La 27esima ora
04 03 2013
 
Sono appena tornata da Amsterdam. Da brava turista, ho fatto il giro del quartiere a luci rosse. E mi ha fatto impressione. Perché erano tutte extracomunitarie, molte un po’ sfatte e tutt’intorno giravano branchi di uomini molto diversi fra loro ma tutti con gli sguardi eccitati, affamati. Il giorno dopo sono andata allo zoo e ho provato lo stesso fastidio. Anche lì animali in gabbia o sottovetro. Alcuni si avvicinavano al turista in cerca di un cenno, altri avevano capito l’antifona e non alzavano neppure il muso. Però avevano gli stessi occhi stanchi e annoiati delle donne del Red District. Mi sono chiesta più volte come sia possibile che nella ricca e civilissima Amsterdam, dove il giorno prima avevo visto danzare decine di donne e uomini insieme in piazza Dam contro la violenza sulle donne (per l’appuntamento del One billion rising), si potesse permettere uno zoo umano come quello che circonda la Oude Kerke, la Vecchia chiesa del centro. Non ho trovato risposte se non che forse quelle puttane, reiette della societa’, stanno meglio delle ragazzine dell’Est che si prostituiscono al freddo nei nostri viali, seguite e forse imprigionate da aguzzini spietati. La società non ha davvero più nulla da dire sul tema?

In un mondo in cui le donne possono dire sì, forse le donne possono tornare donne. Con un lavoro vero. Forse non ha alcun senso che ci siano ancora donne che non possono dire no. Soprattutto quelle che non hanno scelto di fare il mestiere più’ antico del mondo.Comunque ecco alcune cifre.

Ad Amsterdam lavorano circa un migliaio di prostitute, di cui alcune centinaia dietro le vetrine del Red Light District. Le altre lavorano in club, bordelli, a casa o per servizi escort. In totale la città ha circa 400 “finestre”, la maggior parte lungo il Wallen nel Quartiere rosso.

Uso il termine “lavorano” perché ad Amsterdam la prostituzione è legale dal 1811 e viene considerata appunto come un lavoro. Dal 2000 è stato abolito anche il divieto di organizzare e gestire bordelli. Unico limite è che le prostitute devono essere maggiori di 18 anni e i clienti di 16. Le prostitute hanno un sindacato (De Rode Draad) anche se quasi nessuna aderisce. In realtà, però, prostitute e bordelli fanno fatica sia a stipulare un’assicurazione sia ad ottenere prestiti.

La maggior parte delle prostitute del Red District non ha protettore. E’ il boss di se stessa. Affitta una stanza per il giorno (85 euro) o la notte (115 euro) e si mette a “lavorare”. Il Red District è sorvegliato sia dalla polizia, presente in forze per tutto il giorno, sia dagli Hell’s Angels che tengono il quartiere “pulito”. All’interno di quasi tutte le stanze, in caso di bisogno, c’è un bottone che innesca un allarme e una luce all’esterno, proprio per richiamare l’attenzione di polizia e Hell’s Angels. Ciò non impedisce che fin dalle prime ore del pomeriggio la zona sia battuta da gruppi di uomini ubriachi e vocianti.

Una volta le prostitute erano in maggioranza thailandesi, poi è stato il turno delle sudamericane, ancora molto presenti ma ormai surclassate dalle europee dell’Est.

Il prezzo si aggira sui 50 euro per 15-20 minuti di sesso orale e rapporto completo (entrambi con il condom). Scende a 30 euro se ci si limita a una delle due pratiche. Per altro, bisogna contrattare un prezzo extra. Quasi nessuna accetta di baciare.

Una recente inchiesta svolta da funzionari del Comune ha tratteggiato il cliente tipo: nella stragrande maggioranza dei casi è straniero, tra i 25 e i 45 anni, dei più svariati ceti sociali. Ogni anno circa 200.000 uomini visitano le prostitute del Red District.

In Italia, secondo le ultime stime del Gruppo Abele, ci sono 70mila prostitute – per metà straniere e per il 20% minorenni – per nove milioni di clienti: un business illegale che frutta cinque miliardi di euro l’anno. Dati in linea con quelli di “Escort Italia” che si batte per la regolarizzazione del mercato del sesso.

Nel 1859 venne per la prima volta autorizzata, con un decreto voluto da Camillo Benso di Cavour, l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia; l’anno successivo il decreto fu trasformato in legge con l’emanazione del “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”. Aprirono le cosiddette “case di tolleranza”, perché tollerate dallo Stato, che ne fissava addirittura con legge tariffe – dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari – e norme, come la necessità di una licenza e l’obbligo di effettuare controlli medici per evitare il diffondersi di malattie veneree. Le persiane sarebbero dovute restare sempre chiuse, da qui i bordelli presero il nome di “case chiuse”.

Il 20 settembre 1958, a seguito di un lungo dibattito nel Paese, è stato introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione e le case di tolleranza sono state chiuse con la cosiddetta legge Merlin, scritta da Angelina Merlin del Partito Socialista. La legge punisce lo sfruttamento della prostituzione o lenocinio e anche il favoreggiamento.

Le prostitute, e i loro protettori-aguzzini, continuano però a popolare i nostri viali, le nostre piazze, le nostre coscienze di donne moderne.

Sara Gandolfi

Italia: Lavoro, Sesso e Ipocrisia

  • Lunedì, 28 Gennaio 2013 14:11 ,
  • Pubblicato in Flash news
Linkiesta
28 01 2013

Ci sono vari svantaggi del vivere a New York: un clima orrendo, gelido d’inverno e infernalmente caldo d’estate; la convivenza costante con insetti e rodenti, che entrano nelle case attraverso ogni buco per andare a morire in trappoline stile Tom e Jerry; una metropolitana peggiore che in molti paesi in via di sviluppo: cara, strapiena, vecchia e sempre in ritardo (anche se di ritardo tecnicamente non si potrebbe parlare, visto che per lo più non esistono orari per i treni).

Tra i vantaggi, però, c’è quello di vivere in un ambiente libero, multietnico e multiculturale, in cui si incontrano persone con percorsi di vita diversi e originali, capaci aprirti nuovi orizzonti ogni giorno. Audacia Ray (Dacia), 33 anni, è una di queste persone. Ex lavoratrice del sesso, ex produttrice di film pornografici, attivista per i diritti delle lavoratrici del sesso, professoressa universitaria, specialista in comunicazione e autrice di un best seller, Dacia è praticamente una forza della natura. Ci siamo conosciute quattro anni fa lavorando all’ International Women’s Health Coalition, dove, insieme, abbiamo lanciato la campagna online contro una riforma costituzionale della Repubblica Dominicana che metteva a rischio i diritti riproduttivi delle donne.

Oggi Dacia è fondatrice e direttrice del Red Umbrella Project, un’organizzazione che difende e promuove i diritti delle lavoratrici del sesso attraverso workshops, campagne di comunicazione e eventi i cui protagonisti sono gli stessi lavoratori e lavoratrici del sesso. Parlando con Dacia, mi rendo conto che anche se non esiste un modello ideale, ci sono delle linee guida da considerare quanto alla regolamentazione dell’industria del sesso.

1) La criminalizzazione della prostituzione e del lavoro sessuale crea molti più problemi di quanti non risolva, rendendo più difficoltoso proteggere la salute e l’incolumità fisica delle lavoratrici del sesso (oltre che a quella dei clienti), cosi come garantire i loro diritti umani e civili.

2) Per raggiungere una situazione di pieno diritto, è essenziale che i lavoratori e le lavoratrici del sesso abbiano voce in capitolo sulla formulazione delle leggi e le politiche che li riguardano.

3) Pensando a politiche sul lavoro sessuale, è importante considerare che la prostituzione è solo una delle varie forme di lavoro sessuale. Altri tipi di prestazioni non comportano necessariamente un rapporto o nemmeno un contatto fisico, per esempio il sesso virtuale o telefonico e l’attuazione in contesto sado-maso. Per questo, è improbabile che una sola politica o normativa possa applicarsi a tutti i casi.

4) Molte delle lavoratrici del sesso non hanno altre opzioni valide di lavoro per via del contesto economico e giuridico in cui si trovano, come alle volte accade alle immigrate clandestine. Per questa ragione, qualsiasi politica sull’industria del sesso deve essere considerata insieme alle politiche sull’immigrazione e sull’occupazione.

In Italia, la legge Merlin del 1958, abolendo la regolamentazione della prostituzione, ha di fatto creato una situazione in cui le lavoratrici del sesso, pur non svolgendo un’attività di per se’ illecita, quasi mai possono esercitare legalmente la professione, senza incorrere in reati di favoreggiamento o sfruttamento.

Questa situazione è esemplare dell’ipocrisia italiana quanto al lavoro sessuale e alla sessualità. Il presupposto teorico della normativa è che prostituzione implichi sfruttamento poiché nessuna donna sceglierebbe liberamente di offrire servizi sessuali in cambio di denaro. Il presupposto morale è una visione della donna come essere debole, fondamentalmente virtuoso, ma facilmente manipolabile.
Le conseguenze di questo approccio sono 70,000 prostitute che esercitano in Italia, molto spesso sulle strade, quasi sempre in modo insicuro. Molte di queste donne sono immigrate clandestine, alcune sicuramente minorenni e/o costrette.

Le cose non cambieranno fino a quando società e politica non saranno disposte a iniziare un dialogo serio sul lavoro sessuale e la sessualità e a ascoltare le storie delle lavoratrici del sesso, al di là delle parabole di dannazione e redenzione raccontate dalla maggior parte dei media. Perché il lavoro sessuale è un lavoro scelto, in molti casi, semplicemente in mancanza di altre opzioni migliori e dettato dal bisogno di pagare l’affitto o la scuola dei figli. In questo, non è infondo molto diverso da tanti altri lavori che ci troviamo a fare in tanti e tante ogni giorno, anche se non sono certo il sogno della nostra vita.

Da femminista, ho sempre pensato alla pornografia, la prostituzione e il lavoro sessuale in genere come legati a un’oggettificazione della donna che, in una società moderna, vorrei vedere eliminata piuttosto che regolamentata. Eppure ripensandoci, dopo aver parlato con Dacia, mi sono resa conto che oggettificazione e ineguaglianza sono cause e non conseguenze del lavoro sessuale e come tali vanno risolte con urgenza, in modo separato da questo. E soprattutto ho capito che lavoratori e lavoratrici sessuali, come tutti gli uomini e le donne, meritano la possibilità di definire le loro necessità e presentare proposte e sulle politiche che le riguardano. Le cose non cambieranno finche non saranno loro ad avere la prima parola, raccontando la loro storia da protagonisti e non da comparse. Non so se allora diminuirebbe la prostituzione, ma sicuramente l’Italia ne uscirebbe un Paese più onesto.

Lucina Di Meco

International day to end violence against sex workers

  • Lunedì, 17 Dicembre 2012 13:56 ,
  • Pubblicato in Flash news
December17.org
17 12 2012

The list of names for 2012 to be read out at vigils in the United States (Updated December 15th,2012)

Want to participate in December 17 activities? Find an event near you on our Event Locations page

Sex Workers Outreach Project-USA is a national social justice network dedicated to the fundamental human rights of sex workers and their communities, focusing on ending violence and stigma through education and advocacy.

December 17th is the International Day to End Violence Against Sex Workers. This event was created to call attention to crimes committed against sex workers all over the globe. Originally conceptualized by Annie Sprinkle and initiated by the Sex Workers Outreach Project USA as a memorial and vigil for the victims of the Green River Killer in Seattle Washington, the International Day to End Violence Against Sex Workers has empowered workers from cities around the world to come together and organize against discrimination and remember victims of violence. During the week of December 17th, sex worker rights organizations and their allies stage actions and vigils to raise awareness about violence that is commonly committed against sex workers. The assault, battery, rape and murder of sex workers must end. Existing laws prevent sex workers from reporting violence. The stigma and discrimination that is perpetuated by the prohibitionist laws has made violence against us acceptable. Please join with sex workers around the world and stand against criminalization and violence committed against our communities.

A public letter from Annie Sprinkle and your invitation to join us
Annie Sprinkle has provided us with her thoughts about the origins of December 17 including ten ways to participate in the International Day to End Violence Against Sex Workers. When Gary Ridgeway, the “Green River Killer,” was finally caught after murdering scores of sex workers Annie, “felt a need to memorialize my whore sisters that had died so horribly and needlessly.” She joined with Robyn Few, Stacey Swimme and Michael Foley (all members of the Sex Workers Outreach Project) to claim December 17 as the International Day to End Violence Against Sex Workers. Annie shares that, “to date hundreds of people around the world have done dozens of memorials, actions, and events of all kinds, and the participation is growing. Wont you join us?” Read Annie’s full letter and invitation to join us in honoring December 17.

Videos from December 17 Events

See a short video from 2006 made by SWOP-LA. Organizations in England have made a series of videos to announce 2011 events in London. View one video here, another about connections between LGBT communities and sex workers’ rights here, a statement from a woman from Spain, a video focusing on the impact of laws and stigma, and a statement from a trans sex worker representative.

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