PICCOLE STORIE IGNOBILI

di Loredana Lipperini, Lipperatura
29 dicembre 2011

Ci ho pensato, anche perché i commenti di ieri non mi hanno lasciata indenne, e rilancio.
Uno degli intervenuti ha scagliato il proprio anatema sulle donne che interrompono la gravidanza. Accade e accadrà, da quando i foglianti hanno intrapreso la loro battaglia pro life.
Quel che accade inoltre, e che davvero è un tema sotterraneo, è che alle donne si impedisce, in Italia, di abortire.
Ho già citato il libro, preziosissimo, di Chiara Lalli, C’è chi dice no. Leggetelo e diffondetelo.

Chiara Lalli ci ricorda che gli aborti clandestini sono passati da circa 55.000 mila del 1988 agli oltre 77.000 del 2007. Che la legge 194 viene svuotata dall’interno, con la moltiplicazione degli obiettori di coscienza. Ci riferisce dell’indagine della CGIL Lombardia sugli ospedali regionali: su 546 ginecologi, gli obiettori sono 361, i non obiettori 146. In dieci ospedali i ginecologi sono tutti obiettori.

Racconta storie. Come quella, atroce, di Margherita, che dopo la morte della sua bambina, a dieci mesi, resta incinta (è il 2007) ma si sente diagnosticare una trisomia 13, che porterebbe alla morte del neonato entro poche settimane. Deve interrompere la gravidanza che ha superato la dodicesima settimana. Va al San Giovanni di Roma. Viene sottoposta a un calvario vero e proprio, uno slalom fra obiettori, una orribile induzione accanto alla sala parto fra i vagiti dei bambini, ostetriche che le chiedono se vuole salutare il feto e fargli un funerale, medici obiettori  che però, da privati cittadini, hanno cercato colleghi non obiettori per interrompere la gravidanza della moglie.

Ecco, leggetelo. Magari stateci male. Ma sappiate che quello che è un doloroso diritto, ma un diritto, delle donne oggi non è quasi più attuato.
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