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Le tre bufale ricorrenti sui profughi. Ecco cosa sapere

  • Venerdì, 31 Luglio 2015 13:52 ,
  • Pubblicato in Flash news

Dazebao News
31 07 2015

1) Lo Stato italiano spende 30 euro al giorno per ogni immigrato

La storia dei 30 euro che, secondo la vulgata di una certa parte politica, sarebbero dati ogni giorno agli immigrati, è falsa: lo Stato italiano non dà soldi agli immigrati ma agli enti incaricati di gestire i centri di accoglienza. La storia dei 30 euro nasce da una (volutamente?) errata interpretazione dei bandi delle prefetture per la gestione dei centri, che prevedono un tetto massimo di spesa di 35 euro a persona accolta. Si tratta di un bando, quindi per vincerlo le cooperative presentano progetti a costi ribassati, con una diretta ripercussione sulla qualità dei servizi. Agli immigrati non viene dato neanche un euro in contanti ma un buono o una carta prepagata per un valore di 2,50 euro al giorno (ma la cifra non può superare i 7,50 al giorno per nucleo familiare, quindi se si è in quattro si ricevono soldi per tre persone e basta). Inoltre viene consegnata una tessera telefonica da 15 euro all’ingresso nel centro. Nel resto dei 35 euro (se va bene) deve starci tutto: vitto, alloggio, pulizia, affitto dei locali, vestiario, ecc.

2) Lo Stato dà i soldi agli immigrati invece che alle famiglie italiane

Non è vero. Lo Stato non sposta fondi destinati alle famiglie italiane per darli agli immigrati. I fondi in questione sono stanziati in compartecipazione dell’Unione Europea, che prevede un finanziamento dei progetti di accoglienza. Se non ci fossero immigrati da accogliere non ci sarebbero quei soldi, quindi non potrebbero essere destinati ad altri fini in ogni caso.

3) Il 90% degli immigrati non ha diritto all’asilo politico

Un’altra bufala, grande quanto una casa: secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero degli Interni (risalenti a febbraio 2015) le richieste d’asilo accolte sono il 51% del totale. Il 49% dei richiedenti asilo non ottiene lo status di rifugiato, non il 90%.

Guerriglia al centro d'accoglienza

Scontri fra vigili urbani e rom che accusano: spray al peperoncino contro i nostri figli. Mattinata ad alta tensione in via Amarilli, davanti al centro d'accoglienza andato a fuoco per cause dolose domenica notte. [...] Spray urticante su una ragazzina. Alla fine la polveriera è esplosa. E ora si teme il peggio anche in altri centri di accoglienza e nei campi nomadi. "Siamo stati aggrediti senza motivo", racconta Svepa, madre della giovane. L'associazione Nazione Rom replica: "I vigili hanno picchiato le donne e hanno anche sparato, fortunatamente senza colpire nessuno".
Rinaldo Frignani, Il Corriere Della Sera ...

Tor Sapienza, in fiamme il centro di accoglienza

  • Martedì, 31 Marzo 2015 11:00 ,
  • Pubblicato in L'Articolo

Elena Panarella, Il Messaggero
31 marzo 2015

La metà degli ospiti sono minori, ci sono due persone emodializzate, tre donne al quarto mese di gravidanza e due neonati rispettivamente di tre mesi e 40 giorni. Si tratta di una struttura ad alto tasso di scolarizzazione, 33 bambini inseriti nel programma con una frequenza alta. Costi altissimi per una struttura che casca a pezzi.  ...

Bisogna fare i conti e capire davvero fin dove si fosse spinta la mafia capitale scoperchiata dall'inchiesta della procura di Roma. Non una perquisizione, ma una "acquisizione" di tutti i documenti relativi alla concessione di appalti per l'accoglienza dei rifugiati... 
Sara Menafra, Il Messaggero ...

Il Fatto Quotidiano
17 11 2014

Il 18 novembre una ventina di ragazzi ospitati da Casa Mosè, gestita dall'Associazione amici dei bambini, saranno trasferiti. Il Comune non ha mai versato i rimborsi dovuti, saliti a oltre 200mila euro. Mentre a Tor Sapienza va in scena la rivolta contro i migranti, qui i residenti preparano una manifestazione a favore della struttura

Mentre nella periferia romana andavano in scena i disordini e le proteste contro l’accoglienza ai migranti, sfociati nello sgombero del centro per i rifugiati e richiedenti asilo di via Morandi, a Messina per altri motivi – tutti economici e burocratici – sta per essere chiusa un’altra struttura di prima accoglienza per minori e stranieri non accompagnati. E in questo caso il quartiere popolare di Camaro è contrario alla decisione, causata dall’ennesimo pasticcio amministrativo. Un ulteriore capitolo dell’emergenza causata da un boom di arrivi e dal contemporaneo blocco dei rimborsi dovuti alle comunità di accoglienza. Nel caso di Casa Mosè, il centro inaugurato nel dicembre 2013 dall’Associazione amici dei bambini (Aibi) nell’ambito del progetto Bambini in alto mare, la decisione di chiudere i battenti era stata paventata già nel luglio scorso. Per essere poi sventata grazie al trasferimento della sede in un ex asilo delle suore Immacolatine a Camaro e alla firma di un accordo con il comune di Messina, che si era impegnato a garantire un sostegno economico di 45 euro al giorno per ogni minore ospitato dando, in teoria, una boccata di ossigeno alla struttura. Che oltre all’accoglienza in questi mesi ha offerto a 100 minori anche servizi educativi, ricreativi e di integrazione.

Ma ora la ong, che si occupa anche di adozioni internazionali e sostegno a distanza, non riesce più a fare fronte alle spese: il credito vantato nei confronti del Comune è lievitato a oltre 200mila euro, ma palazzo Zanca, che deve ancora approvare il bilancio previsionale per il 2014, non ha ancora versato alcun rimborso. E attribuisce la colpa al ministero degli Interni, che avrebbe sì stanziato i soldi, ma senza accreditarli proprio a causa della mancata approvazione del bilancio. “In quasi un anno, le istituzioni non hanno sostenuto in alcun modo l’ospitalità dei Misna (minori stranieri non accompagnati, ndr) presso Casa Mosè”, fanno sapere dall’Aibi. “Al contrario, si è assistito a un penoso rimpallo di responsabilità”.

Martedì si terrà davanti a Casa Mosè una manifestazione di protesta dei cittadini a favore del centro

Pochi giorni fa l’epilogo: il dipartimento delle Politiche sociali del Comune ha annunciato che il 18 novembre i 18 minori ospitati a Casa Mosè, tutti africani e di età compresa tra i 14 e i 17 anni, saranno trasferiti in altre strutture. Alcuni andranno all’Ipab della città, una struttura per anziani, altri nella Cooperativa Santa Maria della Strada, che ospita ragazzi allontanati su provvedimento giudiziario. Peraltro questa soluzione, sottolinea l’Aibi, ignora del tutto il fatto che oltre 1.400 famiglie abbiano dato disponibilità ad accogliere in affido i giovani migranti. E non garantisce che i ragazzi possano continuare il percorso per ottenere la licenza media. “A questo va aggiunto il fatto che i ragazzi verranno strappati a un quartiere in cui sono perfettamente integrati”, racconta a ilfattoquotidiano.it Dinah Caminiti, responsabile Aibi in Sicilia. “Tutti vanno a scuola, sei sono tesserati di una squadra di calcio. Tanto che in queste ore molte famiglie sono nella nostra sede per preparare gli striscioni per la manifestazione di protesta che si terrà martedì, quando i ragazzi verranno prelevati. Su uno c’è scritto: “A Camaro siamo tutti africani””.

 

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