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04 07 2013

di Laura Puppato
 
Ho ricevuto anch’io, per conoscenza, la lettera che allego sotto, rivolta da numerose donne e associazioni femminili al nostro premier e alla nuova delegata alle pari opportunità, la vice ministra Cecilia Guerra.
Qual è l’antefatto? All’indomani delle dimissioni di Josefa Idem, la scelta di non nominare una nuova ministra ma di assegnare la delega per le Pari Opportunità alla vice ministra al Lavoro, aveva provocato la reazione delle donne e di moltissime loro associazioni (incluso l’Accordo per la Democrazia Paritaria, nutrito cartello di gruppi femminili), che chiedevano compatte di non rinunciare a un ministero di cui sentono primaria necessità. Fra queste voci anche quella di Barbara Stefanelli, dalle pagine del Corriere; ma la risposta del premier Enrico Letta non ha placato le preoccupazioni: le donne hanno rilanciato: rivolgendosi, questa volta, sia al premier sia alla viceministra.

Concordo con la richiesta delle donne di dedicare la massima attenzione alle politiche per le pari opportunità in Italia. Ma, in aggiunta, mi ha colpito in questa seconda lettera un riferimento al “metodo“, che sottolinea come i metodi dirigisti e impositivi della politica tradizionale vadano sradicati dalle pratiche istituzionali e politiche perché privi di relazione e di riconoscimento del valore di quanto già è stato fatto e della differenza. “Differenza che noi vogliamo portare al governo del Paese, nei luoghi dove si decide per tutti, anche per noi”, specificano le firmatarie.
Perché apprezzo la determinazione che si legge, in queste parole, a resistere alla mancanza di fiducia e di relazioni che spinge sempre più elettori (soprattutto giovani e donne) a voltare le spalle ai partiti, alla politica (così come i partiti la intendono e la interpretano) e alle istituzioni. E infatti, nell’argomentare e sottoporre con trasparenza le loro richieste, queste donne includono un messaggio di metodo che è rivolto a tutti, qualcosa di semplice (e difficilissimo), che fornisce anche la chiave per uscire dalla peggiore impasse della politica: la distanza e perfino l’astio dei cittadini.
Una distanza scritta a lettere di fuoco nell’astensionismo che sta caratterizzando le tornate elettorali, sia politiche che amministrative, qualcosa che non può essere motivo di riflessione solo al momento di raccogliere voti, e che non può essere liquidato illudendosi di essere diventati più anglofoni; più nord europei; o addirittura più statunitensi.

Quanto facciamo per riallacciare quel dialogo che si è interrotto? Come dimostriamo che davvero abbiamo capito il disagio e la sfiducia crescente? Quali atti, oltre alle parole di circostanza post elettorale? Non abbastanza, ma buoni suggerimenti ci vengono dalle donne.
Non so se il Presidente del Consiglio risponderà loro. Ma tutte e tutti hanno diritto ad una relazione di ascolto paritario e non dirigista, quella che nasce da un metodo di ascolto nuovo, fino a qui mancato, che comprenda un contraddittorio su eventuali posizioni non condivise ma non allontani chi, ancora, si impegna a cercare un dialogo.
E’ questo il metodo di cui abbiamo bisogno se non vogliamo veder lievitare la sfiducia verso le istituzioni, la politica e i partiti. Perché è questa l’essenza della democrazia, ed è anche la vera sfida da non perdere.
Da parte mia, non posso qui non ricordare che questo bisogno di ascolto e interazione è anche stato impulso alla nascita della piattaforma TuParlamento, che si è messa a disposizione come strumento per sperimentare insieme metodi nuovi, per una politica largamente condivisa.
 
Al Presidente del Consiglio, egr. Enrico Letta
e
alla Vice Ministra con delega alle Pari Opportunita. gent.ma Cecilia Guerra
e per conoscenza a tutte le Ministre e alle elette in Parlamento
Dando il benvenuto alla nuova delegata alle Pari Opportunità, desideriamo sottoporre al Presidente del Consiglio alcune riflessioni.
Per fare veri progressi sappiamo bene quanto sia importante che saperi, esperienze, pratiche trovino le espressioni e i modi per un confronto utile e condiviso. Tra e con le donne. E’ questa la strada innovativa che, ricercata e intrapresa dal ministero delle Pari opportunità di Josefa Idem, le donne e le tante associazioni hanno apprezzato dopo anni di deludenti politiche di pari opportunità.
Non abbiamo motivo di dubitare che la nuova delegata saprà tessere relazioni altrettanto significative nel rispondere alle richieste che vengono dal mondo delle donne (e da chi reclama pari opportunità reali), alla ricerca delle soluzioni migliori.
Questo ci auguriamo.Esprimiamo tuttavia disappunto per il fatto che il Presidente del Consiglio, nella lettera al Corriere della Sera (rispondendo alle preoccupazioni già espresse da moltissime donne e associazioni), abbia ricalcato il metodo, tutto maschile, storicamente proprio a partiti e istituzioni: spiegare a chi dissente che non ha capito – o che ha frainteso (benché si possano scegliere le parole migliori e più educate per farlo, come Letta dimostra).
In questo caso, il Premier si è premurato di spiegare che chi governa ha ben chiaro di cosa le donne hanno bisogno, farà dunque il meglio per loro, spiegandoci perché dobbiamo apprezzare.
Ma, per veri cambiamenti, questo metodo non è più accettabile, per tutte e per tutti: va sradicato dalle pratiche istituzionali e politiche perché privo di relazione e di riconoscimento del valore di quanto già stato fatto e della differenza. Differenza che noi vogliamo portare al governo del Paese, nei luoghi dove si decide per tutti, anche per noi.
Si può discutere sulle forme ma quello di cui abbiamo bisogno è un Ministero con poteri reali e forti. In molte abbiamo dubbi, anche in base all’esperienza, sull’efficacia di un Ministero delle Pari opportunità, riguardo a come fin qui abbiamo visto esercitare la delega alle Pari Opportunita (ricordiamo, infatti, che un vero Ministero dedicato ai diritti delle donne l’Italia non l’ha mai avuto). Alcune guardano con favore alla scelta francese, cioè un ministero che valuta preventivamente tutti gli atti degli altri dicasteri (per vagliare ed eventualmente correggere, progetti e proposte in base a rigorose valutazioni di impatto di genere); altre al metodo dei Paesi scandinavi.
Certo si possono e si devono considerare strade nuove.
Ma senza relazioni paritarie, rispettose delle esperienze già fatte e delle differenze, questo non sarà possibile.
Abbiamo bisogno di superare i metodi impositivi della politica maschile tradizionale; in caso contrario il significato delle parole, incluse quelle del premier Letta, continuerà a venire svuotato da comportamenti dirigisti ormai obsoleti.
Si tratta, con coraggio, di fare un passo in più, nominando una ministra che potrà essere anche la stessa Cecilia Guerra, apprezzata da tutte noi per le sue capacità e competenze.
Certe che il Presidente del Consiglio vorrà tener conto di questi spunti, nel frattempo con stima rivolgiamo alla Vice Ministra Cecilia Guerra i nostri più sentiti saluti e auguri di buon lavoro.


Primi gruppi e associazioni firmatari:

ABA Associazione Anoressia Bulimia
Amiche di ABCD
Assolei
Luisa Betti/Giornalista – blog Antiviolenza
Sabina Ciuffini/Unaqualunque
Corrente Rosa
Caterina della Torre/Dols
Donne che si sono stese sui libri e non..
Donne e informazione
Donne inQuota
Donne ultraviolette
Donne per Milano
FimminaTv
Gio (osservatorio studi di genere delle 4 università romane)
inGenere
L’Oro delle Donne
Lorella Zanardo/il Corpo delle Donne
Marea
Noi Donne 2005
Parimerito
Radio delle Donne
Rete Donne per la Rivoluzione Gentile
Rete per la Parità
Barbara Spinelli/Giuristi Democratici
Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città
TerradiLei
Corriere della Sera
02 07 2013

Mai ci saremmo aspettati, dopo appena tre mesi, di dover chiedere almeno il ripristino di ciò che era stato già acquisito
 
di Titti Di Salvo, Celeste Costantino, Gennaro Migliore
 
Signor Presidente del Consiglio,
l’attribuzione della delega alle Pari opportunità alla viceministra del Lavoro è un passo indietro, una “non scelta” come ha scritto Barbara Stefanelli sul Corriere. Questo Ministero, voluto dal Governo Prodi nel 1996, aveva sancito un punto: esiste in Italia una discriminazione di genere.

Da allora che cosa è cambiato? I più dicono che questo Ministero non è servito a niente, altri che ne hanno seguito l’evoluzione attribuiscono alle Pari opportunità alcuni provvedimenti significativi. Ma la scelta di non sostituire la Ministra Idem non nasce certo da una valutazione sull’efficacia di quel Ministero che il Presidente del Consiglio aveva riconfermato appena due mesi fa evidentemente confidando nella sua necessità. E in questi due mesi per la verità ci sono ragioni nuove a sostegno dell’utilità del Ministero sia sul piano simbolico che sul piano materiale.

Tra i primi atti di questa legislatura c’è stato quello di approvare all’unanimità, alla Camera e al Senato, la ratifica della Convenzione di Istanbul. Un atto dovuto, ma non scontato, a cui si è arrivati soprattutto grazie alla capacità dei movimenti delle donne di imporre il tema della violenza maschile e del femminicidio nell’agenda politica del Paese. Se il Parlamento ha finalmente preso consapevolezza di questo fenomeno – dei numeri, delle dinamiche e dello stato sociale e culturale in cui tutto ciò si determina – e se aveva appena avviato i suoi lavori la task force voluta dall’ex ministra Josefa Idem, come si può pensare che in una fase così delicata l’atto politico successivo possa essere quello di eliminare il Ministero che più di tutti aveva il compito di monitorare il percorso iniziato attraverso quel voto?

 Pertanto, piuttosto che attribuire una delega specifica sul “femminicidio” – come è stato fatto con Isabella Rauti – disconoscendo di fatto la complessità del fenomeno, sarebbe stato necessario mettere nelle condizioni il Ministero delle Pari opportunità di farsi da garante fino in fondo della piena applicazione della Convenzione che investe, e attraversa, tutti gli altri Ministeri: dall’Istruzione al Lavoro, dall’Economia agli Affari sociali. È una scelta incomprensibile, Signor Presidente, nella forma e nella sostanza, nella superficie e nella profondità.

Temiamo che, purtroppo, anche questo passaggio sia stato viziato dalle “larghe intese”, che in questa fase evidentemente non godono di buona salute: non vorremmo cioè che le mancate alchimie politiche prevalessero sul bene comune.

Non siamo portatori di una visione ideologica ma non abbiamo mai creduto a una politica “neutra” delle donne: essere di parte però non ci ha mai impedito di riconoscere, se buono, il lavoro dei nostri avversari politici. Anzi, di recente, attraverso il voto alla nostra mozione sulla piena applicazione della legge 194, abbiamo scoperto il sì del Pdl contro la sorprendente astensione del Pd. A dimostrazione che su certi terreni non si può ragionare con schemi politici predefiniti.

È importante il profilo politico del Ministero delle Pari opportunità e, per questo, avevamo criticato l’accostamento con lo Sport sotto la direzione di Josefa Idem. Mai ci saremmo aspettati, dopo appena tre mesi, di dover chiedere almeno il ripristino di ciò che era stato già acquisito.
Nel breve lasso di tempo in cui si era espresso il suo operato, infatti, Idem aveva mandato un segnale chiaro sull'urgenza di chiamare a raccordo tutte le istituzioni per delineare insieme una strategia condivisa di contrasto della violenza di genere. Parole chiave come "prevenzione" ed "educazione a una cultura del rispetto dell'altro" erano emerse in chiaro anche dalla prima riunione del tavolo interistituzionale contro la violenza, neo costituito e voluto dalla ministra. ...

Alla fine, sul terreno delle donne, la Guerra dei Vent'anni l'ha vinta lui, Berlusconi. E la sparizione del dicastero decisa da Enrico Letta è il formale riconoscimento della resa: l'antica idea "di sinistra" che le istituzioni si facciano carico della promozione della parità di genere è una scemenza. ...

Vogliamo la nomina della ministra per le pari opportunità

  • Mercoledì, 26 Giugno 2013 07:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

FEMMINICIDIO Feminicide Feminicidio
26 06 2013

VOGLIAMO LA NOMINA DELLA MINISTRA PER LE PARI OPPORTUNITA’

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta

E.p.c.

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Senato On. Grasso
Alla Presidente della Camera On. Boldrini
A tutti i Ministri e le Ministre della Repubblica
A tutti e tutte le Parlamentari
A tutte e tutti i Presidenti delle Regioni italiane
A tutte e tutti i Presidenti delle Assemblee legislative regionali
A tutte le Consigliere di parità
A tutte e tutti gli Assessori alle Pari Opportunità

A tutti i direttori e alle direttrici delle testate informative italiane e locale
Ai Sindacati
Alle Associazioni di categoria

Alla cittadinanza tutta

Egregio Presidente Letta,
la prevenzione ed il contrasto alla violenza maschile sulle donne rappresenta una priorità per il Paese.
Le donne italiane, per richiamare le Istituzioni ad agire con responsabilità, hanno utilizzato tutti i meccanismi internazionali, portando la loro voce davanti al Comitato CEDAW, alla Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne, al Consiglio per i Diritti Umani.
Le raccomandazioni delle Nazioni Unite al nostro Paese sono nette nell’affermare che “l’elevato numero di donne uccise dai propri partner o ex-partner (femminicidi), può indicare il fallimento delle Autorità dello Stato nel proteggere adeguatamente le donne, vittime dei loro partner o ex-partner”.
La Ministra Idem ha il merito di aver creato immediatamente una sinergia con la società civile e con le altre Istituzioni per definire una strategia responsabile e coordinata, di lungo termine, per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile sulle donne.
Questa volontà politica di portare avanti una risposta non emergenziale al problema, ma strutturata e condivisa, rappresenta un ottimo esempio di buona politica e di azione adeguata per raggiungere risultati concreti, a partire dalla rilevazione delle risorse e delle criticità esistenti.

Ci giunge notizia che, dopo la sollecitazione delle dimissioni della Ministra Idem, questo Governo vorrebbe re-distribuire le deleghe, senza procedere alla nomina di una nuova Ministra.
Ebbene, noi lo troviamo un gravissimo atto di irresponsabilità Istituzionale.
Oggi più che mai c’è bisogno di una “cabina di regia”, che solleciti il contributo dei singoli attori istituzionali e non, al fine di apportare nel nostro ordinamento le riforme necessarie a rendere funzionante il meccanismo delle pari opportunità, per la prevenzione e per la predisposizione di efficaci meccanismi di tutela che consentano alle donne di difendersi da ogni forma di discriminazione e violenza di genere.
La Relatrice Speciale dell’ONU contro la violenza sulle donne ha chiesto all’Italia di “istituire una singola struttura governativa dedicata a trattare esclusivamente in genere la questione del raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale e in particolare la violenza contro le donne, per superare la duplicazione e la mancanza di coordinamento”, perché questo ha rappresentato, fino a ieri, uno dei motivi principali dell’inefficacia delle azioni intraprese.
La spartizione delle deleghe tra altri Ministri, non farebbe altro che accentuare questa frammentarietà, non solo di azioni ma anche di intenti.
Urge prendere atto che la Ministra delle Pari Opportunità non potrà più essere considerata una figura accessoria, rinunciabile ad libitum, e che riveste un ruolo primario per assicurare l’efficacia dell’azione del Governo nell’adempimento delle sue obbligazioni internazionali in materia, assunte in particolare a seguito della ratifica della CEDAW e della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Siamo certe/i che Lei vorrà capire la rilevanza delle argomentazioni che Le sottoponiamo e che vorrà comprendere la nostra determinazione nel desiderare ardentemente che il nostro Paese, per cancellare un passato recente in cui la dignità delle donne troppo spesso è stata pubblicamente calpestata, scelga finalmente di anteporre agli equilibri politici la possibilità di vita e di libertà per le donne.
Si assuma quindi il carico della responsabilità che onera le Sue spalle in quanto Presidente del Consiglio dei Ministri, decida attraverso la Sua scelta di agevolare la costruzione di un percorso adeguato di riforma politica, amministrativa e legislativa delle Istituzioni per poter adeguatamente prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne.

Prenda atto di quanto risulta preziosa per le donne e di pregio per il Suo Governo la strategia avviata da Josefa Idem nel breve periodo di incarico come Ministra, Le chieda di continuare a ricoprire ad interim la carica di Ministra per le Pari Opportunità, o scelga celermente una figura altrettanto competente e dialogante, che possa degnamente continuare il percorso di riforme dalla stessa iniziato.