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Quote di genere: la diffida di Renzi e la flessibilità dei Cda

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Corriere della Sera
17 03 2014

L’attesa è sulle grandi società pubbliche: sulle nomine si misurerà la capacità del governo di essere davvero innovativo

di Maria Silvia Sacchi

Uno dei primi atti di Matteo Renzi premier è stata una diffida. Diretta a una società pubblica che non aveva rispettato le quote di genere nel proprio consiglio di amministrazione. La società non aveva, cioè, nominato un numero sufficiente di donne in Cda tale da raggiungere il 20% imposto dalla legge Golfo-Mosca. Se non si adeguerà, il consiglio di amministrazione decadrà e dovrà essere nuovamente nominato (con il 20% di consigliere).

Il fatto risale ai primissimi giorni del governo Renzi e la firma del presidente del Consiglio si deve al fatto che non c’è, in questo governo, un ministro o un vice ministro con delega alle Pari opportunità. A vigilare sul rispetto delle quote, quindi, è lo stesso Renzi.

Il nome dell’azienda diffidata direttamente dal premier non si sa, ma l’episodio permette di riflettere sulla differenza tra politica ed economia in tema, appunto, di quote. Bocciate alla Camera per il parlamento, sono invece legge per le società quotate e a controllo pubblico.

Uno dei punti è che le società offrono una «flessibilità» impossibile per il parlamento.

Le aziende hanno reagito alla Golfo-Mosca (una legge che anche loro hanno mal digerito) restringendo o, più frequentemente, allargando i propri Cda. Diminuendo, cioè, o aumentando il numero dei consiglieri, in questo modo annacquando l’ingresso di un corpo estraneo al sistema di potere italiano come sono le donne. Estraneo perché finora non ne hanno fatto parte e dunque sono un qualcosa di sconosciuto. Per questo fanno paura: non si sa come si comporteranno. Un’incognita troppo grande per l’azionista che invece voglia indirizzare l’andamento del cda. Un po’ come è stato con l’ingresso dei consiglieri indipendenti, e forse non è un caso che la gran parte delle donne inserite nei Cda per effetto della legge Golfo-Mosca ricoprano proprio il ruolo di indipendenti.

Ma il punto principale è che delle quote si sono visti gli effetti. Al contrario di quanto si diceva e si temeva prima della loro approvazione, le quote di genere nella media hanno portato più attenzione al merito per le donne e anche per gli uomini. Hanno abbassato l’età dei consigli. Hanno portato a una riflessione sulle competenze dei consigli stessi.

Ora l’attesa è sulle grandi società pubbliche. Qui, però, il tema è molto più complesso della questione di genere, perché sulle nomine si misurerà la capacità del governo di essere davvero innovativo.

 

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