Oct 15, 2026

Diaz, punire i torturatori

di Patrizio Gonnella*, Zeroviolenzadonne
5 luglio 2012

La tortura è un crimine contro l’umanità. La tortura non un crimine per il codice penale italiano. E' questa una lacuna intollerabile per uno Stato democratico di diritto. La proibizione legale della tortura è condizione necessaria (seppur non sufficiente) per poter punire i torturatori, come quelli della Diaz, di Bolzaneto, di Asti, di Lecce. Carlo Saturno, 22 anni, è morto dopo essere stato in coma una settimana. Carlo Saturno è morto senza avere avuto una, che sia una, chance di giustizia.

Arrestato quando era giovanissimo è andato a finire nel carcere minorile di Lecce. Qui, quella che poteva apparire una classica “squadretta” di agenti usava torturare i ragazzi. Lui, a differenza di chi in quel contesto indossava la divisa e usava la violenza, alle istituzioni ci aveva creduto. E ci ha continuato a credere sino alla morte. Le istituzioni, la giustizia lo hanno invece miserevolmente abbandonato. Insieme ad altri suoi amici detenuti, anche loro torturati, e a un gruppo di operatori coraggiosi aveva denunciato tutti i componenti dello squadrone.

Il pm gli crede, il gip gli crede. Lui diventa maggiorenne. Va a finire nel carcere di Bari. Quello per i grandi. Continua a credere nelle istituzioni e nella giustizia. Per le torture subite a Lecce si costituisce parte civile. Nel frattempo sono tutti tornati in servizio i poliziotti componenti dello squadrone. C’è il rinvio a giudizio di nove agenti di polizia penitenziaria. Il processo a Lecce prosegue lento, inesorabilmente lento. Quanto raccontato finora è depositato agli atti giudiziari. Passano gli anni. Carlo Saturno pare fosse depresso e nonostante questo pare che fosse stato messo in isolamento. Viene trovato impiccato.

Mentre Carlo Saturno, ricoverato al Policlinico di Bari, era in fin di vita si è tenuta l’ultima udienza leccese ove lui era parte lesa per le torture subite. Quella udienza è l’ultima non perché il processo è giunto a verità ma perché la successiva udienza è stata fissata oltre i tempi di prescrizione.  Qualche giorno fa il tribunale di Lecce ha mandato tutti prosciolti i presunti torturatori. Morta, nel frattempo, la parte lesa, anzi la parte torturata. Se il legislatore avesse seguito le indicazioni delle Nazioni Unite il delitto di tortura avrebbe dovuto essere codificato sin dal lontano 1988 e avrebbe dovuto prevederne l’imprescrittibilità. Se così fosse avvenuto il processo leccese sarebbe oggi ancora in vita.

Invece sia il processo che Carlo Saturno sono tragicamente morti. Intanto nei giorni scorsi una corposa delegazione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (organismo intergovernativo del Consiglio di Europa) è venuta in Italia. Ha ispezionato le camere di sicurezza delle questure di Firenze, Messina, Milano, Palermo e Roma; le stazioni dei carabinieri di Messina “Gazzi” e Milano “Ponte Magenta”; gli uffici della polizia municipale di Milano (via Custodi) e Messina (via fermi); il Cie di Bologna; le prigioni di Bari (non è un caso visto quanto avvenuto a Carlo Saturno), Sollicciano a Firenze, San Vittore a Milano, Ucciardone a Palermo, Terni (il solo reparto dove sono reclusi i detenuti sottoposti al regime duro di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario), Vicenza; l’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto; il reparto psichiatrico dell’ospedale di Milazzo. Un bel giro d’Italia.

Nelle prossime settimane capiremo cosa hanno raccomandato alle autorità italiane e quali sono le risposte del governo. C’è una procedura riservata di dialogo al momento. Si è trattato quindi di un tour di inchiesta sul nostro sistema della repressione. L’Italia nell’era Berlusconi disconosceva e ignorava le indicazioni provenienti dagli organismi internazionali deputati a occuparsi dei diritti umani. L’atteggiamento era quello tipico di chi rivendicava la intangibile sovranità nazionale contro le ingerenze esterne. Lo usano fare i paesi governati da regimi dispotici. Ora l’Italia è governata dai tecnici. Al ministero degli esteri siede un diplomatico.

Lui sa cos’è il Consiglio di Europa. Speriamo quindi che in tempi brevi venga reso pubblico il contenuto delle osservazioni degli ispettori europei. I cittadini italiani hanno diritto a sapere cosa i componenti della delegazione ispettiva hanno visto a Vicenza, a Milano, a Bologna, a Bari etc. etc. E’ dovere istituzionale informare l’opinione pubblica. Una opinione pubblica che se bene informata non è poi così retriva. I casi Aldrovandi e Cucchi hanno rotto il muro del silenzio. E’ arrivata anche la prima sentenza definitiva  di condanna che sarebbe stata ben più corposa se fosse stato possibile imputare ai poliziotti anche il delitto di tortura. La campagna Chiamiamola tortura vuole colmare questa lacuna e rendere crimine ciò che oggi non lo è, nel nome della legalità e dei diritti umani.

* Presidente di Antigone

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