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venerdì 14 dicembre 2018



"L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà".
Marco Polo



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Crescere è un viaggio nello spazio della mente

Simona Di Segni*, Zeroviolenza
2 febbraio 2015

Introduzione al corso "La città dei bambini nella mente degli adulti. Differenze e integrazione" realizzato da Zeroviolenza

La modificazione della società degli ultimi decenni ha prodotto un cambiamento anche nei rapporti tra le generazioni all’interno delle diverse istituzioni sociali (famiglia, scuola).

Queste trasformazioni hanno avuto una doppia valenza: da un lato, sono venute meno le rigide opposizioni del passato tra i sessi e le generazioni e sempre di più si è consolidata l’idea della crescita come processo di strutturazione dell’identità - personale e di genere - in cui ha assunto una forte centralità il concetto di parità nella differenza (tra sé e l’altro e tra i generi).

Parallelamente, si è assistito ad un’evoluzione sociale caratterizzata dall’allentamento di coordinate di riferimento solide, da confini sempre più permeabili, dalla progressiva confusione e ibridizzazione dei generi, in cui è venuto a mancare il valore strutturante del confine e del limite che definisce la differenza tra sé e l’altro, premessa indispensabile per ogni forma di rispetto e tolleranza verso qualsiasi alterità.

Proprio quando i confini sono confusi e il senso di identità si fa più incerto, l’individuo è naturalmente portato a sentire tutto ciò che è estraneo/esterno come una minaccia contro l’integrità di sé, contro cui erigere barricate o mettere in atto condotte violente per non soccombere al timore di un’alterità percepita come un pericolo per la sopravvivenza (vedi i comportamenti xenofobi o omofobi di cui la cronaca è piena).

Partendo da queste premesse, risulta abbastanza evidente come una delle forme più efficaci di prevenzione primaria della violenza possa essere garantita dalla formazione di un ambiente familiare e scolastico sufficientemente attento ai bisogni dei bambini nei diversi passaggi della crescita, per favorire lo sviluppo di un sentimento di sicurezza di base e lo strutturarsi di un senso di sé stabile, in cui poter apprendere il rispetto per ogni forma di alterità e differenza.

La presenza di un ambiente affidabile - che garantisca l’iniziale bisogno di dipendenza assoluta da cui emergere come soggetto sempre più differenziato e autonomo nel corso della crescita - consente al bambino di poter sperimentare quel senso di sicurezza di base derivante dall’esperienza di essersi potuto appoggiare con fiducia, che diventa nel tempo il terreno in cui affondare le radici di una progressiva e crescente definizione autonoma di sé e dell’altro, in cui vengono identificati e riconosciuti bisogni, desideri e intenzioni proprie e altrui, nel mai concluso processo di soggettivazione.

Proprio grazie alla presenza di un ambiente che favorisce lo sviluppo, il cucciolo d’uomo può affrontare le diverse tappe in cui si stabiliscono le differenze nodali su cui si struttura la sua identità. A partire dalla primissima differenza familiare/estraneo, si costituiranno nel corso del tempo le altre grande differenze: grande/piccolo, maschile/femminile, bene/buono e male/cattivo, fino alle più raffinate questioni etiche astratte che tanto spazio occupano nella mente degli adolescenti.

In questo contesto, il gruppo e le relazioni d’amicizia diventano la palestra in cui riconoscere, esercitare e mettere alla prova uguaglianze e differenze e a mitigare il senso di solitudine che il processo di separazione e di crescita comporta.

In questo senso la famiglia e la scuola sono i principali potenziali promotori di una crescita che consenta, attraverso lo sviluppo di una “base sicura”, lo strutturarsi del senso di sé e dell’altro in cui poter riconoscere l’alterità in tutto il suo valore di potenziale arricchimento di sé, invece che di minaccia da combattere.

Per questo, la formazione dovrebbe essere rivolta anche al recupero di una definizione più chiara dei compiti e funzioni dell’essere genitore o insegnante, anch’essi minacciati dalla confusione generata da un bombardamento di informazioni psicologiche - spesso superficiali e fuorvianti - capaci di generare dubbi e insicurezze negli adulti, sempre più confrontati con un distorto ideale su ciò che dovrebbe essere un buon genitore o insegnante a scapito della propria sensibilità, della capacità di ascolto e del buon senso, che aiutano a sintonizzarsi sui reali bisogni dei bambini.

E’ per questo motivo che un eccesso d’informazione astratta può risultare dannosa, là dove le facili e spesso sbrigative risposte proposte possono indurre gli adulti ad abdicare alle funzioni educative in virtù di un’obbedienza alle informazioni apprese o a modelli stereotipati. Questi, infatti, spingono frequentemente gli educatori ad adottare pericolosi atteggiamenti pseudo diagnostici o terapeutici che possono risultare iatrogeni, generando domande d’intervento specialistiche improprie anche per fisiologiche difficoltà del processo di crescita, con il rischio di reiterare una definizione patologica dal sintomo all’identità del bambino, che alla fine deresponsabilizza tutti.

L’intento di questi incontri è di mettere lo strumento psicoanalitico al servizio della possibilità di intendere la formazione come metodo volto a dare forma e senso ai bisogni degli adulti nell’affrontare il processo educativo; dare voce e consapevolezza a dubbi e domande che accompagnano l’essere genitore o insegnante, perché ciascuno possa trovare le proprie individuali risposte per sostenere il processo di crescita.

A.I.Psi. - Associazione Italiana di Psicoanalisi