Egitto, carri armati vicino alla tv di Stato


Evacuato lo staff non necessario alle dirette

Corriere.it
03 07 2013

A poche ore dalla scadenza dell'ultimatum dell'esercito al presidente Morsi. Martedì 23 morti negli scontri al Cairo.

A pochi minuti dalla scadenza dell'ultimatum che l'esercito egiziano ha dato al presidente Mohamed Mors veicoli blindati e carri armati si sono schierati intorno alla sede della televisione di Stato, la Ertu. Altri tank si trovano alla sede del palazzo presidenziale, e in altri punti strategici della città. La deadline è per le 17:30, ora locale, le 16.30 italiana. Sarà, quindi, un mercoledì di tensione altissima nel centro del Cairo, dopo le reiterate proteste iniziate domenica, primo anniversario dall'insediamento di Morsi.

MILITARI IN REDAZIONE - Per quanto riguarda tutto lo staff non necessario per le attività in diretta ha lasciato l'edificio, e un operatore ha spiegato alla Bbc che l'evacuazione è avvenuta su invito di un ufficiale. Un annuncio da parte dei militari è atteso a ore. I militari sono rimasti in redazione e controllano le attività di produzione ma, riferisce sempre lo staff, non stanno al momento interferendo con le notizie. Ertu continua a trasmettere film e notizie sportive.

«DIFENDO LA DEMOCRAZIA CON LA VITA» - Martedì Morsi aveva respinto con fermezza le imposizioni dei militari, che si erano detti pronti a ripristinare l'ordine nelle istituzioni del Paese. Il presidente islamista in serata, in un drammatico discorso in televisione, si era detto «pronto a difendere la democrazia anche con la vita». Il concetto è stato ribadito mercoledì da un portavoce del presidente a Al Arabiya: «per Morsi sarebbe meglio morire difendendo la democrazia, piuttosto che essere giudicato come un colpevole dai posteri».

LE VITTIME - Nell'arco della giornata di martedì si erano registrate sette vittime negli scontri tra difensori e oppositori del presidente, e nell'arco della notte altre 16 persone sono morte. Intanto, in piazza Tahrir, prosegue per il quarto giorno consecutivo l'adunata oceanica di manifestanti che chiedono le dimissioni di Morsi, e altre manifestazioni analoghe sono in corso ad Alessandria e in altre città egiziane.

Riccardo Noury, Il Fatto Quotidiano
1 luglio 2013

Ieri è stato il primo anniversario dell’insediamento alla presidenza dell’Egitto di Mohamed Morsi. Un anniversario segnato da manifestazioni a suo sostegno ma soprattutto da proteste dalla partecipazione senza precedenti, dalle quali si è levato il grido ”irhal” (“vattene”).

Per i diritti umani, si è trattato di un anno nero, da numerosi punti di vista.

Sotto la presidenza Morsi è stata adottata una nuova Costituzione, da cui è stato escluso il divieto di discriminazione per motivi di genere e di razza. Nell’Egitto dei Fratelli musulmani le donne, già poco rappresentate nelle istituzioni e progressivamente espulse dalle piazze a causa di una violenza sessuale ormai epidemica, non paiono meritevoli di tutela costituzionale.

In questi mesi, sono aumentate le limitazioni alla libertà d’espressione, con decine di incriminazioni e processi nei confronti di blogger, comici e “blasfemi”. È stata messa la museruola alle Organizzazioni non governative, attraverso l’adozione di norme vessatorie, raid nelle loro sedi, successivi provvedimenti di chiusura e condanne.

La violenza contro la comunità musulmana sciita e quella cristiano copta ha raggiunto livelli allarmanti. Le minoranze religiose vivono nella paura.

Poi c’è il filone della mancata discontinuità.

Non è stata avviata la minima riforma degli apparati di sicurezza. Non meraviglia, di conseguenza, che le violente tattiche repressive usate per 30 anni e poi nell’intermezzo del Consiglio supremo delle forze armate, siano state impiegate anche in questi ultimi 12 mesi.

Non è stato preso alcun provvedimento per stroncare la tortura e non è stata posta fine alla pratica, contraria al diritto internazionale, di sottoporre imputati civili ai processi nelle corti marziali.

Un anno di disillusione per le tante persone che in Egitto, nel gennaio 2011, erano scese in piazza per far cadere un regime violento. Un anno di rabbia per chi ha perso la vista, le gambe, le braccia nei giorni della rivoluzione, e di  frustrazione e angoscia per i familiari di chi, per quella rivoluzione abortita, ha perso la vita.

Uno solo slogan diretto al primo presidente islamista eletto appena un anno fa: "Erhal!", Vattene. È stata la più grande manifestazione di protesta nella storia dell'Egitto, stimeranno in serata i vertici dell'esercito. ...

Egitto: bambina di 13 anni muore per infibulazione

  • Mercoledì, 12 Giugno 2013 07:25 ,
  • Pubblicato in Flash news

Frontiere news
12 06 2013

Aveva 13 anni Suhair al-Bata’a, la bambina morta in Egitto subito dopo essere stata circoncisa clandestinamente in una clinica privata nel governatorato di Daqahliya, a nord est del Cairo.

Nonostante l’Egitto abbia dichiarato illegali le mutilazioni genitali femminili a partire dal 1996, in molte aree del Paese la pratica barbarica continua ad essere esercitata senza però trovare giustificazioni né di carattere scientifico né di carattere religioso, come ha dichiarato l’Unicef.

L’episodio è stato denunciato dal Consiglio nazionale delle donne egiziane e dai genitori della vittima che adesso chiedono giustizia per la figlia. Dall’esame autoptico infatti è emerso che la morte è stata causata da “un brusco calo della pressione sanguigna derivato dal trauma”.

 

Ai giovani di "6 aprile" e ai socialisti si sono uniti uomini e donne di classe media. Tutti avevano tra le mani dei fogli con la scritta Tamarod (Rivolta). ...

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