C'è solo una cosa che li spaventa più dell'Is. Il silenzio. Vedere la loro città, Raqqa, senza più voce per chiedere aiuto. Osservarla sprofondare nell'abisso, giorno dopo giorno, accompagnata dalla mano violenta dei terroristi fanatici. "Noi proviamo a difenderla con le nostre armi: computer portatili e la Rete", dice Abu Mohammed Hussam, uno dei diciotto ragazzi della "resistenza". Fabio Tonacci, La Repubblica ...