Dumbles28 10 2013 Sì, è come un suono continuo, un acufene che non ci abbandona; puoi fare tante cose, scrivere, pensare, rilassarti, divertirti… che continuamente c’è questo suono, costante, scandito, quasi regolare, di una prevedibilità lancinante. Donne uccise.E non diremo mai abbastanza quanto sia prezioso il nostro bollettino di guerra che le sottrae alla nuda cronaca passeggera per restituire a noi, per quanto possibile, una storia, una vita, un nome.E non diremo mai abbastanza quanto invece sia grottesco un dispositivo giuridico puramente punitivo e criminalmente sovradeterminante nei confronti delle donne.I femminicidi continuano, maturati dentro la loro cultura che implode ed esplode ogni volta che una donna cerca e vuole più libertà per sé, ogni volta che tenta di scegliere, autodeterminarsi; ogni volta che mancano, alle donne come agli uomini, gli attrezzi per affrontare i problemi; attrezzi che non fornisce quel disegno di legge, né questa miscela cannibale che fagocita il “fenomeno” femminicidio, lo impasta con i peggiori valori familisti, te lo ripresenta come sensibilità che dovrebbe indurti a scegliere il prodotto nel quale viene reincarnato.Oscene operazioni di brandizzazione; se ne sono fatte diverse; quella della sfilata di abiti da sposa con modelle dal volto ricoperto di lividi e sangue, forse è l’ultima e forse no.E non diremo mai abbastanza di quanto schifo ci facciano queste trovate di “sensibilizzazione” che in realtà rendono perversamente normale, accettabile, perfino fashion corpi di donna tumefatti e morti… e sul senso ironico del “finchè morte non ci separi”, un bel secchio di merda situazionista.La politica lo ha usato per coprire operazioni repressive, la moda per vendere i suoi prodotti, le comari piddine e affini per promuovere se stesse, tutti rumori molesti che si aggiungono a quell’orribile suono di sottofondo, così sempre più lontano dall’essere eliminato.