Una legge ai confini ... della democrazia

  • Martedì, 18 Marzo 2014 09:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

UDI Nazionale
18 03 2014

Siamo in assonanza con quante e quanti guardano con preoccupazione alla legge elettorale approvata dalla Camera e ritenuta a rischio di incostituzionalità.
Noi la riteniamo incostituzionale anche per la mancata alternanza di donne e uomini che
garantirebbe quella parità di cittadine/i prevista nella Costituzione italiana.

La nostra associazione ha storicamente radici profonde nella democrazia nel nostro Paese, dalla lotta per la Liberazione al ruolo fondamentale avuto nei lavori della Costituente.
Siamo state le prime ad utilizzare l’istituto della legge di iniziativa popolare, convinte che le pratiche democratiche debbano essere sostanza viva di tutta la comunità nelle sue varie articolazioni sia pubbliche che private.
Con questo spirito ci siamo sempre mosse fino alla nostra proposta di legge del 2007 sul 50E50 ovunque si decide.
Siamo pertanto in assonanza con quante e quanti guardano con preoccupazione alla legge elettorale approvata dalla Camera e ritenuta a rischio di incostituzionalità.
Noi la riteniamo incostituzionale anche per la mancata alternanza di donne e uomini che garantirebbe quella parità di cittadine/i prevista nella Costituzione italiana.

La democrazia dà il diritto di scegliere da chi ciascuna e ciascuno vuole essere rappresentata/o senza passare per la mediazione dei partiti e invece ancora una volta questo diritto viene negato, dopo tanti anni di “porcellum” e di tutto il cumulo di critiche che lo hanno accompagnato.

Inoltre denunciamo come falso, scorretto e fuorviante l’uso dell’espressione “quote rosa” in riferimento a norme che hanno l’intento di garantire un pari accesso delle donne alle cariche elettive.
Ci rivolgiamo alla politica ma, in primo luogo, al mondo dell’informazione che dovrebbe sapere che il linguaggio non ha solo la funzione di nominare la realtà, ma che porta in sé il rischio, come in questo caso, di deformarla.
I media dovrebbero ormai conoscere la differenza tra il concetto di “quote” e quello del “50E50”.
Vogliamo infine sottolineare che il bisogno di ricorrere a queste norme nasce dal fatto evidente che non esiste una reale democrazia interna nei vari partiti, dove pure le donne ci sono, spesso con competenze indiscutibili e senso di responsabilità.

Noi queste donne le vorremmo tutte più attente alla differenza di cui sono portatrici e alla storia e cultura che questa differenza ha prodotto e con queste donne siamo sempre state disponibili a dialogare.

Ci auguriamo che il dibattito al Senato possa rimettere questa legge sui binari di una sostanziale e compiuta democrazia e, comunque vadano le cose, valuteremo con attenzione le scelte di tutti i partiti in merito alla presenza di candidate e della loro concreta eleggibilità. Restituiamo perciò la responsabilità a chi nella sostanza ce l’ha, al di là di una legge nazionale che pure riteniamo necessaria.
Noi non siamo e non ci sentiamo soggetti a cui spetta una quota: siamo più della metà e vogliamo una volta per tutte piena cittadinanza in questo nostro Paese.

UDI di Napoli - Comunicato sulla tragedia di Prato

  • Martedì, 03 Dicembre 2013 09:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Udi Napoli
03 12 2013

Otto persone senza nome sono morte a Prato, tranne una, a causa di un incendio sul lavoro. Se si può chiamare lavoro.
Il lavoro è una facoltà, come lo è l’amore, come lo è il generare, come lo è spostarsi. A causa del furto dei diritti, l’esercizio delle facoltà umane diventa troppo spesso causa di morte . Una delle vittime del rogo di Prato ha proteso un braccio fuori da una finestra, a cercare di liberarsi dalla trappola-fabbrica, e invece della via di fuga ha trovato un’inferriata.
Quella persona col braccio proteso, nella sua morte atroce, dà vita all’emblema, non del lavoro, ma della schiavitù. Di fronte a tanta evidenza, non si possono aver dubbi sulla parola da usare. Se però, per la logica della riduzione dei costi, è il lavoro regolare ad uccidere, come uccide, il vocabolario della politica si inceppa. Eppure il lavoro è un diritto ed è l’unità di misura della qualità della vita. La qualità dell’esistenza non può non essere misurata sulla qualità dei mezzi per provvedere ai bisogni. Se come ora il lavoro retribuito è poco, quel poco che c’è diventa scadente, perché è lì che la minaccia della disoccupazione si trasforma in ricatto.
Il lavoro delle donne è un paradigma di tutto questo sia quando nascosto e non retribuito, sia quando luogo di ricatto perché “vanno contenuti i costi”. E il lavoro si sta trasformando in una servitù sempre più diffusa, che viene importata ed esportata molto più facilmente quando le persone sono private del nome. Come le vittime di Prato.
Non bisogna dire che quelle sette, più una, vittime ci hanno dato una lezione . Non ha fatto scuola la tragedia della Thyssenkrupp,dove chi è morto aveva un nome, non farà scuola questa tragedia di senza nome . Né fanno scuola le tragedie diluite, e per questo enormi, della Terra dei fuochi e di Taranto. Per la politica, da quella delle grandi intese fino al M5S, è sempre tempo di finte guerre dove, come in quelle vere, la vita “degli altri” vale poco.
La vita delle donne, all’interno di ogni elemento sociale, è valutata ancora meno del poco. Ma la valutazione non è il valore: sono infatti le donne ad aver proposto da protagoniste e in termini radicali una vertenza sui diritti umani, da protagoniste. È la nostra lotta contro la violenza sessuata che fa di quello in cui viviamo un sistema iniquo dove la vita vale poco. È una lotta di cui essere protagoniste e non comprimarie, perché troppe volte nella lotta di tutti è venuto il momento nel quale “i giusti” hanno escluso una parte fingendo di nominarla “nel tutto”. Una parte che si chiama donne .
Ci siamo decise a chiamare le cose che ci succedono per nome. Per nome vogliamo chiamarci perché non siamo la donna, ma le donne.
Si deve dire e lo diciamo: quello che è avvenuto a Prato è l’effetto della tolleranza verso l’illegalità dei capi. Quelle Persone vittime rappresentano una strage del malgoverno intenzionale.
A Prato, tre giorni fa, in un campo coltivato è stato casualmente dissotterrato da un trattore un corpo di donna, di una giovane donna, che era lì da mesi chiuso in un sacco nero. Il caso non ha fatto poi rumore: era cinese e forse non è stato il marito ad ucciderla. Un femminicidio che il potere non chiamerà così. Forse un incidente sul lavoro, o era forse una prostituta. Succede, in un universo dove le regole sono dettate in nome degli uomini astratti, in nome dei ruoli e non delle Persone
Come alle sette persone uccise dalla caduta delle regole, bisogna restituire il nome, il suo, a quella donna, altrimenti lei e loro saranno morti come mai esistiti. Questo si deve: restituire il nome, almeno, per interrompere la nauseabonda consuetudine di svisare i nomi, di rinominare senza affetto cancellando storie e identità, di chiamare per colori e provenienze. Derubati.
Per noi Lei sarà la Donna derubata del nome, finché non lo conosceremo . Per noi saranno, ognuno, Persona derubata del nome, finché per ognuno non lo conosceremo. Se mai li conosceremo.
UDI di Napoli
(Stefania Cantatore portavoce)
Napoli, 3 dicembre 2013

Piovono calcinacci: si cercano muratrici

  • Mercoledì, 16 Ottobre 2013 10:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Paese delle donne
16 10 2013


Tutto quello che accade quando si tratta di contrastare istituzionalmente la violenza contro le donne ha sempre dello stupefacente.

Il centro donna di Napoli, dove ha sede il centro antiviolenza, dal 2 Ottobre è stato dichiarato inagibile causa la caduta di qualche calcinaccio. Chiuso!

Che si tratti o no di un eccesso di prudenza, tanta sollecitudine nel chiudere non è stata seguita da altrettanta nel fare le dovute riparazioni, nonostante i ripetuti solleciti delle operatrici.

Con ogni probabilità il governo cittadino dà il peso che ha sempre dato al femminicidio: un argomento da celebrazioni.

E tuttavia parole ne sono state spese tante, qualcuna anche scritta, e di queste non si può non chiedere conto a chi le ha pronunciate. Provvedere alla riapertura è il minimo gesto, in un panorama di inadempienze e inadeguatezze.

Ne chiederemo conto alla segreteria del Sindaco che da tempo fa a meno di una delegata alle pari opportunità (in simmetria col governo nazionale, per motivi e in circostanze sorprendentemente analoghi), assumendosi di fatto una competenza che ci auguriamo sappia gestire nel confronto con le donne.

Udi di Napoli (Portavoce Stefania Cantatore)

UDI STOP FEMMINICIDIO

  • Mercoledì, 09 Maggio 2012 05:58 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
9 maggio 2012

Una Convenzione che contrasti la violenza di genere. Nessuna sottomissione politica, nessun ruolo marginale.
Un patto per azioni comuni, reciproca consultazione, scambio.

Siamo stanche di accompagnare il tragico elenco delle donne ammazzate con l’elenco delle nostre firme sotto appelli accorati e impotenti.
Non basta denunciare la profondità dell’offesa alla dignità e al diritto alla vita del nostro genere, non basta individuare le sedimentazioni patriarcali del mondo maschile e le ambivalenze persino delle donne.

Violenza sulle donne: il dramma invisibile

  • Domenica, 24 Giugno 2012 08:38 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Lunedì 25 giugno, ore 16.00
Tribunale di Enna, Auditorium Falcone e Borsellino



Tre mesi fa a Enna, Vanessa Scialfa, 20 anni, veniva assassinata e il suo corpo buttato in un burrone dal suo convivente.
Questo femminicidio, l’ennesimo di una serie troppo lunga, ha colpito profondamente la comunità in cui Vanessa viveva e da subito si sono mobilitate le donne della città, dell’UDI e l’Amministrazione Comunale.

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)