Oct 22, 2026

Educare all'omofobia

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Minima et Moralia
26 11 2014

di Federico Batini

Alcuni anni fa, sono stato invitato a una trasmissione televisiva interessante, di una tv locale perugina, invitato come ricercatore che aveva e ha, tra i propri interessi di ricerca, l’area dell’identità sessuale, la prevenzione del bullismo omofobico e, più recentemente dell’omogenitorialità. Si parlava, mi pare, di prevenzione del bullismo omofobico e dell’assenza e rimozione, a scuola, di certi argomenti. Come è logico, la formula era quella di un talk show, non ero il solo invitato, oltre alle due conduttrici c’era un rappresentante dell’Arcigay e il Presidente di un Forum delle Famiglie Umbro. Durante la trasmissione io non mi sentivo, sinceramente, interprete di una parte, ma il continuo attacco (con interruzioni) a semplici informazioni scientifiche che fornivo, in risposta a domande, o a dati piuttosto metodologicamente solidi che semplicemente riportavo (mi ero diligentemente preparato e avevo i miei appunti) mi fecero trovare in un fronte. In un fronte, progressivamente, lo dico senza esserne orgoglioso, anzi, anche la mia aggressività salì. Aprire un fronte, anche se da una parte sola, rischia di alzare i toni, poi i modi, poi, per alcuni, le mani.

Il 14 novembre l’edizione on line di Famiglia Cristiana ha pubblicato un decalogo ideato dal Forum delle associazioni familiari dell’Umbria. Si tratta di un decalogo a difesa della libertà d’educazione (in realtà sono 12 punti), contenente le istruzioni e le proposte concrete su cosa fare per “evitare lezioni di gender in classe ai propri figli”. Ho fatto subito il collegamento e mi sono domandato se fosse uno scherzo di cattivo gusto. Sembra un manuale di boicottaggio sindacale per la capziosità dei riferimenti, ma cela una violenza inaudita.

Si consigliano i genitori di controllare il POF prima di iscrivere il proprio figlio a scuola e ci sono parole che devono destare allarme: educazione alla effettività (sic!), educazione sessuale, omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili. Perché si conclude con un’acrobazia logica circense tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del gender.

Qui vorrei, chiarire, una volta per tutte la questione della famigerata “teoria del gender” che è un magnifico esempio di manipolazione e vorrei farlo con un esperimento. Digitate su google: teoria del gender e guardate i primi dieci risultati. Sorprendente, vero? Diocesi, Avvenire, Radio Vaticana o risultati simili, tutti articoli avversativi e tutti con toni apocalittici da guerra santa (“La teoria del gender alla conquista della scuola” “Diciamo no alla teoria del gender”). Hanno già risposto le storiche italiane, ma credo occorra ribadirlo, ci cascano in tanti. La teoria del gender non esiste, tantomeno come viene frettolosamente riassunta dai media citati. La Società Italiana delle Storiche ha già efficacemente risposto in relazione alla nota polemica e al conseguente ritiro dei libretti UNAR, anche in quel caso il MIUR è caduto in un tranello in cui sono stati usati questi termini: Vorremmo innanzitutto segnalare la parzialità e anche l’erroneità delle affermazioni che hanno accompagnato questi episodi, precisando la complessità della questione contro ogni pretesa riduzionistica.

Non esiste, infatti, una “teoria del gender”. Qui il link.
Chiaro il percorso?

Si inventa una teoria che non esiste mescolando a bella posta riferimenti scientifici e paccottiglia, si incute nei genitori il timore che i propri figli vengano “deviati” e poi gli si dice di ostacolare, sostanzialmente, qualsiasi attività scolastica. No? Vediamo…
Prendiamo solo due delle parole allarme:

superamento degli stereotipi: faccio un solo esempio: intorno al decalogo pubblicato da Famiglia Cristiana campeggiava un pop-up con il volto di un ragazzo di colore con accanto la parola “negro” e l’invito a usare un linguaggio adeguato, avvertendo che anche le parole possono uccidere e il tweet #migliorisipuò… ah, la campagna, è di Armando Testa, Avvenire, Famiglia Cristiana e dei Settimanali Cattolici, devo spiegarla?

Educazione sessuale: a scuola si leggono dei testi, vi è chiaro, no? Ci si lavora (anche troppo) ci si individuano figure retoriche e generi testuali, ma che cosa si fa, non se ne parla? Si legge, si impara, si ripete e stop? Volete una scuola di questo tipo per i vostri figli? No, perché di educazione sessuale si parla anche quando si racconta del voto di castità che fece Lucia nella notte di prigionia nel castello dell’Innominato. Pensate che i vostri figli non commentino? Dovremmo rispondere: chiedi a papà? Non dobbiamo dirgli che Cesare era omosessuale? Benvenuto Cellini?… la lista è lunghissima.

Potete leggere autonomamente i punti, un misto tra disinformazione e appigli a cavilli burocratici (e al terrore dei dirigenti di dover perdere tempo dietro a cause, avvocati, trovarsi i genitori contro…) per ostacolare qualsiasi iniziativa a prescindere dal contenuto.

Ora io mi faccio delle domande per chi scrive queste cose e mi piacerebbe avere delle risposte, lo dico così, sinceramente:

quanti siete ad aver scritto questo documento?

credete davvero a quello che avete scritto, no, cioè ne siete convinti?

davvero credete che i vostri figli si bevano qualsiasi cosa se proprio gli fossero propinate teorie bislacche?

E… scusate, non vi fidate degli insegnanti dei vostri figli perché addirittura non avete voluto che leggessero dei libretti (i famosi libretti UNAR), scientificamente ineccepibili per dargli informazione corretta su questi temi… e non credete che abbiano la capacità di scegliere di cosa e quando e come parlare e di cosa e quando e come no ai vostri figli, di valutare l’opportunità di un discorso o un altro? Non vi fidate della capacità di discernimento dei vostri figli e così alleverete dei ribelli o degli incapaci? Ma che vita fate?

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