Ivan Cavicchi, Quotidiano sanità
9 luglio 2013

Solo pochi anni fa si credeva il genere femminile "in quanto tale" un valore aggiunto della professione, oggi sappiamo che più plausibilmente il genere femminile potrebbe essere un valore aggiunto  ma solo se esprime un'idea "diversa" di medicina.
Paese Sera
04 07 2013

Si è astenuto solo Cangemi. Polemica per le frasi sessiste durante l'intervento della consigliera Marta Bonafoni. A riferirle ai colleghi e ai giornalisti Daniela Bianchi del Gruppo per il Lazio
Approvata a maggioranza, per alzata di mano, la mozione proposta dai consiglieri Bonafoni, Avenali, Bianchi, Giancola, Petrangolini, Lena, Patanè e Favara, che impegna il presidente della Regione e la Giunta ad una serie di "misure urgenti per il contrasto della violenza di genere sulle donne - femminicidio". Solo un consigliere si è astenuto: Giuseppe Emanuele Cangemi. Si è dichiarata "contenta e soddisfatta" la proponente Bonafoni "perchè è stato un dibattito molto nutrito, lungo e pieno di interventi e di spunti; si vede che abbiamo sollevato un tema che finalmente uomini e donne, consigliere e consiglieri hanno fatto proprio".

IL COMMENTO - Il testo è stato firmato dai tre presidenti delle commissioni competenti politiche sociali, sanità, cultura e da ultimo la sicurezza "perchè la repressione noi dobbiamo combatterla", ha affermato Bonafoni, e l'unico modo per farlo è "la prevenzione, l'unico elemento su cui possiamo schierarci da subito". Questa mozione "intendeva essere un atto celere, all'inizio dei lavori della nuova legislatura - ha spiegato ancora - con il quale il Consiglio chiede l'impegno della giunta rispetto a un tema che, come si evince dal dibattito di oggi, non è un tema risolto". In particolare, con essa si chiede il rifinanziamento dei centri antiviolenza, "che nella Regione ci sono, ma sono ancora troppo pochi", l'istituzione di un osservatorio regionale sulla sicurezza contro la violenza di genere e "la convocazione di un tavolo immediato che metta insieme tutte associazioni e movimenti delle donne", ha aggiunto Bonafoni.
L’assessore alle Pari Opportunità, Concettina Ciminiello, presente in aula, ha quindi preannunciato l’adesione agli impegni contenuti nell’atto di indirizzo approvato. Interpellata dai giornalisti sull'astensione di Cangemi, Bonafoni ha risposto: "Rispetto all'assenza della delega alla sicurezza all'interno della Giunta, io sostengo che, per le donne, il tema è più complicato e più complesso e non basta la delega alla sicurezza. La polemica di Cangemi, che invece ha detto di essere d'accordo con il contenuto della mozione, era un tema di scontro con il presidente Zingaretti nel quale io non entro".

LA POLEMICA - Mentre in aula era in corso la discussione di una mozione sul femminicidio, “qualcuno nei corridoi commentava l’intervento della consigliera proponente, Marta Bonafoni, con un linguaggio molto sessista e con una frase che ho ripetuto anche in aula: ‘Le donne non vanno uccise, le donne vanno scopate’”. E’ quanto ha riferito la consigliera regionale Daniela Bianchi, gruppo Per il Lazio, a margine della discussione in Consiglio, dopo aver raccontato l'episodio anche in Aula, durante il suo intervento.

La consigliera ha poi sottolineato che “c’è una questione aperta sulla visione sessista della nostra società”. A chi le ha chiesto informazioni su chi avesse detto quella frase e se si trattasse di un consigliere regionale, Daniela Bianchi ha replicato: “Assolutamente non rispondo in tal senso”, perché ciò che importa davvero “non è tanto la qualifica del ruolo di chi abbia detto questo, quanto il fatto di averla ascoltata in un corridoio come il nostro, dal momento che c’era un dibattito in aula proprio su una mozione che parlava di femminicidio”. Anche Marta Bonafoni, che ha proposto la mozione, ha commentato l'episodio: "Non dobbiamo essere sorpresi, quella battuta potrebbe essere l'ultima riga della mia mozione - ha detto, interpellata dai giornalisti - E' una denuncia ulteriore di quale sia lo stato dell'arte e culturale anche nei luoghi delle istituzioni che sono lo specchio del Paese e viceversa. Io la metterei in calce come quattordicesima firma della mozione che ci dice che il tema è anche qui dentro e quindi, a maggior ragione, dobbiamo affrontarlo", ha concluso Bonafoni.

Un primo passo per il contrasto della violenza di genere

  • Giovedì, 04 Luglio 2013 14:28 ,
  • Pubblicato in Flash news
Marta Bonafoni
04 07 2013

L’approvazione della mozione contro il femminicidio da me presentata e sottoscritta dalle consigliere del gruppo “Per il Lazio” e dai presidenti delle commissioni sanità (Rodolfo Lena) cultura (Eugenio Patanè) e sicurezza (Baldassare Favara), dimostra un grande senso di responsabilità da parte del Consiglio regionale, sensibile su un tema di grande urgenza sociale. Sono pienamente soddisfatta del risultato ottenuto, frutto di un dibattito partecipato e approfondito. La mozione era un atto doveroso nei confronti delle tante donne uccise brutalmente per mano di un uomo, in molti casi ex compagno o marito.

Di particolare rilievo l’impegno ribadito anche in aula dall’assessora alle pari opportunità Concettina Ciminiello che ha assicurato come richiesto dalla mozione, il rifinanziamento dei centri antiviolenza nel Lazio, a partire dal prossimo assestamento di bilancio, nonché la convocazione del tavolo con le associazioni e le realtà che nel nostro territorio si occupano di violenza di genere.

Il voto di oggi che arriva dopo poche settimane dall’avvio dei lavori del consiglio regionale, conferma la nostra volontà di porre il contrasto della violenza di genere tra le priorità del lavoro del consiglio e della giunta. E il dibattito che ne è seguito in aula ha confermato che i tempi sono maturi per puntare alla soluzione di un problema prima di tutto culturale sulla cui risoluzione la regione Lazio investirà energie e risorse.

Regione Lazio: un piano contro il femminicidio

  • Giovedì, 04 Luglio 2013 09:12 ,
  • Pubblicato in Flash news
Marta Bonafoni
04 07 2013

Una mozione al voto il 4 luglio: con la convenzione di Istanbul anche la Regione può fare molto.

Ogni atto legislativo che si rispetti dovrebbe avere sempre lo sguardo rivolto alla vita delle persone, ai loro bisogni, alla pienezza delle loro esistenze.

La mozione contro la violenza di genere e il femminicidio che arriva al voto del Consiglio Regionale del Lazio oggi nasce invece da due morti, due donne morte per l’esattezza: Alessandra Iacullo e Chiara Di Vita, uccise a distanza di poche ore l’una dall’altra in due quartieri diversi della città di Roma, Alessandra per mano di un uomo con cui aveva avuto una relazione, Chiara uccisa da suo marito.

“Femminicidi” sono stati, e di femminicidi parla anche la mozione che come prima firmataria ho scritto un attimo dopo aver letto quelle cronache, e che ha raccolto in un batter d’occhio sia le firme delle altre 4 consigliere donne del mio gruppo, Per il Lazio, che le firme dei presidenti delle commissioni Sanità e Politiche Sociali, Cultura e Sicurezza della Pisana.
Con la Convenzione d’Istanbul appena ratificata dal Parlamento italiano, ancora in assenza e nell’attesa di una legislazione nazionale che prenda di petto la lotta alla violenza di genere (destinandole anche le fondamentali risorse di cui necessita), sono molte le cose che la Regione Lazio presieduta da Nicola Zingaretti può e deve fare.

Intanto avviare un monitoraggio dei centri anti-violenza e delle case rifugio presenti nei nostri territori, per riconoscerne ruolo e importanza, non fargli mancare mai più i fondi in bilancio, lavorare a un loro incremento. Poi molte sono le iniziative che si possono dispiegare nel fondamentale campo della cultura, dell’informazione, della formazione per una reale parità di genere e contro la discriminazione tra uomo e donna: penso al lavoro che possiamo fare nelle scuole, coi programmi e coi progetti, al controllo che possiamo esercitare sulla pubblicità e i media, alle iniziative culturali che possiamo portare in giro per le 5 province del Lazio da qui ai prossimi 5 anni.

C’è l’ambito della repressione, chiaramente, e del sostegno alle vittime e ai loro figli (Zingaretti per esempio si è già impegnato a far sì che sia la Regione a garantire il diritto allo studio alle due figlie di Michela Fioretti, l’infermiera di Ostia uccisa dal marito il 18 aprile scorso).

Subito occorre infine aprire un dibattito sull’utilità di avviare nel Lazio un Osservatorio sulla violenza di genere e naturalmente aprire un tavolo ampio, partecipato, immediatamente operativo che metta insieme le moltissime associazioni ed esperienze di donne che da anni si battono, con fatica ed energia, contro la violenza di genere e per la democrazia, di tutte e tutti noi.

Sciopero delle donne. Sì, lo voglio!

  • Giovedì, 04 Luglio 2013 08:36 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Adriana terzo, GiULiA
4 luglio 2013

All'inizio, anche noi pensavamo che fosse una follia. Figurarsi: chiedere alle donne italiane di scioperare dalle loro attività (che sono tante, si sa), contro il femminicidio, neologismo ormai dolorosamente di moda, ma che spiega bene che cosa sta succedendo. Non solo in Italia. ...

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