Nov 05, 2026
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Internazionale
29 01 2015

In Germania circa settantamila metalmeccanici, soprattutto dell’industria automobilistica, sono in sciopero, mentre sono in corso i negoziati salariali. Le imprese colpite dalle sciopero sono trecento, secondo quanto riferito dal sindacato Ig metal.

Queste prime azioni sono scioperi “di avvertimento”, in cui lavoratori incrociano le braccia per qualche ora. Se i negoziati dovessero fallire, si passerà alla fase successiva dello sciopero illimitato.

Il sindacato chiede un aumento salariale del 5,5 per cento per quattro milioni di lavoratori. I datori di lavoro hanno risposto con la proposta di un aumento del 2,2 per cento.

Il crollo dei salari racconta l'età della gioventù discriminata

  • Mercoledì, 07 Gennaio 2015 09:52 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
Dario Falcini, Pagina99
3 gennaio 2015

Lo chiamano pay-gap generazionale ed è il motivo per cui a Natale nemmeno vi avvicinate alla cassa, una volta terminata l'ultima goccia di amaro. Perché le etichette non sempre colgono le complessità e talvolta infastidiscono, ma va da sé chi è che deve cacciare il borsellino di tasca tra un baby boomer e un malcapitato esponente della lost generation. ...
Lo chiamano pay-gap generazionale ed è il motivo per cui a Natale nemmeno vi avvicinate alla cassa, una volta terminata l'ultima goccia di amaro. Perché le etichette non sempre colgono le complessità e talvolta infastidiscono, ma va da sé chi è che deve cacciare il borsellino di tasca tra un baby boomer e un malcapitato esponente della lost generation. 
Dario Falcini, Pagina99 ...

Attacco al salario

  • Mercoledì, 07 Maggio 2014 08:28 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
07 05 2014

Ci siamo. Le prime con­se­guenze del com­mis­sa­ria­mento di Roma comin­ciano a sca­ri­care i loro acidi effetti.

Il taglio agli sti­pendi dei dipen­denti comu­nali romani è una di quelle deci­sioni che potrebbe ter­re­mo­tare i già pre­cari equi­li­bri dell’amministrazione Marino, che, di suo, certo non gode di buona salute. Le mani­fe­sta­zioni, i cor­tei spon­ta­nei, l’occupazione di piazza del Cam­pi­do­glio, i bloc­chi stra­dali e per­fino il dirot­ta­mento di un auto­bus che ieri si sono visti in città stanno lì a segna­lare non solo l’entità delle poli­ti­che restrit­tive che il Comune è obbli­gato a pra­ti­care, ma anche l’individuazione del ber­sa­glio che tali poli­ti­che hanno scelto di col­pire. Pren­der­sela con impie­gati, mae­stre, assi­stenti sociali, vigili urbani, tec­nici, custodi, ecc. signi­fica col­pire que­gli strati di occu­pati che vivono con red­diti bassi, eco­no­mie fami­liari già stre­mate e al limite della soprav­vi­venza. E certo non saranno le indi­ca­zioni della Corte dei conti a giu­sti­fi­care que­sta deci­sione, né pos­sono rap­pre­sen­tare una coper­tura poli­tica per un’amministrazione che nei fatti non sa come andare avanti, stran­go­lata dal debito e sotto stretta sor­ve­glianza governativa.

Il sala­rio acces­so­rio che il sin­daco vuole eli­mi­nare dalle buste paga dei dipen­denti comu­nali altro non è se non quello stretto mar­gine inte­gra­tivo di sti­pendi bloc­cati da quasi un decennio.

L’unica pos­si­bi­lità lasciata alla con­trat­ta­zione sin­da­cale, l’unica pos­si­bi­lità di ade­guare (ma solo in parte) retri­bu­zioni basse e bassissime.

Ed è per que­sta ragione che la rea­zione dei lavo­ra­tori comu­nali ieri è stata così intensa: dif­fi­cile ricor­dare epi­sodi ana­lo­ghi nella sto­ria recente della città. Una rea­zione che di sicuro si svi­lup­perà ulte­rior­mente, con scio­peri e chissà cos’altro. Assi­ste­remo al primo con­flitto sociale deri­vante dalle poli­ti­che assas­sine del patto di stabilità.

Si pas­serà poi a nuovi e ulte­riori ridu­zioni delle dispo­ni­bi­lità di stato sociale, ser­vizi ridi­men­sio­nati o del tutto eli­mi­nati. Toc­cherà poi all’alienazione del patri­mo­nio pub­blico, alla ven­dita ai pri­vati di quote socie­ta­rie delle aziende comu­nali, alla pri­va­tiz­za­zione di seg­menti di wel­fare. E tutto ciò in paral­lelo ai morsi che la crisi eco­no­mica con­ti­nuerà a distri­buire sulle fasce sociali più espo­ste. Lad­dove cre­scerà la domanda di soste­gno, ser­vizi, tutele di vario genere, cor­ri­spon­derà una ridu­zione dell’offerta comunale.

Marino ha scelto l’obbedienza. Non si disco­sterà dalle impo­si­zioni finan­zia­rie che gli hanno rita­gliato addosso, come con­tro­par­tita per il tra­sfe­ri­mento finan­zia­rio di cui ha goduto. E si ritro­verà nel pieno del con­flitto sociale, di cui la gior­nata di ieri è solo la prima avvi­sa­glia. Intanto, Roma con­ti­nuerà a depe­rire e sfio­rire, senza pro­grammi né pro­spet­tive, sem­pre più impo­ve­rita e depressa.

Secondo il sindacato guidato da Susanna Camusso, la riforma del modello contrattuale del 2009, che la Cgil non ha condiviso, ha contribuito a peggiorare la situazione, tanto è vero che la perdita di potere d'acquisto è stata netta negli ultimi due anni (-1,2 e -2,1 punti).
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