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martedì 24 ottobre 2017



"Una nave baleniera fu la mia Yale e la mia Harvard".

Herman Melville


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Appello per l'aborto farmacologico anche in regime ambulatoriale

Diritti donne legge 194 abortoIVG farmacologica in regime ambulatoriale subito!
Francia 57%, Inghilterra 60%, Finlandia 98%, Svezia 90%, Portogallo 65%… Italia: 15%!
Firma l'Appello

Queste sono le percentuali di utilizzo della metodica farmacologica per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nei principali paesi europei. L'Italia è ultima, non per l'ostilità delle donne, ma perché l'accesso a tale metodica è fortemente limitato – in molte realtà possiamo dire "ostacolato"-  dalle modalità di ricovero consigliate/imposte dal Ministero della Salute.

Tutto ciò in spregio del dettato della legge 194, che, all’art.15, raccomanda “la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Poiché  la procedura farmacologica è sicura, per ammissione della stessa Ministra Lorenzin nelle ultime relazioni al Parlamento sullo stato di applicazione della legge, ed è considerata dalle più importanti linee guida internazionali il metodo di scelta per le IVG nelle prime settimane di gravidanza, andrebbe sostenuta e promossa in alternativa alla procedura chirurgica.

Nella stragrande maggioranza dei paesi i farmaci per la IVG farmacologica vengono dispensati in regime ambulatoriale, in strutture analoghe ai nostri consultori, o addirittura dai medici di medicina generale che abbiano ricevuto una formazione specifica. In Italia, invece, per tale procedura è previsto il regime di ricovero ordinario, ossia una ospedalizzazione di almeno 3 giorni, dal momento della assunzione della RU486 fino alla avvenuta espulsione. Solo 4 regioni (Emilia Romagna, Toscana e Lazio), “disobbedendo” alle direttive ministeriali, hanno adottato il regime di day hospital.

Nonostante i pareri –non vincolanti- espressi dal Consiglio Superiore di Sanità,non esiste in letteratura alcun dato che giustifichi un ricovero ospedaliero per la IVG farmacologica. L’esperienza ormai più che decennale degli altri Paesi dovrebbe dunque spingerci a modificare le nostre pratiche, anche in nome della appropriatezza delle prestazioni,  tanto cara alla Ministra Lorenzin. E’ opinione del Ministero della Salute che il concetto di appropriatezza si pone ormai “al centro delle politiche sanitarie nazionali, regionali e locali, costituendo la base per compiere le scelte migliori, sia per il singolo paziente che per l’intera collettività: il ricorso inappropriato alle prestazioni rappresenta infatti un fattore di notevole criticità, in grado di minare alle fondamenta la sostenibilità e l’equità del sistema.”  Lo stesso Dicastero ritiene che  evitare l’inappropriatezza nelle prescrizioni e nelle prestazioni potrebbe portare ad un risparmio di ben 13 miliardi di euro.

Due anni fa rivolgemmo alla Ministra Lorenzin una lettera aperta su questo argomento, firmata da numerose personalità del mondo politico e medico e da diverse associazioni; quella lettera non ottenne mai risposta.

Chiediamo pertanto oggi, alla Ministra Lorenzin e agli amministratori regionali, di allinearci alle buone pratiche cliniche degli altri paesi europei, ammettendo anche il regime ambulatoriale per la IVG farmacologica, in ragione del diritto delle donne a scegliere e della adeguatezza delle prestazioni.

Ciò comporterebbe un notevole risparmio di risorse, che potrebbero essere  meglio indirizzate per  il potenziamento della rete dei consultori e per la promozione di un più facile accesso alla contraccezione, unica reale prevenzione del ricorso all’aborto.

In occasione del 28 settembre, giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto, contro le morti per aborto clandestino, AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,  l'AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), AGITE, SMIC, Vitadidonna onlus, Libere tutte- Firenze, Coordinamento difesa 194-Toscana, Laboratorio per la laicità – Firenze, Il Giardino dei ciliegi – Firenze, Coro  Mnemosine e UAAR rilanciano la richiesta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin di poter effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale.

Primi firmatari:

    Emma Bonino, già Ministra degli Affari Esteri
    Carlo Flamigni, ginecologo, scrittore, membro CNB e presidente onorario AIED
    Ivan Cavicchi, docente filosofia della medicina università Tor Vergata, esperto politiche sanitarie
    Maurizio Mori, docente di bioetica, Dipartimento Filosofia e Scienze dell’Educazione, Università di Torino
    Marina Mengarelli, sociologa, Ass. Luca Coscioni, Bologna
    Marisa Nicchi deputata Articolo 1
    Corrado Melega, ginecologo Consigliere Comune di Bologna
    Lea Melandri, scrittrice femminista, presidente della Libera Università delle Donne di Milano
    Filomena Gallo, avvocata, segretario Ass. Luca Coscioni
    Cristina Damiani, ginecologa, Presidente AMICA
    Mario Puiatti, Presidente AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica)
    Giorgio Scagliarini, ginecologo, direttore Clinica Ostetrica Osp. Maggiore Bologna
    Costantino Di Carlo, ginecologo, Università della Magna Grecia, Catanzaro
    Emilio Arisi, ginecologo, presidente SMIC e membro italiano board ESC
    Valeria Dubini, primario ginecologa Firenze
    Cinzia Ferrara, ginecologa Università Federico II Napoli
    Maria (Milli) Virgilio, avvocata, Bologna
    Maria Paola Costantini, avvocata, consulente SIRU
    Claudio Veronesi, responsabile consultori Bologna
    Marilisa D’Amico, avvocata, Ordinario di Diritto costituzionale Università degli Studi di Milano
    Sergio Lo Giudice, senatore PD
    Monica Cirinnà, senatrice PD
    Pia Locatelli deputata PSI Pres onoraria Internazionale Socialista Donne
    Loredana Taddei, resp .politiche di genere CGIL
    Federica Grandi, avvocata Bologna
    Paola Bianchi, ginecologa Sapienza Università Roma
    Giovanna Scassellati, ginecologa, resp servizio IVG ospedale San Camillo Roma
    Giovanni Monni, ginecologo, responsabile servizio diagnosi prenatale e reimpianto- terapia fetale- Ospedale Microcitemico, Cagliari
    Silvana Agatone, ginecologa, presidente di LAIGA
    Elisabetta Canitano, ginecologa, ospedale G. Grassi, Ostia, presidente Associazione Vitadidonna
    Marina Toschi, ginecologa, resp AGITE Umbria membro italiano board ESC
    Cinzia Visciano, segretaria Circolo UAAR Roma
    Stefano Incani, segretario nazionale UAAR
    Angela Balzano, filosofa, ricercatrice Università Bologna
    Carlo Bastianelli, ginecologo, Sapienza Università Roma
    Manuela Farris, ginecologa, Sapienza Università Roma
    Giovanni Fattorini, ginecologo, past-president AGITE
    Anita Regalia, ginecologa Monza
    Maura Cossutta, medico Ospedale S.Camillo-Formanini, già consigliera Ministra della Salute Turco
    Sandro Viglino, ginecologo presidente AGITE
    Massimo Cozza Segretario nazionale Fp Cgil Medici
    Maddalena Gasparini, neurologa Milano
    Giuseppina Adorno, assistente sociale presidente della Consulta dei Consultori Roma
    Iole Finzi, psicologa Milano
    Daniela Fantini, ginecologa Milano
    Graziella Sacchetti, ginecologa Milano
    Assunta Sarlo, giornalista Milano
    Maria Grazia Ghezzi,  sindacalista Milano
    Cristina Pecchioli giornalista Milano
    Paola Petrelli, ginecologa Roma
    Daniela Santini, ginecologa Roma
    Valeria Veronici, ostetrica Roma
    Maria Gigliola Toniollo uff Nuovi Diritti CGIL nazionale
    Paola Casolini, farmacologa Sapienza Università Roma
    Enza Costantino, ginecologa Bologna
    Carlotta Cossutta, filosofa Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”
    Anna Pompili, ginecologa AMICA
    Mirella Parachini, ginecologa AMICA
    Paola Lopizzo, ginecologa AMICA
    Patrizia Facco, ginecologa AMICA
    Gelsomina Orlando, ginecologa AMICA
    Marina Marceca, ginecologa AMICA
    Antonio Belpiede , Direttore U. O. Ginecologia e Ostetricia dell’ Ospedale di Barletta