenzione da parte dell’opinione pubblica internazionale. Lo scorso giugno 2014 venne arrestata la ragazza ango-iraniana Ghoncheh Ghavami mentre manifestava davanti allo stadio. Venne liberata poco dopo, ma poi riarrestata, ed accusata di ‘propaganda contro il sistema’. Dopo diversi scioperi della fame in carcere ed una mobilitazione internazionale in suo favore, in particolare sui social network, la Ghavami in novembre é stata liberata su cauzione e un paio di mesi fa é stata perdonata dalla Corte d’appello anche se ancora per qualche tempo non potrá lasciare l’Iran.

Il divieto agli eventi di calcio
Secondo la classe piú conservatrice iraniana il divieto allo stadio in particolare per le partite di calcio é stato adottato per proteggere le donne e le famiglie da atti vandalici e di teppismo. Secondo alcuni chierici le arene sportive sono ambienti poco adatti alle donne, dove spesso vi é l’uso di un linguaggio offensivo da parte di spettatori di sesso maschile. Il precedente Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad, aveva permesso la presenza delle donne negli stadi nel giugno 2006, ma la sua decisione venne revocata dopo l’opposizione diretta dal clero di Qom. La questione della ammissione delle donne agli stadi di calcio richiederá dunque piú tempo in quanto il divieto é esplicitamente parte del regolamento interno alla Federcalcio Iraniana. Tuttavia con l’energia, la perseveranza e la voglia di cambiamento insita nella politica del Presidente Rohani anche questa discriminazione a breve potrebbe essere rimossa.

Tiziana Ciavardini

Heysel, la verità di una strage annunciata

  • Venerdì, 29 Maggio 2015 07:36 ,
  • Pubblicato in L'Intervista
Heysel settore zLuca Manes, Alias (Il Manifesto)
23 maggio 2015

29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles morirono 39 tifosi bianconeri. Morirono nel settore Z, schiacciati e soffocati dalla calca, sotto i colpi degli hooligans inglesi con l'evidente connivenza delle autorità e della polizia belghe, incapaci di prevedere e d'intervenire. In Heysel, le verità di una strage annunciata, Francesco Caremani, giornalista e juventino, ricostruisce quanto accaduto in quelle drammatiche ore di 30 anni fa, ma soprattutto quanto accadde dopo, nei lunghi anni del processo. ...

L'Fbi squalifica i vertici Fifa

pallone-sgonfioCon un'operazione mediaticamente vistosa, a dir poco irrituale per gli standard di riservatezza e opacità della giustizia elvetica. Su richiesta dell'Fbi la polizia cantonale di Zurigo ha fatto irruzione all'alba di ieri nel sontuoso Baur au Lac Hotel, dove è in corso il congresso dell'organismo che vanta più associati delle Nazioni Unite. E che proprio domani è chiamato ad eleggere il "nuovo" monarca del football mondiale. Virgolette d'obbligo, perché fino a ieri sembrava scontata la vittoria del solito Sepp Blatter, sempre sfiorato ma mai travolto dai ripetuti scandali, sempre sospettato ma mai inchiodato.
Gina Musso, Il Manifesto ...

Qatar: mondiali di calcio e violazioni dei diritti umani

  • Giovedì, 21 Maggio 2015 10:07 ,
  • Pubblicato in Flash news

Amnesty International
21 05 2015

In un nuovo documento diffuso oggi, Amnesty International ha rilevato come, a oltre un anno di distanza dalla promessa di blande riforme per rafforzare i diritti dei lavoratori migranti, le speranze di un reale progresso stiano rapidamente svanendo.
Il documento, intitolato "Hanno promesso poco, realizzato ancora di meno: il Qatar e le violazioni dei diritti dei lavoratori migranti", presenta una valutazione basata su nove parametri riguardanti altrettanti diritti fondamentali dei lavoratori migranti. Su cinque di essi i progressi sono stati assai limitati, rispetto agli altri quattro non c'è stato alcun miglioramento.

"Il Qatar non sta rispettando i diritti dei lavoratori migranti. Un anno fa il governo si era impegnato a migliorarli ma di fatto non c'è stato alcun passo avanti" - ha dichiarato Mustafa Qadri, ricercatore sui diritti dei migranti nei paesi del Golfo persico.

Negli ultimi 12 mesi poco è cambiato dal punto di vista delle leggi, delle politiche e della prassi quotidiana per gli oltre 1.500.000 lavoratori migranti presenti in Qatar, che rimangono alla mercé dei loro sponsor e datori di lavoro. Sulle questioni cruciali del permesso di lasciare il paese, delle limitazioni al passaggio da un impiego a un altro sulla base dell'istituto del "kafala", della protezione delle lavoratrici domestiche e della libertà di fondare sindacati e di aderirvi, non vi è stato alcun progresso.

"La mancanza di una chiara strategia concernente i risultati da raggiungere attraverso le riforme e i criteri per valutare tali risultati, mette in forte dubbio l'intenzione del Qatar di contrastare le violazioni dei diritti dei lavoratori migranti. Senza un'immediata azione, le promesse fatte lo scorso anno rischiano di risultare un mero esercizio di pubbliche relazioni per tenersi stretti i mondiali di calcio del 2022" - ha sottolineato Qadri.

Il 29 maggio è prevista l'elezione del nuovo presidente della Fifa. L'organo di governo mondiale del calcio ha la chiara responsabilità di considerare in via prioritaria il problema dello sfruttamento dei lavoratori migranti in Qatar e deve, in forma pubblica e privata, chiedere al governo di Doha di attuare riforme concrete per proteggere i diritti dei lavoratori migranti.

"La Fifa ha impiegato molto tempo, denaro e capitale politico per indagare sulle denunce di corruzione circa le candidature di Russia e Qatar ai mondiali di calcio del 2018 e del 2022, riflettendo a lungo sull'assegnazione dei campionati. Tuttavia, deve ancora mostrare di essere davvero interessata a far sì che i mondiali di calcio del 2022 in Qatar non saranno realizzati attraverso sfruttamento e abusi" - ha aggiunto Qadri.

"Ci aspettiamo che la Fifa lavori a stretto contatto col governo, col Comitato supremo di Qatar 2022 - responsabile dell'organizzazione dei campionati di calcio -, coi principali sponsor e con altre realtà coinvolte nell'evento sportivo per impedire le violazioni dei diritti umani collegate al suo svolgimento" - ha proseguito Qadri.

La più significativa riforma proposta lo scorso anno dal governo - l'introduzione di un sistema salariale elettronico per cambiare il modo in cui i lavoratori migranti vengono pagati - è ancora in fase di attuazione.

Molti migranti intervistati nei mesi scorsi da Amnesty International hanno continuato a lamentare il ritardato o il mancato versamento del salario.Il Qatar ha inoltre mancato l'obiettivo di avere 300 ispettori del lavoro in servizio entro la fine del 2014. Vi sono stati solo limitati progressi nell'adozione di misure per migliorare la sicurezza nei cantieri, nella regolamentazione delle agenzie di reclutamento che sfruttano i lavoratori migranti e nell'accesso alla giustizia per le vittime di sfruttamento sul lavoro.
Anche se tutte le riforme promesse nel maggio 2014 fossero state attuate, ciò non sarebbe comunque bastato a eliminare le cause profonde della massiccia discriminazione dei lavoratori migranti.

In un rapporto pubblicato nel novembre 2013, Amnesty International aveva denunciato l'ampiezza dello sfruttamento dei lavoratori migranti impiegati nel settore delle costruzioni, che in alcuni casi era equiparabile a lavoro forzato. Sebbene da allora il Qatar abbia ripetutamente e vibratamente espresso l'intenzione di porvi fine, è cambiato ben poco.

Ranjith, un lavoratore migrante dello Sri Lanka, non riceve il salario dal momento del suo arrivo, cinque mesi fa. Non ha documenti d'identità né un contratto. Alloggia in un campo per lavoratori nell'area industriale, affollato e malsano."Voglio solo lavorare e guadagnare qualcosa per mia moglie e i miei figli ma a causa del mio sponsor non posso cambiare lavoro. Se vado dalla polizia mi arrestano e mi espellono perché non ho i documenti" - ha raccontato ad Amnesty International.

"La realtà è che, trascorso oltre un anno e mezzo dalla denuncia di Amnesty International sull'esteso sfruttamento dei lavoratori migranti, poco o nulla è stato fatto per contrastarne le cause. Siamo un anno più vicini ai mondiali di Qatar 2022 e il tempo per cambiare questa situazione si sta esaurendo. Col boom delle costruzioni ancora in corso e la popolazione dei lavoratori migranti destinata ad arrivare a due milioni e mezzo, la necessità di riforme è più pressante che mai" - ha dichiarato Qadri.

Invece di prendere le misure necessarie per porre termine allo sfruttamento dei lavoratori migranti, le autorità del Qatar sembrano ultimamente più interessate a nasconderlo.

Giornalisti e ricercatori sui diritti umani che volevano approfondire la situazione dei lavoratori migranti in Qatar sono stati arrestati e interrogati. Solo nell'ultimo mese, giornalisti dell'emittente tedesca Wdr e della britannica Bbc sono stati arrestati.

"Cercare di ridurre al silenzio, con gli arresti e le intimidazioni, chi indaga sulla condizione dei lavoratori migranti, significa che il governo è più interessato alla sua immagine che ad affrontare l'agghiacciante realtà di decine di migliaia di donne e uomini sottoposti a violazioni dei diritti umani in Qatar" - ha concluso Qadri.


Arcilesbica
15 05 2015

Le gravissime le frasi del Presidente Lega Nazionale Belloli confermano la cultura sessista e omofoba diffusa nel mondo del calcio italiano.

Le sue parole sono l'espressione più becera degli stereotipi e pregiudizi che pervadono il mondo dello sport che discrimina le atlete costringendole al dilettantismo per regolamento.

Chiediamo le dimissioni immediate di Belloli perché, con le sue parole, dimostra di essere persona inadatta a ricoprire la carica più alta di un'organizzazione che dovrebbe promuovere i valori di solidarietà sociale e inclusività dello sport.

Roberta Vannucci presidente nazionale ArciLesbica

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