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Progetto Angelo AzzurroMartedì 10 febbraio, dalle ore 11.30 alle ore 13.30 
Campidoglio - Sala del Carroccio
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Stop alle mutilazioni genitali femminiliVenerdì 6 febbraio, dalle ore 09.00 alle ore 13.00
Auditorium del Ministero della Salute
Lungotevere Ripa, 1 - Roma

Ansa
04 02 2015

Firmati 'Azione Frontale', mandò teste maiale al Ghetto di Roma

Nella notte sono stati affissi dei manifesti omofobi sulla sede romana del Gay Center a Testaccio, in cui è raffigurata una bambina con la scritta 'No alle adozioni gay'. Ne da notizia il portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo spiegando che a firmare l'azione un gruppo che si chiama 'Azione Frontale', associazione di estrema destra che nel febbraio del 2014 aveva inviando tre teste di maiale e un volantino negazionista al Ghetto Ebraico di Roma.

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Corriere della Sera
04 02 2015

Denuncia del Comitato trasparenza. Il Pirellone: «Ora bonus legati ai bandi»

di Simona Ravizza

In gioco ci sono oltre 2,5 miliardi di euro. Una montagna di soldi pubblici che gli ospedali spesso sprecano in appalti poco trasparenti. Il fatto è che gli acquisti di materiale e l’affidamento dei lavori avvengono senza passare dalle gare, imposte dalla legge sia per evitare accordi sottobanco sia per riuscire a strappare prezzi più bassi. In Lombardia il 47% dei contratti delle aziende ospedaliere - per oltre 1,2 miliardi di euro - viene stipulato senza una gara pubblica. I dati emergono dal dossier del Comitato per la trasparenza degli appalti, terminato il 16 gennaio 2015. Il periodo preso in considerazione è il 2013. «A conclusione dell’analisi - scrive il Comitato, istituito con la legge regionale numero 9 del 2011 dal titolo “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della criminalità” - si rileva l’ingente peso rappresentato dal ricorso a modalità di acquisizione di lavori, servizi e forniture di minore trasparenza rispetto alle gare pubbliche e che l’ordinamento giuridico prevede come straordinarie e/o particolari e comunque residuali».

Le strade battute dagli ospedali per aggirare le gare pubbliche sono molteplici. A seconda che siano interessati Asl, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) o ospedali, ci sono procedure negoziate senza pubblicazione del bando (dall’11 al 5%), affidamenti diretti (dal 12 al 20%), proroghe (dal 15 all’8%), rinnovi (dall’1 al 4%). Solo il 53% degli acquisti viene fatto tramite regolare gara pubblica. Nel grafico in pagina, la classifica delle aziende sanitarie più virtuose e le ultime in graduatoria. Per gli esperti il fenomeno, e in particolare le proroghe dei contratti scaduti, sono figli di una cattiva programmazione aziendale. I manager non riescono a organizzare in tempo le gare pubbliche. Così, per non interrompere le forniture sanitarie, si affidano alla ditta già al lavoro.

«L’impiego delle proroghe e dei rinnovi sono legittimi solo in casi eccezionali - ribadisce il Comitato -. Il mancato ricorso al mercato con i modi previsti dal Codice dei contratti pubblici è lesivo della concorrenza e della trasparenza, a meno che tale scelta non sia resa necessaria dall’assoluta urgenza di assicurare beni essenziali e irrinunciabili per situazioni contingenti non imputabili a chi deve fare l’appalto. (...) Bisogna intervenire per una efficiente programmazione, il rispetto dei termini delle varie scadenze contrattuali e il necessario ricorso all’evidenza pubblica». Il sistema ovviamente presta il fianco anche al malaffare e alla corruzione, con possibili trattamenti di favore all’imprenditore amico. L’assessorato alla Sanità è al corrente del fenomeno e ha deciso di correre ai ripari. Quest’anno il premio di risultato ai manager sarà legato anche alla riduzione dell’utilizzo delle proroghe rispetto al 2014. E il governatore Roberto Maroni da tempo spinge sull’accentramento delle gare nella Centrale acquisti (Arca) del Pirellone.

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Il Fatto Quotidiano
03 02 2015

di Paola Forcina
Studentessa fuori moda

Nuove regole per il calcolo Isee e la cosa non agevola gli studenti, anzi. È l’associazione studentesca Link-Coordinamento Univerisitario a denunciare i disagi che rischiano di subire gli studenti. Il dpcm n.159/2013 in vigore dal 2 gennaio 2015 prevede novità per il calcolo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) che interessa gli studenti per il pagamento delle tasse universitarie, le agevolazioni e le eventuali richieste di borse di studio. Con il nuovo modello vengono inclusi nell’indicatore tutti i redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare del richiedente, compresi quelli soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo di imposta e quelli esenti da Irpef, che includono le borse di studio: perciò lo studente che nell’anno precedente aveva ottenuto una borsa di studio, se nel 2015 dovrà presentare l’Isee per concorrere a una nuova assegnazione, dovrà indicare anche l’ammontare della borsa già percepita. Il reddito risulterà così maggiore, anche se le condizioni risulteranno le medesime.

Inoltre, in questi giorni, si sta verificando un altro problema: l’Inps dovrebbe rinnovare una convenzione con i Caf (Centro Assistenza Fiscale) per la gestione e la compilazione del nuovo modello, ma ancora nessuna notizia. Perciò gli studenti che, non avendo la certificazione del Caf, non stanno presentado l’Isee, si ritrovano collocati automaticamente all’ultima fascia di reddito (quella più esosa, si parla di 1800/2000 euro annui). Fino a quando non si risolverà questa situazione, l’attuale fase di transizione (tra vecchia e nuova regolamentazione) è paradossale: due studenti che hanno lo stesso reddito e che frequentano lo stesso ateneo si potrebbero trovare in fasce di reddito diverse per il solo fatto di aver calcolato il proprio Isee prima o dopo il 1 gennaio 2015, quando cioè è diventato operativo il nuovo Indicatore della situazione economica equivalente.

Altra novità riguarda il nucleo familiare: eventuali redditi e patrimonio di fratelli o sorelle dello studente richiedente vengono considerati per il loro intero ammontare nel calcolo, mentre prima veniva considerato solo il 50%.

Il portavoce dell’associazione studentesca Alberto Campailla afferma: “Riteniamo poco credibile che in un Paese in cui sempre più persone si ritrovano sotto la soglia di povertà, si possa accettare il rischio che si verifichino tali situazioni. L’applicazione di questo decreto scoraggia molte persone nella presentazione della domanda colpendo quindi assieme ai ‘furbi’ anche coloro che hanno effettivamente bisogno del servizio”. Per agevolare gli studenti LINK sta portando avanti una campagna informativa e ha elaborato una Guida alla compilazione dell’Isee.

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