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L'equilibrio tra vita e lavoro non è una questione di genere

  • Venerdì, 02 Maggio 2014 13:49 ,
  • Pubblicato in Dossier
Tiziana Canal, Ingenere
30 aprile 2014

Il tempo dedicato al lavoro non è più lo stesso. Si è ristretto, ma ha anche "invaso" la vita privata delle persone. Per trovare un nuovo equilibrio è bene non pensare più la conciliazione come una questione solo femminile.

Corriere della Sera
14 04 2014

La risposta di un'a.d. della Silicon Valley: basta piangerci addosso

di Marta Serafini

Nei giorni scorsi vi abbiamo chiesto di raccontarci su Twitter con l’hashtag #sessimoquotidiano episodi di sessismo quotidiano di cui siete stati testimoni a partire dal libro della femminista inglese Laura Bates.

Ci avete spiegato quanto sia frustante sentirsi chiedere: “Scusi, lei è la segretaria? dov’è il direttore, l’ingegnere, il professore?” quando il direttore, l’ingegnere, il professore siete voi donne. E ancora ci avete scritto quanto sia fastidioso sentirsi apostrofare con frasi del tipo “Sei nervosa, avrai le tue cose”. E molte di voi ci hanno raccontato quanto il sessismo dilaghi negli uffici italiani.

E se è importante parlare di questo vissuto e non fare spallucce quando ci sentiamo insultate, altrettanto importante è cercare di cambiare le cose. Quindi ben vengano gli sfoghi ma sarebbe bello anche andare oltre e trovare una via d’uscita. A questo proposito è interessante leggere ciò che ha scritto Yunha Kim. Yuhna è la giovane a.d. di Getlocket, startup della Silicon Valley. Il suo profilo già di per sé dimostra come, seppur a fatica, le donne stiano facendo strada anche nel tech, settore che per tradizione è appannaggio maschile.

In un post dal titolo “Cosa ho imparato nel mio primo anno da Ceo, tre pro e tre contro dell’essere una donna nel mondo Tech” Yuhna ha spiegato per punti quali sono i lati negativi dell’essere una Ceo donna. Ma poi ha fatto un passo in più e ha elencato anche gli aspetti positivi partendo proprio dalle difficoltà che tutti i giorni vive facendo il suo lavoro.


In sintesi, per Yunha è brutto essere una Ceo donna perché:

1) Se sei aggressiva ti danno della stronza. Sei sei emotiva sei in piena sindrome premestruale. Se sei morbida, sei troppo femminile. Se fai carriera tutti lo motivano dicendo “per forza, è una donna” lasciando sottintendere chissà che.

2) Quando cerchi ingegneri uomini da assumere rischi di ricevere mail in cui ti chiedono se per caso oltre che offrire loro un lavoro sei single e hai voglia di uscire con loro.

Tutte cose di cui abbiamo parlato a lungo (per esempio qui e qui e che rendono la vita delle donne in ufficio veramente difficile).

Ma secondo Yuhna essere una Ceo donna è comodo perché:

1) Gli uomini sul lavoro sono più portati ad aiutare le donne perché le vedono come deboli. Mentre le donne saranno più portati a sostenerti se occupi una posizione di comando perché ti vedono come una persona che può rappresentare le loro istanze.

2) Trovare fondi per l’imprenditoria è più facile perché per le donne ci sono più agevolazioni

3) Hai la possibilità di assumere donne in gamba e di dare loro spazio creando un circolo virtuoso.

E la conclusione è: ragazze, di fronte al sessismo quotidiano smettiamo di piangerci addosso, facciamoci furbe e ribaltiamo la frittata.

Anna Simone, Alfabeta 2
8 aprile 2014

In una società come la nostra, prevalentemente basata sulla crisi prodotta dal neoliberismo, determinata dalla non-etica della prestazione e della concorrenza, dal malessere

I generi e la scuola. Presentata interrogazione parlamentare

  • Martedì, 08 Aprile 2014 08:14 ,
  • Pubblicato in Flash news

Guazzington Post
08 04 2014

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-04375

presentato da
NICCHI Marisa
testo di

Venerdì 4 aprile 2014, seduta n. 205

NICCHI, GIANCARLO GIORDANO, FRATOIANNI, COSTANTINO e DI SALVO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

il 20 gennaio 2014 si è tenuto a Roma il primo incontro di La scuola fa differenza, un ciclo di otto corsi formativi rivolto a oltre 200, tra maestre di scuola dell'infanzia ed educatrici di asilo nido di Roma, per un totale di 17 scuole sparse sull'intero territorio urbano, dalle periferie al centro. Un programma di 176 ore, articolate in otto percorsi laboratoriali, di 22 ore ciascuno, basati sullo scambio e sulla co-costruzione dei saperi, sulla condivisione, la discussione e il confronto delle pratiche educative, dei metodi, dei materiali e dell'organizzazione degli spazi;
lo scopo di questo lavoro è contrastare la disparità di genere e il persistere di pregiudizi, difficili da superare, nell'assegnazione di ruoli a maschi e femmine e la molteplicità dei modelli familiari: si favorisce così la libertà individuale, si affrontano alla base le condizioni culturali della sopraffazione e della violenza maschile sulla donna, dell'omofobia e del bullismo;
questi sono gli obiettivi che hanno spinto l'assessorato alla scuola, infanzia, giovani e pari opportunità del comune di Roma, ad adottare il progetto ideato dall'Associazione S.CO.S.S.E. realizzato con la partecipazione di Archivia – Biblioteca archivi centri documentazione delle donne, come modulo di aggiornamento professionale per l'offerta formativa di base rivolta a insegnanti della fascia di età 0-6 anni;
a questa iniziativa è seguito un attacco da parte di organizzazioni intolleranti e di rappresentanti della gerarchia cattolica, che non attiene al concreto sviluppo del progetto travisandone, a giudizio degli interrogati, intenti e procedure, considerato che il corso di formazione si rivolge solo alle/agli insegnanti e in nessun corso di formazione si prevede il coinvolgimento decisionale, il controllo e la partecipazione dei genitori;
lo stesso tipo di attacchi è stato riservato ad altre iniziative simili: la pubblicazione degli opuscoli realizzati dall'Istituto A.T. Beck su mandato dell'Unar (ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali) per il contrasto dell'omofobia e del bullismo omofobico nelle scuole; il progetto «Lecosecambiano@Roma» promosso dall'assessorato alla scuola del Campidoglio; il progetto «Leggere senza stereotipi» promosso della consigliera comunale di Venezia Camilla Seibezzi di acquistare 49 libri per le scuole dell'infanzia, che parlano di differenze, come strumenti contro il razzismo e la discriminazione sessuale;
in un altro caso, gli studenti del Coordinamento per l'autorganizzazione del Forum del liceo classico Galileo di Firenze hanno denunciato in una lettera aperta, che il consiglio di istituto ha deciso di bloccare un ciclo di 3 incontri (uno per mattinata) con dibattiti, cineforum e workshop riguardo alla tematica della transfobia e disforia di genere. Questa attività è stata organizzata con l'intenzione di far conoscere ai ragazzi, la realtà delle persone transessuali nel contesto del nostro Paese. La giustificazione con la quale il consiglio d'istituto ha bocciato il progetto elaborato con molta cura dagli studenti nel corso di intere settimane, è che «Il tema è delicato e va discusso in famiglia». Senza considerare che la disforia di genere si manifesta alle volte fin dall'infanzia e che è necessario che la scuola si faccia carico della inclusione di quegli studenti e studentesse che vivono tale situazione e metta in condizione tutti gli altri di conoscere cos’è la disforia di genere e supportare i loro amici e le loro amiche trans;
i condizionamenti legati al genere sono infatti ancora ben presenti nel sistema educativo italiano e continuano a condizionare sia il rendimento scolastico, sia la scelta dei corsi di studio e delle professioni di maschi e femmine (come riportato nello studio Gender Differences in Educational Outcomes: Studv on the Measures Taken and the Current Situation in Europe 2010). Lo stesso accade con i condizionamenti legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere;
in particolare con riferimento al genere le donne pur rappresentando la maggioranza degli studenti e dei laureati in quasi tutti i paesi, sono particolarmente presenti negli ambiti umanistico e artistico, nell'istruzione, nella sanità e nel sociale, mentre gli uomini sono ancora maggioranza nell'ingegneria, nell'industria, nell'artigianato e nelle costruzioni;
il condizionamento culturale e gli stereotipi di genere si manifestano già nelle scelte relative ai corsi d'istruzione secondaria: in Italia, le ragazze affollano gli indirizzi socio-pedagogici (85 per cento) e artistici (67 per cento), mentre risultano minoritarie negli istituti tecnici (44 per cento). Appare evidente come le scelte che ragazze e ragazzi compiono ricalchino i ruoli tradizionali, conservando una «segregazione» di tipo orizzontale;
fra i paesi europei, sulle questioni riguardanti la gender equality, più o meno direttamente connesse al sistema educativo, il modello italiano è quello più arretrato, le leggi sull'istruzione non menzionano infatti la valorizzazione della differenza donna/uomo e il contrasto agli stereotipi di genere. L'iniziativa del comune di Roma di adottare la proposta progettuale di S.CO.S.S.E. come sperimentazione, si pone dunque su un piano di intervento molto avanzato per gli standard italiani nell'ambito degli indirizzi europei;
va ricordato che nel 2013 l'Italia ha ratificato la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne che richiede interventi significativi per la promozione concreta della parità fra i sessi anche attraverso il superamento degli stereotipi e dei ruoli legati al genere;
nel 2013 il Governo pro tempore ha approvato la strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere al fine di dare attuazione e implementare la raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa CM-REC 5 (2010). Si tratta di un importante e significativo progetto pluriennale che prevede una collaborazione tra le diverse realtà istituzionali, il terzo settore e le parti sociali anche nell'ambito educativo per la prevenzione e il contrasto della discriminazione delle persone omosessuali e trans–:
quali iniziative il Ministro intenda adottare al fine di favorire e sostenere lo svolgimento in tutte le scuole, di ogni ordine e grado, dei progetti e delle attività di cui in premessa e per la realizzazione della strategia nazionale predisposta dall'Unar, al fine di formare gli insegnanti e le giovani generazioni sul superamento degli stereotipi e dei ruoli di genere, sulla valorizzazione delle differenze e sulla pluralità dei modelli familiari. (4-04375)


Qui la lettera degli studenti del "Galileo"
http://www.intersexioni.it/lettera-aperta-degli-studenti-del-galileo-sulla-censura-dei-relatori-invitati-al-loro-forum/

Scontro di genere (Internazionale, Thomas Peter)

Il potere democratico dell'obiettivo cancella ogni differenza di peso e altezza rendendola assurda almeno per un istante. Qualcosa di simile avviene anche in questo caso, in Crimea. ...

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