Erano 96 rose ieri a Hillsborough, sui sedili bianchi delle prime file della Leppings Lane End, la curva maledetta. E c'era un cartoncino a ogni stelo, con il nome di una vittima della tragedia del 15 aprile 1989. ...
Corriere della Sera
11 04 2014

C’è anche Alessandro Del Piero nel video contro l’omofobia nello sport che è stato lanciato in Australia. Si tratta di uno spot di trenta secondi, in bianco e nero, trasmesso a livello nazionale da varie emittenti australiane come anche negli schermi che si trovano negli stadi.

Nel video, oltre ad Alessandro Del Piero (che attualmente gioca come centrocampista o attaccante e capitano del Sydney FC), compaiono anche altre sportivi che giocano in Australia come Mitchell Johnson (cricket), Ryan Harris (cricket), Harry Kewell (calcio), Paul Gallen (rugby), Nate Myles (rugby), David Pocock (rugby), Lauren Jackson (pallacanestro), Nathan Jones (football australiano), Sam Mitchell (football australiano), Kim Green (pallavolo) e Libby Trickett (nuoto).

"Nello sport contano solo capacità e la bravura"
Nello spot si dice, tra l’altro: «Se puoi correre, puoi correre. Se puoi remare, puoi remare. Se una persona è omosessuale o eterosessuale non dovrebbe importare nello sport. La capacità, la bravura e lo sforzo sono quello che contano. Se puoi giocare, puoi giocare».

Le reazioni a questo video sono state tutte positive, a partire da quelle di Peter Dutton, ministro australiano dello sport: «Sono orgoglioso di vedere sportivi australiani che si impegnano per un ruolo tanto importante impegnandosi a favore della diversità e dell’accettazione. Non c’è spazio per la discriminazione nei nostri campi sportivi, nei nostri club o associazioni sportive di ogni livello».

Lo spot è stato realizzato dagli organizzatori della Bingham Cup Sydney 2014, la coppa del mondo del rugby gay, come anche dai responsabili del primo club gay dell’Australia, il Sydney Convict. Andrew Purcha, presidente del Bingham Cup Sydney 2014, ha sottolineato: «Molte persone gay, lesbiche e bisessuali restano nascoste o abbandonano completamente lo sport per via degli atteggiamenti omofobi e discriminazioni che ci sono in questo mondo».

L’annuncio è stato prodotto da Play by the rules, organizzazione che lavora per evitare la discriminazione e il bullismo nello sport.




L'appello della Fondazione Cannavò contro l'omofobia rilanciato da Repubblica con un appello alla Nazionale viene accolto. In Spagna, in amichevole mercoledì, al Calderòn, gli azzurri avranno a disposizione i lacci colore arcobaleno già esibiti dal centrocampista del Cagliari Dessena. ...

Calcio: razzismo da stadio

  • Giovedì, 27 Febbraio 2014 11:45 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA

AgoraVox
27 02 2014

Una specie di allegra carnevalata domenicale a cui si dedica al più qualche fasullo rimbrotto nelle trasmissioni del lunedì e la tipica rivalsa di tipo economico sulle società sportive, una multa da qualche migliaio di euro, ma solo se ci sono anche i graziosi cori razzisti che di solito accompagnano queste manifestazioni.

Poi, ogni tanto, càpita qualcosa di più grave - tipo un giocatore di colore che non le manda a dire o la comunità ebraica che fa la voce grossa - e allora per qualche giorno (o qualche ora) i toni si fanno più duri, la condanna più altisonante, le frasi si riempiono di accenti più roboanti.

Per qualche giorno (o qualche ora); poi tutto torna come prima e gli idioti da curva sud, con il loro disprezzo per i “diversi” (ma diversi da che?), ricominciano con l’entusiasmo per le celtiche e le rune, la ritualità dell’homo militaris applicata a ventidue ragazzotti in mutande che corrono dietro a una palla, l’entusiastica forza del coro che fa sentire “popolo” anziché quella banda di decerebrati razzisti che in effetti si è.

In Italia i cori e i saluti nazisti sono una costante. A cui nessuno, sembra, è capace di porre rimedio. E così li abbiamo fatti diventare un evento naturale, di una natura un po’ maligna se vogliamo, ma irrisolvibile. A nulla vale l’allarme che chiunque abbia una testa per pensare lancia da tempo. Con quella gente ci vuole più decisione, perché sono fenomeni della “cultura” politica che devono essere stroncati sul nascere. E qui li abbiamo fatti nascere e poi anche crescere.

Invece la cosa è semplice da risolvere.

Un tifoso del Borussia Dortmund è stato beccato mentre urlava “Sieg Heil”, il saluto nazista, durante l’ultima partita di campionato. Identificato e allontanato dal servizio d’ordine, si è beccato dalla magistratura tre anni di interdizione da tutti gli stadi tedeschi, a cui il Borussia ha voluto aggiungere altri tre anni di interdizione dal suo stadio. Niente pallone fino al 2020 per un urlo nazista.

Da noi fioccano braccia tese (classiche o “alla Dieudonné”), bandiere con la svastica, cori e striscioni razzisti e compagnia cantando. E si fa una multa alla società. Così tutto rimane come prima, salvo la monetarizzazione del danno che fa bene solo alle casse dello Stato.

Invece basta poco per farli smettere. Basta farli stare a casa a salutarsi allo specchio. Dopo un po’ si sentiranno ridicoli e stupidi. Che è il primo passo per avere rapporto con la propria realtà.

Fabio Della Pergola

Quando gli altoparlanti, per omaggio bilateral, hanno diffuso le note di "Caruso" di Lucio Dalla, quella che nel ritornello cita "Te voglio bene assaje", i tifosi del Napoli si sono alzati e hanno applaudito ritmando "Lucio Lucio". Invece i tifosi del Bologna si sono sovrapposti strepitando "Vesuvio lavali col fuoco". ...

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