Il Paese delle donne07 02 2013 La sentenza del processo per stupro svoltosi a L’Aquila il 31 gennaio cambia l’imputazione di tentato omicidio in lesioni personali gravi, condannando a 8 anni l’ex militare responsabile di aver violentato fuori da una discoteca di Pizzoli (L’Aquila) ed aver poi abbandonato ferita sulla neve una ragazza di 21 anni di Tivoli. I giudici hanno modificato il capo d’accusa di tentato omicidio in "lesioni personali gravi". Di seguito il comunicato dell’associazione 8 marzo di Tivoli, che aveva partecipato al sit-in davanti al Tribunale insieme con altre donne di associazioni dell’Aquila e di altre città. "Alle 18:00, quando è arrivata la sentenza, nel sentire che le aggravanti erano cadute, il gelo si è impossessato di noi... Consapevoli del fatto che nessuna condanna esemplare potesse restituire a Rosa la sua vita, speravamo in un deterrente per chiunque ritenga di poter disporre a suo piacimento del corpo di un’altra persona. Pensavamo che, di fronte alla efferatezza di questa vicenda ci sarebbe stata più durezza e quello che ci ha indignato è stata l’ennesima conferma che il cammino verso la civiltà, nel nostro Paese, è ancora lungo e tortuoso...Non ci sono parole! E di questo cammino lungo e tortuoso, siamo pronte a farci carico perché anche chi afferma che lo stupratore debba fare una brutta fine, afferma la stessa cultura di sopraffazione che ha mosso questo ragazzo Noi siamo con Rosa e per Rosa ci siamo costituite come associazione ma la nostra lotta non finisce qui.La consapevolezza di essere ancora lontani, come società, da una cultura paritaria ci spinge ancora a combattere Avevamo creduto che affidarsi alla giustizia potesse farci sentire, almeno sostenute e protette, tutelate. Invece, per l’ennesima volta, abbiamo dovuto toccare con il nostro dolore e la nostra rabbia che la cultura dominante ci ha scaraventate in mezzo alla strada, senza alcuna protezione o sostegno. Ma noi non siamo vittime!Siamo soggetti attivi e continueremo il nostro cammino verso questo riconoscimento. Perché è la giustizia che fa di un essere umano l’umano. E noi, questo chiediamo e rivendichiamo! Non vendetta, ma giustizia.Perché il reato di stupro venga accomunato all’omicidio, a prescindere.Perché nessuno possa più dire impunemente: " Se l’è cercata ""Poteva stare in casa" Affinché non ci siano più donne stuprate, picchiate, uccise... Associazione 8marzo2012