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Perché le donne ai vertici sono destituite prima degli uomini?

La 27ora
20 05 2014

Per tutte le cose egregie che Jill Abramson si lascia dietro al New Times, dagli otto Premi Pulitzer vinti sotto la sua direzione al grande numero di donne in posizione di responsabilità nel giornale, è purtroppo il marchio d’infamia con cui è stata letteralmente buttata giù dalle scale del grattacielo progettato da Renzo Piano che rischia di rimanerle attaccato addosso. Pushy o bossy, aggressiva o autoritaria sono i due termini più ricorrenti usati per descrivere il suo stile di guida del primo quotidiano al mondo.

Ci ha pensato Pigi Battista a sottolineare su “La 27ma Ora” il pesante retaggio misogino di queste accuse, come se si fosse mai visto un direttore uomo cacciato perché troppo brusco e di modi spicci con la redazione, a fronte di risultati eccellenti.

Qui vogliamo semplicemente contestualizzare la destituzione “senza decoro” – definizione del Premio Pulitzer e giornalista del Times, David Carr – di Abramson con i risultati di uno studio appena pubblicato da Strategy&, secondo il quale le donne in posizioni manageriali di vertice vengono cacciate molto più di frequente degli uomini nelle stesse mansioni.

Analizzando i cambi al vertice delle più grandi 2500 aziende del mondo nell’arco di dieci anni, dal 2004 al 2013, i ricercatori hanno rilevato che se da un lato solo il 3% dei nuovi top manager è composto da donne, queste sono destituite in anticipo molto più spesso.

Non sono all’altezza del compito?

No: «Sono quasi sempre outsiders, vengono dall’esterno e quindi più vulnerabili, conoscono poco l’organizzazione, sono spesso estranee alla cultura dell’azienda in cui vengono chiamate e non si vedono dato abbastanza tempo per dare risultati», spiega Ken Favaro, uno degli autori dello studio. Detto altrimenti, i criteri di giudizio sono molto più severi per le donne: «Nei consigli d’amministrazione ci sono soprattutto uomini e le donne sono trattate in modo più duro».

Sembra di leggere in filigrana la saga consumatasi al Times, dove un direttore di successo come Abramson, che sicuramente ha commesso degli errori come quello di non informare il suo vice di volergli affiancare un altro, si è ritrovata da un giorno all’altro lapidata dalla proprietà, che l’ha addirittura accusata di «decisioni arbitrarie» e «pubblico maltrattamento dei colleghi».

Per fortuna, conclude lo studio, fra 20 anni sarà tutto diverso, molte più donne usciranno dalle università, saliranno ai piani alti delle aziende e queste avranno una base molto più ampia di talenti femminili cresciuti in casa. Quanto alla mia generazione, uomini e donne, come diceva Keynes, fra vent’anni rischiamo di essere tutti morti.

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