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Un prodotto chiamato donna, il corpo acefalo della pubblicità
Mercoledì, 19 Aprile 2017 08:11 ,
Pubblicato in
IL MANIFESTO
Annamaria Arlotta,
Il Manifesto
19 aprile 2017
Quando si pensa alla
pubblicità sessista
vengono in mente donne in pose provocanti e doppi sensi
squallidi
. "Te la do gratis/ perché pagarla di più/ tu dove glielo metteresti/ montami a casa tua" e simili, ricorrenti slogan.
O si immaginano pezzi di
corpi femminili
associati a prodotti, per esempio le bocce da bowling di una ditta di Messina, o dei grandi hamburger di un locale di ristorazione, sovrapposti ai seni.
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Lega Tumori e Lorenzin, ritirate quella campagna
Giovedì, 01 Ottobre 2015 09:03 ,
Pubblicato in
Flash news
Le Amazzoni furiose
01 10 2015
Lettera aperta alla Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (LILT) Nazionale e al Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. Per adesioni, inviate una mail con il vostro nome, cognome e, se lo desiderate, professione a
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Spettabile Lega Italiana per Lotta ai Tumori (LILT) Nazionale,
Gentile Ministro della Salute Beatrice Lorenzin,
le sottoscritte desiderano esprimere profondo sconcerto di fronte alla
campagna Nastro Rosa 2015
, la cui testimonial è una nota cantante ritratta a torso nudo, con le braccia a coprirne in parte i seni. Una posa che rappresenta un salto di qualità, di segno negativo, rispetto alle edizioni precedenti della campagna. Negli anni passati, infatti, a rappresentarla erano state scelte donne, sempre appartenenti al mondo dello spettacolo o dello sport e non colpite dalla malattia, che, tuttavia, erano state ritratte vestite e in atteggiamenti più consoni al tema.
Per l’anno in corso, invece, la campagna punta ad offrire un’immagine sessualizzata e trivializzante della malattia, utilizzando in maniera pretestuosa l’invito a “fare prevenzione”, espressione ambigua con la quale ci si riferisce comunemente all’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce del cancro al seno attraverso mammografia. Anche a livello nazionale dunque la LILT ha scelto di avvalersi di un uso strumentale del corpo femminile, come è già accaduto negli anni scorsi per campagne di gusto per lo meno dubbio, quali quelle promosse ad esempio dalla sezione di Torino che, nell’ottobre del 2014, ha patrocinato l’iniziativa
Posso toccarti le tette?
.
Desideriamo ricordare che solo nel 2012 sono morte di cancro al seno 12.004 donne (dati Istat) e nel 2014 si sono registrate 48.200 diagnosi tra la popolazione femminile del nostro paese (dati Aiom-Airtum). La patologia colpisce, inoltre, sebbene in misura minore rispetto alle donne, anche gli uomini. I programmi di screening si rivolgono alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni alle quali si raccomanda di effettuare una mammografia ogni 2 anni. La morte per cancro al seno sopravviene a seguito della diffusione dal seno ad altri distretti corporei (ossa, fegato, cervello e polmoni nella maggioranza dei casi).
Cosa ha a che fare l’immagine di una donna chiaramente al di sotto della fascia d’età per la quale sono designati i programmi di screening con la “prevenzione”? Perchè concentrare l’attenzione del pubblico sul suo décolleté florido (a cui fanno da contorno gli addominali scolpiti) se il rischio di morte si presenta solo nel caso in cui la patologia interessi altri organi?
Una risposta la offrono i marchi di noti prodotti di consumo in calce al manifesto che pubblicizza la campagna. Tra questi, quello della nota casa automobilistica Peugeot. Studi scientifici recenti dimostrano l’elevata incidenza del cancro al seno tra le donne impiegate nella produzione di materie plastiche per il settore automobilistico. Evidenze che hanno portato, nel 2014, l’
American Public Health Association a chiedere
alle massime autorità sanitarie degli Stati Uniti di porre in essere politiche di prevenzione atte a ridurre drastricamente l’esposizione sui luoghi di lavoro a sostanze associate al cancro al seno.
La partnership tra LILT e Peugeot si configura chiaramente come un caso di pinkwashing, termine con cui si indica la pratica di pubblicizzare e/o vendere prodotti che aumentano il rischio di ammalarsi di cancro al seno, attraverso ingredienti e/o processi di lavorazione, collegandoli a campagne di sensibilizzazione o a raccolte fondi per la ricerca. Una strategia di marketing tristemente diffusa e che risulta estremamente efficace proprio perchè il cancro al seno offre la possibilità di esporre il seno femminile per finalità benefiche, attirando così l’attenzione del pubblico di ambo i sessi.
Chiediamo pertanto il ritiro della campagna Nastro Rosa 2015 che consideriamo lesiva della dignità e della salute delle donne.
Distinti saluti,
Sandra Castiello, docente di latino e greco,
pagina Facebook Col seno di poi, ma col senno di sempre
Grazia De Michele, precaria, blogger de
Le Amazzoni Furiose
Alberta Ferrari, chirurga senologa, blogger di
Ferite Vincenti
Daniela Fregosi, consulente e formatrice free lance, blogger di
Afrodite K
Emma Schiavon, insegnante e storica
Carla Zagatti, psicologa e psicoterapeuta
Per adesioni scrivete a
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; per visualizzare le adesioni cliccate
qui
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A processo per un commento su Facebook
Sabato, 10 Gennaio 2015 14:54 ,
Pubblicato in
L'ESPRESSO
Pietro Falco,
L'espresso
9 gennaio 2015
Il caso della giornalista
Marina Morpurgo
, che ha criticato sul suo profilo una campagna pubblicitaria con protagonista una
bambina
, arriva in
tribunale
. E a rischio è la
libertà di espressione
.
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Il falso femminismo della pubblicità
Mercoledì, 04 Giugno 2014 11:58 ,
Pubblicato in
L'Intervento
Laurie Penny,
Internazionale
3 giugno 2014
Alla fine degli anni venti, le
donne
che fumavano non erano molte. Le signore non lo facevano in
pubblico
, era indice di promiscuità e
volgarità
. Perciò l'American tobacco company ingaggiò Edward Bernays,
...
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Il falso femminismo della pubblicità (Laurie Penny, Internazionale)
Venerdì, 30 Maggio 2014 00:00 ,
Pubblicato in
vecchi primo piano
Alla fine degli anni venti, le donne che fumavano non erano molte. Le signore non lo facevano in pubblico, era indice di promiscuità e volgarità.
...
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