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OZ Officine Zero - Non si chiude con l'asta

  • Venerdì, 20 Novembre 2015 15:34 ,
  • Pubblicato in La Campagna

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Leggi l'Appello di Officine Zero e Firma la petizione!

L'Appello di OZ Officine Zero - Non si chiude con l'asta

  • Venerdì, 20 Novembre 2015 15:24 ,
  • Pubblicato in L'Appello
La crisi sociale e ambientale che viviamo in Europa da molti anni ha prodotto effetti drammatici di lunga durata. Non bastano annunci di ripresa o qualche dato economico in controtendenza, ma sono necessarie risposte inedite, radicali e coraggiose.

Le Officine ex-RSI (manutenzione dei treni notte, ex Wagon Lits) sono state occupate il 20 febbraio 2012 dagli operai in cassa integrazione. Il 1° giugno 2013, di fronte al fallimento dell’azienda decretato dal Tribunale di Lecco, un’ampia coalizione sociale, che da tempo già sosteneva la vertenza operaia, ha riaperto i cancelli della fabbrica con un progetto di riconversione, per dare nuove prospettive all’occupazione già in atto.

Oggi, dopo due anni, Oz-Officine Zero rappresenta un'esperienza innovativa di economia collaborativa a Roma e nel Lazio. Eliminando ogni relazione verticale, operai, artigiani, freelance e studenti si uniscono e mettendo in sinergia produzione materiale e immateriale. Attraverso l'intreccio di competenze prende piede il progetto di riconversone produttiva, all'insegna del riuso e della sostenibilità ambientale. Vengono recuperati gli spazi, ripristinati i macchinari e, grazie a ciò, attivate le officine di riparazione e upcycling, uno spazio di coworking per freelance e professionisti atipici, una “Camera del Lavoro Autonomo e Precario” con servizi di assistenza legale, fiscale e previdenziale, uno studentato universitario e una mensa popolare.

Il riuso, la trasformazione, la rottura dello schema tradizionale prodotto-consumo-rifiuto sono l'anima del progetto di riconversione, in linea con le nuove indicazioni strategiche europee in materia di prevenzione ambientale ed uso efficiente delle risorse. Questo fa di OZ- Officine Zero un prototipo innovativo di riconversione produttiva ed ecologica, riconosciuto e studiato a Roma e in molti paesi del mondo, grazie alla fitta rete di realtà incontrate in campo lavorativo, istituzionale e accademico e grazie al sostegno dei movimenti sociali che lo accompagnano dalla nascita.

Un'esperienza che rischia di chiudersi.

La curatela fallimentare ha infatti messo in moto le procedure che, dopo il 15 novembre 2015, porteranno all'asta dei beni mobili e immobili, con il rischio che un enorme patrimonio di questa città venga svenduto, senza alcuna tutela dell’area e del lavoro. Per questo OZ-Officine Zero ha bisogno di mobilitazione e sostegno immediato da più parti.

Facciamo dunque appello alla società civile, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai movimenti, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni. Chiediamo con forza alle Istituzioni (Regione Lazio e Roma Capitale in primis) di dare continuità agli impegni presi finora, scongiurando lo sgombero, tutelando il futuro occupazionale dei lavoratori e sostenendo il progetto di riconversione.

Non si tratta di difendere solo uno spazio e un progetto, ma di affermare la praticabilità di un'alternativa concreta alla crisi: attraverso la cooperazione e il mutualismo si può produrre occupazione, per combattere la povertà, la speculazione edilizia e la devastazione ambientale.

Per adesioni e info:

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.change.org/p/roma-enti-locali-oz-officine-zero-non-si-chiude-con-l-asta

PRIMI FIRMATARI:

Mario Agostinelli (Esperto di energia, ex-dirigente ENEA) - Fabio Alberti (Direttore di Un Ponte Per) - Giso Amendola (Docente di Sociologia del diritto presso l'Università di Salerno) - Association pour l'autogestion (France) - Dario Azzellini (Johanes Kepler Universitat Linz) - Andrea Baranes (Economista, Fondazione Banca Etica) - Piero Bernocchi (Portavoce Nazionale COBAS) - Marco Bersani (Attac Italia) - Bruno Cartosio (Docente di storia dell’America del Nord all’università di Bergamo) - Alberto Castagnola (Economista) - Maurizio Cavalieri (Presidente dell'Associazione Operatori del Mercato di Porta Portese) - Carlo Cellamare (Docente di urbanistica, La Sapienza) - Chef Rubio (Artista) - Cooperativa Textil Pigue (Fabbrica recuperata, Argentina) - Coordinamento degli Spazi Collaborativi della Città Metropolitana di Roma (rete coworking, roma) - Luigi Corvo (Docente do Economia delle aziende non profit e delle imprese sociali, Università di Torvergata) - Marina Crialesi (Attrice) - Giuseppe De Marzo (Libera Contro le Mafie) - Marica Di Pierri (Associazione A Sud) - Alessandra Di Pietro (Sceneggiatrice) - Enzo Di Salvatore (Costituzionalista, università di Teramo) - Roberto Ditta (Fotografo) - Don Pasta (Artista) - Daniele Gaglianone (Regista) - Garrincha Dischi, (Etichetta discografica) - Elio Germano (Attore) - Augusto Illuminati (Docente di Storia della Filosofia Politica, Università di Urbino) - Augusto Lacala (Presidente della Rete Nazionale Operatori dell'Usato) - Maurizio Landini (Segretario generale FIOM) - Sara Lorenzini (Attrice) - Michele Luminati (Direttore Istituto Svizzero) - Raniero Maggini (Presidente di Occhio del Riciclone ) - Rossella Marchini (Architetto) - Ugo Mattei (Docente di diritto civile all'Università di Torino) - Sandro Mezzadra (Docente di storia delle dottrine politiche, Università di Bologna) - Eduardo Murua (IMPA, Movimiento nacional de empresas recuperadas) - Paolo Napoli (Directeur d'études à l'EHESS – Paris) - Martina Pignatti (Presidente di Un Ponte Per) - Giovanna Ricoveri (economista, teorica dei beni comuni) - Ri.Maflow (Fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio) - Gianni Rivieccio (Produttore) - Andres Ruggeri (Facultad Abierta, Università di Buenos Aires) - Italo Sabetta (Regista) - Enzo Scandurra (Urbanista) - Sara Serraiocco (Attrice) - Marina Sitrin (City University New York) - Antonello Sotgia (Urbanista) - Lo Stato sociale (Band Musicale) - Ivan Stomeo (Sindaco di Melpignano) - Riccardo Troisi (docente dell'Universidad coopertiva de Colombia; comune.info) - Guido Viale (Economista) - Paolo Virno, (Docente di filosofia del linguaggio, Roma 3) - Tonino Zangardi (Attore) - Zerocalcare (Fumettista) - Davide Zurolo (artista) - Wu Ming (collettivo di scittori)

ASSEMBLEA PUBBLICA A SOSTEGNO DI OZ-OFFICINE ZERO
Giovedì 26 novembre, ore 18.00

Il progetto di Oz - Officine Zero è a rischio

Il meccanismo dell'asta fallimentare si è definitivamente messo in moto e il rischio di chiusura è imminente.

Officine Zero nasce come risposta alla crisi delle Officine ex-RSI, che per quasi un secolo hanno lavorato alla manutenzione dei treni notte. Occupate nel 2012 dagli operai in cassa integrazione, il 1° giugno 2013, di fronte al fallimento dell’azienda decretato dal Tribunale di Lecco, un’ampia coalizione sociale, che da tempo già sosteneva la vertenza operaia, ha riaperto i cancelli della fabbrica con un progetto di riconversione, per dare nuove prospettive all’occupazione già in atto.

Oggi, dopo due anni, Oz-Officine Zero rappresenta un'esperienza innovativa di economia collaborativa, in cui operai, artigiani, freelance e studenti si uniscono, mettendo in sinergia produzione materiale e immateriale. Officine di riparazione, riuso e upcycling, uno spazio di coworking, una “Camera del Lavoro Autonomo e Precario” con servizi di assistenza legale, fiscale e previdenziale, uno studentato universitario e una mensa popolare. Tutto questo e molto altro è Oz-Officine Zero, una fabbrica recuperata e riconvertita, aperta alla città e ai movimenti.

Oggi tutto questo è a rischio ed è arrivato ad un momento di svolta. Dopo la recente vendita della filiale di Lecco della ex RSI, i tempi si sono bruscamente accelerati, i beni della società sono sottoposti a procedimento fallimentare in attesa di asta. Per anni la situazione è rimasta in stallo, senza prospettive di reintegro per gli ex-operai, senza un orizzonte produttivo per le officine, con il rischio di una speculaizone alle porte.

Oggi Oz-Officine zero ha bisogno del sostegno di tanti. Non si tratta di difendere solo uno spazio e un progetto, ma di affermare la possibilità di un'alternativa concreta alla crisi. In una città commissariata, con un sindaco destituito dall’alto, dove continuano a governare poteri forti e passioni tristi, dove la privatizzazione avanza e la precarietà è la regola, dove ogni progetto innovativo dal basso viene ostacolato, è tempo di alzare la testa e di mettere in comune i frammenti più vivi.

Per questo vi invitiamo a partecipare giovedì 26 novembre ad una ampia assemblea pubblica in cui a partire dal progetto e dall’attuale emergenza di OZ - Officine Zero vorremmo costruire collettivamente un dibattito di più ampio respiro che si interroghi sulle trasformazioni che investono il mondo del lavoro, le città e la vita stessa delle persone.

Assemblea 26.11, Evento FB: www.facebook.com/events/1926465484244821/


#siamorotti: freelance e coworkers rompono con il governo

  • Giovedì, 04 Dicembre 2014 14:33 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
03 12 2014

Roberto Ciccarelli

E’ la prima volta. I cowork ita­liani si met­tono in rete e spo­sano la bat­ta­glia di Acta, Alta par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni con­tro l’aumento dell’aliquota pre­vi­den­ziale della gestione sepa­rata Inps dal 27,72% al 29,72%: “Non siamo i ban­co­mat del governo”. inCowo a Milano, LoFoIo a Firenze, Re Fede­rico a Palermo e Mil­le­piani a Roma hanno aperto le loro stanze per una bat­ta­glia che riguarda anche i free­lance che le fre­quen­tano gior­nal­mente, tro­vando così occa­sioni per fare rete, lavo­rare, pro­get­tare. E’ una prima dimo­stra­zione di come l’attività pro­fes­sio­nale, basata sullo scam­bio di cono­scenze, possa coniu­garsi con un’attività mutualistica.

L’azione è stata molto sem­plice. Con il tam tam in rete, e il pas­sa­pa­rola, ai free­lance è stato chie­sto di por­tare nei cowork i loro sal­va­da­nai per rom­perli. Farsi foto­gra­fare da soli o in gruppo e poi con­di­vi­dere l’immagine. Così è stato. Un governo che rompe i sal­va­da­nai per rac­cat­tare le ultime risorse da coloro che sono i meno tute­lati nel mondo del lavoro ita­liano. Que­sto è il senso.

I nuovi poveri sono gli auto­nomi a par­tita Iva

La que­stione pre­vi­den­ziale riguarda tutti coloro che non hanno un lavoro subor­di­nato a tempo inde­ter­mi­nato. Iscritti, e non alla gestione sepa­rata, tutti hanno lo stesso pro­blema: il peso fiscale e con­tri­bu­tivo non cor­ri­sponde all’erogazione di diritti sociali fon­da­men­tali. Quella con­tro la gestione sepa­rata è la prima bat­ta­glia che può sedi­men­tare una con­di­zione comune e il rico­no­sci­mento che da soli si può poco. Insieme si può arri­vare a un risultato.

E’ suc­cesso alle 19,33 del 3 dicem­bre. La pun­tua­lità si spiega con la cam­pa­gna ori­gi­na­ria­mente lan­ciata da Acta: Dica No 33. Il “No” è con­tro l’aumento fino al 33,72% entro il 2019 impo­sto dalla riforma For­nero delle pen­sioni per i con­tri­buti che lavo­ra­tori auto­nomi e para­su­bor­di­nati iscritti alla cassa dell’Inps.

Una lotta ini­ziata nel 2012 e giunta quest’anno alla terza edi­zione. Da allora la poli­tica non ha saputo tro­vare un rime­dio dura­turo ad un’iniquità pra­ti­cata ai danni dei nuovi poveri a par­tita Iva. Da allora, sem­pre a dicem­bre, nella legge di sta­bi­lità, il par­la­mento ha tro­vato una man­ciata di milioni per riman­dare il pro­blema all’anno successivo.

Da parte loro, i free­lance chie­dono una riforma di sistema: equa, per­chè l’aliquota torni al 24%, la per­cen­tuale ver­sata da altri auto­nomi come gli arti­giani. E uni­ver­sale: per­ché i con­tri­buti ver­sati per la malat­tia (lo 0,72% dell’aliquota) non per­mette di affron­tare malat­tie gravi. Come sta denun­ciando in que­sti mesi la free­lance toscana Daniela Fre­gosi con la sua bat­ta­glia per il diritto alla malat­tia per tutti gli autonomi.

Acta, Alta Par­te­ci­pa­zione e Con­fas­so­cia­zioni hanno lan­ciato un appello pochi giorni fa. Il governo Renzi ha pre­pa­rato una gigan­te­sca trap­pola per tutte le figure del lavoro indi­pen­dente, pro­prio quelle che più volte ha cele­brato come i «cam­pioni» dell’innovazione, delle start up e delle «nuove professioni».

Una con­trad­di­zione poli­tica di primo piano cre­sciuta di mese in mese, e annun­cio dopo annun­cio. La revi­sione del regime age­vo­lato per le par­tite Iva under 35 i minimi com­por­terà per gli auto­nomi e i pro­fes­sio­ni­sti una stretta dram­ma­tica sui ricavi già ridotti all’osso e un incre­mento tri­plo del pre­lievo fiscale.

Per dare un’idea: con un com­penso lordo medio di 18.640 euro, il red­dito netto di una par­tita Iva iscritta alla Gestione sepa­rata Inps sarà di 8.679 euro annui, 723 euro al mese. Dopo tasse e con­tri­buti, in tasca a que­sti lavo­ra­tori restano oggi 515 euro. Con l’aumento dei con­tri­buti e delle tasse, que­sto red­dito dan­neg­gerà ulte­rior­mente i nuovi poveri con la par­tita Iva.

Anna Soru, pre­si­dente di Acta, ha colto la vera con­trad­di­zione del governo Renzi: «La verità è che il governo smart col­pi­sce i free­lance e l’economia 2.0. Parla del nuovo, ma guarda solo al vec­chio. E allora, la cosa migliore da farsi è scen­dere in campo con­tro l’Inps che ci usa come ban­co­mat per riem­pire le casse vuote di altre gestioni».

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