di Pina Adorno, Presidente della Consulta dei Consultori Familiari di Roma12 maggio 2012I consultori familiari vengono istituiti nel ’75 con la legge n. 405 - richiesta a gran voce dalle donne, più o meno organizzate in movimenti e associazioni dall’inizio degli anni ’70 - per tutelare la salute della donna attraverso l’informazione sulla sessualità, sul funzionamento del proprio corpo, per una maternità e paternità consapevole e responsabile e per rispondere ad un domanda complessiva di salute nelle diverse fasi della vita della donna e del bambino, della coppia e della famiglia. Nel Lazio, la legge regionale n.15/76 articolerà concretamente i principi della legge quadro, delineando le coordinate strutturali ed operative che renderanno possibili le attività a tutela della salute della donna nella regione.I consultori familiari sono caratterizzati dall’essere un servizio di genere, condizione fondamentale - oltre che per la loro genesi - in quanto la popolazione femminile è un target strategico per la possibilità di incidere con efficacia in termini di salute su tutta la popolazione. Infatti, possiamo constatare nel tempo un incremento della presenza dei partner, maggiormente coinvolti rispetto alla scelta contraccettiva, alla procreazione, alla cura del bambino.Lo spirito della legge istitutiva e le motivazioni stesse che hanno portato alla formulazione dei suoi contenuti hanno fatto sì che i consultori fossero caratterizzati fin dall’inizio da un forte investimento tecnico-professionale, oltre che politico-sociale, nella prevenzione.La partecipazione dell’utenza all’individuazione delle tematiche emergenti e l’approccio interdisciplinare alle problematiche da trattare hanno caratterizzato in senso innovativo i Consultori nella realtà dei servizi socio-sanitari italiani.Nel ’78 veniva approvata la legge 194, nata per contrastare l’aborto clandestino che era una vera piaga sociale e che ogni anno provocava un numero rilevante di decessi e casi di sterilità per le condizioni in cui veniva praticato. Per gli operatori rappresentava una ragione ulteriore per promuovere interventi informativi per la prevenzione e la promozione della salute nelle scuole e nei luoghi di lavoro.Integrati nel corso degli anni dalla normativa che ne ha delineato la presenza sul territorio e precisato le priorità (legge n.34/96; POMI/2000; DPCM 29/11/2001-LEA; legge n.40/2004; Piano Sanitario Regionale 2011/2012), i CCFF modulano le proprie attività su una metodologia d’intervento fondata su alcuni cardini fondamentali:- centralità della persona - La persona viene considerata nella sua globalità e soggettività, come riferimento e interlocutore privilegiato per l’attività di prevenzione e di promozione della salute. I CCFF lavorano per promuovere la consapevolezza e le competenze (empowerment) delle persone rispetto alla responsabilità e al controllo della propria salute, tenendo conto dei riferimenti culturali e valoriali che le caratterizzano. - offerta attiva - Per ridurre il rischio di patologie sanitarie e psicosociali, le persone non vanno solo attese nei servizi, ma vanno raggiunte secondo un programma di offerta attiva con interventi di prevenzione e di promozione della salute rivolti a gruppi di popolazione di un certo territorio rispetto ad un determinato comportamento a rischio (adolescenti, donne in gravidanza, ...). - lavoro in équipe - Gli interventi del CF si realizzano secondo una metodologia fondata sul confronto e sulla progettazione in équipe, nella quale saperi e competenze diverse si integrano nell’analizzare la domanda di salute e nell’organizzare risposte adeguate, poiché la realtà della persona non può essere identificata con una parte del suo corpo, ma va accolta nella sua interezza.La distribuzione capillare sul territorio consente ai consultori di essere un riferimento costante per scuole, altri servizi asl, municipi, realtà sociali e associative, singole donne, coppie, adolescenti e consente inoltre la programmazione condivisa delle attività preventive e di promozione della salute sessuale e riproduttiva. Tematiche quali la sessualità, la maternità e paternità responsabile, la tutela della propria salute hanno una forte valenza culturale che può e deve essere gestita con uno sguardo multidisciplinare, e questo è possibile solo nei servizi territoriali, base ampia e solida della “piramide della salute”.Periodicamente si rimette in discussione la legge istitutiva dei consultori con il pretesto che è una legge datata che ha fatto il suo tempo, ma io credo che non ci sia la necessità di fare nuove leggi, visto che il modello dei consultori italiani è indicato come di eccellenza per il raggiungimento degli obiettivi di salute e raccomandato dalle agenzie internazionali, soprattutto per interventi nei paesi in via di sviluppo. Va quindi mantenuto il modello esistente, ma va applicata integralmente la normativa portando a regime il numero dei consultori (1:20.000 abitanti) e gli operatori necessari a realizzare l’offerta attiva nel territorio. A questo proposito va segnalata la situazione allarmante dei consultori a Roma e nel Lazio: tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, a causa di pensionamenti e trasferimenti, gli operatori dei CCFF sono diminuiti di circa 50 unità nella capitale e si assiste ad uno stillicidio continuo di consultori accorpati, trasferiti, soppressi nelle Asl di Roma. La Consulta dei Consultori di Roma riceve continue segnalazioni in questo senso e, se non viene invertita la rotta, il rischio che questi servizi siano completamente svuotati e progressivamente eliminati, o perlomeno trasformati radicalmente riducendone l’efficacia, è molto alto.Il rischio che viviamo oggi è che, per far tornare i conti (dopo aver dissipato per anni risorse e competenze) si perda la consapevolezza dell’importanza, anche in termini meramente contabili, della prevenzione e della promozione della salute, e di conseguenza si rinunci all’investimento sulla crescita della realtà dei servizi territoriali, operando una sorta di “desertificazione” dei riferimenti di salute sul territorio (CCFF, DSM, SERT, servizi per l’età evolutiva…) progressivamente impoveriti nel corso degli anni a favore di un incremento di grandi centri ambulatoriali e specialistici, livello di intervento di cura, più costoso in termini economici e umani rispetto all’intervento di prevenzione.