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mercoledì 19 dicembre 2018



"L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà".
Marco Polo



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Femminicidi, "Serve protezione dello Stato a chi denuncia e dibattito nel Paese"

Munch, Separazione20 marzo 2018

“Continuiamo ad assistere impotenti alla uccisione di donne da parte dei loro compagni, mariti o ex” ha detto Monica Pepe, curatrice del sito Zeroviolenza.it e presidente dell’associazione omonima.“E' del tutto evidente l'urgenza di una strategia istituzionale che metta a punto dei meccanismi che permettano alle donne di poter contare su una protezione certa, sicura e contestuale da parte dello Stato nel momento stesso in cui decidono di denunciare violenze da parte dei loro compagni” ha aggiunto.

E ha proseguito “Non può bastare quando si è consumato il dramma parlare solo del fatto di cronaca, è del tutto evidente che l'Italia non si sta preoccupando di produrre una cultura di prevenzione della violenza, al contrario si sta diffondendo una cultura dell'automatismo della violenza, con il rischio aggiunto di innescare processi imitativi”.
 
Ha poi sottolineato Pepe “Una cosa è dire che la violenza è sempre esistita ed è parte dell'esperienza umana, una cosa è lasciare che l'informazione parli della violenza maschile sulle donne di fatto generalizzandola a tutte le relazioni uomo/donna, senza il contrappeso culturale di una discussione pubblica sulla violenza, sulla sua origine, sulla sessualità e sulla coppia, un tema che sembra sparito dall'immaginario collettivo se non nelle forme negative appunto del rancore e della vendetta”.

Ha chiosato la rappresentante di Zeroviolenza “Quest'anno è il 50 anniversario del 1968 e sembra su questi temi di essere tornati indietro anni luce”.

“Ci sono domande urgenti da porre all'interno della società, come mai alcuni uomini riescono a gestire il conflitto nelle loro relazioni affettive e passionali con le donne e altri no? Quali sono le forme della violenza delle donne nei confronti degli uomini? Da cosa dipende questa maggiore fragilità maschile che stiamo registrando a vari livelli nella società? Quale fragilità femminile sta alla base della scelta di uomini violenti?  E' sempre più frequente inoltre assistere a casi di violenza perpetrata da donne su bambini o nelle loro funzioni di cura, dove origina questa violenza e quali effetti produce?”.

Ha poi detto Pepe “Non può bastare parlare solo di cultura maschilista che pure alberga indisturbata nella nostra società”.
E ha motivato “Dobbiamo cominciare a parlare anche della responsabilità delle donne nella educazione affettiva ed emotiva dei bambini e delle bambine. Dobbiamo ricostruire urgentemente le funzioni genitoriali, materna e paterna, e bisogna restituire senso, dignità e profondità al sentimento dell'amore e alle relazioni in generale”.

“Anche nei casi dei minori che commettono violenze si fotografa per l'opinione pubblica l'ultima pagina scritta del libro della vita di questi ragazzi, direbbe l'educatore Montaigne, mentre è del tutto evidente che le motivazioni sono altrove, dietro c’è la storia del loro vissuto familiare spesso deprivato affettivamente o caratterizzato da violenze psicologiche se non fisiche”.

Ha poi concluso “Ma guardare l’ultimo fotogramma crea solo il mostro o la stranezza del singolo assolvendo così la struttura sociale dalla sua incapacità di gestire il malessere e la sofferenza ma soprattutto dalla mancanza di ogni prevenzione attraverso processi di educazione emotiva e affettiva. E’ necessario, quindi, promuovere senza inutili pudori anche interventi di ascolto e di cura psicologica della sofferenza delle persone”.