Si intensificano le demolizioni di case palestinesi

Il Manifesto
11 05 2015

Il premier israe­liano costrui­sce e demo­li­sce. Mat­tone su mat­tone edi­fica il suo governo – nelle pros­sime ore pre­sen­terà la lista dei mini­stri e chie­derà la fidu­cia alla Knes­set – e allo stesso tempo non accenna a fer­mare le poli­ti­che di distru­zioni delle case pale­sti­nesi, “ille­gali” per la legge israe­liana. Gli ultimi giorni sono stati dram­ma­tici sotto que­sto aspetto. Susia, Ara­qib, Umm el Hiran, Semi­ra­mis, i nomi dei cen­tri arabi dove sono avve­nute o avver­ranno pre­sto le demo­li­zioni. A Semi­ra­mis, tra Geru­sa­lemme e Ramal­lah, secondo la deci­sione di una corte israe­liana, saranno abbat­tuti otto edi­fici, per­ché sareb­bero stati costruiti su terre appar­te­nenti a israe­liani sin dal 1971. E coloro che vi hanno abi­tato finora, 107 per­sone in 23 appar­ta­menti, dovranno anche pagare un’ammenda di 11 mila euro.

Gli abi­tanti non si arren­dono e ripe­tono che la terra dove sono stati costruiti gli edi­fici è stata acqui­stata 13 anni fa da un gruppo di pale­sti­nesi. Una multa altis­sima, due milioni di she­kel (mezzo milione di dol­lari), dovranno pagare invece le fami­glie beduine di al Ara­qib, a ridosso del deserto del Neghev, col­pe­voli di aver rico­struito il loro vil­lag­gio per 83 volte dopo altret­tante demo­li­zioni ese­guite dalle auto­rità. L’espulsione attende inol­tre le fami­glie di Susya, un vil­lag­gio pove­ris­simo a sud di Hebron: la Corte Suprema israe­liana ha sen­ten­zianto la legit­ti­mità della demo­li­zione delle loro misere abitazioni.

Il caso che più di altri suscita sde­gno tra i pale­sti­nesi è quello di Umm el Hiran, sem­pre nel Neghev, una delle vit­time del Piano Pra­wer che pre­vede il tra­sfe­ri­mento, anche con la forza, di 70 mila beduini con cit­ta­di­nanza israe­liana. Per diverso tempo ave­vano cul­lato qual­che spe­ranza i 700 abi­tanti di que­sto vil­lag­gio mai rico­no­sciuto dalle auto­rità. Poi la scorsa set­ti­mana, con il giu­di­zio di due a favore e uno con­tro, l’Alta Corte di Giu­sti­zia, ha con­va­li­dato gli ordini di sgom­bero con­tro Umm el-Hiran e dato il via libera alle espul­sioni. Una sen­tenza incom­pren­si­bile per­ché gli abi­tanti non erano accu­sati di essere squat­ter e di avere “occu­pato ille­gal­mente” terre pri­vate o dema­niali. Il governo mili­tare israe­liano infatti li aveva tra­sfe­riti lì nel 1956 dopo averli costretti a lasciare Khir­bet Zuba­leh nel 1948. Quindi non c’era nulla di ille­gale nella pre­senza degli abi­tanti del vil­lag­gio che il governo intende por­tare a Hura, per fare posto alla nuova cit­ta­dina ebraica di Hiran. Sarà distrutto anche Atir per per­met­tere l’espansione del bosco di Yatir. In attesa di “suben­trare” ai beduini ci sono decine di fami­glie israe­liane al momento accam­pate in una zona non lon­tana. A loro le auto­rità hanno prov­ve­duto subito a for­nire elet­tri­cità e acqua men­tre agli abi­tanti di Umm el-Hiran que­sti ser­vizi essen­ziali sono stati negati per decenni. A nulla è ser­vito il parere dis­sen­ziente della giu­dice Daphne Barak-Erez che aveva pro­po­sto ai suoi col­le­ghi di sen­ten­ziare il diritto dei beduini a vivere nella nuova città di Hiran. «La sen­tenza – ha com­men­tato con ama­rezza Amjad Iraq, l’avvocato della ong Ada­lah che ha seguito il caso di Umm el Hiran — ha dimo­strato ancora una volta che l’Alta Corte è più inte­res­sata a pro­teg­gere le poli­ti­che e il carat­tere dello “Stato ebraico” di Israele che i prin­cipi della demo­cra­zia e della giustizia».

Il fatto che un vil­lag­gio arabo all’interno di Israele possa essere demo­lito con la stessa faci­lità di uno nei Ter­ri­tori Occu­pati, raf­forza il timore tra i cit­ta­dini pale­sti­nesi d’Israele sulla pos­si­bi­lità di difen­dere i loro diritti col­let­tivi attra­verso il sistema legale. Appena qual­che giorno fa erano scesi in piazza a Tel Aviv almeno due­mila pale­sti­nesi d’Israele, per pro­te­stare con­tro la demo­li­zione delle case “ille­gali” (circa 50 mila) nei vil­laggi a mag­gio­ranza araba in Israele e per la sem­pre minore dispo­ni­bi­lità di alloggi per la mino­ranza araba. Ada­lah denun­cia la scar­sità di inve­sti­menti edi­lizi nelle zone arabe di Israele, solo il 4,6 per cento delle nuove abi­ta­zioni. Nel 2014 nelle comu­nità ebrai­che sono stati costruiti 38.261 alloggi con­tro i 1.844 rea­liz­zati in quelle palestinesi.

Non vanno certo meglio le cose nei Ter­ri­tori occu­pati. Nel 2014, secondo i dati di Ocha, l’ufficio di coor­di­na­mento dell’Onu degli affari uma­ni­tari, quasi 1.200 pale­sti­nesi hanno visto demo­lite le pro­prie case da parte dei bull­do­zer: 969 in Cisgior­da­nia e di 208 a Geru­sa­lemme Est. E nel frat­tempo sono state appro­vate le costru­zioni di altre 900 case nella colo­nia ebraica di Ramat Shlomo, nella zona araba occu­pata della città santa.

Michele Giorgio

 

Ultima modifica il Martedì, 12 Maggio 2015 14:26
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