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Acid Virgo – Confidenze di una sex worker

  • Venerdì, 17 Aprile 2015 13:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
17 04 2015

Riporto qui una intervista tratta da http://www.pilltapes.com/ (grazie mille a loro e grazie a MindTapes per la segnalazione). Buona lettura!

Lei è Acid Virgo. Le abbiamo chiesto una intervista perché il suo blog non è un blog erotico qualunque, è il diario di una giovane sex worker italiana con la passione della musica.

Dove ti trovi in questo momento? Cosa stavi facendo prima di rispondere a questa intervista?
Sono a casa, prima di rispondere a quest’intervista ascoltavo l’ultimo set di Orson Wells apparso tra il mio Soundcloud feed, è un ottimo producer, uno dei migliori set che mi è capitato di sentire in tutto il 2014 era suo.

L’ultimo brano musicale che hai ascoltato, o che stai ascoltando in questo momento.
Gotta keep the fire burning di The House Crew, è una delle mie tracce hardcore preferite e finalmente lo scorso martedì ho potuto ballarla in un locale, non è così semplice trovare serate oldskool hardcore qui a Berlino, techno city, ma una crew di amici chiamata FTK sta organizzando delle bellissime serate da settembre a ingresso libero dove mi sento finalmente rappresentata.

Chi stiamo intervistando? Sappiamo che NON sei una sex blogger, questa definizione non ti esaurisce. Quindi come ti definisci? Come ti esaurisci?
Il mio è semplicemente un personal blog, il sesso è solo una delle tante cose che faccio e happens to be my job. (aiutami, non mi viene come si dice in italiano! ahah)

Come definiresti il tuo lavoro?
Un lavoro come un altro, per me pagare per ricevere una prestazione sessuale non è assolutamente diverso da pagare per ricevere un massaggio, per esempio, solo che per una serie di ragioni (chiesa, patriarcato, misoginia…) si porta dietro uno stigma di cui è necessario liberarsi.

Avresti dei suggerimenti da dare a chi vorrebbe fare il tuo lavoro? Lo sconsiglieresti in alcuni casi?
Il mio lavoro può essere svolto in tante maniere e luoghi diversi, non credo questo sia il luogo giusto in cui esplorare tutti i diversi casi, la domanda dovrebbe essere più specifica. Lo sconsiglio nel caso in cui lo si faccia con vergogna, nessun sex worker dovrebbe vergognarsi di ciò che fa.

L’esperienza più grottesca che hai vissuto nel tuo lavoro. Ce la racconti?
Ho avuto molte meno esperienze negative di quante me ne aspettavo quando ho cominciato, nel 2013. Alcuni sono arroganti, altri molto awkward, ma non mi è mai accaduto nulla di assurdo. L’unica cosa che mi stressa è dover sempre discutere sull’uso del preservativo, non se lo vuole mettere nessuno e io chiaramente non transigo.

Ti consideri femminista? Che tu ti consideri tale o no, cos’è il femminismo nel 2015?
Mi considero femminista. Femminismo nel 2015 è avere a che fare con tantissima misoginia interiorizzata da parte delle donne oltre che con l’ignoranza fomentata dal privilegio di tanti uomini, femminismo per una sex worker nel 2015 è trovarsi a discutere con le SWERFs (Sex Worker Exclusionary Radical Feminist) che non vogliono riconoscere i nostri diritti per esempio.

Acid Virgo è anche politica? Ovvero, ritieni che ciò che scrivi sul tuo blog sia di interesse generale, al di là dei numerosi riscontri? In sintesi: cosa stai dicendo al mondo?
Il contenuto di Acidvirgo è estremamente politicizzato. Prendi per esempio il tema del sex work o del lavoro in generale, ho delle opinioni forti a riguardo e vengono costantemente espresse.

I tuoi progetti per il futuro. Come ti vedi da qui a 5 anni?
Ho di recente ricominciato a produrre musica, ma questa volta House e non Hardcore Punk come quando iniziai nel 2003.
Quali sono i tuoi modelli di ispirazione? Personalità, anche letterarie o cinematografiche, che per te hanno un fascino irresistibile, in positivo o in negativo.
Massimo Troisi, lo so che non te lo saresti mai aspettato, ma ogni tanto quasi mi esce una lacrima a pensare che sia morto così presto. Perché non ci sono stati più Massimi Troisi al mondo? Sarebbe un posto migliore!
Poi Goliarda Sapienza, una donna fortissima, e Julio Cortazar, il mio scrittore preferito.

Qual è il tuo rapporto con il vestire, la nudità e la depilazione?
Mi vesto come mi pare, vorrei potermi spogliare quando mi pare e ci sto lavorando, mi depilo quando mi pare, come dovrebbero fare tutti a mio parere.

Pagheresti mai qualcuno per fare sesso?
Non mi è mai capitato e ora come ora non ne sento il bisogno ma chissà.

Perché svegliarsi la mattina piuttosto che rimanere sotto le coperte? E una volta svegli, colazione dolce o salata?
Mi interessano tantissimo le persone, voglio conoscerne sempre di nuove. Poi mi piacciono i colori, anche quelli non mi stanco mai di guardarli. Se posso scegliere, colazione dolce, mi mancano tantissimo i cornetti alla crema che in Germania non esistono, e poi sono sempre per il dolce in generale, ma mi sono abituata molto velocemente alla colazione salata tedesca e adoro quella americana.

Cosa di Acid Virgo non ha prezzo, cosa è escluso di te da ogni tipo di scambio o contrattazione?
Qualunque cosa io non voglia fare. Ho cominciato a lavorare a 13 anni perché la mia famiglia ha sempre avuto gravi problemi economici e quando ne ho compiuti 21 ero già stanca, così ho deciso che non avrei mai più fatto nulla che detestavo solamente per i soldi, preferisco non avere nulla piuttosto che passare 8 ore al giorno.

Come consideri le pratiche di sottomissione nel sesso? È un riflesso dei rapporti sociali di sottomissione dei servi ai padroni oppure sono i rapporti sociali a riprodurre quanto si riscontra nelle camere da letto?
Ho pensato a lungo a questa domanda e credo che le due cose si influenzino a vicenda.

Hai mai fatto conoscenze importanti tramite Tumblr?
Parecchie! La sex workers community su Tumblr è meravigliosa per esempio.

Il tuo regno per…? Mai hai desiderato qualcosa a tal punto da volerla pagare con tutti i tuoi averi?
Non ho mai ragionato in questa direzione, valutare obiettivi e mezzi avviene in modo automatico per me e di conseguenza tendenzialmente mi avvio solo per le strade che ho la sensazione di essere capace di percorrere.

Quello che ti scrivono su Tumblr ha una qualche influenza sulla tua vita, ti sei mai sentita offesa o lusingata trovandolo insopportabile?
Parli delle domande anonime? difficilmente, il fatto che siano anonime fa loro perdere molta della credibilità che avrebbero se qualcuno me le ponesse in una situazione di vita reale.

Riesci a spiegare perché scrivi di te pubblicamente, delle tue sensazioni piacevoli o dolorose? Cosa ti spinge a farlo?
Ho iniziato a scrivere diari appena sono stata capace di tenere la penna in mano, mio padre mi ha sempre spinta a tenere nota di ciò che accadeva così che potessi trarne qualcosa in futuro, dal momento che mi sono trovata a vivere situazioni molto particolari (i miei genitori erano entrambi eroinomani e sono cresciuta tra rehab centers e case famiglia); un bel giorno ho deciso di passare dal diario cartaceo al blogging, così che le mie esperienze potessero essere d’aiuto a qualcun altro, e questo è quanto.

Guardi mai dei porno? Ho letto che compari in una produzione, come ricordi questa esperienza? Intendi partecipare ad altre produzioni?
Non guardo porno generalmente, mi affido alla mia fantasia. La mia esperienza è stata positiva ma per ora non sono interessata ad entrare nell’industria pornografica, anche se avrei i contatti per farlo. Li tengo da parte per il futuro, non si sa mai.

Consigliaci un po’ di DJ e produttori Acid Virgo-approved. Anche club di tuo gusto.
Foreign, Privacy, Orson Wells, TX Connect, quattro ottimi giovani producers.

E infine, una domanda per noi di Pilltapes. Ti risponderemo singolarmente.

In che direzione vedete andare la scena italiana underground nei prossimi 5 anni?
Personalmente ho delle difficoltà a capire che direzione prendere per andare alla Coop (quale la più breve, quale la più illuminata o la più asciutta), però almeno in musica qualcosa si muove: per esempio sono curioso di sapere dove andranno a parare Machweo, Capibara, i Be Forest, Caterina Barbieri. Anche Furtherset, ma è già in ballo da diversi anni, come Mirto Baliani, spero continui la sua strada etno-elettronica. Affido le mie speranze anche a Dalila Kayros.

Altre risposte:
– in campagna.
– i ragazzi di campagna.
– nel 2186 non esiste più l’underground.
– siamo troppi e ci dispiace rubare spazio all’intervista.
– cosa intendi per underground?
– al punto di non ritorno.
– è da quando hanno inventato myspace che l’underground non esiste più, né in Italia né nel mondo. a meno che non consideriamo underground tutti quelli che non ce la fanno a uscire dal mucchio e allora decidono di chiamarsi underground per darsi un senso.
– da noi si chiama metropolitana e speriamo che prima o poi finiscano la linea C.
– “via da internet” che è un po’ tipo “via le mani dal naso” o “piazza le bombe”.
– Quello indie-rock frigna come un bebè e gattona a terra tra un cliché e l’altro, quello elettronico compie piroette più luminose e beneauguranti. Finché ci saranno questi Verdena e port-royal che vanno avanti, mai perdere la speranza.
– andiamo verso la digitalizzazione di tutto. Nomi non saprei, ma anche se ci digitalizzeremo, spero comunque che terremo d’occhio il passato.

laglasnost

Dinamo Press
15 04 2015

Thierry Schaffauser è un lavoratore del sesso e un attivista francese. Nel 2007 ha pubblicato assieme a Maitresse Nikita il libro "Fières d'être Putes" (trad. it. Fiere di Essere Puttane, DeriveApprodi). Thierry è uno dei fondatori del sindacato de* lavorat* del sesso Strass di cui abbiamo già parlato qui e pochi mesi fa è uscito il suo nuovo libro "Les luttes des putes". Lo abbiamo incontrato per fargli alcune domande sul suo ultimo lavoro.

In Fiere di essere puttane nel 2007 la vostra principale rivendicazione era il libero uso del corpo. Si trattava, all'epoca, di lottare contro tutti gli stereotipi e i clichés che circondano le sex workers, considerate sempre come delle vittime. Oggi in Les luttes des putes, l'obiettivo sembra essere piuttosto un altro : si tratta soprattutto di una lotta per l'accesso al welfare e ai diritti, che passa dunque per il riconoscimento dello statuto di lavoratori/trici. Qual è il vostro punto di vista sul lavoro e sul lavoro sessuale?

In realtà già in Fiere di essere puttane parlavamo delle costrizioni economiche condivise con tutti i lavoratori. Ma è vero che insistevamo molto sull'idea di fierezza, al fine di ribaltare la stigmatizzazione in una sorta di « identità puttana », sul modello delle strategie dei movimenti quuer come il comingout e la riappropriazione dell'insulto. Quest'idea è stata senza dubbio capita male e in molti hanno creduto che parlando di « fierezza » volessimo rendere « glamour » il lavoro sessuale. Parlare di fierezza diventava allora la cosa peggiore. In effetti quando si parla di lavoro sessuale, le persone hanno la tendenza a « personalizzare » tutto, e a ridurre la nostra parola a una testimonianzia individuale, quasi in versione « format televisivo ». Tipicamente ci viene chiesto di giustificare le ragioni che ci spingono a esercitare questo lavoro, come se si volesse classificarci in una delle due categorie possibili : « vittima infelice » o « puttana di lusso ». Questa dicotomia, non solo depoliticizza la questione, riducendo tutto a un problema di « individui devianti » e facendo perdere di vista l'analisi di un sistema d'oppressione,ma inoltre essa è falsa e sbagliata per la maggior parte dei casi, poichè non si è mai « qualcosa, per essenza ».

Essere lavoratrice sessuale fa spesso parte di un percorso di vita. La divisione delle lavoratrici del sesso in due campi come se ci fosse il campo degli sfruttati e il campo delle « puttane che amano il sesso » impedisce la comprensione del fatto che tutti lavoratori sono di fatto sfruttati e che non si tratta di sapere da quale lato della dicotomia ci situiamo ma piuttosto di analizzare lo sfruttamento in termini di un « continuum » a differenti gradi. La questione non è quindi sapere se siamo o meno sfruttati, ma a quale grado di sfruttamento siamo.

Il contesto politico può aggravare o facilitare le cose, per esempio rispetto al diritto di soggiorno, al livello di penalizzazione imposta o all'accesso ai diritti. Ma anche nelle migliori condizioni il lavoro resta una costrizione, sennò non lo chiameremmo lavoro. Ciò non significa che non si possa amare il proprio lavoro, (e per fortuna che delle persone amano il loro lavoro, che sia sessuale o meno), ma questa non è la questione da porre. Ciò riguarda ogni lavoratore e noi non dobbiamo risponderne per giustificare le nostre rivendicazioni e le nostre lotte.

Credo che un errore del movimento delle lavoratrici del sesso agli esordi, sia stato quello di affermare la possibilità di una « libera scelta » del lavoro del sesso, contro i proibizionisti che hanno sempre sostenuto che la prostituzione non è mai una scelta e che equivale a una forma di schiavitù. Ma l'idea di « libera scelta », al contrario rischia di cancellare gli obblighi e le costrizioni che pesano sulle nostre vite. Viviamo in un sistema capitalista e patriarcale, questi obblighi e queste costrizioni esistono, ma per lottare contro essi è necessaria l'autorganizzazione dei lavoratori, e l'autorganizzazione è più difficile in un contesto di penalizzazione e di assenza di diritti.

Quali sono state le esigenze che vi hanno spinto a costruire un sindacato come lo STRASS ? Quali sono stati i vostri rapporti con la sinistra tradizionale e i sindacati ? Quali sono le attività che lo STRASS compie e con quali mezzi può sostenere e tutelare le sex workers ?

La creazione dello STRASS si è fatta in continuità con un processo di autorganizzazione e a partire dalla constatazione che i nostri movimenti non potevano accontentarsi di un approccio basato unicamente sulla questione della salute o sulla contestazione della repressione come fattore di vulnerabilità. Lo STRASS ha saputo innovare su più punti. Il primo è stata proprio l'idea di riunire tutte le lavoratrici del sesso sotto una stessa organizzazione, tentando di « federare » al meglio le diverse comunità, associazioni e gruppi già esistenti in Francia. Per esempio, lo STRASS, a partire dalla sua creazione, ha sempre insistituo sulla regolarizzazione dei sans papiers e ciò ha favorito l'inclusione delle lavoratrici migranti nel movimento. Malgrado le critiche di certi colleghi, lo STRASS non ha mai ceduto su questo punto e il razzismo è stato eliminato soprattutto grazie alla grande visibilità della lavoratrici migranti nelle manifestazione, e grazie all'incontestabile fatto che senza di loro, la mobilitazione e la nostra forza sarebbero infinitamente più deboli.

In secondo luogo lo STRASS ha saputo andare al di la della rivendicazione della decriminalizzazione per arrivare a parlare di organizzazione del lavoro. La depenalizzazione non è più un fine in sè, ma un pre-requisito per trasformare « l'industria del sesso ». Si tratta di lottare contro lo sfruttamento nelle nostre industrie per ottenere delle condizioni di lavoro migliori, e non semplicemente di « poter lavorare legalmente ». Parliamo quindi di lavoro sessuale e non di prostituzione. Terzo punto : lo STRASS ha imposto l'indipendenza politica delle lavoratrici del sesso et richiesto agli « alleati » di non prendere parte alle decisioni. Solo le lavoratrici del sesso possono essere membri e portavoce del sindacato

Il resto della sinistra e dei sindacati, nella migliore delle ipotesi ci ignora, nella peggiore combatte contro di noi e ci accusa di essere complici del liberalismo, degli stupri e della schiavitù. Sistematicamente veniamo insultati in quanto « magnaccia ». Tuttavia le cose stanno evolvendo e una parte dell' estrema sinistra ha iniziato a voler discutere con noi, senza dubbio dopo aver visto che scendiamo in piazza e che siamo la sola organizzazione politica in Francia che riunisce in maggiorparte donne migranti, trans, queer, precari e giovani. (Proprio quelle categorie che i sindacati rimpiangono di non vedere nelle loro organizzazioni, e continuano a chiedersi « come mai ? ».)Lo STRASS si organizza in buona parte attraverso la creazione di spazi politici fisici o virtuali.

Abbiamo vari forum on line e andiamo regolarmento sui diversi luoghi di lavoro sessuale per mobiltare le lavoratrici per le manifestazioni, ma anche per distribuire tutte le informazioni giuridiche riguardanti i nostri diritti e per distribuire del materiele di prevenzione. Spesso le colleghe si fanno delle domande sulla legalità del loro lavoro, sull'accesso ai diritti, su come dichiararsi, su come contestare una multa, su cosa fare in caso di aggressione. Cerchiamo di diffondere al massimo queste informazioni o almeno di rendere visibili le persone referenti dello strass o delegati sindacali che possano dare delle risposte sui luoghi di lavoro. Facciamo dell'accompagnamento legale per delle colleghe contro fatti di violenze o sfruttamento.

Nel tuo libro affermi che il movimento dei/delle sex workers può essere considerato come una lotta femminista e operaia, ma spieghi anche che questo « incontro » è stato, in fondo, un'occasione mancata, a cause delle varie difficoltà che i/le sex workers hanno avuto nel rapportarsi tanto al movimento feminista quanto a quello operaio. In che senso ?

Ho tentato di andare all'origine dei movimenti femministi e operai per capire perchè i/le lavorat* del sesso ne siano stati esclusi. Penso che ci siano più spiegazioni, legate al sessismo, al classismo, alla stigmatizzazione particolare nei confronti dei/delle lavorat* del sesso come « stranier* » rispetto alla classe operaia, o come sottoproletariato privo delle armi necessarie per affondare il sistema di produzione capitalista. Ho tentato di mostrare come l'impensato del lavoro di riproduzione sociale all'infuori della sfera economica della fabbrica o della produzione di plusvalore ha impedito ai primi marxisti di includere nelle loro analisi il lavoro domestico o il lavoro sessuale. Quando le femministe materialiste francesi hanno analizzato la questione di questa divisione sessuale del lavoro, esse hanno in compenso avuto cura di non includere mai le lavoratrici del sesso nella loro analisi, ritenendo di fatto che queste fossero una retroguardia del movimento femminista, e che il loro livello di sfruttamento e di alienazione fosse tale che esse risultavano incapaci di comprendere la propria condizione e di liberarsene. Malgrado queste esclusione, penso ad ogni modo che le lavoratrici del sesso appartengono a questi movimenti, poichè noi ci troviamo, di fatto, all'intersezione tra il capitalismo e il patriarcato.

In che misura le lotte dei/delle sex-worker si inseriscono nella lotta contro la precarietà? Quali sono le condizioni di lavoro che condividete con gli/le altr* lavorat* precar* in Francia e in Europa?

Credo che con l’accresciuta liberalizzazione dell’economia e con la globalizzazione, i lavoratori condividano sempre di più delle condizioni di lavoro simili a quelle tipiche dell’industria del sesso, in cui il salariato non esiste ufficialmente, in cui spesso non abbiamo contratti di lavoro, in cui non condividiamo lo stesso luogo di lavoro, lavoriamo spesso come freelance, con la necessità di farci pubblicità da soli e di trovare dei clienti per vendere i nostri servizi. In Europa, i sindacati tradizionali non riescono a concepire il lavoro al di fuori dell’impresa, del modello classico di lavoro salariato, e non vogliono cercare i lavoratori là dove essi si trovano. Si accontentano delle imprese dove sono già presenti. Noto per esempio che si rimprovera spesso allo STRASS di non prendere in considerazione la tratta degli esseri umani, mentre invece è proprio il contrario.

Lo STRASS è uno dei pochi sindacati in Francia a lottare contro la tratta di esseri umani, cercando di identificare le situazioni di abuso, operando nei luoghi in cui lavorano sans papier e precari. Ufficialmente, nelle statistiche ufficiali, la tratta degli esseri umani non esiste in Francia se non ai fini della prostituzione. Ciò mostra il fallimento dei sindacati tradizionali, i quali ignorano la tratta ai fini del lavoro forzato nelle altre industrie. Credo che lo STRASS spinga la sinistra a ripensare il lavoro, non più nei termini di ciò che è sempre esistito ma piuttosto di ciò che si fa oggi per sopravvivere. In America latina, questa riflessione ha avuto luogo dopo la crisi degli anni 90, quando ci si è dovuti rendere conto che la metà della classe operaia si era ritrovata disoccupata, quindi senza possibilità di organizzazione sindacale, senza che però ci fossero meno lavoratori con il bisogno di organizzarsi contro la precarietà e nei piccoli lavoretti dell’economia informale, che fino ad allora erano stati ignorati. È in quel momento che la sindacalizzazione dei/delle sex-worker ha cominciato ad essere presa sul serio, penso specialmente a l’organizzazione delle lavoratrici Ammar in Argentina, che è arrivata a unirsi a un sindacato generalista.

Molti/e dei/delle lavorat* del sesso sono migranti sans papier. Mentre rivendicate l’accesso ai diritti e ad una “espansione” dei diritti attuali, voi rivendicate anche le regolarizzazione di tutt* i/le lavorat* migranti. In che modo le leggi antiprostituzione rafforzano le leggi antimmigrazione? Che rapporto avete con le strutture di accoglienza per migranti?

Bisogna capire che la lotta attuale contro la prostituzione è fortemente legata al razzismo della nostra società. C’è una volontà di gentrificare i centri cittadini e la presenza di donne migranti all’interno di certi quartieri è considerata come dannosa per la speculazione immobiliare. Un tempo, le persone potevano provare una certa tenerezza per la prostituta della loro strada, dal momento che lei faceva parte della comunità locale, e soprattutto era francese. Oggi, con il discorso sulla tratta degli esseri umani che associa tutte le migranti a delle schiave, le persone non gli rivolgono più la parola, non gli si avvicinano più, e hanno paura. Dietro lo slogan della lotta alla tratta, le operazioni di polizia mirano soprattutto a fermare le migranti ed espellerle, ritenendo che si troverebbero meglio nei loro paesi, piuttosto che sfruttati nel mondo della prostituzione francese. La ministra per i diritti delle donne ha dichiarato che la Francia non è un territorio di accoglienza per la prostituzione. I politici dicono che tutte le migranti sono obbligate a prostituirsi. Tuttavia, nel momento in cui una migrante cerca di farsi riconoscere uno status di vittima, immediatamente è lei che deve dimostrare di essere stata costretta.

Questa è tutta l’assurdità e l’ipocrisia del sistema. Sotto il ricatto dell’ottenimento dei documenti lo Stato le obbliga a collaborare con la polizia e, secondo una norma contenuta nella proposta di legge attualmente discussa in parlamento, le obbliga a smettere di prostituirsi. Parliamo di permessi di soggiorno estremamente precari, della durata di 6 mesi, che dipendono dalle decisioni e dal giudizio dei prefetti. Per noi, è evidente che il solo mezzo per lottare contro lo sfruttamento dei/delle migranti e in particolare contro il lavoro forzato e la tratta, è di rilasciare a tutt* i documenti, senza i quali i migranti non hanno alcun interesse a segnalarsi presso le autorità, e non possono difendersi accedendo alla giustizia, alla protezione dei diritti. Per quanto riguarda le associazioni e le strutture di accoglienza per migrant, esse hanno la tendenza a ignorare la questione del lavoro sessuale. E’ un atteggiamento strano, nel momento in cui così tante donne sans papier o richiedenti asilo si dedicano al lavoro sessuale, essendo prive di altre fonti di reddito.

Cosa pensi dell'azione delle FEMEN al Senato francese il giorno dell'approvazione della legge contro la prostituzione ? Si sono dichiarato a favore della penalizzazione dei clienti e hanno dunque invaso il senato per protestare contro la mancata approvazione di questa misura che voi contestate.

Penso che le FEMEN abbiano un modo d'azione interessante, ma è tutto. Mancano crudelmente di cultura femminista e si rivendicano il fatto di non leggere le teoriche del movimento. Il loro femminismo si riassume nella lotta contro l'Islam e contro la prostituzione. È molto escludente e controproduttivo per le femmine in condizione di minorità. La penalizzazione dei clienti non fa che precarizzarci e metterci in pericolo. Un recente studio mostra che il 98 % delle lavoratrici del sesso si oppongono alla penalizzazione dei clienti. I gruppi che difendono questa misura non possono quindi dire di farlo per noi, perchè di fatto lo fanno contro di noi.

Parlando di accesso al welfare e ai diritti, il reddito minimo garantito sarebbe una forma di reddito non legata alla prestazione lavorativa che permetterebbe soprattutto a chi è più precario di avere un certo rapporto di forza di fronte all'offerta-ricatto di lavori sottopagati che somigliano a forme di schiavitù e che siamo spesso costretti ad accettare. Cosa pensi di questa rivendicazione?

Rispondo a titolo personale perchè lo STRASS non ha una posizione ufficiale su questo tema. Personalmente credo che sia un'idea interessante che potrebbe aiutare molti precari a subire in misura minore il ricatto del lavoro. Potrebbe essere una soluzione vera ed efficace per le persone che vogliono smettere di lavorare come lavoratrici del sesso ma non possono farlo per mancanza di mezzi. In maniere generale, i politici inistono sulla questione del traffico di esseri umani e sulla penalizzazione dei clienti per nascondere il fatto che la principale ragione che spinge a esercitare il lavoro sessuale è, di fatto, la precarietà. Non avendo alcuna soluzione rispetto alla disoccupazione e la precarietà che vivono i genitori single, gli studenti, i migranti, i transessuali,ecc preferiscono avanzare una misura simplicista come l'uso della polizia. Ora, la penalizzazione del lavoro sessuale non fa che attaccarsi ai nostri mezzi di sussistenza e ci toglie la risorsa economica che costituisce il lavoro sessuale per noi, quando in realtà il reddito minimo garantito rappresenterebbe un'opzione economica e un'alternativa credibile per le persone che vogliono smettere di lavorare nel sesso.

Le lotte delle Sex Workers in Francia

  • Martedì, 07 Aprile 2015 09:43 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
07 04 2015

Les luttes des putes" è il titolo dell'ultimo libro di Thierry Schaffauser ("frocio, drogato, lavoratore del sesso"). Ma "la lotta delle puttane" è una realtà in movimento oggi in Francia.

All'ordine del giorno dell'agenda del Senato francese del 30 e 31 marzo c'era, infatti, la questione della prostituzione, e più precisamente, l'intenzione di votare una legge che penalizzi i clienti per risolvere l'annoso quanto scomodo problema sociale della prostituzione. Ma le cose sono andate anche peggio, nella bagarre generale il Senato non ha votato per la penalizzazione dei clienti ma ha invece ristabilito il reato di adescamento passivo che prevedeva di abolire. L'adescamento passivo fu introdotto nel 2003 dall'allora Ministro degli Interni Sarkozy, e permette da allora di considerare reato la semplice presenza delle lavoratrici del sesso sul marciapiede. Una legge, questa di Sarkozy, che prevede due mesi di prigione e una multa di 2300 euro, nonché la perdita del titolo di soggiorno per le lavoratrici straniere.

Con la legge passata in prima lettura al Senato quindi, si conferma la possibilità per la polizia di esercitare un potere completamente arbitrario nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso.

Ma non è tutto, perché il progetto di legge concede anche la possibilità di un blocco amministrativo (cioè senza richiesta di un magistrato) dei "siti internet" che favoriscono la "tratta di esseri umani e il prossenetismo", misura già esistente nel quadro delle varie misure antiterrorismo approvate nel dicembre 2014.

Ma le discussioni dei senatori e delle senatrici sono ben distanti dalla vita reale delle sex workers francesi che, attraverso lo STRASS, Sindacato dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso, si posizionano da tempo contro ogni forma di criminalizzazione e di penalizzazione, sia questa rivolta contro le prostitute in maniera diretta (attraverso il reato di adescamento passivo) o indiretta, (attraverso la penalizzazione dei clienti).

E così il 27 e 28 marzo i/le lavorat* del sesso hanno convocato manifestazioni a Tolosa e a Parigi contro l'approvazione della legge. Centinaia di persone, tra cui molti clienti, ma soprattutto le lavoratrici e i lavoratori del sesso che oltre a opporsi ad ogni forma di criminalizzazione, rivendicano il riconoscimento del loro statuto produttivo e, come immediata conseguenza, l'accesso ai diritti comuni e soprattutto l'accesso al welfare in tema di salute e lavoro.

Si legge nel testo di lancio "La vulnerabilità delle prostitute rispetto alla violenza e allo sfruttamento non sara combattuta attraverso delle misure punitive e poliziesche ma attraverso delle misure sociali, grandi assenti in questa proposizione di legge". Lo STRASS, infatti, si oppone manifestamente alla logica di vittimizzazione che permea non solo i tessuti penali occidentali tradizionali, ma anche i quadri legislativi più «progressisti» del nord Europa. Quella di sex-worker non è solamente una condizione antisociale, indesiderata e votata all'eliminazione per mano del processo di civilizzazione, ma è inserita nel pieno della regolazione penale attraverso semplici dinamiche di vittimizzazione. Un lavoro dunque di censura, rimozione e rielaborazione nel campo penale, che sostituisce ogni prospettiva di welfare e reddito con la tutela paternalistico-liberale della vittima.

La lotta dei/lle lavorat* del sesso in Francia si inserisce all'interno delle lotte dei precari e delle precarie che non avendo un salario, un padrone, e un tempo di lavoro fisso, non vengono in alcun modo riconosciuti nel quadro tradizionale dei diritti e ancor meno all'interno delle miopi categorie sindacali. Ostracizzat* tanto dai partiti di sinistra(1) quanto dai sindacati o dalle associazioni per l'abolizione della prostituzione, i/le lavorat* del sesso francesi denunciano la loro condizione, frutto dell'ipocrisia generale : molt* di loro sono riconosciut* in quanto « lavorat* del sesso », sottocategoria dei lavorat* nei servizi d'aiuto alla persona (autoimprenditori). Pagano quindi le tasse ma non accedono ad alcun diritto. Condizione che condividono con tante altre forme di lavoro precario e non riconosciuto in Francia come in tutta Europa.

È per questa ragione che hanno cercato di mettere in piedi delle forme di autorganizzazione e mutualismo, come nel caso parigino delle Roses d’Acier, sex workers cinesi che lavorano a Belleville e che si sono organizzate in un collettivo per lavorare in maniera cooperativa, sfuggire al ricatto dei padroni, e potersi aiutare a vicenda . Ma anche da questo punto di vista lo Stato non fa che ostacolare le forme di solidarietà tra le prostitute, aggravandone le condizioni di precarietà. Per esempio, come denuncia da tempo lo Strass, la legge contro il prossenitismo (lo sfruttamento del lavoro sessuale) impedisce ogni forma di abitazione collettiva per le prostitute stesse. Se infatti una sex worker titolare di un contratto d'abitazione, permette a delle colleghe che, in quanto sans papier, non possono ottenere tale contratto, di utilizzare il proprio appartamento come luogo di lavoro, rischia di essere arrestata in quanto « magnaccia » per istigazione alla prostituzione. "Proxénète est l'État", "Magnaccia è lo stato", è uno dei principali slogan delle sex workers, che segnalano così che il loro principale nemico è, in questa fase, il governo stesso, il quale, con l'imposizione di misure autoritarie, rende non solo possibile, ma inevitabile proprio quel tipo di sfruttamento particolarmente duro e privo di regolamentazioni e diritti che caratterizza il mondo della prostituzione. In questa situazione, in aperta polemica con il sindacalismo tradizionale, che separa la lotta economica e quella politica, lo STRASS compie una critica insieme radicale e generale, capace di coniugare l'ambito sociale e quello politico, contro il modello di sfruttamento ormai tipico dell'Europa, che si nutre della precarietà e della marginalizzazione del lavoro vivo.

Dall'epoca di Fiere di essere puttane la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso ha vissuto alcuni scarti fondamentali. Partendo dalla rivendicazione di un libero uso del proprio corpo, le lotte hanno condotto questo movimento ad una più generale riflessione attorno alla precarietà, a una rivendicazione di un accesso al welfare, a un'estensione dei diritti, al contrasto a omofobia e transfobia e al riconoscimento dei diritti per tutti gli/le immigrat* sans papier .

Un punto centrale ben chiaro: il lavoro, in quanto tale, che sia sessuale o meno, è sempre sfruttamento. Ma il riconoscimento del lavoro sessuale come lavoro produttivo a tutti gli effetti permetterebbe di accedere ai diritti e di crearne di nuovi. Infine, poichè lavorare si deve, la prima strada per uscire dalla precarietà, è quella fatta di autorganizzazione, autoformazione, solidarietà, mutualismo e nuove forme di sindacalismo.

(1)In occasione del 1 maggio anticapitalista a Toulouse nel 2014, per esempio, Alternative Libertaire e la sezione locale dell'NPA, Nouveau Parti Anticapitaliste, si rifiutarono di co-firmare l'appello del corteo, a causa della presenza dello STRASS tra i firmatari.

 

Al supermercato del sesso

  • Lunedì, 23 Marzo 2015 09:31 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
DonneNisha Lilia Diu, Internazionale 
20 marzo 2015

Il Paradise è una casa di appuntamenti di Stoccarda. E' uno dei megabordelli nati in Germania negli ultimi anni. Come molti altri è in stile marocchino. Immaginate un incrocio tra la dimora di un sultano e un albergo economico, infilatelo tra una serie di anonimi palazzi in un parco industriale e vi sarete fatti un'idea. Non è la prima volta che entro in un bordello. A Bangkok, quando avevo 19 anni, con due amiche prendemmo una stanza in un posto chiamato Mango Inn. Ci bastarono un paio d'ore per capire dove eravamo finite. ...

Al supermercato del sesso

DonneIl Paradise è una casa di appuntamenti di Stoccarda. E' uno dei megabordelli nati in Germania negli ultimi anni. Come molti altri è in stile marocchino. Immaginate un incrocio tra la dimora di un sultano e un albergo economico, infilatelo tra una serie di anonimi palazzi in un parco industriale e vi sarete fatti un'idea. Non è la prima volta che entro in un bordello. A Bangkok, quando avevo 19 anni, con due amiche prendemmo una stanza in un posto chiamato Mango Inn. Ci bastarono un paio d'ore per capire dove eravamo finite. 
Nisha Lilia Diu, Internazionale ...

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