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Il Manifesto14 10 2014
Norma Rangeri
Se Genova affoga nell'acqua e nel fango il suo sindaco è chiamato a spiegare cosa avrebbe potuto fare e non ha fatto. Tocca innanzitutto a lui. E Marco Doria non si è tirato indietro. Ha ammesso di non essersi assunto la responsabilità di iniziare i lavori di messa in sicurezza dei punti critici della città, nonostante il contenzioso, tra alcune imprese e il Tar, che esponeva il Comune al rischio di pagare salate penali. ...
Il Fatto Quotidiano06 12 2013La mia personale top ten delle incazzature, irritazioni e idiosincrasie è – con alcuni punti fissi e inamovibili – abbastanza variabile. Conquista posizioni, in questi giorni, il titolo (di giornale, telegiornale, bollettino, giornaleradio, blog) che dice: “Tragedia annunciata”. Non perché il titolo sia sbagliato (il banalotto non è reato), ma proprio, invece, perché è giusto. E la correttezza dell’affermazione (qui le tragedie sono sempre annunciate!) aumenta l’irritazione e, se volete, lo scoramento.Chiunque di noi non viva sulla luna ha letto, visto, sentito almeno un’inchiesta, o reportage, o cronaca sulle condizioni dei lavoratori cinesi a Prato. Magari ha sbuffato, magari si è scandalizzato, o anche semplicemente non gliene è fregato niente, che è legittimo. Ma che una tragedia come quella di Prato fosse prevedibile (dobbiamo la parola “annunciata” a un vecchio titolo di Garcia Marquez, ma la citazione è consunta dall’uso) lo sa chiunque abbia un televisore o degli occhi per leggere un giornale.La stessa cosa vale spesso per gli incidenti, i disastri, i dissesti, le frane, le alluvioni eccetera eccetera. Se ad Olbia ci sono stati una ventina di condoni e sanatorie per costruzioni abusive, è chiaro che i danni al territorio sono annunciati, per dire. Nella Terra dei fuochi era tutto annunciatissimo persino nei verbali. Danilo Masotti, (che ha un blog sul sito di questo giornale) ed ha un suo seguito cult su twitter, predica spesso la vera essenza della situazione italiana, con una frase perfetta che dice: “Il giorno dopo non succede mai un cazzo”. È così. Il giorno prima non succede niente perché gli allarmi sono “allarmisti”, il giorno dopo non succede niente perché ci si dimentica e si archivia la tragedia, che era prima annunciata e poi, più o meno lentamente, rimossa.Tra questi due assurdi italiani, il prima prevedibile e il dopo immobile, si posteggiano morti, feriti, danni per milioni, esodati a decine di migliaia, lavoratori schiacciati, italiani (o cinesi, o migranti mediterranei) intrappolati. E questa è, diciamo così, teoria. Se ogni tanto si passasse alla prassi non sarebbe male. Per esempio ogni volta che si legge la parola “annunciata” si dovrebbe controllare annunciata come, e da chi. E chi doveva provvedere, e chi aveva potere su quello specifico argomento e chi insomma, sapendo la tragedia “annunciata” avrebbe dovuto prevenirla ed evitarla. Invece il giorno dopo non seccede mai un cazzo. Al limite dell’assurdo, al limite invalicabile di un ministro dell’Interno che, subito dopo la tragedia di Lampedusa disse che ce ne sarebbero state altre.Dunque non solo c’è un problema di prima (non si fa niente) e dopo (non si fa niente), ma addirittura, in certi casi, una certificazione, un’accettazione, addirittura una rivendicazione di questo sconsolato allargare le braccia e dire: succederà ancora. La cosa è piuttosto intollerabile. Si aggiunga che va molto di moda parlare male di giornali e giornalisti, e i motivi non mancano, ma quando l’informazione fa bene il suo lavoro e dice cose come “occhio, qui può accadere una tragedia”, non l’ascolta nessuno, o si fa finta di non sentire, o si cambia canale perché, uff, ancora con ‘sta storia dei cinesi a Prato, o delle frane, o delle alluvioni, o del dissesto. E se si dovesse star dietro a tutto, signora mia! Si annuncia e non si fa niente. E poi si finge di correre ai ripari e quasi inevitabilmente non si fa niente. Ecco, voi siete qui, come dicono le piantine dei musei. In mezzo.Alessandro Robecchi
La Stampa22 11 2013Tutta l’Italia si stringe intorno alla Sardegna. Il messaggio è arrivato ieri direttamente dal premier Enrico Letta al termine dell’ultima riunione del Consiglio dei ministri. Per la Sardegna sconvolta dal ciclone oggi è lutto nazionale. Cappellacci: tempi rapidi per le infrastrutture. “Chiediamo al Governo tempi celeri per il ripristino delle infrastrutture”. Lo ha dichiarato il presidente Ugo Cappellacci al termine del sopralluogo svolto stamane a Olbia con il ministro Maurizio Lupi nei luoghi delle infrastrutture devastate dall’alluvione. “Oltre alle risorse - ha aggiunto il presidente- e’ fondamentale l’adozione di procedimenti che garantiscano efficienza e che non si inceppino negli ingranaggi della burocrazia. Occorre altresì un provvedimento straordinario per dare luogo in Sardegna e in tutto il Paese - ha concluso Cappellacci - a quelle azioni infrastrutturali necessarie per la messa in sicurezza, per la difesa dal rischio idrogeologico e dalle altre situazioni che generano pericoli per le nostre comunità”. Maltempo in Sardegna, torna l’allerta sulla costa occidentale. Piove dalle prime ore della notte su tutta la Sardegna occidentale e dopo la tregua di ieri arriva il grande freddo. Ieri la Protezione civile regionale ha diramato una comunicazione che «prevede il permanere del livello di moderata criticità per rischio idrogeologico» su tutti i bacini della Sardegna (Campidano, Iglesiente, Tirso, Montevecchio-Pischilappiu, Gallura, Logudoro e flumendosa Flumineddu) con previsione di «precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni potranno dare luogo a rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento». Intanto in Barbagia, a Fonni, Desulo, Tonara, è arrivata la neve. Continuano le ricerche del disperso nel Nuorese.«Mio fratello deve tornare a casa, in un modo o nell’altro». Da Bitti (Nuoro), al microfono del Tg1, la sorella di Giovanni Farre, operaio di 62 anni disperso da lunedì sera, confida che abbiano un esito le ricerche serrate lungo l’asta fluviale del Rio Mannu. Anche stamane le squadre specializzate dei vigili del fuoco e personale dell’Ente Foreste, supportati da un elicottero della Marina Militare, hanno ripreso a battere palmo a palmo la zona. Farre è stato trascinato via dall’acqua sotto gli occhi del figlio Marco che si è salvato, la sera dell’alluvione che in Sardegna ha provocato 16 vittime. Sempre nel Nuorese, a Onanì si lavora per riaprire l’accesso al paese, isolato da lunedì notte, dopo crolli e smottamenti sulle strade di collegamento. I vigili del fuoco sono impegnati a Torpè nel monitoraggio della diga e nell’assistenza alla popolazione, mentre alcuni presidi sono stati dislocati su richiesta dei sindaci a Galtellì, Orosei, Lula, Dorgali, Orgosolo e Oliena. Scende il numero degli sfollati.Continua a scendere il numero delle persone evacuate in Sardegna. Alle 15 risultano 493 persone ancora fuori casa, di cui 292 assistiti in centri di accoglienza adibiti nelle scuole, nelle palestre, nelle parrocchie, in strutture alberghiere ed extra-alberghiere.