Oct 31, 2026

Contropiano
29 12 2014

Continuano nell’Adriatico le operazioni di soccorso sul traghetto Norman Atlantic dopo l'incendio scoppiato a bordo nella notte tra sabato e domenica. L'ultimo bilancio della Marina Militare parla di 329 persone recuperate e 149 ancora da recuperare dalla nave italiana andata a fuoco al largo delle coste greche. Dai registri risulta che sulla Norman Atlantic c'erano in tutto 478 passeggeri di cui 44 italiani, 268 greci, 54 turchi, 22 albanesi, 18 tedeschi, dieci svizzeri, 9 francesi e alcuni russi, austriaci, britannici e olandesi. L’unica vittima accertata finora è un passeggero greco che si è gettato in acqua nel tentativo di raggiungere la scialuppa. Le operazioni di soccorso sono complicate dall'arrivo da Nord Est una burrasca forza otto sull'Adriatico. Il mare molto mosso infatti non consente di trasportare la Norman Atlantic verso il porto albanese di Valona. Dei 329 passeggeri tratti in salvo, 85 sono stati trasferiti sulla nave italiana San Giorgio. Il problema principale per i passeggeri soccorsi è l'ipotermia per il grande freddo subito.

Nel porto di Bari è arrivata la nave mercantile Spirit of Piraeus che trasporta 49 naufraghi tra cui cinque italiani. La nave porta container era diretta verso Brindisi ma per il maltempo e il mare grosso è stata dirottata verso Bari. I naufraghi a bordo stanno tutti bene anche se infreddoliti e affamati.

Lo stato di salute della Norman Atlantic era stato certificato da Rina Services - società del gruppo Rina, che cura i servizi di classificazione navale, certificazione, verifica di conformità, ispezione e testing . Dai controlli effettuati risultava in grado di navigare in sicurezza. Il certificato di classe e il certificato sicurezza passeggeri erano stati rinnovati nel luglio 2014. Rina Services scrive nella scheda della Norman Atlantic che "secondo le informazioni in possesso di Rina la nave non ha prescrizioni a carico". Costruita dai Cantieri Navali di Porto Viro (Rovigo) nel 2009, la Norman Atlantic e' proprieta' della Visemar di Navigazione srl di Porto Viro. In soli cinque anni la nave ha già cambiato nome tre volte. Quando è stata varata il suo nome era Akeman Street, poi era stato modificato in Scintu, a gennaio di quest’anno era stata rinominata con Norman Atlantic
La nave risulta oggi di proprietà di Visemar di Navigazione. Prima risultava noleggiata alla società T-Link, quindi a Siremar, poi a Gnv e a Moby, quindi a LD Lines e più di recente a Caronte and Tourist. Sei cambi di proprietà in soli cinque anni. Lo scorso 19 dicembre 2014, spiega Carlo Visentini, amministratore delegato della Visentini Group, “il traghetto è stato sottoposto ai periodici controlli di funzionalità, come previsto dalle procedure, nel porto di Patrasso. Controlli che hanno confermato lo stato di piena funzionalità della nave”. L’armatore conferma comunque che nel corso delle verifiche era stato riscontrato un lieve malfunzionamento di una delle porte tagliafuoco, la numero 112, situata al ponte numero 5, ponte sovrastante a quello da dove sembrerebbe, con le informazioni finora disponibili, essersi sviluppato l’incendio. “Ma è stato immediatamente eliminato a soddisfazione degli organi ispettivi competenti e la nave ha potuto prendere servizio”. Sul Norman Atlantic, conclude l’armatore, “vi sono un totale di 160 fra porte e aperture tagliafuoco”.

Tra le cause dell’incendio al momento si ritiene che sia scoppiato nell’area garage trasformando la nave in un inferno di fiamme e fumo. Secondo quanto riferito da alcuni camionisti dei Tir stipati nella stiva della nave, “la parte alta dei mezzi pesanti faceva attrito col soffitto del garage, i tir erano carichi di olio e schiacciati come sardine, ballavano per le onde alte”, hanno detto al telefono al quotidiano greco To Vimae e riportato da Il Fatto: “Facile che una scintilla sia partita da lì”.

UDI di Napoli - Comunicato sulla tragedia di Prato

  • Martedì, 03 Dicembre 2013 09:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Udi Napoli
03 12 2013

Otto persone senza nome sono morte a Prato, tranne una, a causa di un incendio sul lavoro. Se si può chiamare lavoro.
Il lavoro è una facoltà, come lo è l’amore, come lo è il generare, come lo è spostarsi. A causa del furto dei diritti, l’esercizio delle facoltà umane diventa troppo spesso causa di morte . Una delle vittime del rogo di Prato ha proteso un braccio fuori da una finestra, a cercare di liberarsi dalla trappola-fabbrica, e invece della via di fuga ha trovato un’inferriata.
Quella persona col braccio proteso, nella sua morte atroce, dà vita all’emblema, non del lavoro, ma della schiavitù. Di fronte a tanta evidenza, non si possono aver dubbi sulla parola da usare. Se però, per la logica della riduzione dei costi, è il lavoro regolare ad uccidere, come uccide, il vocabolario della politica si inceppa. Eppure il lavoro è un diritto ed è l’unità di misura della qualità della vita. La qualità dell’esistenza non può non essere misurata sulla qualità dei mezzi per provvedere ai bisogni. Se come ora il lavoro retribuito è poco, quel poco che c’è diventa scadente, perché è lì che la minaccia della disoccupazione si trasforma in ricatto.
Il lavoro delle donne è un paradigma di tutto questo sia quando nascosto e non retribuito, sia quando luogo di ricatto perché “vanno contenuti i costi”. E il lavoro si sta trasformando in una servitù sempre più diffusa, che viene importata ed esportata molto più facilmente quando le persone sono private del nome. Come le vittime di Prato.
Non bisogna dire che quelle sette, più una, vittime ci hanno dato una lezione . Non ha fatto scuola la tragedia della Thyssenkrupp,dove chi è morto aveva un nome, non farà scuola questa tragedia di senza nome . Né fanno scuola le tragedie diluite, e per questo enormi, della Terra dei fuochi e di Taranto. Per la politica, da quella delle grandi intese fino al M5S, è sempre tempo di finte guerre dove, come in quelle vere, la vita “degli altri” vale poco.
La vita delle donne, all’interno di ogni elemento sociale, è valutata ancora meno del poco. Ma la valutazione non è il valore: sono infatti le donne ad aver proposto da protagoniste e in termini radicali una vertenza sui diritti umani, da protagoniste. È la nostra lotta contro la violenza sessuata che fa di quello in cui viviamo un sistema iniquo dove la vita vale poco. È una lotta di cui essere protagoniste e non comprimarie, perché troppe volte nella lotta di tutti è venuto il momento nel quale “i giusti” hanno escluso una parte fingendo di nominarla “nel tutto”. Una parte che si chiama donne .
Ci siamo decise a chiamare le cose che ci succedono per nome. Per nome vogliamo chiamarci perché non siamo la donna, ma le donne.
Si deve dire e lo diciamo: quello che è avvenuto a Prato è l’effetto della tolleranza verso l’illegalità dei capi. Quelle Persone vittime rappresentano una strage del malgoverno intenzionale.
A Prato, tre giorni fa, in un campo coltivato è stato casualmente dissotterrato da un trattore un corpo di donna, di una giovane donna, che era lì da mesi chiuso in un sacco nero. Il caso non ha fatto poi rumore: era cinese e forse non è stato il marito ad ucciderla. Un femminicidio che il potere non chiamerà così. Forse un incidente sul lavoro, o era forse una prostituta. Succede, in un universo dove le regole sono dettate in nome degli uomini astratti, in nome dei ruoli e non delle Persone
Come alle sette persone uccise dalla caduta delle regole, bisogna restituire il nome, il suo, a quella donna, altrimenti lei e loro saranno morti come mai esistiti. Questo si deve: restituire il nome, almeno, per interrompere la nauseabonda consuetudine di svisare i nomi, di rinominare senza affetto cancellando storie e identità, di chiamare per colori e provenienze. Derubati.
Per noi Lei sarà la Donna derubata del nome, finché non lo conosceremo . Per noi saranno, ognuno, Persona derubata del nome, finché per ognuno non lo conosceremo. Se mai li conosceremo.
UDI di Napoli
(Stefania Cantatore portavoce)
Napoli, 3 dicembre 2013

Senza Corto non SoStare

  • Lunedì, 09 Luglio 2012 00:00 ,
  • Pubblicato in La Campagna

Oggi martedì 26 giungo 2012 alle ore 5.30 un incendio di enormi proporzioni ha raso al suolo uno dei due padiglioni del C.S.O.A. Corto Circuito. In meno di un'ora le fiamme si sono propagate lungo l'intera struttura distruggendo completamente l'Osteria, la Sala Concerti e i laboratori della scuola popolare. Neppure l'intervento dei Vigili del Fuoco è stato sufficiente per tamponare l'entità del rogo.