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Quotidianosanita'12 03 2014 Il progetto è stato esteso alle ultime realtà ancora non coinvolte: aziende 1 di Massa e Carrara, 3 di Pistoia, 7 di Siena, 10 di Firenze, e le aziende ospedaliero universitarie pisana e senese. Marroni: "Lavoro essenziale per emersione abusi e maltrattamenti".
12 MAR - Il Codice Rosa è presente in tutta la Toscana. Con una delibera approvata dalla giunta, che estende il progetto regionale alle aziende 1 di Massa e Carrara, 3 di Pistoia, 7 di Siena, 10 di Firenze, e alle aziende ospedaliero universitarie pisana e senese, ora il progetto del Codice Rosa copre l'intero territorio toscano, essendo presente nelle 12 aziende sanitarie e nelle 4 aziende ospedaliero-universitarie della regione.
"I dati di attività dimostrano come il progetto regionale del Codice Rosa contribuisca all'emersione del fenomeno dei maltrattamenti e abusi commessi nei confronti delle fasce deboli della popolazione: donne, ma anche bambini, anziani, omosessuali, extracomunitari – dice l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni - Nel 2012, nelle 5 aziende in cui il Codice Rosa era presente, sono stati registrati 1.455 casi di violenza, mentre nel 2013, con 10 aziende, sono stati accertati 2.998 casi. Il lavoro di squadra che mette in rete tante competenze diverse - medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistratura, forze dell'ordine, associazioni, centri antiviolenza - si è dimostrato molto efficace nel far emergere gli episodi di violenza, dare sostegno alle vittime e perseguire i responsabili".
Il progetto del Codice Rosa è partito nel 2010 nella Asl di Grosseto. Dal gennaio 2012 è diventato progetto regionale, con la firma di un protocollo tra Regione Toscana e Procura della Repubblica, coinvolgendo 5 aziende. Dal gennaio 2013 altre 5 aziende sono entrate nel progetto. Con l'estensione del progetto alle rimanenti 6 aziende, ora il Codice Rosa è operativo in tutte le aziende della Toscana.
Nel 2013, nelle 10 aziende in cui il Codice Rosa era attivo sono stati registrati 2.998 casi, di cui 2.646 su adulti (2.536 maltrattamenti, 85 abusi, 25 stalking), e 352 su minori (293 maltrattamenti e 59 abusi). Dal 2012 ad oggi, la Regione ha destinato al progetto del Codice Rosa la cifra complessiva di 595.000 euro: per l'allestimento della ‘stanza rosa’ nei pronto soccorso, la dotazione di tutto il materiale necessario, le spese aggiuntive per il personale (reperibilità/straordinari), l'organizzazione delle iniziative formative rivolte al personale e le attività informative/comunicative rivolte alla cittadinanza.
La Stampa25 02 2014
Le buone pratiche ci sono anche in Italia, nascono dal basso, funzionano, ma poi non vengono adottate a livello nazionale.È il caso del codice rosa antiviolenza sviluppato dall’Asl 9 di Grosseto, insieme alla procura, alle forze dell’ordine e ai centri antiviolenza. Una stanza ”rosa” (come una rosa bianca) accoglie al pronto soccorso le vittime di violenza. Sono in maggioranza donne picchiate dai loro compagni e mariti o molestate, ma anche anziani, bambini, immigrati. Codice rosa offre assistenza, ascolto, raccolta delle prove per il processo. Una procedura che ha consentito di accelerare l’iter giudiziario e di aumentare la fiducia nelle istituzioni. Lo Stato ci ha provato a estendere questa esperienza su tutto il territorio, all’interno dei sette tavoli formati dal ministero delle Pari opportunità per scrivere il Piano nazionale antiviolenza, previsto dal decreto Femminicidio. I tavoli dovevano portare a diversi protocolli/regolamenti su formazione degli operatori, rete di assistenza, intervento nei pronto soccorsi, raccolta dei dati, educazione nelle scuole, rinserimento delle donne nel tessuto lavorativo, rieducazione degli uomini maltrattanti. Del codice rosa si è occupato un tavolo specifico. Vi sedevano tutti i ministeri coordinati dal dipartimento Pari opportunità e le associazioni femminili, Udi e Dire, in rappresentanza dei centri antiviolenza. Il lavoro si è avviato a ottobre, e poi si è rallentato fino a fermarsi. Il 14 ottobre, all’incontro “Great network” organizzato alla scuola di polizia di Roma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin affermava: «In Italia non siamo all’anno zero, ci sono esperienze avviate e produttive, come quella del codice rosa di Grosseto». Il 25 novembre, giornata mondiale della violenza contro le donne lex viceministra con delega alle Pari opportunità Maria Cecilia Guerra era in visita a Grosseto. Si è trattato di un’investitura, i tempi sembravano maturi, ma passa dicembre, poi gennaio, a febbraio tutti i tavoli sono stati riconvocati, si voleva chiudere prima che cadesse il governo, ma del tavolo sul codice rosa non si è saputo più nulla, tutto bloccato. Fonti interne al tavolo raccontano che il problema è stata l’accelerata del ministero degli Interni che voleva che il codice fosse coordinato dai prefetti, iniziativa presa senza consultare Pari opportunità e associazioni femminili. Il coordinamento ai prefetti, avrebbe riportato la lotta alla violenza a un approccio emergenziale, e non di tipo strutturale, raccontano dal tavolo. Si cerca una diversa soluzione che non si trova. Nel frattempo si moltiplicano le iniziative locali per tamponare la situazione. Infatti, il sistema sanitario nazionale ancora non riconosce la violenza di genere che riconduce a “violenza privata” e non forma il personale. Se una donna arriva al pronto soccorso può solo augurarsi di trovare un medico attento e sensibile. In Lazio è stato lanciato da poco ‘percorso rosa’, un codice di pronto soccorso criptato che prevede «un percorso ad hoc nel caso di violenza sessuale o fisica con l’immediata attivazione della task force interistituzionale in cui entrano prefettura, questura, carabinieri e tutte le professionalità» spiega la sua ideatrice l’assessore alle Pari opportunità e sicurezza Concettina Ciminiello impegnata in questi giorni a chiudere il protocollo operativo. Ci sono poi esperienze più simili a quella di Grosseto in Veneto, in Lombardia, in Basilicata, in Puglia, promosse da singole realtà ospedaliere. In Toscana, dove da quest’anno il codice è attivo in tutte le asl della regione i numeri parlano da soli: nel 2012, nelle 5 aziende toscane in cui il Codice rosa era già in funzione (Lucca Prato, Arezzo, Grosseto, Viareggio), sono stati trattati 1.455 casi di maltrattamenti e abusi su adulti e minori; da gennaio a settembre 2013, in 10 asl (si sono aggiunte Pisa, Livorno, Empoli, Careggi e Meyer a Firenze) i casi sono saliti a 2.259, di cui 2.139 maltrattamenti, 108 abusi, 12 maltrattamenti in seguito a stalking. Sappiamo anche che 2.006 erano adulti e 253 bambini. Le associazioni per questo chiedono una ministra delle Pari opportunità oppure che le deleghe rimangano al presidente del Consiglio in modo che il lavoro sul Piano antiviolenza possa concludersi.
La Repubblica18 02 2014
Un "codice rosa" contro la violenza sulle donne, un modo per non lasciare da sole le vittime da subito, fin dal primo soccorso. Una rivoluzione simbolica e sostanziale che verrà introdotta negli ospedali del Lazio quando sarà approvata la legge contro la violenza sulle donne licenziata ieri in Commissione alla Pisana …