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Il Fatto Quotidiano22 07 2014
A sei anni dalla morte di Giuseppe Uva carabinieri e poliziotti dovranno affrontare un processo in Corte d’Assise. Il gup varesino Stefano Sala oggi ha rinviato a giudizio sei agenti e un militare imputati per omicidio preterintenzionale, abbandono di incapace, arresto illegale e abuso di autorità nei confronti dell’uomo, morto il 14 giugno del 2008 all’ospedale di Circolo di Varese dopo essere stato fermato ubriaco per strada e portato in caserma.
Un altro militare accusato degli stessi reati, che aveva scelto la strada del giudizio immediato, verrà processato insieme agli altri imputati. La decisione del giudice, che ha respinto la richiesta di proscioglimento da tutte le accuse contestate avanzata dal procuratore facente funzione Felice Isnardi e dai difensori degli imputati, è stata accolta con lacrime e festeggiamenti dai familiari di Uva, parti civili nel procedimento. La sorella di Uva, Lucia, e i suoi legali, gli avvocati Fabio Anselmo, Fabio Ambrosetti e Alessandra Pisa, al termine dell’udienza preliminare hanno stappato una bottiglia di spumante per un brindisi in piazza Cacciatori delle Alpi, davanti al Palazzo di giustizia della città.
“Dopo tanti anni ce l’abbiamo fatta – ha commentato Lucia Uva -. Dedico questo processo al pm di Varese Agostino Abate che non ha mai voluto cercare la verità – ha proseguito -, perché mio fratello non ha mai fatto atti di autolesionismo ma è stato picchiato in caserma”.
I carabinieri, la notte del 14 giugno 2008, fermarono l’artigiano Giuseppe Uva, 43 anni, e l’amico Alberto Biggiogero mentre, ubriachi, spostavano delle transenne per regolare il traffico. Sette ore dopo l’uomo morì in ospedale, dove era stato ricoverato con trattamento sanitario obbligatorio, a causa di “insufficienza respiratoria con conseguente edema polmonare” provocata da una serie di cause scatenanti. Secondo i familiari Uva avrebbe subito violenze in caserma da parte dei carabinieri e dei poliziotti che intervennero a supporto dei militari. La Procura di Varese, invece, non aveva riscontrato irregolarità nel comportamento delle forze dell’ordine.
Tre medici dell’ospedale di Circolo di Varese erano stati processati e poi assolti dall’accusa di aver somministrato a Uva una dose sbagliata di farmaci. Ora dovranno affrontare il processo davanti alla Corte d’Assise di Varese, che inizierà il 20 ottobre, i carabinieri e i poliziotti, tutti ancora in servizio, che condussero l’intervento: Paolo Righetto, Stefano Dal Bosco, Giocchino Rubino, Luigi Empirio, Pierfrancesco Colucci, Francesco Barone Focarelli, Bruno Belisario e Vito Capuano.
Disponendo il rinvio a giudizio il giudice Sala ha quindi accolto la tesi di una loro responsabilità nella morte di Giuseppe Uva, già sostenuta dal gip di Varese Giuseppe Battarino che lo scorso 11 marzo aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Agostino Abate sottolineando, nell’ordinanza con cui aveva disposto l’imputazione coatta, che Uva “è stato percosso da uno o più dei presenti in quella stanza, da ritenersi tutti concorrenti materiali e morali” nella morte “causalmente connessa in particolare con la prolungata costrizione fisica associata a singoli atti aggressivi e contenitivi”.
Secondo l’avvocato Luca Marsico, uno dei difensori degli imputati, “il rinvio a giudizio non equivale a una condanna, e ora si aprirà un processo che verrà affrontato a testa alta”. Mentre l’avvocato Fabio Anselmo, legale anche delle famiglie di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, esulta per una “prima vittoria” delle parti civili. “E’ uno scandalo che si arrivi solo oggi a un rinvio a giudizio – ha aggiunto – perché si rischia la prescrizione per gran parte delle accuse contestate”. Per il senatore del Pd Luigi Manconi, “questo risultato è dovuto alla tenacia di Lucia e dei familiari di Giuseppe Uva, al lavoro dei legali e a quanti per anni hanno voluto credere che anche a Varese ‘c’è un giudice’”.
Il Fatto Quotidiano09 06 2014
Il procuratore ha invece chiesto per i sei agenti e un militare, accusati di omicidio preterintenzionale, il rinvio a giudizio per abuso di potere. Il 43enne morì dopo aver trascorso la notte nella caserma di Varese
di Redazione Il Fatto Quotidiano
Il procuratore di Varese, Felice Isnardi, ha chiesto il proscioglimento dall’accusa di omicidio preterintenzionale e altri reati per il carabiniere e i sei poliziotti imputati per la morte di Giuseppe Uva, l’artigiano di 43 anni morto il 14 giugno 2008 dopo aver trascorso parte della notte nella caserma dei carabinieri.
Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per con l’accusa di abuso di potere nei confronti di agenti e militari. Un reato che, però, a detta dei difensori, per il pm “non ha alcuna attinenza con l’evento morte”. ”E’ una cosa inaspettata e per me non se lo aspettavano neanche gli imputati, ma si tratta delle richieste del pm e confidiamo nella decisione del giudice”. Sono queste le parole del legale dei familiari di Giuseppe Uva. La sorella di Uva, Lucia, che è stata presente a tutte le udienze, non ha voluto invece rilasciare dichiarazioni ed è apparsa visibilmente scossa. L’udienza per i sei poliziotti e il carabiniere proseguirà il prossimo 30 giugno. Un altro militare imputato ha chiesto di essere processato con rito abbreviato.
Intanto Lucia Uva ha chiesto il giudizio immediato nel processo che la vede imputata il prossimo 13 giugno per diffamazione ai danni delle forze dell’ordine. Lo ha spiegato il legale della famiglia Uva a margine dell’udienza preliminare.
Giuseppe Uva morì in ospedale dopo aver trascorso parte della notte in caserma. La sera del 14 giugno del 2008, l’uomo era ubriaco, in compagnia di un amico. Quando vennero fermati, i due stavano spostando delle transenne in mezzo alla strada. Dopo il fermo, Uva reagì. Per questo i militari chiesero aiuto a una volante della polizia. Ne interverranno tre, che portano i due in caserma. Qui, secondo i familiari, il 43enne subì delle violenze prima di essere ricoverato in ospedale con trattamento sanitario obbligatorio dove morì.