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DA IL MANIFESTO

Frammenti di un populismo amoroso

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16 febbraio 2019

Ci sono due populismi. Il primo fa appello al “peggio di noi”: all’eccitazione che sostituisce il sentire, all’azione impulsiva/compulsiva che ...

DA IL MANIFESTO

Il calcio tra machismo e femme fatale

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Luca Pisapia, Il Manifesto

15 febbraio 2019

Cherchez la femme, e poi vomitatele addosso i vostri peggiori istinti. Quello che sta accadendo intorno al caso di Mauro Icardi, cui è stata tolta la fascia ...

DA CORRIERE DELLA SERA

Il Paese che non ha più genitori

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8 febbraio 2019

Il numero medio di figli per donna è rimasto invariato a 1,32, come nel 2017, eppure, nell’ultimo anno, di bambini ne sono nati novemila in meno. ...

DA IL MANIFESTO

L'indifferenza narrata da Moravia negli anni del Duce dive …

L'indifferenza narrata da Moravia negli anni del Duce diventa razzismo su social e tv


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5 febbraio 2019

L'indifferenza, raccontata dal giovanissino Alberto Moravia, compie novant'anni e non li dimostra. Il romanzo Gli indifferenti, pubblicato a maggio del 1929 dal ...

DA LA STAMPA

Trump sfida Putin: “Via dal trattato sui missili nuclear …

Trump sfida Putin: “Via dal trattato sui missili nucleari”

Dottor Stranamore Kubrick
Marco Bresolin, La Stampa

2 febbraio 2019

Sei mesi di tempo, dopodiché lo storico trattato anti-missili nucleari a medio raggio (Inf) diventerà carta straccia. Come atteso, ieri gli Stati Uniti hanno ...

DA LA STAMPA

L'Afghanistan pacificato e il possibile ritorno dei Taleba …

L'Afghanistan pacificato e il possibile ritorno dei Talebani che gela il sangue alle donne


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29 gennaio 2019

Era l'inizio del 2002 e le macerie delle Torri Gemelle si mescolavano già da tre mesi a quelle dei primi raid su Kabul, Qandahar e Jalalabad, quando l'opinione ...

DA LEFT

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

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Marco Dotti, Vita.it

21 gennaio 2019

Le disuguaglianze sono una scelta politica e con questi numeri le democrazie non reggeranno. Il dato sulla crescita delle disuguaglianze economiche e sociali fotogra ...

DA IL MANIFESTO

L’esitazione non è un peccato

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Big Brother Sarantis Thanopulos e Silvia Vizzardelli, Il Manifesto
19 gennaio 2019

Silvia Vizzardelli: C’è una cecità del fatto, una cecità dell’accadimento di cronaca che occorre preservare, coltivare, pro ...

DA IL MANIFESTO

L'impotenza della depressione dietro il "sovranismo psichi …

L'impotenza della depressione dietro il "sovranismo psichico"

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5 gennaio 2019

Fabio Ciaramelli: Dietro il "sovranismo psichico" che secondo il Censis colpisce un paese impoverito e incattivito si lascia riconoscere ...

DA ZeroViolenza

Noi, figli dell'Emigrazione italiana anni '60

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Migranti italianiGiovanni Di Paolo, Zeroviolenza
6 ottobre 2018

Ricordo l'emigrazione come un sogno. Spesso la sera mi vedevo entrare, parenti, amici di famiglia, vicini ...

DA ZeroViolenza

Femminicidi, "Serve protezione dello Stato a chi d …

Femminicidi, "Serve protezione dello Stato a chi denuncia e dibattito nel Paese"

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“Continuiamo ad assistere impotenti alla uccisione di donne da parte dei loro compagni, mariti o ex” ha detto Monica Pepe, curatrice ...

DA ZeroViolenza

La variabile economica del fascismo

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26 febbraio 2018

Mentre infuria la campagna elettorale risale come un’onda che rifrange dal passato la questione della violenza politica. ...

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16 novembre 2017

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Come un fiume in piena che nessuno sembra più poter fermare, le campagne di denuncia dell ...

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Per la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia, proponiamo una selezione da la "Confusione delle lingue tra adulti e bambini" (1932) di Sandor Fer ...

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25 novembre 2017Siamo la marea che ha attraversato le strade di Roma lo scorso 26 novembre. Siamo le stesse che l'8 marzo hanno costruito il primo sciopero globale in ...

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6 ottobre 2017

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Sulle mancanze di quasi tutti gli attori in ballo e dove le ong mettono una pezza

MigrantiManuela Cencetti, Zeroviolenza
19 settembre 2017

Ritorniamo alle campagne coloniali italiane nel mezzo del Mediterraneo: la recentissima campagna milita ...

DA IL MANIFESTO

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13 settembre 2017

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21 marzo 2017

La data limite per iscriversi alle scuole medie era il 7 marzo, ma per un bambino autistico a Lanciano non c ...

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29 gennaio 2019

Era l'inizio del 2002 e le macerie delle Torri Gemelle si mescolavano già da tre mesi a quelle dei primi raid ...

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8 febbraio 2018

Quando il corpo di una ragazza di 19 anni diventa campo di guerra e di complicità maschili, è impo ...

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Secondo papa Francesco il bullismo dei bambini, è opera di Satana (un modo di rappresentare il male), ...

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Il 5 luglio 2012 la V sezione penale della Corte di Cassazione confermava definitivamente le condanne, tut ...

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Bambini violenzaPao­lo Di Ste­fa­no, Corriere della Sera
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Come tutte le guerre, anche quelle familiari producono i lo­ro effetti "collaterali", tra ...

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25 novembre 2017

Kateryna rimane in silenzio, poi sorride, scuote i capelli neri e comincia a parlare. Il suo italiano è ancora ...

DA DINAMO PRESS

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NonUnaDiMeno 25 novembreDinamoPress
25 novembre 2017

"Siamo 150mila". A un anno dall’inizio del movimento femminista Non Una Di Meno, Roma invasa da una nuova mobilitazione c ...

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I sogni stesi lungo il selciato (Come potevamo cam …

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16 novembre 2017

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Come un fiume in piena che nessuno sembra più poter fermare, le campagne di denuncia dell ...

DA MELTING POT EUROPA

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Migranti Rifugiati EuropaMelting Pot Europa
3 gennaio 2018

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30 ottobre 2017

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Facebook SocialBenedetto Vecchi, Il Manifesto
27 gennaio 2018

Facebook ha annunciato di aver modificato il suo algoritmo affinché siano messi in evidenza i post degli amici con i quali è più frequente lo scambio di omaggi (i like) e di commenti. Decisione in sintonia con il progetto di Mark Zuckerberg di costruire una comunità globale scandita dalla successione di comunità virtuali basate su affinità elettive.


Ognuno può quindi puntare a costruire e contribuire a sviluppare il proprio gruppo di uomini e donne che la pensano allo stesso modo. In fondo la tendenza dei singoli a rinchiudersi nelle echo chambers di riferimento non è certo una novità nella Rete.

LA DECISIONE di Facebook, oltre che rispondere a una visione conformista della comunicazione on line (Mark Zuckerberg incentiva il politicamente corretto), ha un risvolto mercantile centrale nel capitalismo delle piattaforme: la fidelizzazione dei clienti. Organizzare un social network affinché ognuno si senta a suo agio e in famiglia significa infatti incentivare l’uso della piattaforma digitale, oltre che affinare e tendenze personalizzare le strategie di advertising, elemento dirimente per il successo di un social network come Facebook; o diversamente come un moteore di ricerca e fornitori si servizi informatici gratuiti come Google.

Anzi, se Facebook è sinonimo di social network, la società di Larry Page e Sergej Brin è il simbolo di quello scambio di software gratuito con cessione della proprietà dei propri dati personali che costituisce l’«ordine del discorso» dominante nel cyberspazio.

NEL CAPITALISMO delle piattaforme, sia che si tratti di vendite su internet (Amazon) che di un motore di ricerca (Google) che di consegne di merci (la logistica), le «navigazioni» dei singoli sono un fattore importante non solo per accumulare Big data, ma anche per innovare i processi lavorativi, organizzativi delle imprese. Sono cioè le attività generiche, cooperative ad attirare l’attenzione e le strategie delle piattaforme digitali.

E se il momento del consumo è l’attività per accumulare i Big data, tutta l’attività lavorativa è organizzata affinché l’innovazione dei prodotti e dei processi sia garantita, quasi facesse parte della prestazione lavorativa individuale. L’innovazione come vincolo ineludibile fa sì che tra consumo, distribuzione e produzione ci sia una osmosi continua nel tempo e nello spazio. Più che la totalità prefigurata da Gyorgy Lukacs, siamo di fronte a quel vortice che dalla produzione ascende alla distribuzione, al consumo, mentre la finanza lo alimenta.

OLTRE A SVOLGERE la propria mansione, i singoli lavoratori devono puntare a migliorare il flusso di dati, servizi, lavori. Per questo, ogni singola imprese deve costituire il proprio bacino di lavoro vivo, gestito e differenziato secondo parametri razziali, di genere e di competenza. Il tutto sotto il controllo di una precarietà elette a norma dominante nei rapporti di lavoro. La critica dell’economia politica ha sempre tenuto a distinguere tra forza-lavoro e lavoro vivo. Si vende la propria capacità di lavorare per vivere e si consuma per riprodursi proprio come forza-lavoro.

LA FORZA LAVORO come potenziale attività produttiva che diventa tale solo perché ci sono i padroni che trasformano quella potenziale attività in lavoro en general che origina valore e profitti. Nel capitalismo delle piattaforme i due aspetti – forza lavoro e lavoro vivo funzionano come due figure emergenti da una sliding door dove si entra come forza lavoro e si esce lavoro vivo. E visto che nel capitalismo contemporaneo il lavoro è ridotto a risorsa scarsa, il passaggio da forza lavoro a lavoro vivo è rappresentabile anch’esso come un vortice, dove la maggioranza dei partecipanti si percepisce come povera di relazioni, di capacità cognitiva e di reddito.

QUESTO è l’unico elemento drammaticamente vero, come testimonia anche il recente rapporto della organizzazione non governativa Oxfam, presentato il giorno di inaugurazione dell’annuale incontro degli oligarchi mondiali a Davos.

IL CAPITALISMO delle piattaforme, tuttavia, evoca un immaginario patinato dove tutto è finalizzato alla soddisfazione del consumatore. Velocità, azzeramento degli intermediari, abbattimento dei costi: sono queste le parole magiche nel capitalismo delle piattaforme. A patto però che i profitti salgano se non vorticosamente almeno a due cifre percentuali ogni trimestre.

Per far sì che questo accada, i salari devono rimare al palo. Compressi, limitati per la maggioranza della forza lavoro; accostati a generosi benefit per una minoranza della forza lavoro. Nel linguaggio evocativo dei media, il capitalismo delle piattaforme è sinonimo di Gig Economy, cioè l’economia dei lavoretti. C’è però una «narrazione» che tiene banco: quello che la forza lavoro o il lavoro vivo sarebbe ormai governata dagli algoritmi.

Qui occorre chiarezza. Gli algoritmi sono procedure per svolgere delle funzioni, delle attività. E se sono formalizzabili attraverso formule matematiche o diagrammi di flusso è quando sono trasformate in software che sono marchiate a fuoco dalla visione dei committenti, riflettendo e riproducendo rapporti di potere codificati socialmente.

I SOFTWARE delle piattaforme digitali sono lavoro morto, come recita la critica dell’economia politica, ma anche come strumento di governance della cooperazione sociale e produttiva. Non potrebbe essere diverso in un capitalismo che ha bisogno di sussumere l’intelligenza collettiva per riprodurre se stesso allargando la sua sfera d’azione sia temporalmente che spazialmente, fino a far diventare attività economica ambiti della vita sociale fino ad oggi collocati fuori dal regime di accumulazione.

Il problema sta nel fermare le sliding doors dove si entra forza lavoro e si esce lavoro vivo. Non per essere solo forza lavoro o solo lavoro vivo, ma per fuoriuscire dal regime fondato sul lavoro salariato.

Ultima modifica il Lunedì, 16 Aprile 2018 14:55
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